Mercoledì 25 Febbraio 2026
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La produzione vinicola ungherese vanta una tradizione secolare che affonda le proprie radici già in epoca romana e che, nel corso dei secoli, ha contribuito a consolidare il ruolo del vino come settore di rilievo dell’economia agricola nazionale. Emblematica in tal senso è la regione del Tokaj Hegyalja, riconosciuta nel 1722 come il primo distretto vitivinicolo ufficiale al mondo.
Oggi l’Ungheria conta 22 regioni vinicole e oltre 10.000 operatori lungo la filiera. La produzione è destinata in parte all’export, che negli anni ha oscillato indicativamente tra 400 e 800 mila ettolitri annui.
Negli ultimi decenni, tuttavia, il settore ha attraversato una fase di ridimensionamento strutturale. Le superfici vitate sono diminuite sensibilmente, passando dai 135 mila ettari del 1995 ai 60 mila ettari del 2024 (Figura 1).

Parallelamente, anche le esportazioni hanno registrato una flessione: dai 803 mila ettolitri dei primi anni duemila si è scesi a circa 544 mila ettolitri nel 2013. Tuttavia, negli ultimi anni, il settore vinicolo ungherese ha nuovamente registrato una nuova fase di crescita, arrivando, nel 2023, a raggiungere 1.266 mila ettolitri esportati (Figura 2).
Per quanto riguarda le importazioni, l’andamento osservato è differente; queste hanno infatti conosciuto un aumento significativo fino a 537 mila ettolitri nel 2011, per poi ridursi e stabilizzarsi su livelli più contenuti, pari a circa 76 mila ettolitri nel 2023 (Figura 2). Il mercato ungherese appare quindi caratterizzato da una progressiva apertura ai prodotti esteri, soprattutto nelle fasce qualitative più elevate.
Un trend analogo riguarda il consumo interno, anch’esso in lieve calo nel tempo, con una netta preferenza per i vini bianchi, coerente con una produzione nazionale maggiormente orientata a questa tipologia rispetto ai rossi.

Nonostante questo quadro, le prospettive di medio periodo risultano positive. Nel 2023, l’Ungheria si è collocata al settimo posto a livello mondiale per valore del mercato vinicolo, e le previsioni indicano una lieve ripresa dei consumi. Dopo tre anni di consumi al di sotto della media, l’Ungheria (2,2 milioni di ettolitri, +7,5% rispetto al 2023) sembra tornata ai livelli di consumo registrati nel 2019 e nel 2020 (Figura 3).
Poiché la produzione vinicola ungherese è concentrata prevalentemente su vini di fascia medio-bassa, per soddisfare la domanda interna di prodotti di fascia medio-alta e premium viene soddisfatta in larga misura attraverso le importazioni.
In tale contesto, l’Italia riveste un ruolo di primo piano. Nel 2023, le importazioni ungheresi di vino hanno superato i 28 milioni di dollari; tra i principali Paesi esportatori, l’Italia si è posizionata al primo posto, superando anche la Francia e la Germania, con esportazioni pari a 11,1 milioni di dollari, valore che nel 2024, ha raggiunto gli 11,77 milioni di dollari.
I vini italiani rappresentano la percentuale maggiore di vini importati in Ungheria, con valori che oscillano dal 40 al 46%.
Il mercato vinicolo ungherese è caratterizzato da una forte prevalenza di vini bianchi, frizzanti e dolci, che rappresentano complessivamente circa il 77% dei consumi (guidati da produttori locali come Törley), mentre i vini secchi si attestano intorno al 23%, anche a causa dell’influenza storica della regione di Tokaj, simbolo della tradizione ungherese dei vini dolci.
