Giovedì 7 Maggio 2026
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Nel 2025 l’agrobusiness si è confermato uno dei pilastri dell’economia dello Stato di Bahia, rafforzando il proprio ruolo strategico non solo per il Nord-Est del Brasile ma per l’intero sistema produttivo nazionale. Secondo i dati ufficiali della Superintendência de Estudos Econômicos e Sociais da Bahia (SEI), il settore ha rappresentato il 22,1% del prodotto interno lordo statale, un risultato che evidenzia la crescente centralità della filiera agroindustriale in un contesto economico sempre più orientato all’export e alla competitività internazionale.
Il valore complessivo generato dall’agrobusiness baiano ha raggiunto nel 2025 i 118,4 miliardi di reais, in aumento rispetto ai 108,6 miliardi registrati l’anno precedente. La crescita, pari al 4,0% in termini reali e al 4,6% in termini nominali, riflette un’espansione della produzione fisica accompagnata da una domanda interna ed esterna ancora sostenuta, nonostante le oscillazioni dei prezzi delle commodity agricole sui mercati globali. In termini concreti, ciò significa che più di un quinto della ricchezza prodotta nello Stato deriva direttamente o indirettamente dalle attività legate all’agricoltura, all’allevamento, alla trasformazione industriale e alla distribuzione alimentare.
Il dato assume particolare rilevanza se si considera la struttura economica di Bahia, uno degli Stati più estesi del Brasile e tra i principali poli agricoli del Paese. Le regioni occidentali, caratterizzate da agricoltura altamente meccanizzata e orientata all’esportazione, hanno contribuito in modo decisivo alla crescita, con produzioni di soia, mais, cotone e bovini che continuano a trainare la bilancia commerciale. In queste aree, città come Luís Eduardo Magalhães si sono affermate come hub agroindustriali di riferimento, con elevati livelli di produttività e una forte integrazione nelle catene globali del valore.
L’analisi dei dati evidenzia inoltre come la componente più rilevante del PIL dell’agrobusiness non sia rappresentata solo dalla produzione primaria, ma soprattutto dalle attività legate alla distribuzione e al consumo finale, che nel quarto trimestre del 2025 hanno inciso per circa il 59,7% sul totale del settore. Questo conferma una trasformazione strutturale già osservata negli ultimi anni: l’agricoltura non è più soltanto coltivazione e allevamento, ma un sistema complesso che comprende logistica, industria alimentare, servizi e commercio.
Non sono mancati tuttavia segnali di volatilità. Nell’ultimo trimestre del 2025 il valore nominale del PIL agroindustriale ha registrato una flessione del 3,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, principalmente a causa della riduzione dei prezzi internazionali delle commodity, che hanno subito cali medi del 12% per i prodotti agricoli e dell’8% per l’industria alimentare. Nonostante ciò, la produzione fisica è rimasta in crescita, segno che la base produttiva del settore continua a rafforzarsi anche in presenza di condizioni di mercato meno favorevoli.
Il peso dell’agrobusiness nell’economia baiana conferma una tendenza più ampia dell’economia brasiliana, nella quale il comparto agroindustriale continua a rappresentare uno dei principali motori di sviluppo, grazie alla combinazione di tecnologia, scala produttiva e accesso ai mercati internazionali. In un contesto globale segnato da incertezze geopolitiche e dalla crescente domanda di sicurezza alimentare, la capacità di regioni come Bahia di mantenere elevati livelli di produzione rafforza il ruolo del Brasile come potenza agricola mondiale.
Se le prospettive per il 2026 restano legate all’andamento dei prezzi internazionali e alle condizioni climatiche, i dati più recenti indicano che la traiettoria di lungo periodo rimane positiva. L’agrobusiness non è soltanto una componente dell’economia baiana: è ormai uno dei suoi principali fattori di stabilità, innovazione e integrazione nei flussi economici globali.
Fonte: TRBN – Tribuna da Bahia / SEI Bahia
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
La Danimarca custodisce una storia importante legata alla produzione di frutta e verdura ed al lavoro agricolo. In questi ultimi decenni, però, altri settori del mercato si stanno sviluppando enormemente, soprattutto quelli legati all’innovazione, alle energie rinnovabili e alla ricerca. Il settore ortofrutticolo, al contrario, sta vivendo un periodo di difficoltà.
