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Giovedì 23 Dicembre 2021

Le 10 buone ragioni per lavorare in Lussemburgo secondo Les Frontaliers

Il sito informativo Les Frontaliers pubblica online le 10 buone ragioni per cui si dovrebbe venire a vivere e lavorare in Lussemburgo. Non solo gli stipendi sono tra i più alti della zona euro, ma il basso tasso di criminalità e la stabilità politica del paese lo rendono uno dei luoghi più sicuri del mondo.

Si riportano di seguito i 10 motivi per lavorare in Lussemburgo:

1. Multiculturalismo: Il Lussemburgo è facile da integrare grazie alla sua apertura al multiculturalismo consolidato. Ben 200.000 frontalieri lavorano quotidianamente nel paese. In tutto, il 48% della popolazione è straniera, cioè quasi la metà. Attualmente ci sono 170 nazionalità registrate nel paese.

2. Una posizione geografica strategica: Il paese si trova al crocevia dell'Europa tra Germania, Belgio e Francia.

3. Facilmente accessibile: Il Lussemburgo ha un aeroporto internazionale e una stazione ferroviaria con treni europei ad alta velocità. La rete autostradale è abbondante.

4. Capitale a misura d'uomo

5. Mercato del lavoro attraente: Il Lussemburgo ha un tasso di disoccupazione in calo nonostante l'aumento della popolazione attiva. La Brexit sta riportando grandi aziende in Lussemburgo. Il mercato del lavoro è attraente grazie soprattutto allo sviluppo della rete di start-up.

6. Sicurezza: Il tasso di criminalità è in calo. Ci sono anche forti norme per il rispetto del GDPR - il regolamento europeo sui dati personali. La capitale è stata nominata la città più sicura del mondo nel Mercer 2019 Quality of Life Survey, che prende in considerazione la stabilità interna, il tasso di criminalità, l'applicazione della legge, la libertà di stampa e le restrizioni alla libertà personale.

7. Salari competitivi: le condizioni salariali sono superiori alla media dei paesi vicini. C'è anche una doppia sicurezza sociale per i frontalieri. La tassazione è più bassa per le aziende.

8. Opportunità di sviluppo: Il Granducato è sede di molte grandi aziende (Arcelor, Ferrero, Deloitte, Amazon...).

9. Un centro finanziario sviluppato: Il settore finanziario è molto presente con quasi 130 banche nel paese. È il leader mondiale nel settore dei fondi (4.110 fondi domiciliati). Lussemburgo è anche sede di importanti istituzioni finanziarie europee come il Segretariato generale del Parlamento europeo; la Commissione europea con entità di numerose direzioni generali; l'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali (OP); la Corte di giustizia dell'Unione europea; la Corte dei conti europea, ecc.

10. Infrastrutture moderne: L'obiettivo del Granducato è quello di diventare un paese leader nel campo della banda larga "ultra-alta velocità" in modo che i cittadini, le imprese e gli attori pubblici possano beneficiare delle ricadute socio-economiche che ne derivano. Un altro vantaggio innegabile è lo sviluppo del trasporto pubblico (gratuito da marzo 2020).

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese)

 

Ultima modifica: Giovedì 23 Dicembre 2021
Giovedì 23 Dicembre 2021

Svizzera: il Consiglio degli Stati boccia lo “jus soli”

Lo ius soli rimane una chimera in Svizzera. Senza sorprese, con un risultato netto, il Consiglio degli Stati ha bocciato (29 a 13) una mozione di Paul Rechsteiner (PS/SG) che chiedeva la naturalizzazione automatica per gli stranieri nati in Svizzera (seconda generazione).

Per la maggioranza del plenum, l’attuale sistema, che vede cantoni e comuni in prima fila nel concedere la cittadinanza svizzera dopo aver ottemperato a certe condizioni, è accettato e ancorato nella popolazione che l’ha più volte plebiscitato in votazione popolare.

Per l’autore della mozione, firmata solo dalla collega Lisa Mazzone (Verdi/GE), la Svizzera deve finalmente fare i conti con la realtà: oltre un quarto della popolazione non dispone dei diritti politici, benché sia perfettamente integrata: è nata qui, ha frequentato le scuole in Svizzera e qui lavora, insomma è integrata in tutto e per tutto nel tessuto sociale ed economico del Paese. Le manca solo il riconoscimento formale della cittadinanza.

Si tratta anche, per il «senatore» socialista, di fare un passo verso il futuro, come fu nel caso della concessione del diritto di voto alle donne nel 1971. All’epoca la Svizzera era una democrazia dimezzata, ora lo siamo per tre quarti, si è rammaricato.

