Lunedì 11 Maggio 2026
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Il settore estero spagnolo ha mantenuto un andamento solido nel corso del 2025, con esportazioni di merci che hanno raggiunto i 387.092 milioni di euro, registrando il secondo miglior risultato della serie storica. Tuttavia, questo dinamismo è andato di pari passo con un notevole deterioramento della bilancia commerciale, il cui deficit è aumentato del 41,6%, raggiungendo i 57.054 milioni di euro, in un contesto caratterizzato da squilibri con alcuni dei principali partner commerciali, in particolare Cina e Stati Uniti.
Composizione settoriale delle esportazioni
La crescita delle esportazioni spagnole si è basata fondamentalmente su tre grandi settori: beni strumentali, alimentari, bevande e tabacco, e prodotti chimici, che nel loro insieme hanno superato il 55% del totale esportato.
I beni strumentali hanno rappresentato il 19,4% del totale, con un ruolo di primo piano svolto dai macchinari industriali e dalle apparecchiature elettriche. Da parte sua, il settore degli alimenti, delle bevande e del tabacco ha raggiunto il 19,3%, trainato da prodotti agroalimentari quali frutta, ortaggi e carni. I prodotti chimici, con circa il 17%, hanno completato i principali motori del settore estero.
In termini di saldo commerciale, si sono distinti i surplus registrati nei settori alimentari, delle bevande e del tabacco, nonché in altre merci, nei semilavorati non chimici, nel settore automobilistico e nelle materie prime.
Diversificazione geografica e destinazioni
La diversificazione dei mercati ha continuato a essere un asse strategico per le imprese spagnole. Le esportazioni sono cresciute verso l’Africa (+6%), l’Asia (+3%) e le destinazioni extracomunitarie (+5%), mentre le spedizioni verso gli Stati Uniti hanno registrato un calo dell’8%, in un contesto di nuove barriere tariffarie.
L’Unione Europea è rimasta la principale destinazione delle esportazioni, concentrando il 62% del totale. In questo ambito, i surplus maggiori sono stati registrati con Portogallo, Francia e Regno Unito. Si è osservata inoltre un’evoluzione positiva nei paesi con accordi commerciali con l’UE, come Canada, Turchia, Cile, Corea del Sud o Vietnam.
Andamento delle importazioni e saldo commerciale
L’aumento della domanda interna e l’aumento dei prezzi di determinati prodotti hanno stimolato le importazioni, che sono cresciute del 4,6% fino a raggiungere i 444.146 milioni di euro, a fronte di una crescita più moderata delle esportazioni (+0,7%).
Sebbene il deficit energetico si sia leggermente ridotto, il deficit non energetico ha registrato un forte aumento, triplicandosi rispetto all’anno precedente. Tra i prodotti che hanno maggiormente contribuito a questo aumento spiccano i macchinari industriali, le apparecchiature per le telecomunicazioni, i mezzi di trasporto, i prodotti alimentari e farmaceutici.
Dal punto di vista geografico, i maggiori squilibri commerciali si sono concentrati in Cina, Stati Uniti e Germania, riflettendo sia fattori strutturali che cambiamenti nei flussi commerciali internazionali.
Scambi commerciali tra Spagna e Italia
Nel 2025, l’Italia si è consolidata come uno dei principali partner commerciali della Spagna all’interno dell’Unione Europea, mantenendosi come terza destinazione delle esportazioni spagnole e quarto paese di origine delle importazioni. Il volume totale degli scambi bilaterali è rimasto elevato, superando i 70 miliardi di euro all’anno e stabilendo un nuovo record.
Sebbene le esportazioni spagnole verso l’Italia (32,9 miliardi di euro) abbiano registrato un andamento annuale negativo (-4,2% rispetto al 2024), le esportazioni italiane verso la Spagna (39,9 miliardi di euro) hanno registrato una crescita più marcata, pari al 10,6%, riflettendo il dinamismo delle relazioni commerciali.
Dal punto di vista settoriale, gli scambi sono caratterizzati da un’elevata diversificazione. La Spagna esporta principalmente in Italia beni strumentali, automobili e componenti, prodotti chimici e agroalimentari, mentre le importazioni provenienti dall’Italia si concentrano su prodotti chimici, macchinari, mezzi di trasporto, prodotti industriali manifatturieri e beni di consumo. Questo andamento riflette la forte integrazione tra le due economie.
Base esportatrice e prospettive
Il numero di imprese esportatrici regolari ha continuato a crescere, raggiungendo le 46.230 nel 2025, a testimonianza del consolidamento del tessuto imprenditoriale sui mercati internazionali. Questo dinamismo è accompagnato da una crescente diversificazione delle destinazioni, con particolare attenzione alle economie emergenti come l’India, dove la riduzione delle barriere commerciali sta generando nuove opportunità.