Negli ultimi vent’anni, infatti, la produzione interna di frutta e verdura ha subito un sostanziale e costante calo, con un mercato che, con il tempo, ha dato la possibilità solo alle grandi aziende di restare competitive, rendendo la filiera del settore più vulnerabile e con una minore varietà di prodotti.
Le ragioni strutturali di questo declino si riscontrano nei costi elevati della manodopera e dell'energia, che hanno permesso alla concorrenza estera di avere successo.
Oggi solo il 9% della frutta e il 26% delle verdure consumate in Danimarca sono di origine nazionale. In una generazione si è passati da una sostanziale autosufficienza a una situazione in cui la grande maggioranza di frutta e ortaggi è importata. Si stima che circa il 74% degli ortaggi e l’81% della frutta sul mercato danese provengano dall’estero, in larga parte da altri Paesi UE, in particolare dall’Europa meridionale, come Spagna e Italia.
Questa situazione evidenzia una chiara discrepanza tra ciò che la Danimarca produce in maggiore quantità, principalmente carne, latte e cereali, e ciò che viene raccomandato dalle linee guida per un’alimentazione più equilibrata e sostenibile, che prevede un maggiore consumo di frutta, verdura e legumi. Tale squilibrio non riguarda solo il sistema produttivo, ma si riflette anche nelle abitudini alimentari dei consumatori, che spesso non raggiungono le quantità consigliate di alimenti vegetali. Per esempio, la maggior parte dei giovani sotto i 25 anni non sa indicare quali sono le loro verdure di stagione. Colmare questa distanza, quindi, richiede sia un cambiamento nelle scelte alimentari sia una maggiore valorizzazione e disponibilità di prodotti vegetali, attraverso il rafforzamento dell’educazione alimentare e la promozione della sensibilizzazione sul valore dei prodotti locali e stagionali.
Nel 2025 Madkulturen – l’organizzazione danese che lavora su cultura alimentare e politiche del cibo, ha riunito 32 rappresentanti della filiera di frutta e verdura in un gruppo di riflessione sul cibo chiamato Madtanken.
L’organizzazione ha valutato il bisogno di partire con un’iniziativa nazional popolare che metta al centro il consumo di frutta e verdura, che aiuti le piccole e microimprese locali a crescere tramite diminuzione di burocrazia, abbassamento delle accise sul diesel, e riallocazione dei sussidi. Soprattutto, Madkulturen chiede di utilizzare i sussidi provenienti dall’Unione Europea per il settore ortofrutticolo, per la creazione di serre efficienti a livello energetico e per investimenti sulla tecnologia in campo agricolo.
Inoltre, Madkulturen sottolinea anche come l’educazione alimentare dovrebbe partire dalla scuola, dai ristoranti e dalle famiglie stesse che devono insegnare ai loro figli come consumare frutta e verdura in modo responsabile e corretto. Secondo l’organizzazione, ci sarebbe bisogno di creare campagne di sensibilizzazione mirate, per insegnare quali sono i prodotti ortofrutticoli di stagione, per approfondire l’importanza dei prodotti a chilometro zero per salute, clima, sicurezza alimentare, e identità culturale e per riavvicinare nuovamente i consumatori alla terra, da cui i prodotti che comprano provengono.
La forte dipendenza dalle importazioni rappresenta oggi una caratteristica strutturale del sistema alimentare danese. Rafforzare la produzione locale di frutta e verdura, soprattutto attraverso innovazione tecnologica e serre ad alta efficienza energetica, può contribuire a rendere il sistema più resiliente e sostenibile.
Allo stesso tempo, l’importazione continuerà a svolgere un ruolo fondamentale per garantire varietà, continuità di approvvigionamento e competitività dei prezzi. In questo contesto, i Paesi del Sud Europa, e in particolare l’Italia, rappresentano partner naturali per la Danimarca. Grazie a un settore ortofrutticolo altamente sviluppato, agli standard qualitativi elevati e alla posizione di vicinanza, all’interno del mercato unico europeo, i prodotti italiani possono integrare l’offerta locale soprattutto nei periodi in cui la produzione danese è limitata.
