Lunedì 4 Maggio 2026
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Enabel Fusion, una startup coreana nel campo della fusione nucleare, ha ottenuto un contratto da 26 milioni di euro (circa 45 miliardi di KRW) per la fornitura di un vessel a vuoto per il progetto italiano Divertor Tokamak Test (DTT).
Il vessel a vuoto è un componente critico che deve resistere a condizioni estreme di vuoto, temperature criogeniche e alti livelli di radiazione. Costituendo un consorzio con i produttori nazionali Samhong Machinery e Haneul Engineering, e collaborando con il Korea Institute of Fusion Energy, l’azienda è riuscita a valorizzare la propria esperienza maturata nei progetti KSTAR e ITER per aggiudicarsi questo accordo di fornitura della durata di tre anni.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)
La Polonia è oggi uno dei principali mercati di sbocco per l’export italiano e una destinazione stabile degli investimenti diretti delle imprese italiane, con un valore degli IDE pari a circa 7,6 miliardi di euro secondo i dati della Banca Centrale Polacca.
Per molti gruppi italiani, la Polonia rappresenta una piattaforma produttiva e logistica per il mercato europeo, sostenuta da un quadro di incentivi agli investimenti e da fondi UE che rendono competitivo il costo d’insediamento rispetto ad altri Paesi membri.
In Polonia, l’imposta sul reddito delle società (CIT) è attualmente applicata con un’aliquota ordinaria del 19% e un’aliquota ridotta del 9% per i piccoli contribuenti e per alcune categorie di imprese che rispettano determinati requisiti.
Il sistema si caratterizza per una struttura relativamente semplice, con imposta unica a livello statale e senza un’imposta regionale aggiuntiva paragonabile all’IRAP italiana.
In Italia, l’IRES colpisce il reddito delle società con un’aliquota ordinaria del 24%; per il periodo d’imposta 2025 è stata inoltre prevista un’aliquota agevolata al 20% (“IRES premiale”) per imprese che reinvestono gli utili in determinate tipologie di beni tecnologici e produttivi.
Differenze chiave per un gruppo italiano:
In Polonia opera la “Polska Strefa Inwestycji” (PSI – Zona Polacca degli Investimenti), che consente di ottenere un’esenzione parziale dalla CIT/PIT per un periodo fino a 10–15 anni, applicabile su tutto il territorio nazionale, con intensità dell’aiuto dipendente dalla regione e dalla dimensione dell’impresa.
Il meccanismo si basa su una decisione di sostegno rilasciata per uno specifico progetto di investimento (nuova fabbrica, ampliamento, centro servizi), con soglie minime di spesa e criteri qualitativi (innovazione, creazione di posti di lavoro, sviluppo regionale).
Differenze con il quadro italiano:
In Italia coesistono diversi regimi agevolativi (es. crediti d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno o in beni 4.0, agevolazioni per beni tecnologici che beneficiano dell’IRES premiale, ecc.), con una forte frammentazione normativa.
In Polonia la PSI funge da “sportello unico fiscale” per la maggior parte degli investimenti produttivi di dimensione significativa, rendendo più leggibile il quadro degli incentivi per un gruppo straniero, pur richiedendo una strutturata istruttoria amministrativa.
Tra Italia e Polonia è in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito, che disciplina il trattamento fiscale di dividendi, interessi e royalties tra i due Paesi.
Per i gruppi italiani con filiali in Polonia ciò consente, in presenza dei requisiti di sostanza economica e della corretta documentazione, di ridurre l’aliquota della ritenuta alla fonte (withholding tax) su dividendi e altri flussi transfrontalieri.
Punti operativi per le strutture Italia–Polonia:
Coordinare l’applicazione della Convenzione con le norme interne polacche in materia di WHT e beneficial ownership, verificando per tempo certificati di residenza fiscale, accordi infragruppo e documentazione di transfer pricing.