Fonti:
Ministerio de Industria, Comercio y Turismo – Informes de comercio exterior; ICEX España Exportación e Inversiones; monedaunica.net
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Il settore ospedaliero thailandese continua a mostrare una resilienza strutturale significativa, confermando un trend di crescita che appare destinato a proseguire anche in presenza di tensioni geopolitiche e incertezze macroeconomiche. Secondo quanto riportato dal Bangkok Post, il comparto sanitario privato del Paese beneficia di fondamentali solidi che ne sostengono l’espansione, in particolare grazie a dinamiche demografiche e alla crescente domanda internazionale di servizi medicali.
Uno dei principali driver di crescita è rappresentato dall’invecchiamento della popolazione. Le proiezioni indicano che entro il 2030 circa il 21% dei cittadini thailandesi sarà anziano, un dato che sta già orientando investimenti verso strutture di long-term care, residenze assistite e soluzioni di “smart living” per la terza età. Questo cambiamento demografico implica una domanda crescente e strutturalmente stabile di servizi sanitari, con un conseguente aumento della spesa sanitaria sia privata sia pubblica.
Parallelamente, la Thailandia continua a rafforzare il proprio posizionamento come hub regionale per il turismo medico. La qualità delle strutture ospedaliere, unite a costi competitivi rispetto ai Paesi occidentali, consente agli operatori locali di attrarre un flusso costante di pazienti internazionali, mitigando eventuali flessioni della domanda domestica. In questo senso, il settore beneficia di una diversificazione geografica della clientela che ne aumenta la resilienza complessiva.
Il contesto geopolitico, inclusi i conflitti in Medio Oriente, non sembra aver inciso in modo significativo sulle prospettive del comparto. Al contrario, alcuni operatori segnalano che l’instabilità internazionale può persino rafforzare la posizione della Thailandia come destinazione sanitaria sicura e affidabile all’interno della regione asiatica. Tuttavia, permangono alcune criticità legate ai costi operativi e all’inflazione medica, che continua a crescere a ritmi sostenuti e che potrebbe comprimere i margini nel medio termine.
Dal punto di vista degli investimenti, il settore rimane attrattivo, soprattutto per operatori con forte esposizione ai pazienti internazionali o con strategie di integrazione verticale nei servizi sanitari e di wellness. La crescente domanda di servizi ad alto valore aggiunto – come check-up avanzati, trattamenti specialistici e programmi di prevenzione – sta infatti spingendo gli ospedali a evolvere verso modelli più integrati, in linea con le tendenze globali della sanità.
In prospettiva, il boom ospedaliero thailandese appare dunque sostenuto da fattori strutturali difficilmente reversibili: demografia, turismo medico e sviluppo economico. Nonostante un contesto internazionale complesso, il settore sanitario si configura come uno dei pilastri più solidi dell’economia del Paese, con margini di crescita ancora significativi e un ruolo sempre più centrale nella strategia di posizionamento della Thailandia come hub regionale dei servizi ad alto valore.
La domanda di business jet in Asia sta registrando un’accelerazione significativa, sostenuta da una combinazione di fattori congiunturali e strutturali che stanno ridefinendo le dinamiche del trasporto aereo premium nella regione. Secondo quanto riportato dal Bangkok Post, l’utilizzo di jet privati è in forte crescita in Thailandia e nel Sud-Est asiatico, anche a seguito delle recenti interruzioni dei voli commerciali legate alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Il contesto internazionale ha infatti evidenziato i limiti della connettività aerea tradizionale, spingendo una clientela ad alto valore – composta da dirigenti, imprenditori e individui ad alto patrimonio – verso soluzioni più flessibili e affidabili. In questo scenario, l’aviazione d’affari si configura non più come un lusso marginale, bensì come uno strumento strategico per garantire continuità operativa e rapidità decisionale, soprattutto in un’area geografica caratterizzata da infrastrutture ancora disomogenee.
Dal punto di vista economico, la crescita è sostenuta anche dall’emergere di nuova ricchezza nella regione Asia-Pacifico. Paesi come Thailandia, Vietnam e Indonesia stanno beneficiando di flussi di investimento estero e di una progressiva industrializzazione, elementi che generano una domanda crescente di mobilità ad alta efficienza per il management internazionale. In parallelo, la ridistribuzione geografica della ricchezza asiatica – con un rallentamento relativo della Cina e una maggiore dinamicità nel Sud-Est asiatico e in India – sta contribuendo a spostare il baricentro della domanda di business aviation.