Il futuro del settore ortofrutticolo danese potrebbe quindi basarsi su un equilibrio tra rafforzamento della produzione locale e collaborazioni commerciali solide all’interno dell’Unione Europea, dove l’Italia può giocare un ruolo strategico come fornitore affidabile di prodotti di qualità. In questa prospettiva, il mercato danese rappresenta un’interessante opportunità per le imprese italiane del settore agroalimentare che vogliono espandere la propria presenza nel Nord Europa.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
L'Argentina ha recentemente raggiunto un importante traguardo nel settore dell'agricoltura sostenibile, certificando la prima produzione al mondo di carne bovina a carbonio negativo. Questo risultato è stato ottenuto grazie a un innovativo protocollo sviluppato dall'Istituto Nazionale di Tecnologia Agropecuaria (INTA) e dall'Istituto Nazionale di Tecnologia Industriale (INTI), che ha coinvolto due aziende zootecniche situate nelle regioni di Entre Ríos e Córdoba.
Ciò che rende questo successo particolarmente significativo per l'Italia è il coinvolgimento di due imprenditori italiani che gestiscono le aziende coinvolte nel progetto. Questi imprenditori, attivi sia in Argentina che in Italia nel settore della produzione primaria, hanno visto nell'adozione di pratiche agricole sostenibili un'opportunità per migliorare l'immagine del loro prodotto e accedere a nuovi mercati, compresa l'esportazione della carne bovina certificata a basso impatto ambientale.
Il sistema utilizzato si basa su pratiche silvopastorali che integrano alberi e pascoli, contribuendo al sequestro di carbonio nell'ambiente. Grazie a un rigoroso processo di certificazione che ha valutato vari impatti ambientali, tra cui l'emissione di gas serra e il consumo di risorse idriche, è stato possibile ottenere una Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD) per un chilo di peso vivo bovino, confermando la produzione a carbonio negativo.
Questo successo dimostra che è possibile conciliare la produzione agricola con la tutela dell'ambiente, offrendo un modello replicabile per l'industria alimentare. L'Italia trae beneficio da questa realizzazione non solo attraverso il coinvolgimento diretto degli imprenditori italiani, ma anche aprendo nuove opportunità nel settore della produzione alimentare sostenibile, in linea con le tendenze del mercato internazionale.
In conclusione, la certificazione della produzione di carne bovina a carbonio negativo in Argentina rappresenta un importante passo avanti verso un'agricoltura più sostenibile e offre opportunità di collaborazione e sviluppo per l'Italia nel settore agroalimentare.
Fonte: http://tinyurl.com/834kvdd6
(Contenuto editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)
Proseguono le proteste degli agricoltori polacchi, con oltre 250 blocchi stradali in tutto il Paese.
Nei giorni scorsi è stata indetta un’altra protesta, prevista per il 20 febbraio, che è stata definita una “marcia sulla capitale”. Secondo notizie non ufficiali, anche i centri di vendita al dettaglio (Biedronka, Lidl, Auchan, Carrefour) saranno oggetto di blocchi.
“Bastano pochi giorni e la merce non arriverà più ai negozi” ha dichiarato un agricoltore al portale Witualna Polska. Gli agricoltori hanno due richieste principali: il ritiro del Green Deal dell’UE e la reintroduzione delle tariffe sui prodotti agricoli provenienti dall'Ucraina.
Fonte: http://tinyurl.com/mr322brz
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
Il primato danese
Le vendite globali di alimenti e bevande biologiche hanno raggiunto i 220 miliardi di dollari nel 2022. Il segmento degli alimenti biologici ha dominato il mercato, con una quota di circa il 59% nel 2022. Il consumo di generi alimentari bio ha guadagnato popolarità nei Paesi industrializzati come il Nord America e l'Europa, diffondendosi anche nei Paesi in via di sviluppo come Cina e India. In questo quadro, i danesi si posizionano al primo posto ormai da molto tempo; infatti, la Danimarca vanta una lunga tradizione nel settore biologico, che risale a tempi antichi, precedendo la popolarità di tali prodotti nel resto d'Europa. Già nel 1987, il governo danese è stato il primo al mondo a introdurre normative per la produzione di alimenti biologici.
