Mercoledì 5 Agosto 2026
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La Svezia sta avviando un dibattito sempre più ampio sul ruolo strategico dei data center nello sviluppo economico e tecnologico del Paese. Considerati fino a pochi anni fa semplici infrastrutture di supporto per l'archiviazione e l'elaborazione dei dati, i data center sono oggi al centro della trasformazione digitale globale e rappresentano un elemento essenziale per la competitività delle imprese, l'innovazione tecnologica e lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. In questo contesto, diversi attori del settore chiedono l'adozione di una strategia nazionale che consenta alla Svezia di consolidare la propria posizione come uno dei principali hub europei per le infrastrutture digitali.
L'interesse crescente verso i data center è strettamente legato all'espansione delle tecnologie digitali e all'aumento della domanda di capacità di calcolo generata dall'intelligenza artificiale, dai servizi cloud e dall'economia dei dati. La competizione internazionale per attrarre nuovi investimenti è particolarmente intensa e numerosi Paesi europei, tra cui Norvegia, Finlandia e Germania, hanno già adottato politiche specifiche per favorire lo sviluppo del settore. La Svezia dispone di caratteristiche che la rendono particolarmente attrattiva: una produzione di energia elettrica prevalentemente priva di combustibili fossili, elevate competenze tecnologiche, una rete energetica sviluppata e un sistema di teleriscaldamento diffuso che consente di valorizzare il calore prodotto dai centri di elaborazione dati.
Secondo gli operatori del settore, questi elementi potrebbero consentire al Paese di assumere un ruolo di primo piano nella nuova economia digitale europea. I benefici attesi non riguardano soltanto gli investimenti diretti e la crescita delle infrastrutture tecnologiche, ma anche il rafforzamento dell'ecosistema dell'innovazione, il sostegno allo sviluppo dell'intelligenza artificiale e la creazione di nuove opportunità economiche a livello locale e regionale. Inoltre, il recupero del calore di scarto generato dai data center potrebbe contribuire ad aumentare l'efficienza energetica dei sistemi di teleriscaldamento, creando ulteriori vantaggi per le comunità ospitanti.
Parallelamente, emerge la necessità di affrontare alcune sfide legate alla crescente domanda di energia elettrica. La transizione energetica, l'elettrificazione dell'industria e dei trasporti e la rapida espansione delle infrastrutture digitali stanno infatti aumentando la pressione sulla capacità produttiva e sulle reti di distribuzione. Per questo motivo, il dibattito in corso sottolinea l'importanza di una pianificazione coordinata che consenta di sviluppare simultaneamente la capacità energetica e quella digitale, evitando possibili colli di bottiglia e garantendo condizioni favorevoli agli investimenti di lungo periodo.
La proposta di una strategia nazionale per i data center nasce proprio dall'esigenza di fornire maggiore chiarezza e prevedibilità agli operatori economici. Tra gli obiettivi indicati figurano la semplificazione dei processi autorizzativi, una migliore integrazione tra infrastrutture energetiche e digitali, la promozione dell'efficienza energetica e il rafforzamento dell'attrattività della Svezia per gli investimenti legati all'intelligenza artificiale e ai servizi digitali avanzati. L'ambizione è quella di creare un quadro di riferimento stabile che permetta di conciliare crescita economica, sostenibilità ambientale e sicurezza energetica.
Nei prossimi mesi il tema sarà al centro di una serie di confronti tra rappresentanti dell'industria, del settore energetico, delle amministrazioni locali e delle istituzioni nazionali. L'obiettivo è individuare una visione condivisa sul contributo che i data center possono offrire alla competitività del Paese, sul loro ruolo all'interno del sistema energetico e sulle modalità con cui lo sviluppo di queste infrastrutture possa generare benefici diffusi per l'economia e la società. In un contesto in cui la capacità di gestire dati e applicazioni di intelligenza artificiale è destinata a diventare un fattore sempre più determinante per la crescita economica, la Svezia punta a trasformare i propri vantaggi strutturali in una leva strategica per rafforzare la propria posizione nel panorama digitale europeo.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)
La Catalogna è terra di hub tecnologici e digitali. Attualmente, conta con 140 hubs tecnologici di aziende straniere che sviluppano servizi digitali con un impatto globale. Questa cifra rappresenta una crescita dell'11% rispetto all'anno precedente, grazie all'arrivo di 14 aziende leader del mondo della mobilità, della salute e dei videogiochi, come Astra Zeneca, Lufthansa, Oracle, Netease e Rovio.