In Polonia esiste un salario minimo legale nazionale: dal 1° gennaio 2026 l'importo minimo mensile per un lavoratore a tempo pieno pari a 4.806 PLN lordi (circa 1.125 EUR), con una soglia minima oraria di 31,40 PLN lordi (circa 7,35 EUR) per i contratti a orario.
Per il datore di lavoro, considerando contributi e oneri, il costo complessivo di un dipendente al salario minimo si aggira intorno a 5.790 PLN al mese, secondo le stime basate sul nuovo livello di retribuzione minima.
I dati Eurostat mostrano che, nonostante la forte crescita recente, i costi orari del lavoro in Polonia restano significativamente inferiori alla media dell'Unione Europea: nel 2024 erano quasi la metà della media UE, il che colloca la Polonia tra i Paesi a costo del lavoro relativamente più contenuto.
Per un'impresa italiana questo si traduce in un livello di costo del lavoro strutturalmente più basso rispetto a molte economie dell'Europa occidentale, pur con dinamiche salariali in rapido aumento.
In Italia, al contrario, non esiste un salario minimo nazionale fissato per legge: le retribuzioni minime sono determinate dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) per ciascun settore, spesso con livelli tabellari che si collocano sensibilmente sopra l'equivalente polacco, soprattutto nelle aree a maggiore specializzazione.
Polonia – logica del minimo legale unico
Un unico salario minimo nazionale, aggiornato con decreto del governo, valido per tutti i settori e tutte le qualifiche, al di sotto del quale non è possibile scendere nei contratti individuali.
I contratti collettivi hanno un ruolo, ma molto meno pervasivo rispetto all'Italia: la leva principale è il contratto individuale di lavoro, nel rispetto dei minimi previsti dal Codice del Lavoro e del salario minimo nazionale.
Italia – logica dei minimi per contratto collettivo
L'ordinamento si basa su un'ampia rete di CCNL che fissano minimi retributivi e condizioni di lavoro per ciascun settore, con una copertura di fatto prossima al 100% della forza lavoro privata.
L'articolo 36 della Costituzione impone che la retribuzione sia proporzionata e sufficiente, e i tribunali utilizzano i CCNL come parametro per verificare il rispetto di questo principio.
Conseguenza pratica per un datore di lavoro italiano che assume in Polonia
In Polonia la priorità è garantire il rispetto del minimo legale nazionale e delle norme generali del Codice del Lavoro; in Italia la priorità è assicurare la corretta applicazione del CCNL di settore, con maggiore complessità nella scelta del contratto applicabile e nel monitoraggio degli aggiornamenti retributivi.
Attualmente, in Polonia l’anzianità di servizio – che incide su ferie annuali retribuite e altri diritti – tiene conto non solo dei periodi di lavoro subordinato, ma anche di altri periodi lavorativi documentati, tra cui determinati contratti di natura civile, attività in proprio e taluni periodi di lavoro all’estero.
In pratica, un lavoratore che entra in una società polacca può maturare più rapidamente il diritto alle ferie più lunghe e ad altri benefit, se è in grado di documentare un’esperienza professionale pregressa ampia e diversificata.
Differenza con l’Italia:
In Italia l’anzianità che rileva ai fini retributivi, dei diritti e del TFR è legata soprattutto ai periodi di lavoro subordinato (o ad essi equiparati), mentre altri periodi di attività non sempre sono riconosciuti automaticamente.
In Polonia il datore di lavoro deve invece essere pronto a valutare una documentazione più ampia fin dall’assunzione, con impatto potenziale sui costi del lavoro già nel breve periodo.
Per un'impresa italiana che apre una filiale o un hub operativo in Polonia, il sistema del lavoro polacco presenta alcune leve di attrattività competitiva rispetto al contesto italiano, da valutare alla luce del settore e del livello di specializzazione richiesto:
Allo stesso tempo, la Polonia sta recependo e applicando con rigore le normative UE in materia di trasparenza retributiva e parità di genere, imponendo la pubblicazione delle fasce salariali nelle offerte di lavoro e il rispetto di standard antidiscriminatori simili – e per alcuni profili più operativi – a quelli che l'Italia sta progressivamente introducendo.