Un ulteriore elemento chiave è rappresentato dalla difficoltà delle compagnie aeree tradizionali nel coprire in modo capillare tutte le rotte richieste dal traffico business, in particolare verso destinazioni secondarie o meno servite. In questo contesto, il jet privato offre un vantaggio competitivo in termini di accessibilità e personalizzazione del servizio, riducendo tempi di transito e aumentando la produttività dei viaggiatori. Dal lato dell’offerta, operatori e costruttori stanno rafforzando la loro presenza nella regione per intercettare questa domanda crescente. La Thailandia, in particolare, si sta affermando come hub emergente per l’aviazione privata nel Sud-Est asiatico, grazie alla sua posizione geografica strategica e allo sviluppo di servizi dedicati, tra cui charter, gestione flotte e infrastrutture aeroportuali specializzate.
Nel medio-lungo periodo, le prospettive del settore appaiono positive. L’Asia-Pacifico rappresenta ancora una quota relativamente limitata della flotta globale di business jet, ma mostra tassi di crescita superiori alla media mondiale. Questo gap suggerisce un ampio potenziale di espansione, sostenuto da trend strutturali quali l’aumento dei patrimoni privati, l’integrazione delle catene globali del valore e la crescente esigenza di mobilità premium.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
Dal 1° al 3 febbraio 2026, il Palais des Expositions di Nizza ha ospitato la 32ª edizione di AGECOTEL, il salone biennale dedicato ai professionisti dei CHR e dei mestieri della ristorazione e dell’alimentazione. Da tempo questo appuntamento occupa un posto riconoscibile nel calendario professionale cittadino e richiama operatori dell’hôtellerie, della ristorazione, della panificazione, della pasticceria, della macelleria, della salumeria e del catering.
Un salone pensato per esigenze concrete
Uno dei motivi per cui AGECOTEL continua a mantenere il suo spazio è abbastanza semplice: resta un salone utile. I professionisti ci vanno per vedere attrezzature, prodotti, servizi, soluzioni pratiche e novità che possono servire davvero nel lavoro di tutti i giorni. Il sito ufficiale insiste proprio su questo aspetto, presentando il salone come un luogo dove trovare strumenti concreti per l’attività quotidiana, in un formato a misura d’uomo.
Un’edizione 2026 con una presenza italiana chiara
L’edizione 2026 ha avuto anche un elemento che merita di essere sottolineato. Tra i concorsi ufficiali figurava infatti il 2° concorso “Talents Made in Italy”, in programma lunedì 2 febbraio dalle 15.00 alle 18.00, sotto l’egida dell’Associazione Cuochi Italiani e coordinato da Agostino Coppola, presidente di ACI France. Il tema scelto era un piatto a base di carré d’agnello accompagnato da verdure di stagione. È un elemento concreto, che mostra chiaramente come, all’interno di un salone professionale radicato a Nizza, il saper fare italiano in cucina trovi uno spazio vero e ben identificato.
Concorsi, dimostrazioni e trasmissione del mestiere
AGECOTEL non si è fermato alla sola parte espositiva. La programmazione 2026 comprendeva anche altri concorsi come il Challenge Jeunes Talents, il Trophée Masse – Sélection Grand Sud, il Trophée Wine Up e il Trophée Cacao Criollo. Questo dà al salone un profilo più completo, perché accanto ai prodotti e alle attrezzature mette al centro anche la formazione, il passaggio di competenze e la valorizzazione del mestiere. È proprio questo equilibrio tra parte commerciale e dimensione professionale a renderlo più interessante di una semplice fiera di settore.
Una vetrina anche per il territorio della Costa Azzurra
Un altro punto importante dell’edizione 2026 è stata la presenza di Côte d’Azur France Tourisme, in partenariato con la CCI Nice Côte d’Azur. L’obiettivo dichiarato era promuovere la collezione di prodotti Côte d’Azur France, valorizzare le produzioni locali e sostenere i professionisti del territorio. Anche questo dà al salone una dimensione più ampia: AGECOTEL non è soltanto un luogo d’incontro tra espositori e operatori, ma anche uno spazio in cui la Costa Azzurra mette in valore la propria identità gastronomica e professionale.
Nizza, punto d’incontro tra savoir-faire locali e cultura gastronomica italiana
Forse è proprio qui che AGECOTEL 2026 trova il suo interesse maggiore. A Nizza, un appuntamento del genere si inserisce naturalmente in un territorio dove turismo, ospitalità, prodotti e cucina hanno un peso reale. La presenza del concorso Talents Made in Italy non cambia la natura del salone, ma rende più visibile un aspetto già presente nella realtà locale: il fatto che, sulla Costa Azzurra, la gastronomia resti uno dei terreni più immediati di contatto tra il tessuto locale e la presenza italiana.
(Contributo editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur)
La società Škoda Group ha consegnato alla città di Bergamo il primo dei dieci tram che verranno utilizzati dalla società comunale TEB.