Secondo il rapporto Tech Hubs Overview, Barcellona è diventata una città estremamente attraente per la comunità internazionale. La città concentra il 76% degli uffici, e il 95% se consideriamo anche l'area metropolitana.
Le multinazionali scelgono Barcellona per il suo talento multidisciplinare, l'alto livello di talenti locali, la sua posizione geografica e l'ecosistema di aziende e industrie.
L'impatto economico generato da queste 140 aziende supera i 2,5 miliardi di euro all'anno, con una previsione di raggiungere i 3,6 miliardi in due anni. Inoltre, questi centri tecnologici impiegano un totale di oltre 25.000 persone, il 5% delle quali lavora interamente da remoto. Per quanto riguarda il settore ICT, esso impiega un totale di oltre 133.000 persone, il 3,6% dell'occupazione catalana.
Fonte: http://tinyurl.com/4w84s6ey
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana – Barcellona)
Il 2022 ha visto un forte aumento di investimenti in tecnologie e apparecchiature ICT e in software da parte del settore pubblico e privato. Lo indicano i nuovi dati dell’Ufficio di Statistica Ceco.
Nel 2022 il settore pubblico e privato ha speso quasi 344 miliardi di corone in investimenti in tecnologie ICT e nei software. Rispetto all’anno prima si è trattato di un incremento di oltre 44 miliardi di corone. A crescere sono stati soprattutto gli investimenti privati nei software, che sono aumentati di oltre 50 miliardi di corone a 263 miliardi di corone.
Già nel 2021 in Repubblica Ceca si spendeva molto per tecnologie ICT e software. Questi investimenti rappresentavano il 4,9% del PIL e nell’Unione Europea si è trattato del secondo dato più alto dopo la Svezia. Nel 2022 la quota sul PIL era salita a 5,1% e l’ICT rappresentava circa un quinto di tutti gli investimenti effettuati nel Paese.
Fonte: http://tinyurl.com/bdf4vzh6
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Le piccole e medie imprese ceche potranno chiedere una sovvenzione dai fondi europei per i progetti di automazione della loro produzione.
Parte, infatti, il primo bando Tecnologia 4.0 nell’ambito del programma operativo per le aziende TAK. Il bando prevede sovvenzioni per l’acquisto di nuovi beni nel settore della robotica, automazione o produzione additiva. Vengono sovvenzionati anche progetti di sicurezza cibernetica o di acquisto di beni non materiali, come software.
Il bando, ha iniziato a ricevere domande a partire dal 22 novembre, ha a disposizione 1,5 miliardi di corone. La quota di sostegno varia dal 40% al 60% per le piccole aziende e dal 30% al 50% per le medie aziende. Sono esclusi i progetti realizzati a Praga.
Fonte: https://tinyurl.com/yfhs3dws
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Lo scorso 1° settembre, la Commissione europea ha annunciato la firma di un accordo di associazione con la Turchia per l’ingresso di Ankara nel Digital Europe Programme. Con una dotazione totale pari a 7,5 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, il programma consente alle imprese e alle pubbliche amministrazioni dei Paesi aderenti di prendere parte a progetti di digitalizzazione, che includono gli ambiti dell’intelligenza artificiale e dell’avanzamento delle competenze digitali.
Una volta entrato in vigore, l’accordo contribuirà a consolidare i legami tra l’Unione Europea e la Turchia nell’ambito delle tecnologie digitali, rafforzando i rapporti tra le rispettive economie e società e supportando il progresso tecnologico turco anche mediante la possibilità di istituire nel Paese dei Digital Innovation Hubs.