Il quadro regolatorio polacco – dal diritto del lavoro al fisco societario, fino alla Convenzione contro le doppie imposizioni – offre oggi alle imprese italiane un contesto operativo competitivo e in evoluzione, da conoscere in modo preciso per poterlo utilizzare al meglio.
La Camera di Commercio Italiana in Polonia resta a disposizione delle aziende interessate a valutare progetti di insediamento o di espansione in Polonia, accompagnandole nell’interpretazione delle norme locali e nel dialogo con i partner istituzionali e privati sul territorio.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
Il gruppo di telecomunicazioni sta rafforzando la sua catena di approvvigionamento europea con una nuova infrastruttura strategica in Lussemburgo, progettata per accelerare l'implementazione delle reti 5G e in fibra ottica e migliorare la resilienza logistica diventando una piattaforma centrale per la distribuzione di apparecchiature di telecomunicazione in Europa.
Situata all'interno del parco logistico di Bettembourg, la struttura consente lo stoccaggio e la distribuzione di apparecchiature di rete critiche. Grazie alla posizione geografica e ai collegamenti di trasporto del Lussemburgo, Vodafone prevede di poter servire tutti i suoi mercati europei in meno di 24 ore, facilitando così le operazioni di modernizzazione e implementazione.
“La decisione di Vodafone di stabilire il suo hub logistico paneuropeo in Lussemburgo dimostra ancora una volta l'importante ruolo del Paese nella catena del valore europea. Questo investimento evidenzia la solidità dell'ecosistema logistico lussemburghese e la sua posizione strategica nel cuore dell'Europa, nonché la capacità del Paese di ospitare gruppi internazionali che gestiscono operazioni complesse in tutto il continente. Questo passo sosterrà quindi i progetti di sviluppo dell'azienda e la sua crescita a lungo termine nel Paese”, ha commentato il Ministro dell'Economia, delle PMI, dell'Energia e del Turismo, Lex Delles presente alla cerimonia inaugurale.
“Operare dal cuore dell'Europa, in Lussemburgo, rafforza la resilienza della nostra catena di approvvigionamento, ne migliora l'efficienza e crea capacità in grado di supportare l'intero ecosistema delle telecomunicazioni”, ha aggiunto il Sig. Ninian Wilson, CEO della Vodafone Procure & Connect. La creazione dell'hub logistico di Vodafone a Bettembourg si inserisce nella presenza di lunga data del gruppo in Lussemburgo, sebbene per un certo periodo meno visibile.
Fin dai primi anni 2000, l'operatore britannico ha mantenuto una base strategica nel Paese attraverso il suo centro acquisti, la Vodafone Procurement Company, con sede a Lussemburgo città. Questa entità, che impiega diverse centinaia di persone, svolge un ruolo chiave nella negoziazione e nella gestione dei fornitori a livello globale, ma senza un'esposizione diretta al mercato delle telecomunicazioni lussemburghese, dominato da operatori locali.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)
Gli enti pubblici hanno fatto un primo passo per aumentare il contrasto al lavoro in nero promesso dal governo.
Questa settimana i Ministeri delle Finanze, del Lavoro e degli Interni hanno sottoscritto un memorandum per rafforzare la cooperazione e il coordinamento degli enti pubblici nel contrasto al lavoro illegale. La cooperazione rafforzata con operazioni congiunte riguarderà ad esempio l’Amministrazione delle Imposte, la Polizia e gli enti di previdenza.
Il settore bancario ceco ha registrato nel 2025 un ulteriore aumento degli utili. Lo indicano i dati della Banca Centrale Ceca.
Gli utili delle banche ceche sono cresciuti lo scorso anno di circa il quattro percento e hanno raggiunto quasi 127 miliardi di corone. E’ quindi continuato l’andamento positivo iniziato nel 2021 dopo un forte calo registrato nel periodo della pandemia di covid-19.