I dieci convogli verranno utilizzati sulla nuova linea T2. L’azienda ceca fornirà a Bergamo una versione modificata e modernizzata del suo modello ForCity Classic. “Škoda Group sa fornire ai partner italiani soluzioni moderne, sicure e affidabili per il trasporto cittadino” ha dichiarato il presidente del CdA dell’azienda ceca Zdeněk Sváta. Secondo il presidente della TEB Filippo Simonetti il progetto “unisce la tradizione industriale di Bergamo con una delle più importanti aziende del settore ferroviario”.
Il mercato italiano ha una grande importanza per Škoda Group con commesse per un valore da 250 milioni di euro. L’azienda ceca collabora alla fornitura di nuovi treni notte per Trenitalia e alla costruzione di filobus per la città di Genova.
I cechi sono sempre più interessati all’origine dell’energia, che consumano. Lo nota la società statale OTE.
Lo scorso anno è più che raddoppiato il numero degli attestati d’origine di energia emessi dall’OTE. La certificazione riguarda soprattutto l’energia elettrica con quasi 13 milioni di certificati emessi per un volume di oltre otto milioni di megawattora di energia. Ha quindi un’origine certificata poco meno di un quinto di energia consumata in Repubblica Ceca.
Lo Stato ceco ha sostenuto lo scorso anno l’installazione di nuove fonti fotovoltaiche con una cifra pari a circa 24 miliardi di corone. Lo ha detto il ministro dell’ambiente Petr Hladík.
Lo scorso anno, i sussidi pubblici hanno sostenuto l’installazione di circa 71.000 nuove centrali fotovoltaiche per una potenza complessiva di 2,27 gigawatt. I sussidi statali per le fonti fotovoltaiche sono in evidente aumento. Nel 2022, lo Stato ha erogato circa 14 miliardi di corone per 50.000 nuovi fonti fotovoltaiche.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Enabel Fusion, una startup coreana nel campo della fusione nucleare, ha ottenuto un contratto da 26 milioni di euro (circa 45 miliardi di KRW) per la fornitura di un vessel a vuoto per il progetto italiano Divertor Tokamak Test (DTT).
Il vessel a vuoto è un componente critico che deve resistere a condizioni estreme di vuoto, temperature criogeniche e alti livelli di radiazione. Costituendo un consorzio con i produttori nazionali Samhong Machinery e Haneul Engineering, e collaborando con il Korea Institute of Fusion Energy, l’azienda è riuscita a valorizzare la propria esperienza maturata nei progetti KSTAR e ITER per aggiudicarsi questo accordo di fornitura della durata di tre anni.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)
La Polonia è oggi uno dei principali mercati di sbocco per l’export italiano e una destinazione stabile degli investimenti diretti delle imprese italiane, con un valore degli IDE pari a circa 7,6 miliardi di euro secondo i dati della Banca Centrale Polacca.
Per molti gruppi italiani, la Polonia rappresenta una piattaforma produttiva e logistica per il mercato europeo, sostenuta da un quadro di incentivi agli investimenti e da fondi UE che rendono competitivo il costo d’insediamento rispetto ad altri Paesi membri.
In Polonia, l’imposta sul reddito delle società (CIT) è attualmente applicata con un’aliquota ordinaria del 19% e un’aliquota ridotta del 9% per i piccoli contribuenti e per alcune categorie di imprese che rispettano determinati requisiti.
Il sistema si caratterizza per una struttura relativamente semplice, con imposta unica a livello statale e senza un’imposta regionale aggiuntiva paragonabile all’IRAP italiana.
In Italia, l’IRES colpisce il reddito delle società con un’aliquota ordinaria del 24%; per il periodo d’imposta 2025 è stata inoltre prevista un’aliquota agevolata al 20% (“IRES premiale”) per imprese che reinvestono gli utili in determinate tipologie di beni tecnologici e produttivi.
Differenze chiave per un gruppo italiano:
In Polonia opera la “Polska Strefa Inwestycji” (PSI – Zona Polacca degli Investimenti), che consente di ottenere un’esenzione parziale dalla CIT/PIT per un periodo fino a 10–15 anni, applicabile su tutto il territorio nazionale, con intensità dell’aiuto dipendente dalla regione e dalla dimensione dell’impresa.
Il meccanismo si basa su una decisione di sostegno rilasciata per uno specifico progetto di investimento (nuova fabbrica, ampliamento, centro servizi), con soglie minime di spesa e criteri qualitativi (innovazione, creazione di posti di lavoro, sviluppo regionale).