I fondi del Digital Europe Programme, peraltro, si aggiungeranno a quelli già resi disponibili da altri programmi dell’UE come Horizon Europe, il Programma quadro per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021-2027 cui la Turchia ha aderito nel novembre del 2021.
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)
Il governo britannico ha recentemente annunciato che i progetti pilota per sviluppare un approccio digitale dei controlli alle frontiere hanno prodotto “dati di qualità superiore” e potrebbero ridurre del 17% il tempo necessario per prendere decisioni sulle merci che entrano in territorio UK.
L’iniziativa aveva lo scopo di utilizzare dati e tecnologia digitali per creare nuove frontiere più efficaci. Il rapporto di valutazione governativo ha rilevato che l’uso delle varie tecnologie nella catena di approvvigionamento ha prodotto dati migliori di quelli attualmente a disposizione del governo, consentendo potenzialmente alle agenzie di frontiera di ridurre il tempo necessario per prendere decisioni sulle merci che entrato in Regno Unito.
Se ampliato, il modello Ecosystem of Trust potrebbe consentire al governo di ridurre i requisiti amministrativi richiesti alle imprese, automatizzando le dichiarazioni doganali. Questo processo potrebbe ridurre i costi di raccolta dei dati doganali del 40%, con un conseguente risparmio annuo fino a 225 milioni di sterline.
I prossimi programmi “Trusted Trader” del DEFRA (Department for Environment, Food and Rural Affairs) introdotti come parte del modello operativo Border Target, applicheranno alcune delle idee esplorate da questi progetti pilota.
Tuttavia, il nuovo modello non è ancora pronto a sostituire i tradizionali meccanismi di controllo. Il governo ha affermato che “nessun nuovo modello sarà adottato dall’industria se non porterà effettivi benefici” e che “l’interoperabilità” informatica sarà il problema più grande da risolvere. La rimozione delle barriere legali alla digitalizzazione della documentazione commerciale attraverso la legge sui documenti commerciali elettronici – entrata in vigore il 20 settembre – potrebbe aiutare a risolvere questo problema.
(Contenuto editoriale a cura di The Italian Chamber of Commerce and Industry for the United Kingdom)
I brasiliani dovrebbero avere, nei prossimi anni, una nuova versione della loro valuta, il Real, molto diversa dalla tradizionale banconota fisica già conosciuta dalla popolazione. Questa novità sarà il Drex, precedentemente chiamato Real Digitale e attualmente in fase di sviluppo da parte della Banca Centrale del Brasile. Il progetto va avanti ormai da alcuni anni, ma ha fatto progressi più concreti nel 2022 e nel 2023. Con ciò, il suo lancio è diventato una realtà sempre più vicina.
In questo modo il Real dovrebbe acquisire una nuova versione digitale, che promette di cambiare diversi aspetti dell’economia brasiliana e, in particolare, dell’attuale mercato finanziario. In questo senso la Banca Centrale scommette sulla valuta digitale come strumento per rilanciare non solo la digitalizzazione, ma anche la tokenizzazione dell’economia, in un lavoro che coinvolge anche Pix e Open Finance.
L’autarchia descrive Drex come un "Pix di servizi finanziari", ma il suo funzionamento presenta alcune differenze rispetto allo strumento di pagamento istantaneo. Allo stesso tempo, gli esperti sostengono che l'impatto della novità potrebbe essere altrettanto significativo di quello di Pix, che già oggi è uno dei principali mezzi di pagamento in Brasile.
[Pix: è un metodo di trasferimento di denaro e pagamento elettronico istantanei in Real Brasiliano, offerto dalla Banca Centrale del Brasile a persone fisiche e giuridiche, che opera 24 ore su 24, ininterrottamente, essendo il mezzo di pagamento più recente del Sistema di Pagamento Brasiliano.]
Cos’è il Drex?
Drex è una versione digitalizzata del Real Brasiliano e generata su una rete blockchain, ovvero è una combinazione tra l’economia tradizionale e l’economia cripto, più specificatamente quella tokenizzata. La classificazione tecnica del progetto è una valuta digitale della banca centrale, o CBDC (Central Bank Digital Currency). Attualmente ce ne sono quattro in funzione in tutto il mondo, con dozzine in fase di sviluppo.