La Danimarca si distingue come il paese con la maggiore propensione al consumo di prodotti biologici al mondo. Con la più alta quota di prodotti biologici sul mercato e un sistema biologico altamente sviluppato, tre danesi su quattro acquistano alimenti biologici ogni settimana. Questo successo è in parte dovuto al marchio "Ø-label", unico e certificato dal governo, che presenta criteri più rigorosi dell'etichetta ecologica europea.
Una grande opportunità commerciale
Imprenditori ed export manager abituati ad internazionalizzare ed esportare prodotti biologici sanno che il mercato danese e i suoi consumatori offrono un contesto ideale per espandere il proprio business.
La domanda dei consumatori di un'ampia gamma di prodotti biologici ha fatto sì che le importazioni danesi di prodotti biologici superassero le esportazioni. Storicamente, infatti, si tratta di un mercato orientato all’import, in particolare di prodotti quali cereali, verdura, frutta, tè, caffè, vino e prodotti alimentari per bestiame e agricoltura. Import ed export si concentrano in particolar modo verso i paesi europei, tra cui l’Italia. L’Italia è il quinto partner per volume di prodotti alimentari importati. La figura illustra l’andamento delle importazioni delle categorie di prodotti menzionati precedentemente dall’Italia.

Ciò che contraddistingue maggiormente i consumatori danesi è il valore che attribuiscono al prodotto biologico. Infatti, il prezzo passa in secondo piano e si prediligono fattori come la freschezza del prodotto, salubrità, qualità e sostenibilità, oltre ad una particolare attenzione alle condizioni di benessere degli animali negli allevamenti. Tutti fattori che contribuiscono alla fidelizzazione del cliente. Infine, nell’attuale clima di crescente tensione nel settore agroalimentare europeo, la Danimarca si distingue per l'impegno del governo nel garantire un costante aumento di sussidi sia per gli agricoltori che per il settore gastronomico e alimentare, con particolare attenzione ai produttori biologici.
Dati sui principali canali di vendita e conclusioni
In sintesi, la Danimarca si conferma come leader nel settore dei prodotti biologici grazie alla sua lunga tradizione, all'innovazione e al forte impegno governativo. La sua reputazione di qualità e sostenibilità apre nuove opportunità commerciali su scala internazionale.

Fonti: http://tinyurl.com/3ramc9uk
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
Si è conclusa ad ottobre la più antica fiera internazionale della Repubblica Moldova, la tradizionale Moldagrotech giunta, in questo autunno, alla sua XXXXII edizione.
Anche quest’anno la Camera di Commercio Italiana in Moldova ha attrezzato una grande area espositiva dedicata al Made in Italy nella quale le imprese hanno presentato le loro eccellenze settoriali. Dimax-Impex già leader in Moldova di impianti e prodotti per la zootecnia, Leone Va con Noberasco per la lavorazione della frutta secca, Vivai Schito ed Anigold nel comparto agricolo, Ecolibrì per l’efficientamento energetico ed Arven con l’esposizione delle proprie pompe idrauliche applicabili alle imprese del settore.
La fiera internazionale è stata aperta dall’intervento del Vice Primo Ministro e Ministro dell’Agricoltura ed Industria Alimentare Vladimir Bodea ed ha registrato una forte partecipazione di addetti ai lavori ed esperti qualificati in tutte e quattro le giornate espositive.
Per maggiori informazioni e vedere la galleria fotografica: http://tinyurl.com/yzsw7s6z
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Moldova)
Le autorità venezuelane stanno lavorando alla creazione di una grande zona speciale dedicata alla produzione di diversi tipi di alimenti nell'est del paese, secondo un annuncio fatto dal ministro dell'Agricoltura, Wilmar Castro Soteldo.
Il funzionario ha assicurato che è stata una settimana di lavoro "molto intensa", con tre incontri tra il Ministero dell'Agricoltura e le autorità regionali "per la formazione della zona economica speciale dell'est", che comprende gli stati di Guárico, Anzoátegui, Monagas, Sucre e Bolivar.
"Ci sono quasi 12.552.000 ettari adatti all'agricoltura di tutti i tipi, più un'importante area agroforestale che ha anch'essa un potenziale straordinario in questa parte del Paese, e circa 1.240 chilometri di costa marina (...), dove c'è un potenziale straordinario per la pesca", ha detto Soteldo.