Ottenere la cittadinanza elvetica, ha aggiunto, è spesso molto difficile per i cosiddetti stranieri di seconda generazione e per alcuni è di fatto addirittura impossibile a causa di un cambio di domicilio, della dipendenza dei genitori dall’aiuto sociale o di altre ragioni.

Se la cittadinanza per filiazione poteva avere un senso nell’Ottocento per legare a sé i gli Svizzeri che emigravano, ora un simile sistema ha perso di significato essendo la Confederazione diventata un Paese di immigrazione, ha spiegato il Consigliere agli Stati socialista. Dobbiamo abbandonare l’idea di un patriottismo etnico - d’altronde la Svizzera non è mai stato un Paese unito per lingua e cultura - per approdare a un patriottismo costituzionale, in cui valori come libertà e democrazia abbiano il sopravvento.

Argomentazioni che non hanno convinto una buona fetta dei presenti. Heidi Z’Graggen (Centro/UR) ha fatto notare che per gli stranieri nati e cresciuti in Svizzera vi sono già agevolazioni per ottenere la nazionalità. Il passaggio allo «ius soli», secondo la «senatrice» urana, presuppone un cambiamento radicale di sistema, ora applicato in Paesi a forte immigrazione come quelli anglosassoni, giacché taglierebbe fuori cantoni e comuni, proprio quelle istanze che meglio di tutti conoscono i candidati alla cittadinanza.

Il sistema attuale è radicato e accettato, è ormai parte integrante di una tradizione che coinvolge la popolazione. Lo «ius soli» potrebbe anche essere utilizzato per aggirare le regole dell’immigrazione, ha messo in guardia Z’Graggen, dando avvio a una sorta di turismo del passaporto.

A detta del «senatore» Marco Chiesa (UDC/TI), la mozione rappresenta una falsa soluzione e capovolge il problema. Il naturalizzazione non rappresenta, a parere del ticinese, il primo passo verso l’integrazione, bensì il coronamento di quest’ultima. Con lo «ius soli», inoltre, riceverebbero automaticamente la nazionalità anche persone che non rispettano le condizioni per ottenerla e quelle che invece non la vogliono nemmeno.

Anche nel corso del suo intervento, la Consigliera federale Karin Keller-Sutter ha sottolineato che il sistema attuale è ancorato nella popolazione. Un «sì» alla mozione farebbe inoltre perdere al Consiglio federale il controllo sull’immigrazione e priverebbe d’un colpo cantoni e comuni delle prerogative in questo settore. Nessun Paese dell’UE, tra l’altro, conosce la pratica dello «ius soli» pura e dura come negli Stati Uniti. Anche in Europa bisogna ottemperare a determinate condizioni, ad esempio avere almeno un genitore nato nel Paese in cui ci si vuole naturalizzare.

Fonte: http://www.ccis.ch/it/news.aspx?id=1472

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

Ultima modifica: Giovedì 23 Dicembre 2021
Giovedì 23 Dicembre 2021

Terzo trimestre 2021: in rialzo in Svizzera il numero di persone occupate

Il numero di ore di lavoro settimanali effettive per persona occupata è salito del 3,7%, tornando a raggiungere il livello prepandemico. Nello stesso periodo, il tasso di disoccupazione ai sensi dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (ILO) si è ridotto, passando dal 5,3 al 5,1% in Svizzera e dal 7,6 al 6,7% nell’Unione europea. Questi sono alcuni dei risultati tratti dalla rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS).

Nel terzo trimestre 2021, in Svizzera si annoveravano 5,110 milioni di persone occupate, ovvero lo 0,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Le persone che avevano usufruito del lavoro ridotto sono state conteggiate tra quelle occupate, purché non fossero state assenti per oltre tre mesi. L’aumento delle persone occupate è stato dello 0,7% per gli uomini e dell’1,1% per le donne. Tra il secondo e il terzo trimestre 2021, una volta corretto secondo le variazioni stagionali, il numero di persone occupate presentava una progressione dello 0,8%.

Lavoratori svizzeri e stranieri

Tra il terzo trimestre del 2020 e quello del 2021 il numero delle persone occupate di nazionalità svizzera è aumentato dello 0,7% e quello delle persone straniere dell’1,4%. Tra le persone occupate di nazionalità straniera, il gruppo ad aver presentato la maggior progressione è stato quello dei frontalieri (permesso G: +2,8%), seguito dai titolari di un permesso di dimora (permesso B o L, in Svizzera da 12 mesi o più: +1,4%) e dai titolari di un permesso di domicilio (permesso C: +0,7%). È invece diminuito (–3,4%) il numero di persone occupate titolari di un permesso per dimoranti temporanei (permesso L, in Svizzera da meno di 12 mesi).