Responsabile dello sviluppo del progetto è la Banca CentraleIn una certa misura, assomiglia alle cosiddette stablecoin, criptovalute che sono accoppiate con un altro asset, come l’oro e il dollaro, e quindi possono essere utilizzate e scambiate come se fossero rappresentazioni virtuali di una valuta fiat o di una commodity.
La differenza principale tra una stablecoin e una CBDC come Drex è che si basa sull'emissione e sulla garanzia della parità da parte di un'autorità centrale e governativa, in questo caso una banca centrale. Cioè, c'è la garanzia che 1 Drex equivarrà sempre a R$ 1, attraverso le riserve proprie e le emissioni effettuate dall’autarchia.
Come funziona il Drex?
Ogni unità Drex creata verrà archiviata e registrata su una blockchain. Nella fase attuale, di test pilota, la blockchain scelta è stata Hyperledger Besu, che è connessa alla rete Ethereum, ma con accesso chiuso al pubblico. Tuttavia, a seconda dei risultati del progetto pilota, si potrebbe ancora scegliere un’altra rete per ospitare la valuta digitale.
A differenza di molti progetti di CBDC, Drex si concentrerà sul commercio all’ingrosso. Ciò significa che si prevede che la CBDC sarà utilizzata principalmente dalla stessa Banca Centrale, dalle banche e da altri istituti finanziari nelle transazioni tra di loro. Allo stesso tempo, il progetto avrà un Real Tokenizzato, che è la rappresentazione della tokenizzazione delle riserve bancarie su una blockchain, con particolare attenzione all’utilizzo per gli scambi tra persone e aziende, cioè al dettaglio, nelle negoziazioni di asset tokenizzati.
Nonostante il cambio di nome di Real Digitale, non è ancora stato annunciato se Real Tokenizzato acquisirà un nuovo nome o verrà chiamato anche Drex. In questo senso, Real potrà transitare attraverso una rete blockchain e avrà nuove funzioni. Un altro elemento importante nell'uso di Drex è la cosiddetta tokenizzazione degli asset - l'inclusione di asset finanziari e fisici nelle reti blockchain, cercando di facilitare e incoraggiare la creazione e il commercio attraverso l'uso di Drex o Real Tokenizzato.
Quali sono i vantaggi di Drex?
Il vantaggio principale che avrà Drex, ex Real Digitale, sarà la cosiddetta programmabilità, soprattutto per le operazioni finanziarie, soprattutto quelle effettuate da grandi operatori di mercato e che coinvolgono maggiori importi di denaro. In questo modo sarà possibile utilizzare i contratti intelligenti di blockchain non solo per definire quando avrà luogo una transazione, ma anche per stabilire le precondizioni che devono essere soddisfatte affinché tale transazione abbia luogo.
Un altro vantaggio portato dal progetto è l’incentivo alla tokenizzare degli asset, a partire dalla stessa valuta brasiliana. La CBDC è vista dalla Banca Centrale come un'alternativa più sicura e regolamentata da utilizzare nelle transazioni che coinvolgono token, il che dovrebbe aiutare ad attrarre operatori di mercato più tradizionali che, al momento, hanno paura di entrare nel segmento e hanno bisogno di utilizzare le stablecoin, che sono private.
La tokenizzazione è considerata dagli esperti la prossima grande tendenza per il mercato finanziario. Tra i suoi vantaggi c'è la capacità di apportare maggiore efficienza e ridurre i costi per le operazioni. Inoltre, consente di frazionare i beni, riducendo i costi, compresi applicazioni e investimenti, che possono democratizzare l’accesso al mercato finanziario. La registrazione sulla blockchain fornisce inoltre maggiore sicurezza, rendendo più semplice il monitoraggio delle operazioni e degli asset.
Qual è la differenza tra Drex e Pix?