Il mercato dei mutui abitativi ha iniziato il 2026 con una crescita molto significativa. Lo indicano i dati dell’Associazione Bancaria Ceca.
Nei primi due mesi di quest’anno le banche e le casse di risparmio abitative hanno erogato finanziamenti a scopo abitativo per oltre 75 miliardi di corone. Si tratta di un forte aumento rispetto a gennaio e febbraio del 2025, quando il volume dei finanziamenti era arrivato a circa 48 miliardi di corone. In rialzo anche il dato depurato dai rifinanziamenti dei mutui già in essere. Particolarmente dinamico è stato il mese di febbraio con finanziamenti per 40,5 miliardi di corone, 15 miliardi di corone in più rispetto a febbraio del 2025.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Nel 2025 circa il 30% delle donne in Francia è coinvolto in attività imprenditoriali, contro il 23% nel 2018. In totale, circa 8 milioni di donne partecipano a questo settore.
Le principali motivazioni sono il desiderio di essere indipendenti, realizzare un sogno e ottenere soddisfazione personale e riconoscimento sociale. Per molte donne, infatti, l’imprenditoria è anche una fonte di realizzazione personale.
Tuttavia, dopo i 30 anni l’interesse delle donne a intraprendere diminuisce, a differenza degli uomini che restano più numerosi, pari al 39%. Questo calo è legato soprattutto a difficoltà pratiche e psicologiche, come la paura dell’instabilità economica, del fallimento, dello stress e delle responsabilità.
Un altro fattore importante è la gestione della vita familiare: molte donne continuano a occuparsi della casa anche quando lavorano, il che può rendere più difficile portare avanti un’attività imprenditoriale.
In generale, le donne sono anche più propense degli uomini ad abbandonare un’attività imprenditoriale in caso di difficoltà.
Le disuguaglianze salariali tra uomini e donne dirigenti in Francia persistono nel tempo. Nel 2025 il divario è ancora del 16%, lo stesso del 2018, nonostante alcune lievi riduzioni nel corso degli anni.
Le cause principali sono due:
Anche a parità di ruolo e competenze, rimane una differenza salariale di circa 6,8%, segno di una disuguaglianza strutturale ancora difficile da eliminare.
Questa situazione crea un forte senso di ingiustizia: molte donne ritengono di avere meno opportunità di carriera e di essere pagate meno rispetto al loro contributo. Inoltre, anche se chiedono aumenti quasi quanto gli uomini, li ottengono meno frequentemente.
Per ridurre queste disparità, l’Unione Europea ha introdotto nuove regole sulla trasparenza salariale, che permetteranno ai lavoratori di conoscere meglio gli stipendi. La Francia prevede di introdurre la legge entro la fine di dell’anno corrente. Tuttavia, molte donne si sentono ancora a disagio nel chiedere queste informazioni e le aziende restano scettiche sull’efficacia di queste misure.
In Francia, soprattutto nella regione dell’Île-de-France, la crisi degli uffici vuoti sta spingendo gli investitori a riconvertire questi spazi in hotel, considerati più redditizi rispetto alla trasformazione in abitazioni. A fine 2025 si contavano circa 6,2 milioni di m² di uffici inutilizzati, e si stima che ci sia addirittura un 30% di spazi in eccesso. In questo contesto, molte aziende immobiliari, come Covivio e Icade, stanno puntando sugli hotel: ad esempio, a Parigi è in corso la conversione di un edificio in un ostello da 400 posti letto, mentre nel quartiere de La Défense si prevede di trasformare tra 20.000 e 70.000 m² di uffici in strutture alberghiere.
Questa scelta è favorita sia da motivi tecnici, poiché gli edifici per uffici (spesso larghi fino a 18 metri) non si prestano facilmente alla creazione di abitazioni luminose, sia da motivi burocratici, dato che le procedure per gli hotel sono più semplici. Ma soprattutto è una questione economica: ristrutturare costa in media il 30% in più rispetto a costruire ex novo e i canoni di affitto residenziali non garantiscono un ritorno sufficiente, mentre il settore alberghiero beneficia di una domanda molto forte, soprattutto a Parigi. Inoltre, il valore degli uffici obsoleti può diminuire drasticamente, fino al 50–80%, rendendo più conveniente riconvertirli. In generale, quindi, la trasformazione in hotel rappresenta oggi la soluzione più attrattiva per gli investitori in un mercato immobiliare in difficoltà.
