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Giovedì 12 Marzo 2026
Notizie mercati esteri [1]

L’Espírito Santo assume la vice leadership della produzione petrolifera brasiliana

Il ritorno dell’Espirito Santo al centro della geografia energetica brasiliana racconta molto più di un semplice cambio di classifica produttiva: è la dimostrazione di come investimenti mirati, tecnologia offshore e continuità industriale possano ridefinire gli equilibri economici regionali in un Paese che resta una potenza petrolifera globale. Dopo sei anni di assenza dal podio nazionale, lo Stato ha riconquistato nel 2025 la posizione di secondo maggiore produttore di petrolio del Brasile, superando San Paolo e consolidando il proprio ruolo nella catena energetica nazionale grazie soprattutto alla performance del campo di Jubarte, nella Bacia di Campos.

Secondo i dati dell’Agenzia Nazionale del Petrolio, Gas Naturale e Biocarburanti, la produzione capixaba ha raggiunto circa 193 mila barili al giorno nel 2025, pari al 5,1% del totale nazionale, con una crescita del 24,5% rispetto all’anno precedente. Il confronto con gli altri Stati evidenzia tuttavia una forte concentrazione geografica: Rio de Janeiro continua a dominare con quasi l’88% della produzione brasiliana, mentre San Paolo si è fermato a circa 184,5 mila barili al giorno, scendendo così al terzo posto. Nel complesso, il Brasile ha registrato una produzione media di 3,77 milioni di barili al giorno nel 2025, in aumento del 12,3% su base annua, confermando la traiettoria di espansione del settore energetico nazionale. 

Il vero motore della crescita dell’Espirito Santo è il campo di Jubarte, che da solo rappresenta oltre il 77% della produzione statale e ha registrato un incremento superiore al 30% tra il 2024 e il 2025. Operato esclusivamente da Petrobras e situato a circa 76 chilometri dalla costa meridionale dello Stato, il giacimento si è affermato come uno dei poli strategici dell’industria petrolifera brasiliana, arrivando a fine 2025 a una produzione media di circa 152 mila barili al giorno, che lo colloca tra i cinque maggiori campi produttivi del Paese. 

Determinante è stata l’entrata in funzione della piattaforma galleggiante FPSO Maria Quitéria, avviata nell’ottobre 2024, con capacità di produrre fino a 100 mila barili di petrolio al giorno e di processare 5 milioni di metri cubi di gas naturale. L’infrastruttura rappresenta non solo un salto quantitativo, ma anche qualitativo, perché introduce maggiore efficienza operativa e consolida l’integrazione tra produzione offshore e logistica energetica. 

L’impatto economico va oltre i numeri della produzione. Il settore petrolifero e del gas coinvolge nello Stato più di 600 imprese e genera almeno 15 mila posti di lavoro formali con salari medi superiori alla media nazionale, contribuendo in modo significativo alla crescita industriale locale. Non a caso, nel 2025 l’Espirito Santo ha registrato il maggiore incremento della produzione industriale del Brasile, pari all’11,6%, contro una media nazionale dello 0,6%, segnale di un effetto moltiplicatore che si estende alla filiera manifatturiera e dei servizi. 

Tuttavia, il ritorno alla vice-leadership non significa necessariamente un ritorno ai livelli storici più elevati. Alcuni osservatori ricordano che la produzione attuale resta inferiore ai picchi registrati in passato, come i 210 mila barili giornalieri del 2021 o i 394 mila del 2016, evidenziando la necessità di nuovi investimenti esplorativi, soprattutto nella Bacia dell’Espirito Santo settentrionale. Il tema della sostenibilità della crescita, dunque, resta centrale, così come quello della diversificazione energetica in un contesto globale sempre più orientato alla transizione verso fonti a basse emissioni. 

In prospettiva, le previsioni indicano ulteriori margini di espansione: studi energetici suggeriscono che la produzione statale potrebbe raggiungere un picco superiore ai 320 mila barili al giorno entro il 2026, rafforzando ulteriormente il ruolo dell’Espirito Santo nel panorama energetico brasiliano. Parallelamente, lo Stato punta ad attrarre investimenti anche in tecnologie di decarbonizzazione e transizione energetica, tentando di coniugare crescita industriale e sostenibilità ambientale, una sfida che riflette le tensioni strutturali dell’intero settore petrolifero mondiale. 

Il caso dell’Espirito Santo dimostra come la geografia economica dell’energia possa cambiare rapidamente quando convergono investimenti, innovazione tecnologica e politiche industriali. In un Brasile sempre più centrale nel mercato globale degli idrocarburi, il rilancio produttivo dello Stato non rappresenta soltanto una notizia regionale, ma un segnale della capacità del Paese di consolidare la propria posizione strategica nell’economia energetica internazionale.

Fonte: Agência Brasil; Reporter Maceió.

(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro [2])

Ultima modifica: Giovedì 12 Marzo 2026

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