Anche se è stato descritto come un “Pix di servizi finanziari”, Drex è diverso dal sistema di pagamento istantaneo. La differenza principale è che Pix non opera su blockchain, il che rende i due sistemi già abbastanza diversi. Inoltre, Pix è un sistema per effettuare transazioni al dettaglio istantanee.
Drex, invece, si concentrerà sul commercio all'ingrosso. Rappresenta anche la digitalizzazione della valuta fisica emessa dalla Banca Centrale, sviluppata da una rete blockchain. Il focus stesso sul commercio all'ingrosso è stato possibile in Brasile proprio perché Pix ha già risolto le richieste di modernizzazione dei pagamenti al dettaglio, che quindi non sono più al centro dell'attenzione della Banca Centrale nelle CBDC.
Un altro obiettivo della CBDC che andrebbe oltre gli usi di Pix è facilitare l'interoperabilità tra i sistemi monetari dei Paesi, consentendo transazioni e pagamenti transfrontalieri più rapidi.
Quando verrà rilasciato Drex?
Secondo le previsioni attuali della Banca Centrale, Drex sarà lanciato entro la fine del 2024. Perché ciò accada, però, il progetto precedentemente noto come Real Digitale, non dovrà affrontare sfide significative nei prossimi mesi, che potrebbero finire per ritardare i tempi di sviluppo. La CBDC è attualmente nella seconda fase di implementazione, e in fase di test con una versione pilota.
In questa fase, la Banca Centrale e i partecipanti selezionati creeranno e testeranno l’intera infrastruttura per far funzionare la valuta digitale, concentrandosi su aree come la sicurezza e la privacy. Inoltre, ci sarà la prima emissione della CBDC e la sua sperimentazione in un caso d’uso pratico: lo scambio di una versione tokenizzata di un buono del Tesoro tra due ipotetici clienti di diversi istituti finanziari.
L'aspettativa è che la fase pilota di Drex finisca nel marzo 2024. Si farà poi un bilancio dei risultati, apportando le modifiche necessarie alla rete e allo sviluppo in modo che la CBDC raggiunga il pubblico entro la fine del prossimo anno.
Fonte: https://tinyurl.com/w4j5bku4
(Contenuto editoriale a cura della Câmara de Comércio Italiana de São Paulo - ITALCAM)
Un numero record di studenti ha fatto domanda per studiare informatica nelle università britanniche, rendendolo il settimo corso più popolare in UK con un aumentato del 9,5% dallo scorso anno - secondo il servizio di ammissione all'università Ucas.
L'amministratore delegato di Ucas, Clare Marchant, ha dichiarato che gli studenti sono "sempre più spinti" a studiare informatica a causa dell'ascesa dell'intelligenza artificiale (AI) e dei progressi nella tecnologia digitale. Al 30 giugno, c'erano 94.870 domande per studiare informatica, rispetto alle 86.630 dell'anno scorso e alle 71.150 del 2021. Il numero di richieste da parte di studenti britannici per le facoltà di ingegneria dei software è aumentato del 16% rispetto all’anno scorso: anche informatica (+11%), intelligenza artificiale (+4%) e animazione (+2%) hanno registrato un aumento delle domande.
“Sappiamo che i cambiamenti nel mondo che ci circonda si traducono in un aumento della domanda per determinati corsi: come abbiamo visto per la facoltà di economia dopo il 2008 e per medicina durante la pandemia di Covid-19. Questi nuovi dati suggeriscono che gli studenti sono sempre più ispirati a studiare informatica, grazie all'ascesa del digitale e dell'intelligenza artificiale" – come affermato da Clare Marchant.
Complessivamente, le cifre mostrano che ci sono state 195.690 domande da parte di candidati di tutte le età e di tutti i paesi, con un aumento del 9% rispetto al 2022. Rashik Parmar, amministratore delegato di BCS, The Chartered Institute for IT, ha dichiarato: “Gli adolescenti in UK sanno che l'intelligenza artificiale cambierà il mondo per sempre: non dovrebbe sorprenderci vedere questa crescente domanda di lauree in informatica”.