A febbraio 2026 l’economia francese mostra segnali di rallentamento: il clima degli affari scende a 97 punti, perdendo 2 punti rispetto a gennaio e restando sotto la media di lungo periodo di 100. Il peggioramento riguarda soprattutto industria e servizi, entrambi in calo di 3 punti, mentre il commercio diminuisce leggermente e l’edilizia resta stabile. Nonostante l’indicatore dell’industria si mantenga a 102 punti, quindi leggermente sopra la media, emergono forti differenze tra settori: quelli legati all’aeronautica e alla tecnologia sono in buona salute, mentre agroalimentare, metallurgia e chimica risultano in difficoltà. La crescita economica resta debole ma stabile, con una previsione del PIL pari a +0,3% nel primo trimestre del 2026.
Tuttavia, le prospettive sull’occupazione sono più preoccupanti: l’indicatore del clima dell’impiego scende a 93 punti, ben sotto la media, e l’occupazione privata è già diminuita dello 0,1% nel quarto trimestre 2025 (circa 28.700 posti di lavoro in meno). Nonostante questo contesto, le Piccole/Medie Industrie (PMI) mostrano un leggero ottimismo, con il 45% delle imprese che prevede di investire nel 2026, in aumento rispetto al 39% precedente, mentre migliorano leggermente anche le condizioni di accesso al credito. Il principale ostacolo alla crescita resta però la debolezza della domanda, indicata dal 63% delle imprese, seguita dalla concorrenza (34%), fattori che continuano a frenare l’attività economica.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
Nel 2025 l’agrobusiness si è confermato uno dei pilastri dell’economia dello Stato di Bahia, rafforzando il proprio ruolo strategico non solo per il Nord-Est del Brasile ma per l’intero sistema produttivo nazionale. Secondo i dati ufficiali della Superintendência de Estudos Econômicos e Sociais da Bahia (SEI), il settore ha rappresentato il 22,1% del prodotto interno lordo statale, un risultato che evidenzia la crescente centralità della filiera agroindustriale in un contesto economico sempre più orientato all’export e alla competitività internazionale.
Il valore complessivo generato dall’agrobusiness baiano ha raggiunto nel 2025 i 118,4 miliardi di reais, in aumento rispetto ai 108,6 miliardi registrati l’anno precedente. La crescita, pari al 4,0% in termini reali e al 4,6% in termini nominali, riflette un’espansione della produzione fisica accompagnata da una domanda interna ed esterna ancora sostenuta, nonostante le oscillazioni dei prezzi delle commodity agricole sui mercati globali. In termini concreti, ciò significa che più di un quinto della ricchezza prodotta nello Stato deriva direttamente o indirettamente dalle attività legate all’agricoltura, all’allevamento, alla trasformazione industriale e alla distribuzione alimentare.
Il dato assume particolare rilevanza se si considera la struttura economica di Bahia, uno degli Stati più estesi del Brasile e tra i principali poli agricoli del Paese. Le regioni occidentali, caratterizzate da agricoltura altamente meccanizzata e orientata all’esportazione, hanno contribuito in modo decisivo alla crescita, con produzioni di soia, mais, cotone e bovini che continuano a trainare la bilancia commerciale. In queste aree, città come Luís Eduardo Magalhães si sono affermate come hub agroindustriali di riferimento, con elevati livelli di produttività e una forte integrazione nelle catene globali del valore.