Alla luce dello scenario di consumo locale, i vini bianchi italiani aromatici o caratterizzati da maggiore morbidezza, così come alcune tipologie di spumanti, quali Gewürztraminer, Moscati e Malvasie, possono trovare interessanti opportunità di inserimento nel mercato ungherese, nonostante nel primo semestre del 2023 i volumi di vino fermo nei 20 principali mercati internazionali siano calati del -4%; in questo contesto, le prospettive restano favorevoli per gli spumanti, per i quali si prevede un CAGR (tasso di crescita annuale composto) positivo del 1% tra il 2022 e il 2027.
A rafforzare questo trend, l’Italia, il maggior esportatore mondiale di vino per volume, ha invertito la tendenza negativa iniziata nel 2021, registrando una crescita del 3,2% in volume (21,7 milioni di ettolitri) e del 5,6% in valore (8,1 miliardi di euro). Questa performance positiva è stata trainata principalmente dagli spumanti, in particolare il Prosecco, aumentato del 12% in volume e del 9% in valore, mentre anche i vini imbottigliati hanno registrato buoni risultati nel 2024, con +4,1% in volume e +4,8% in valore.
Tuttavia, considerando che il mercato domestico ungherese, un posizionamento focalizzato esclusivamente su tali categorie rischierebbe di inserirsi in segmenti già ampiamente presidiati.
Per questo motivo, una strategia opportuna potrebbe essere quella di puntare su segmenti meno saturi, proponendo vini italiani caratterizzati da profili differenti rispetto alle preferenze tradizionali ungheresi, in particolare vini bianchi secchi, come Chardonnay, Sauvignon Blanc e Pinot Grigio, e vini rossi di qualità con etichette e vitigni quali Barolo, Pinot Nero, Chianti, Sangiovese e Merlot, capaci di offrire un’alternativa distintiva: sebbene in Ungheria il loro consumo sia tradizionalmente inferiore rispetto a quello dei bianchi, essi possono rappresentare una leva strategica soprattutto nei canali Ho.Re.Ca di fascia medio-alta.
Tale approccio consente di valorizzare le denominazioni DOP/IGP e il prestigio del Made in Italy, intercettando una domanda più evoluta, soprattutto tra consumatori più attenti e turisti a Budapest, sempre più interessati a vini premium e a esperienze enologiche di respiro internazionale.
Il mercato ungherese di dimostra perciò essere una realtà dinamica e conveniente per le imprese italiane, capaci di inserirsi e affermarsi con auterovelezza e idee innovative.
Sul territorio magiaro si contano infatti numerose imprese italiane attive nel settore vinicolo, da anni impegnate nella distribuzione di vini italiani.
Il mercato vinicolo ungherese si presenta come un contesto dinamico, caratterizzato da una forte tradizione centenaria di storia e qualità. L’Ungheria vanta le sue eccellenze produttive, dalla celeberrima regione del Tokaj o il Bikaver della contea di Heves, che continuano a confermare il Paese come una voce discretamente autorevole a livello internazionale, capace di tenere testa ai grandi esportatori come Italia e Francia.
Eppure, nonostante il giusto orgoglio per la produzione vinicola, l’Ungheria si dimostra essere anche un mercato attivo a livello internazionale, rappresentando una destinazione degna di nota per i produttori italiani che desiderano espandersi e far conoscere i loro eccellenti prodotti anche nel cuore dell’Europa.
Come numerose realtà attive già testimoniano, le imprese italiane sanno abilmente affermarsi sul territorio ungherese, anche grazie al supporto di numerosi importatori locali.
Il pubblico ungherese, per la sua storia e tradizione vinicola di eccellenza, saprà sicuramente apprezzare l’eccellenza della produzione italiana.
Per queste ragioni, investire nel mercato ungherese significa per i produttori italiani ampliare i propri orizzonti commerciali in modo mirato, rafforzando la propria presenza al cuore del continente e instaurando relazioni di lungo periodo con operatori qualificati.
L’Ungheria è un partner naturale per chi desidera portare il valore, la storia e la passione del vino italiano oltre i confini nazionali.
FONTI
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per l’Ungheria)