Differenze con il quadro italiano:
In Italia coesistono diversi regimi agevolativi (es. crediti d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno o in beni 4.0, agevolazioni per beni tecnologici che beneficiano dell’IRES premiale, ecc.), con una forte frammentazione normativa.
In Polonia la PSI funge da “sportello unico fiscale” per la maggior parte degli investimenti produttivi di dimensione significativa, rendendo più leggibile il quadro degli incentivi per un gruppo straniero, pur richiedendo una strutturata istruttoria amministrativa.
Tra Italia e Polonia è in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito, che disciplina il trattamento fiscale di dividendi, interessi e royalties tra i due Paesi.
Per i gruppi italiani con filiali in Polonia ciò consente, in presenza dei requisiti di sostanza economica e della corretta documentazione, di ridurre l’aliquota della ritenuta alla fonte (withholding tax) su dividendi e altri flussi transfrontalieri.
Punti operativi per le strutture Italia–Polonia:
Coordinare l’applicazione della Convenzione con le norme interne polacche in materia di WHT e beneficial ownership, verificando per tempo certificati di residenza fiscale, accordi infragruppo e documentazione di transfer pricing.
In Polonia esiste un salario minimo legale nazionale: dal 1° gennaio 2026 l'importo minimo mensile per un lavoratore a tempo pieno pari a 4.806 PLN lordi (circa 1.125 EUR), con una soglia minima oraria di 31,40 PLN lordi (circa 7,35 EUR) per i contratti a orario.
Per il datore di lavoro, considerando contributi e oneri, il costo complessivo di un dipendente al salario minimo si aggira intorno a 5.790 PLN al mese, secondo le stime basate sul nuovo livello di retribuzione minima.
I dati Eurostat mostrano che, nonostante la forte crescita recente, i costi orari del lavoro in Polonia restano significativamente inferiori alla media dell'Unione Europea: nel 2024 erano quasi la metà della media UE, il che colloca la Polonia tra i Paesi a costo del lavoro relativamente più contenuto.
Per un'impresa italiana questo si traduce in un livello di costo del lavoro strutturalmente più basso rispetto a molte economie dell'Europa occidentale, pur con dinamiche salariali in rapido aumento.
In Italia, al contrario, non esiste un salario minimo nazionale fissato per legge: le retribuzioni minime sono determinate dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) per ciascun settore, spesso con livelli tabellari che si collocano sensibilmente sopra l'equivalente polacco, soprattutto nelle aree a maggiore specializzazione.
Polonia – logica del minimo legale unico
Un unico salario minimo nazionale, aggiornato con decreto del governo, valido per tutti i settori e tutte le qualifiche, al di sotto del quale non è possibile scendere nei contratti individuali.
I contratti collettivi hanno un ruolo, ma molto meno pervasivo rispetto all'Italia: la leva principale è il contratto individuale di lavoro, nel rispetto dei minimi previsti dal Codice del Lavoro e del salario minimo nazionale.
Italia – logica dei minimi per contratto collettivo
L'ordinamento si basa su un'ampia rete di CCNL che fissano minimi retributivi e condizioni di lavoro per ciascun settore, con una copertura di fatto prossima al 100% della forza lavoro privata.
L'articolo 36 della Costituzione impone che la retribuzione sia proporzionata e sufficiente, e i tribunali utilizzano i CCNL come parametro per verificare il rispetto di questo principio.
Conseguenza pratica per un datore di lavoro italiano che assume in Polonia
In Polonia la priorità è garantire il rispetto del minimo legale nazionale e delle norme generali del Codice del Lavoro; in Italia la priorità è assicurare la corretta applicazione del CCNL di settore, con maggiore complessità nella scelta del contratto applicabile e nel monitoraggio degli aggiornamenti retributivi.
Attualmente, in Polonia l’anzianità di servizio – che incide su ferie annuali retribuite e altri diritti – tiene conto non solo dei periodi di lavoro subordinato, ma anche di altri periodi lavorativi documentati, tra cui determinati contratti di natura civile, attività in proprio e taluni periodi di lavoro all’estero.
In pratica, un lavoratore che entra in una società polacca può maturare più rapidamente il diritto alle ferie più lunghe e ad altri benefit, se è in grado di documentare un’esperienza professionale pregressa ampia e diversificata.
Differenza con l’Italia:
In Italia l’anzianità che rileva ai fini retributivi, dei diritti e del TFR è legata soprattutto ai periodi di lavoro subordinato (o ad essi equiparati), mentre altri periodi di attività non sempre sono riconosciuti automaticamente.
In Polonia il datore di lavoro deve invece essere pronto a valutare una documentazione più ampia fin dall’assunzione, con impatto potenziale sui costi del lavoro già nel breve periodo.