L’analisi dei dati evidenzia inoltre come la componente più rilevante del PIL dell’agrobusiness non sia rappresentata solo dalla produzione primaria, ma soprattutto dalle attività legate alla distribuzione e al consumo finale, che nel quarto trimestre del 2025 hanno inciso per circa il 59,7% sul totale del settore. Questo conferma una trasformazione strutturale già osservata negli ultimi anni: l’agricoltura non è più soltanto coltivazione e allevamento, ma un sistema complesso che comprende logistica, industria alimentare, servizi e commercio.
Non sono mancati tuttavia segnali di volatilità. Nell’ultimo trimestre del 2025 il valore nominale del PIL agroindustriale ha registrato una flessione del 3,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, principalmente a causa della riduzione dei prezzi internazionali delle commodity, che hanno subito cali medi del 12% per i prodotti agricoli e dell’8% per l’industria alimentare. Nonostante ciò, la produzione fisica è rimasta in crescita, segno che la base produttiva del settore continua a rafforzarsi anche in presenza di condizioni di mercato meno favorevoli.
Il peso dell’agrobusiness nell’economia baiana conferma una tendenza più ampia dell’economia brasiliana, nella quale il comparto agroindustriale continua a rappresentare uno dei principali motori di sviluppo, grazie alla combinazione di tecnologia, scala produttiva e accesso ai mercati internazionali. In un contesto globale segnato da incertezze geopolitiche e dalla crescente domanda di sicurezza alimentare, la capacità di regioni come Bahia di mantenere elevati livelli di produzione rafforza il ruolo del Brasile come potenza agricola mondiale.
Se le prospettive per il 2026 restano legate all’andamento dei prezzi internazionali e alle condizioni climatiche, i dati più recenti indicano che la traiettoria di lungo periodo rimane positiva. L’agrobusiness non è soltanto una componente dell’economia baiana: è ormai uno dei suoi principali fattori di stabilità, innovazione e integrazione nei flussi economici globali.
Fonte: TRBN – Tribuna da Bahia / SEI Bahia
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Il parlamento thailandese ha confermato Anutin Charnvirakul alla guida del governo, consolidando il suo potere politico dopo una votazione decisiva che segna un passaggio importante per la stabilità del Paese. Il leader del partito Bhumjaithai ha ottenuto un ampio sostegno parlamentare, raccogliendo 293 voti su circa 500 deputati, superando nettamente il principale rivale dell’opposizione. Questa vittoria rappresenta un risultato storico: Anutin diventa infatti il primo premier thailandese degli ultimi due decenni a ottenere un nuovo mandato attraverso il voto parlamentare, in un contesto politico tradizionalmente instabile. Il successo parlamentare arriva dopo la vittoria del Bhumjaithai alle elezioni generali di febbraio 2026, che hanno permesso al partito di costruire una coalizione di governo insieme ad altre forze politiche, tra cui il Pheu Thai. L’opposizione, guidata dal Partito Popolare, ha partecipato al voto con una candidatura simbolica, scegliendo poi di non entrare nella coalizione di governo.
Anutin era già salito al potere nel settembre 2025, dopo la rimozione del precedente primo ministro da parte della Corte costituzionale. Successivamente aveva sciolto il parlamento e indetto elezioni anticipate per rafforzare la propria posizione politica. La sua popolarità è cresciuta anche grazie a una linea politica nazionalista durante le tensioni al confine con la Cambogia, che ha contribuito a consolidare il consenso elettorale. Nonostante il successo politico, il nuovo esecutivo dovrà affrontare diverse sfide, tra cui: l’aumento dei prezzi dell’energia a livello globale, le difficoltà economiche interne, possibili controversie legali legate alle recenti elezioni. Analisti politici sottolineano tuttavia che l’ampio sostegno parlamentare potrebbe garantire una fase di relativa stabilità, rara nella recente storia politica thailandese. Con questo nuovo mandato, Anutin si trova ora nella posizione di formare un nuovo governo e definire le priorità politiche del Paese. Il suo stile pragmatico e la capacità di costruire alleanze trasversali potrebbero rivelarsi determinanti per affrontare le sfide economiche e istituzionali della Thailandia nei prossimi anni.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
Riconoscendo il ruolo cruciale del settore privato nel promuovere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, la Direzione per la Cooperazione allo Sviluppo e gli Affari Umanitari del Ministero degli Affari Esteri ed Europei, della Difesa, della Cooperazione allo Sviluppo e del Commercio Estero del Lussemburgo ha promosso e istituito nel 2016 il Business Partnership Facility (BPF), avvalendosi nella sua implementazione della LuxDev, l'Agenzia lussemburghese per la cooperazione allo sviluppo, in collaborazione con la Chambre de Commerce du Grand-Duché de Luxembourg, Luxinnovation e il Ministero dell'Economia.