Nel suo programma "Coltivare la patria", trasmesso dal canale statale VTV, il ministro ha sottolineato che quest'area sarà in grado di produrre soia, sorgo, mais, riso, manzo, bovini, bufali, capre, pecore, pollame, maiali, frutta secca come arachidi e anacardi, frutta tropicale, canna da zucchero, cacao, caffè e spezie come cannella, pepe e rosmarino, tra gli altri prodotti.
Il ministro ha inoltre precisato che, nonostante il Venezuela orientale "riunisce il 40% del territorio nazionale, produce appena il 9% del cibo", il resto - ha osservato il funzionario - è prodotto dalle pianure, dalle regioni occidentali e andine.
Fonte: https://tinyurl.com/4rtp3ccp
(Contenuto editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)
Con il lancio del più grande piano agricolo della storia del Paese, il Brasile investirà oltre R$ 435 miliardi fino al 2024, pari a circa 87 miliardi di euro, offrendo numerose opportunità di collaborazione alle imprese italiane, già presenti nel Paese con vere eccellenze, come le aziende veneziane di raccolta delle uova e quelle siciliane specializzate nella nano irrigazione.
L'iniziativa del governo Lula, che pone l'accento sulla sostenibilità, con la produzione di energia pulita, la riduzione delle emissioni di gas serra, il rimboschimento e la cura della vegetazione autoctona, ma anche la razionalizzazione delle risorse naturali e il riciclo di spazzature e rifiuti, cerca soprattutto sinergie con aziende specializzate in automazione, nella creazione di software gestionali personalizzati, nelle applicazioni, nell'analisi dei big data, in particolare per i sistemi di alimentazione degli animali gestiti da intelligenza artificiale, e nei droni agricoli.
Ma stanno emergendo anche nel mercato brasiliano i primi sistemi di tracciabilità alimentare basati sulla tecnologia blockchain, progetti di ricerca su riso e cereali, oltre a una crescita significativa della domanda di sensori e sistemi di irrigazione intelligenti, che consentono un uso responsabile dell'acqua, settore in quali aziende italiane competono principalmente con aziende americane e israeliane.
Opportunità che, come ha sottolineato all'ANSA l'ambasciatore italiano in Brasile, Francesco Azzarello, "vanno valutate e approfondite, con la volontà di creare collaborazioni con un partner brasiliano e trasferire tecnologia, sfruttando la diversità stagionale rispetto l'Italia, nonché il grado di sviluppo particolarmente avanzato della ricerca locale".
“Come ho avuto modo di dire ai membri della potente Associazione degli Agricoltori e Allevatori dello stato di Mato Grosso do Sul nella mia recente missione, devono iniziare la trasformazione che è molto limitata. L'Italia è il partner ideale in questo settore", ha aggiunto l'ambasciatore.
E, secondo il presidente di Italcam a San Paolo, Graziano Messana, anche le opportunità di collaborazione “sono destinate a crescere vista la rapida evoluzione del settore”.
"Basti pensare che il PIL agricolo brasiliano nel 2022 ha raggiunto la cifra impressionante di USD 500 miliardi, pari al PIL totale di Paesi come l'Argentina o l'Egitto, e un raccolto totale di oltre 300 milioni di tonnellate", ha affermato. Per avere un'idea della velocità di sviluppo basti pensare che, tra il 2002 e il 2022, il PIL agricolo del gigante gialloverde è balzato da USD 122 a 500 miliardi, con il Brasile che è diventato il primo produttore ed esportatore mondiale di soia, battendo gli Stati Uniti. “Crescita basata su un mix di tecnologia e investimenti in ricerca e politiche pubbliche”, sottolinea Messana.
D'altronde il Paese, che già ottiene l'84% della propria energia da fonti rinnovabili, “si sta muovendo verso una produzione zero carbon a 360 gradi”, come evidenziato dal direttore del settore Filiere Produttive e Indicazioni Geografiche del Ministero dell'Agricoltura, Fabiana Villa Alves, che sottolinea in particolare l'importanza dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale, “capace di innescare un gigantesco salto di qualità”, nonché “blockchain e data analysis”.
Fonte: https://tinyurl.com/48jp7tst
(Contenuto editoriale a cura della Câmara de Comércio Italiana de São Paulo - ITALCAM)