Giovedì 5 Febbraio 2026
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Secondo il presidente dell’Unione delle Industrie Tessili (UIT), Olivier Ducatillion, la decisione della Francia di vietare l’utilizzo e la vendita di tessuti contenenti sostanze inquinanti permanenti (PFAS) appare un vero “autosabotaggio”.
Il divieto dei “polluants éternels” in vestiti, scarpe, cosmetici e cere per sci è entrato in vigore il 1° gennaio 2026, secondo un decreto che prevede eccezioni e un periodo di smaltimento delle scorte esistenti di 12 mesi.
Il divieto segue la proposta dell’Unione Europea di limitare l’uso dei PFAS nei prodotti di consumo, con eccezioni per i beni essenziali. Mentre l’UE fatica a definire la legge a causa delle resistenze industriali, la Francia prevede che il divieto sarà esteso a tutti i tessili entro il 2030.
Nel frattempo, il Ministero della Transizione Ecologica ha fissato un limite massimo di concentrazione di PFAS oltre il quale si applicano le sanzioni, secondo il decreto pubblicato il 30 dicembre 2025 nel Journal officiel. Tra le sostanze inquinanti permanenti figurano, tra le altre, il TFA (acido trifluoroacetico), considerato dannoso per l’uomo e l’ambiente, il cui uso sarà monitorato nelle acque potabili a partire da gennaio 2026.
La Francia, insieme alla Germania, ha inoltre stabilito un valore sanitario indicativo di 60 microgrammi per litro per il TFA, oltre il quale si applica il divieto previsto dal decreto. Questa misura riflette la necessità di intervenire rapidamente a causa della diffusione di questi inquinanti nei nuovi prodotti chimici utilizzati nei sistemi di riscaldamento e climatizzazione, come sottolinea il professore norvegese Hans Peter Arp.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)