La Business Partnership Facility sostiene progetti che coniugano il successo commerciale con un forte contributo agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), guidati da imprese con sede in Lussemburgo o nell'Unione Europea e dai loro partner stabiliti in uno dei 140 Paesi ammissibili in via di sviluppo. In tal modo il BPF affronta importanti sfide sociali per lo sviluppo del Paese partner, tra cui la riduzione della povertà, la sicurezza alimentare, la mitigazione dei cambiamenti climatici, l'accesso a un'istruzione di qualità, al lavoro dignitoso o all'acqua potabile, solo per citarne alcune.
La 1ª edizione del bando 2026 del Business Partnership Facility è aperta e le imprese europee interessate possono applicare fino all’8 maggio 2026. Maggiori informazioni sono disponibili al seguente link: https://www.luxaidbusiness4impact.lu/en/BPF2026-1
Infatti con tale bando (due edizioni all’anno) e finanziamenti fino a 300.000 euro, le imprese dell'Unione Europea, insieme ai loro partner in uno dei Paesi in via di sviluppo, interessate al cofinanziamento del BPF, possono presentare domanda a uno dei due bandi annuali, con scadenza a fine aprile e a fine ottobre. I progetti selezionati riceveranno fino a 300.000 euro di cofinanziamento, a copertura di un massimo del 50% del costo totale del progetto.
Tra le attività ammissibili si annoverano, la realizzazione di studi di fattibilità per progetti innovativi nel Paese target; l’implementazione di versioni pilota di soluzioni innovative in nuovi mercati; la strutturazione di catene di produzione o implementazione di una soluzione innovativa su larga scala.
La valutazione e selezione dei progetti tiene conto del rispetto dei seguenti criteri: innovazione ed efficacia in termini di costi, impatto sociale e sostenibilità a lungo termine, fattibilità del progetto e sostenibilità finanziaria, addizionalità e neutralità del cofinanziamento, Valore aggiunto per tutti i partner e potenziale di trasferimento di tecnologia/know-how.
Dal suo lancio nel 2016, il BPF ha sostenuto 51 progetti di partenariato che collegano imprese europee con organizzazioni con sede in oltre 20 paesi in via di sviluppo. Il BPF consente alle aziende di applicare le proprie tecnologie o competenze a progetti con un elevato impatto sullo sviluppo.
Il Business Partnership Facility apre, dunque, le porte a tutti gli operatori europei per esplorare nuove opportunità commerciali attraverso un approccio di cooperazione allo sviluppo.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)
La Comunità di Madrid ha guidato la creazione di nuove società nel 2025, con 28.975 unità, concentrando così il 21,4% del totale nazionale, in un anno in cui la Spagna ha inoltre registrato il secondo dato più alto della serie storica, 135.129, dopo il picco raggiunto nel 2007 (149.100), secondo i dati del Centro di Informazione Statistica del Notariato.
La regione, insieme alla Catalogna (20,1%), all'Andalusia (16,8%) e alla Comunità Valenciana (13,1%), ha concentrato complessivamente il 71,4% del totale delle nuove costituzioni durante l'esercizio. All'estremo opposto, le comunità con il minor numero di società costituite sono state La Rioja (555 società), Cantabria (975) e Navarra (1.155). In tutta la Spagna nel 2025 sono state costituite circa 2.760 società per milione di abitanti.