Ucas ha affermato che una serie di fattori sta influenzando le applicazioni, tra cui geopolitica, economia, mercato del lavoro e aumento del costo della vita. Il numero di candidati internazionali, di tutte le età, è aumentato del 2,4% nell'ultimo anno, trainato dall'interesse proveniente da India, Medio Oriente e Africa. Nel frattempo, i candidati dalla Cina sono diminuiti del 2,2% - molto probabilmente dovuto alle restrizioni del Covid-19.
(Contenuto editoriale a cura di The Italian Chamber of Commerce and Industry for the United Kingdom)
Il Ministero spagnolo degli Affari Economici e della Trasformazione Digitale ha pubblicato i dati del Rapporto sulla Copertura della Banda Larga 2022, che fornisce informazioni sui progressi della connettività fissa e mobile in Spagna al 30 giugno 2022.
I dati dello studio mostrano che il divario di connettività tra aree urbane e rurali continua a ridursi considerevolmente grazie al sostegno pubblico per la diffusione di infrastrutture di rete fissa ultraveloce, soprattutto nelle aree rurali.
Negli ultimi anni, il divario (la differenza tra la copertura rurale e quella totale) si è più che dimezzato, passando da 42 punti percentuali nel 2018 a soli 18 punti percentuali nel 2022, rendendo più vicino l’obiettivo di eliminare completamente il digital divide entro il 2025.
In particolare, a giugno 2022, il 90% delle famiglie aveva accesso a reti di almeno 100 Mbps. Nelle aree rurali, la percentuale era del 72%.
Dal 2018, il governo ha messo a disposizione 900 milioni di euro in aiuti pubblici che hanno mobilitato 1,508 miliardi di euro in investimenti pubblico-privati per coprire 4,7 milioni di abitazioni con reti a banda larga ultraveloci. La diffusione della fibra ottica ha subito un’accelerazione significativa negli ultimi due anni grazie alla spinta dei fondi UE Next Generation e del Recovery Plan. Tra il 2021 e il 2022, il governo ha messo a disposizione 494 milioni di euro di sussidi agli operatori per l’installazione di reti a banda larga ultraveloce di almeno 100 Mbps.
Grazie a questi investimenti, si prevede di poter garantire la connessione a banda larga ultraveloce su tutto il territorio nazionale, coprendo il 100% della popolazione entro il 2025. Nelle aree rurali, la copertura sarà dell’89,5%, con un aumento di 50 punti rispetto al 38% del 2018.
Reti mobili: il 5G decolla
Con i tassi di copertura 4G che hanno raggiunto quasi il 100% della popolazione, gli investimenti nella tecnologia mobile hanno continuato a concentrarsi sul 5G, con un aumento significativo della copertura. il risultato è che nel 2022 l’82% della popolazione ha avuto accesso al 5G attraverso diverse soluzioni tecnologiche, 23 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente.
Nell’ultimo anno, la spinta del 5G si è fatta sentire nelle bande prioritarie (New Radio), con una copertura del 58%, 25 punti percentuali in più rispetto al 2021. Nelle aree rurali, la copertura è raddoppiata in un anno, arrivando al 50,52% nel 2022. Tra gli obiettivi dell’agenda Spagna Digitale, vale la pena sottolineare quello di raggiungere il 75% della popolazione coperta da reti mobili 5G entro il 2025.
Nuovi indicatori: connessioni a 1 Gbps
In linea con gli obiettivi dichiarati dall’UE di progredire verso la Società europea dei Gigabit e la sua universalizzazione entro il 2030, questa edizione del report incorpora per la prima volta dati sulla copertura a velocità di almeno 1 Gigabit per ora di download.
A livello nazionale, nel giugno 2022 l’85% delle famiglie spagnole aveva accesso alle reti a banda larga con una velocità di download di 1 Gigabit. Nelle aree rurali, il tasso era del 64%.
Questa innovazione si aggiunge a quella introdotta nella precedente edizione del report, che per la prima volta utilizzava una metodologia che prendeva come riferimento la particella catastale (strade e portoni) anziché la singola entità demografica, visti gli alti livelli di copertura raggiunti e la necessità di avere dati con maggiore dettaglio.