Per un'impresa italiana che apre una filiale o un hub operativo in Polonia, il sistema del lavoro polacco presenta alcune leve di attrattività competitiva rispetto al contesto italiano, da valutare alla luce del settore e del livello di specializzazione richiesto:
Allo stesso tempo, la Polonia sta recependo e applicando con rigore le normative UE in materia di trasparenza retributiva e parità di genere, imponendo la pubblicazione delle fasce salariali nelle offerte di lavoro e il rispetto di standard antidiscriminatori simili – e per alcuni profili più operativi – a quelli che l'Italia sta progressivamente introducendo.
Il quadro regolatorio polacco – dal diritto del lavoro al fisco societario, fino alla Convenzione contro le doppie imposizioni – offre oggi alle imprese italiane un contesto operativo competitivo e in evoluzione, da conoscere in modo preciso per poterlo utilizzare al meglio.
La Camera di Commercio Italiana in Polonia resta a disposizione delle aziende interessate a valutare progetti di insediamento o di espansione in Polonia, accompagnandole nell’interpretazione delle norme locali e nel dialogo con i partner istituzionali e privati sul territorio.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
Il gruppo di telecomunicazioni sta rafforzando la sua catena di approvvigionamento europea con una nuova infrastruttura strategica in Lussemburgo, progettata per accelerare l'implementazione delle reti 5G e in fibra ottica e migliorare la resilienza logistica diventando una piattaforma centrale per la distribuzione di apparecchiature di telecomunicazione in Europa.
Situata all'interno del parco logistico di Bettembourg, la struttura consente lo stoccaggio e la distribuzione di apparecchiature di rete critiche. Grazie alla posizione geografica e ai collegamenti di trasporto del Lussemburgo, Vodafone prevede di poter servire tutti i suoi mercati europei in meno di 24 ore, facilitando così le operazioni di modernizzazione e implementazione.
“La decisione di Vodafone di stabilire il suo hub logistico paneuropeo in Lussemburgo dimostra ancora una volta l'importante ruolo del Paese nella catena del valore europea. Questo investimento evidenzia la solidità dell'ecosistema logistico lussemburghese e la sua posizione strategica nel cuore dell'Europa, nonché la capacità del Paese di ospitare gruppi internazionali che gestiscono operazioni complesse in tutto il continente. Questo passo sosterrà quindi i progetti di sviluppo dell'azienda e la sua crescita a lungo termine nel Paese”, ha commentato il Ministro dell'Economia, delle PMI, dell'Energia e del Turismo, Lex Delles presente alla cerimonia inaugurale.
“Operare dal cuore dell'Europa, in Lussemburgo, rafforza la resilienza della nostra catena di approvvigionamento, ne migliora l'efficienza e crea capacità in grado di supportare l'intero ecosistema delle telecomunicazioni”, ha aggiunto il Sig. Ninian Wilson, CEO della Vodafone Procure & Connect. La creazione dell'hub logistico di Vodafone a Bettembourg si inserisce nella presenza di lunga data del gruppo in Lussemburgo, sebbene per un certo periodo meno visibile.
Fin dai primi anni 2000, l'operatore britannico ha mantenuto una base strategica nel Paese attraverso il suo centro acquisti, la Vodafone Procurement Company, con sede a Lussemburgo città. Questa entità, che impiega diverse centinaia di persone, svolge un ruolo chiave nella negoziazione e nella gestione dei fornitori a livello globale, ma senza un'esposizione diretta al mercato delle telecomunicazioni lussemburghese, dominato da operatori locali.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)
Gli enti pubblici hanno fatto un primo passo per aumentare il contrasto al lavoro in nero promesso dal governo.
Questa settimana i Ministeri delle Finanze, del Lavoro e degli Interni hanno sottoscritto un memorandum per rafforzare la cooperazione e il coordinamento degli enti pubblici nel contrasto al lavoro illegale. La cooperazione rafforzata con operazioni congiunte riguarderà ad esempio l’Amministrazione delle Imposte, la Polizia e gli enti di previdenza.
Il settore bancario ceco ha registrato nel 2025 un ulteriore aumento degli utili. Lo indicano i dati della Banca Centrale Ceca.
Gli utili delle banche ceche sono cresciuti lo scorso anno di circa il quattro percento e hanno raggiunto quasi 127 miliardi di corone. E’ quindi continuato l’andamento positivo iniziato nel 2021 dopo un forte calo registrato nel periodo della pandemia di covid-19.
Il mercato dei mutui abitativi ha iniziato il 2026 con una crescita molto significativa. Lo indicano i dati dell’Associazione Bancaria Ceca.