Se si analizzano i dati in termini pro capite, adeguando la costituzione di società alla popolazione, si osservano alcune variazioni tra le Comunità Autonome più dinamiche.
Questo rapporto è stato più elevato nella Comunità di Madrid (4.073), nelle Isole Baleari (3.926), in Catalogna (3.339) e nella Comunità Valenciana (3.258), secondo il rapporto. L'Andalusia (2.611), invece, si è posizionata in questa classifica leggermente al di sotto della media nazionale, pur superando le restanti dodici comunità autonome. I territori con un indice più basso per mille abitanti sono stati Castiglia e León (1.517), Estremadura (1.530) e Cantabria (1.643).
L'andamento mensile della costituzione di società nel 2025 a livello nazionale si inserisce “in un contesto di crescita economica positiva durante tutto l'anno”, con una media di 11.261 nuove società create al mese, rispetto alle 10.364 del 2024.
Sebbene nel 2025 il PIL sia cresciuto meno intensamente rispetto al 2024 (2,8% contro il 3,5%), la creazione di imprese è aumentata con maggiore forza nel 2025 (8,7% contro l'8% dell'anno precedente). Inoltre, si mantiene un andamento stagionale simile a quello degli esercizi precedenti, con un calo marcato in agosto, essendo questo un mese tradizionalmente caratterizzato da una minore attività economica.
Nel 2025, il segmento con il maggior numero di società costituite è stato quello delle società di piccole dimensioni, con un capitale sociale compreso tra 3.000 e 4.000 euro, che hanno rappresentato il 72% del totale delle società create e che hanno assunto prevalentemente la forma giuridica di Società a Responsabilità Limitata (SRL), con un totale di 96.860 società.
Rispetto al 2024, quelle con un capitale compreso tra 3.000 e 4.000 euro sono aumentate del 7,8%, il che si traduce in 7.024 società in più nel 2025 rispetto al 2024. Nel frattempo, le società con un capitale sociale superiore a 4.000 euro sono aumentate del 10,8% rispetto al 2024
Fonte: Europapress
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Le tensioni geopolitiche e i conflitti in diverse aree del mondo stanno contribuendo alla nascita di un nuovo ordine economico globale, con conseguenze dirette per le imprese. È l’avvertimento lanciato dal Thailand Board of Investment (BOI), che invita il settore privato a prepararsi a un contesto internazionale più instabile e costoso. Secondo Narit Therdsteerasukdi, segretario generale del BOI, l’escalation dei conflitti in varie regioni del mondo sta già incidendo sulle attività economiche globali, in particolare attraverso l’aumento dei costi operativi e i rischi per le catene di approvvigionamento.
L’impatto più immediato si registra sui costi di produzione. L’aumento dei prezzi dell’energia, insieme al rincaro dei trasporti e della logistica internazionale, sta rendendo più onerose le operazioni per molte aziende. Parallelamente cresce il rischio di carenze di materie prime o forti aumenti dei prezzi, un fattore che potrebbe influire sulla stabilità delle catene di fornitura globali e sulle strategie di investimento delle imprese.
Secondo il BOI, le tensioni geopolitiche non devono essere considerate eventi temporanei. Al contrario, riflettono dinamiche geoeconomiche e geopolitiche che si stanno consolidando nel tempo, con effetti duraturi sui sistemi economici, commerciali e finanziari globali. Per questo motivo le imprese sono invitate ad adattare le proprie strategie, tenendo conto di un contesto internazionale caratterizzato da maggiore incertezza, costi più elevati e possibili interruzioni delle catene di approvvigionamento.
In questo scenario, la Thailandia punta a rafforzare il proprio ruolo come hub produttivo stabile e sicuro nella regione, attirando investimenti e promuovendo una maggiore resilienza delle catene di fornitura. Il messaggio del BOI è chiaro: in un mondo sempre più segnato da tensioni geopolitiche, anticipare i cambiamenti e adattare le strategie industriali diventa essenziale per mantenere competitività e stabilità economica.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)