È possibile scaricare il report completo dal seguente link: https://bit.ly/3zpkLfE
Fonte: https://bit.ly/3KqLJdg
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
È stata presentata il 23 marzo scorso la terza edizione del rapporto Economia Digitale in Spagna, elaborato dall'Asociación Española de Economía Digital (Adigital) e da Boston Consulting Group (BCG). Il report analizza l’evoluzione della digitalizzazione dell’economia spagnola nel 2022 e prende in esame due aspetti fondamentali per la crescita economica: in primo luogo, la digitalizzazione delle PMI, alla luce del grande peso di queste aziende nel tessuto economico della Spagna, e in secondo luogo, la scalabilità e la crescita delle aziende spagnole basate sulla tecnologia (note come scaleup), in quanto sono vettori interconnessi che consentono la crescita e la digitalizzazione di altri settori produttivi.
Digitalizzazione dell’economia spagnola
Secondo il rapporto l'economia digitalizzata spagnola, definita come l’insieme delle attività economiche basate su beni e servizi digitali, ha costituito il 22,6% del PIL totale nel 2022, 0,6 punti in più rispetto al 2020 (22,0%) e quasi 4 punti in più rispetto al 2019 (18,7%). L’impatto diretto stimato dell’economia digitale sul PIL nel 2022 è dell’11,2%, 0,3 punti in più rispetto al 2020 e 2,2 punti in più rispetto al 2019.
Per spiegare questa evoluzione, è necessario analizzare il comportamento sia della digitalizzazione dell’economia che del PIL spagnolo. Da un lato, il valore della digitalizzazione dell’economia tra il 2020 e il 2022 ha avuto una crescita cumulativa del 19%, caratterizzata dall’aumento dell’adozione del digitale da parte di utenti e aziende. Dall’altro lato, il PIL spagnolo, che ha subito un forte calo (-10,8%) a seguito della pandemia, si è ripreso tra il 2020 e il 2022 con una variazione del 15,9%, in linea con le aspettative. In tal senso, quando si effettuano i calcoli, il peso dell’economia digitale in Spagna può apparire come un rallentamento del tasso di crescita, ma non è così se si guarda ai valori assoluti.
Digitalizzazione delle PMI
Questa terza edizione del rapporto comprende anche un’analisi della digitalizzazione delle PMI spagnole, un fattore chiave per aumentare il contributo digitale all’economia spagnola, dato che queste rappresentano il 99,8% del tessuto imprenditoriale. Nell’ambito di questo studio, sono stati intervistati dirigenti di aziende spagnole consapevoli delle leve e dei fattori di successo della digitalizzazione delle PMI, che sono riassunti in cinque punti:
1) il valore aggiunto della digitalizzazione nei settori economici ancora non coperti dalla stessa.
2) L’opportunità di un mercato in crescita.
3) I servizi sviluppati per aumentare la produttività e migliorare la competitività delle aziende.
4) L'”effetto traino” sugli investimenti esteri in Spagna.
5) Il contributo della digitalizzazione nell’ecosistema aziendale.
Le scaleup come motore del tessuto imprenditoriale spagnolo
Il rapporto esamina anche le scaleup e gli “unicorni“, che sono diventati uno dei principali motori della rivoluzione digitale nel tessuto imprenditoriale, con un effetto a catena in cinque aree chiave:
Parlando di scaleup, Pablo Claver, Managing Director e Partner, Leader della Practice People and Organisation di BCG per la Penisola Iberica e il Sudamerica, sottolinea che “una serie di macro-tendenze sta cambiando le esigenze del mondo del lavoro, generando un mismatch tra le capacità della forza lavoro e le necessità delle aziende. Le scaleup devono diventare attori chiave nel guidare la generazione di talenti digitali, che influenzano direttamente il successo della trasformazione di altre aziende, nonché la crescita dell’economia di un Paese”.
Fonte: https://bit.ly/3ZAsVwy
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)