Nei primi due mesi di quest’anno le banche e le casse di risparmio abitative hanno erogato finanziamenti a scopo abitativo per oltre 75 miliardi di corone. Si tratta di un forte aumento rispetto a gennaio e febbraio del 2025, quando il volume dei finanziamenti era arrivato a circa 48 miliardi di corone. In rialzo anche il dato depurato dai rifinanziamenti dei mutui già in essere. Particolarmente dinamico è stato il mese di febbraio con finanziamenti per 40,5 miliardi di corone, 15 miliardi di corone in più rispetto a febbraio del 2025.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Nel 2025 circa il 30% delle donne in Francia è coinvolto in attività imprenditoriali, contro il 23% nel 2018. In totale, circa 8 milioni di donne partecipano a questo settore.
Le principali motivazioni sono il desiderio di essere indipendenti, realizzare un sogno e ottenere soddisfazione personale e riconoscimento sociale. Per molte donne, infatti, l’imprenditoria è anche una fonte di realizzazione personale.
Tuttavia, dopo i 30 anni l’interesse delle donne a intraprendere diminuisce, a differenza degli uomini che restano più numerosi, pari al 39%. Questo calo è legato soprattutto a difficoltà pratiche e psicologiche, come la paura dell’instabilità economica, del fallimento, dello stress e delle responsabilità.
Un altro fattore importante è la gestione della vita familiare: molte donne continuano a occuparsi della casa anche quando lavorano, il che può rendere più difficile portare avanti un’attività imprenditoriale.
In generale, le donne sono anche più propense degli uomini ad abbandonare un’attività imprenditoriale in caso di difficoltà.
Le disuguaglianze salariali tra uomini e donne dirigenti in Francia persistono nel tempo. Nel 2025 il divario è ancora del 16%, lo stesso del 2018, nonostante alcune lievi riduzioni nel corso degli anni.
Le cause principali sono due:
Anche a parità di ruolo e competenze, rimane una differenza salariale di circa 6,8%, segno di una disuguaglianza strutturale ancora difficile da eliminare.
Questa situazione crea un forte senso di ingiustizia: molte donne ritengono di avere meno opportunità di carriera e di essere pagate meno rispetto al loro contributo. Inoltre, anche se chiedono aumenti quasi quanto gli uomini, li ottengono meno frequentemente.
Per ridurre queste disparità, l’Unione Europea ha introdotto nuove regole sulla trasparenza salariale, che permetteranno ai lavoratori di conoscere meglio gli stipendi. La Francia prevede di introdurre la legge entro la fine di dell’anno corrente. Tuttavia, molte donne si sentono ancora a disagio nel chiedere queste informazioni e le aziende restano scettiche sull’efficacia di queste misure.
In Francia, soprattutto nella regione dell’Île-de-France, la crisi degli uffici vuoti sta spingendo gli investitori a riconvertire questi spazi in hotel, considerati più redditizi rispetto alla trasformazione in abitazioni. A fine 2025 si contavano circa 6,2 milioni di m² di uffici inutilizzati, e si stima che ci sia addirittura un 30% di spazi in eccesso. In questo contesto, molte aziende immobiliari, come Covivio e Icade, stanno puntando sugli hotel: ad esempio, a Parigi è in corso la conversione di un edificio in un ostello da 400 posti letto, mentre nel quartiere de La Défense si prevede di trasformare tra 20.000 e 70.000 m² di uffici in strutture alberghiere.
Questa scelta è favorita sia da motivi tecnici, poiché gli edifici per uffici (spesso larghi fino a 18 metri) non si prestano facilmente alla creazione di abitazioni luminose, sia da motivi burocratici, dato che le procedure per gli hotel sono più semplici. Ma soprattutto è una questione economica: ristrutturare costa in media il 30% in più rispetto a costruire ex novo e i canoni di affitto residenziali non garantiscono un ritorno sufficiente, mentre il settore alberghiero beneficia di una domanda molto forte, soprattutto a Parigi. Inoltre, il valore degli uffici obsoleti può diminuire drasticamente, fino al 50–80%, rendendo più conveniente riconvertirli. In generale, quindi, la trasformazione in hotel rappresenta oggi la soluzione più attrattiva per gli investitori in un mercato immobiliare in difficoltà.
A febbraio 2026 l’economia francese mostra segnali di rallentamento: il clima degli affari scende a 97 punti, perdendo 2 punti rispetto a gennaio e restando sotto la media di lungo periodo di 100. Il peggioramento riguarda soprattutto industria e servizi, entrambi in calo di 3 punti, mentre il commercio diminuisce leggermente e l’edilizia resta stabile. Nonostante l’indicatore dell’industria si mantenga a 102 punti, quindi leggermente sopra la media, emergono forti differenze tra settori: quelli legati all’aeronautica e alla tecnologia sono in buona salute, mentre agroalimentare, metallurgia e chimica risultano in difficoltà. La crescita economica resta debole ma stabile, con una previsione del PIL pari a +0,3% nel primo trimestre del 2026.
