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Giovedì 12 Marzo 2026
Notizie mercati esteri [1]

L’infrastruttura per la ricarica dei mezzi pesanti in Svezia rischia di diventare un flop

Negli ultimi anni la Svezia ha investito ingenti somme per sviluppare una rete di stazioni di ricarica dedicate ai trasporti pesanti, con l’obiettivo di accelerare la transizione verso una logistica a basse emissioni. Tuttavia, il progetto rischia di scontrarsi con una realtà economica difficile: troppe colonnine di ricarica restano inutilizzate, mentre i costi dell’elettricità e le tariffe di potenza rendono l’operazione poco sostenibile per gli operatori.

Dal 2022 l’Agenzia svedese per l’energia ha distribuito circa 2,4 miliardi di corone (circa 225 milioni di euro) per sostenere la costruzione di infrastrutture di ricarica per i camion elettrici. Finora sono state realizzate 146 stazioni pubbliche, 35 destinate alla cosiddetta destinationsladdning (ricarica durante le soste prolungate, ad esempio nei depositi), e 6 stazioni per l’idrogeno. Altre 250 installazioni dovrebbero essere completate entro il 2028, in linea con l’obiettivo nazionale di garantire punti di ricarica ogni dieci chilometri sulle principali arterie stradali.
Nonostante le buone intenzioni, la realtà appare più complessa. Il numero di camion elettrici in circolazione cresce troppo lentamente: secondo le previsioni di Mobility Sweden, solo un mezzo pesante su cinque venduto nel 2030 sarà elettrico, ben al di sotto delle stime iniziali del 2020, che ipotizzavano una quota compresa tra il 30 e il 50 per cento. Il rischio, avvertono gli operatori, è che molti investimenti si trasformino in operazioni in perdita.

Skellefteå Kraft, in collaborazione con OKQ8, è tra le aziende che più lanciano l’allarme. La compagnia, che ha ricevuto circa 200 milioni di corone (18,7 milioni di euro) di contributi pubblici per l’espansione della rete di ricarica e la costruzione di cinque stazioni a idrogeno, denuncia una situazione insostenibile: le stazioni restano vuote, ma i costi fissi continuano a maturare. «Ogni chilowattora che vendiamo oggi lo facciamo praticamente in perdita, perché i costi di potenza superano i ricavi», spiega Robert Andersson, responsabile per l’e-mobility dell’azienda.
Il problema principale è rappresentato dalle cosiddette effektavgifter, le tariffe legate alle potenze di picco richieste alla rete. Per una stazione di ricarica rapida con due colonnine, la bolletta può superare le 600.000 corone all’anno (circa 60 mila euro), indipendentemente dal numero di veicoli serviti. «Con tariffe di questo tipo, la ricarica dei camion rischia di non essere mai redditizia», sottolinea anche Tobias Henmark, responsabile della mobilità elettrica di Preem.
Anche Circle K, altro grande attore del settore, conferma la difficoltà di mantenere un equilibrio economico, soprattutto ora che le nuove gare impongono requisiti di potenza ancora più elevati. Per le aziende più piccole, il rischio di non sopravvivere dopo il periodo minimo di cinque anni di esercizio obbligatorio appare concreto.

Diverse voci nel settore chiedono dunque nuovi incentivi per stimolare la diffusione dei mezzi elettrici pesanti. Secondo Oscar Hyléen, direttore di Sveriges Åkeriföretag, «serve un sostegno concreto per chi sceglie il trasporto elettrico e una revisione delle tariffe energetiche per adattarle alle caratteristiche del settore».

Il governo svedese, dal canto suo, ricorda di aver già rafforzato il bonus ambientale per l’acquisto di camion elettrici e sottolinea di voler rendere più flessibile l’utilizzo dei veicoli, ad esempio permettendo la circolazione notturna dei mezzi elettrici nelle aree urbane. Misure che, seppur positive, difficilmente basteranno da sole a evitare che molte stazioni di ricarica rimangano cattedrali nel deserto.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia [2])

Ultima modifica: Giovedì 12 Marzo 2026

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