Tuttavia, le prospettive sull’occupazione sono più preoccupanti: l’indicatore del clima dell’impiego scende a 93 punti, ben sotto la media, e l’occupazione privata è già diminuita dello 0,1% nel quarto trimestre 2025 (circa 28.700 posti di lavoro in meno). Nonostante questo contesto, le Piccole/Medie Industrie (PMI) mostrano un leggero ottimismo, con il 45% delle imprese che prevede di investire nel 2026, in aumento rispetto al 39% precedente, mentre migliorano leggermente anche le condizioni di accesso al credito. Il principale ostacolo alla crescita resta però la debolezza della domanda, indicata dal 63% delle imprese, seguita dalla concorrenza (34%), fattori che continuano a frenare l’attività economica.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
Nel 2025 l’agrobusiness si è confermato uno dei pilastri dell’economia dello Stato di Bahia, rafforzando il proprio ruolo strategico non solo per il Nord-Est del Brasile ma per l’intero sistema produttivo nazionale. Secondo i dati ufficiali della Superintendência de Estudos Econômicos e Sociais da Bahia (SEI), il settore ha rappresentato il 22,1% del prodotto interno lordo statale, un risultato che evidenzia la crescente centralità della filiera agroindustriale in un contesto economico sempre più orientato all’export e alla competitività internazionale.
Il valore complessivo generato dall’agrobusiness baiano ha raggiunto nel 2025 i 118,4 miliardi di reais, in aumento rispetto ai 108,6 miliardi registrati l’anno precedente. La crescita, pari al 4,0% in termini reali e al 4,6% in termini nominali, riflette un’espansione della produzione fisica accompagnata da una domanda interna ed esterna ancora sostenuta, nonostante le oscillazioni dei prezzi delle commodity agricole sui mercati globali. In termini concreti, ciò significa che più di un quinto della ricchezza prodotta nello Stato deriva direttamente o indirettamente dalle attività legate all’agricoltura, all’allevamento, alla trasformazione industriale e alla distribuzione alimentare.
Il dato assume particolare rilevanza se si considera la struttura economica di Bahia, uno degli Stati più estesi del Brasile e tra i principali poli agricoli del Paese. Le regioni occidentali, caratterizzate da agricoltura altamente meccanizzata e orientata all’esportazione, hanno contribuito in modo decisivo alla crescita, con produzioni di soia, mais, cotone e bovini che continuano a trainare la bilancia commerciale. In queste aree, città come Luís Eduardo Magalhães si sono affermate come hub agroindustriali di riferimento, con elevati livelli di produttività e una forte integrazione nelle catene globali del valore.
L’analisi dei dati evidenzia inoltre come la componente più rilevante del PIL dell’agrobusiness non sia rappresentata solo dalla produzione primaria, ma soprattutto dalle attività legate alla distribuzione e al consumo finale, che nel quarto trimestre del 2025 hanno inciso per circa il 59,7% sul totale del settore. Questo conferma una trasformazione strutturale già osservata negli ultimi anni: l’agricoltura non è più soltanto coltivazione e allevamento, ma un sistema complesso che comprende logistica, industria alimentare, servizi e commercio.
Non sono mancati tuttavia segnali di volatilità. Nell’ultimo trimestre del 2025 il valore nominale del PIL agroindustriale ha registrato una flessione del 3,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, principalmente a causa della riduzione dei prezzi internazionali delle commodity, che hanno subito cali medi del 12% per i prodotti agricoli e dell’8% per l’industria alimentare. Nonostante ciò, la produzione fisica è rimasta in crescita, segno che la base produttiva del settore continua a rafforzarsi anche in presenza di condizioni di mercato meno favorevoli.
Il peso dell’agrobusiness nell’economia baiana conferma una tendenza più ampia dell’economia brasiliana, nella quale il comparto agroindustriale continua a rappresentare uno dei principali motori di sviluppo, grazie alla combinazione di tecnologia, scala produttiva e accesso ai mercati internazionali. In un contesto globale segnato da incertezze geopolitiche e dalla crescente domanda di sicurezza alimentare, la capacità di regioni come Bahia di mantenere elevati livelli di produzione rafforza il ruolo del Brasile come potenza agricola mondiale.
Se le prospettive per il 2026 restano legate all’andamento dei prezzi internazionali e alle condizioni climatiche, i dati più recenti indicano che la traiettoria di lungo periodo rimane positiva. L’agrobusiness non è soltanto una componente dell’economia baiana: è ormai uno dei suoi principali fattori di stabilità, innovazione e integrazione nei flussi economici globali.
Fonte: TRBN – Tribuna da Bahia / SEI Bahia
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)