Disoccupazione in Svizzera e in Europa

Nel terzo trimestre 2021, in Svizzera le persone che risultavano disoccupate ai sensi dell’ILO erano 253 000, ovvero 7000 in meno rispetto a un anno prima. Queste persone disoccupate rappresentavano il 5,1% della popolazione attiva, cioè una quota inferiore a quella osservata nel terzo trimestre 2020 (5,3%). Una volta corretto secondo le variazioni stagionali, il tasso di disoccupazione è calato di 0,3 punti percentuali rispetto al secondo trimestre 2021, passando dal 5,2 al 4,9%. Tra il terzo trimestre 2020 e il terzo trimestre 2021 il tasso di disoccupazione ha segnato una contrazione sia nell’UE, passando dal 7,6 al 6,7%) sia nella zona euro (ZE19: dall’8,5 al 7,4%).

Disoccupazione giovanile

In Svizzera, fra il terzo trimestre 2020 e il terzo trimestre 2021 il tasso di disoccupazione giovanile (giovani dai 15 ai 24 anni) ai sensi dell’ILO è diminuito dall’11,6 al 10,6%. Nello stesso arco di tempo ha subito una contrazione sia nell’UE (passando dal 18,7 al 16,0%) sia nella zona euro (ZE19: dal 19,4 al 16,3%).

Disoccupazione secondo varie caratteristiche

Fra il terzo trimestre 2020 e il terzo trimestre 2021, il tasso di disoccupazione è calato nella fascia di età compresa tra i 25 e i 49 anni, passando dal 5,1 al 4,7%, mentre ha segnato una progressione in quella tra i 50 e i 64 anni, passando dal 3,6 al 4,3%. Il tasso è leggermente aumentato per gli uomini (dal 4,9 al 5,0%) ed è diminuito per le donne (dal 5,7 al 5,3%). Il tasso di disoccupazione ha registrato un calo per tutti i livelli di formazione (nessuna formazione postobbligatoria: dal 10,1 al 9,3%; formazione di livello secondario II: dal 5,4 al 5,3%; formazione di livello terziario: dal 3,6 al 3,5%). Nello stesso periodo, il tasso di disoccupazione è diminuito sia fra le persone di nazionalità svizzera (dal 4,0 al 3,9%) che fra quelle straniere (dall’8,5 all’8,2%). Nel terzo trimestre 2021, il tasso di disoccupazione ai sensi dell’ILO era del 5,9% per i cittadini dell’UE/AELS e del 13,5% per le persone di Paesi terzi.

Durata della disoccupazione

Nel terzo trimestre 2021, il numero di persone disoccupate di lunga durata ai sensi dell’ILO (un anno o più) si attestava a quota 108 000, in aumento di 24 000 persone rispetto al terzo trimestre 2020. Anche la quota di disoccupati di lunga durata sul totale delle persone disoccupate è cresciuta, passando dal 32,6 al 42,8%. La durata mediana di disoccupazione si è prolungata da 204 a 281 giorni.

Ore di lavoro

Tra il terzo trimestre 2020 e lo stesso trimestre del 2021, la durata settimanale effettiva di lavoro per persona occupata è cresciuta del 3,7%, per tornare al livello precedente la pandemia di COVID-19. L’aumento più marcato è stato riscontrato nel ramo «Trasporto e magazzinaggio» (+11,9%), seguito dai rami «Servizi di alloggio e di ristorazione» (+6,6%) e «Attività artistiche, di intrattenimento, presso economie domestiche, altro» (+5,7%).

Lavoro a domicilio

Nel terzo trimestre 2021, il 39,6% delle persone salariate ha lavorato a domicilio almeno occasionalmente, una percentuale in calo di 3,8 punti rispetto al secondo trimestre 2021 (43,5%), ma in aumento di 3,7 punti rispetto all’anno precedente (35,9%). I rami «Servizi di informazione e comunicazione» (85,2%) e «Attività finanziarie e assicurative» (73,3%) presentano le maggiori quote di persone che hanno lavorato a domicilio.

Fonte: http://www.ccis.ch/it/news.aspx?id=1471

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

Ultima modifica: Giovedì 23 Dicembre 2021
Giovedì 23 Dicembre 2021

L’Italia consolida la 5° posizione tra i principali partner commerciali della Turchia

Nei primi nove mesi dell’anno il commercio estero della Turchia segna un aumento sia dell’export (+35,9%) che dell’import (23,7%) rispetto ai primi nove mesi del 2020. In particolare, l’export turco del periodo gennaio-settembre 2021 verso il resto del mondo si è attestato su 161 miliardi di dollari rispetto ai 118 miliardi registrati nell’analogo periodo del 2021 mentre gli acquisti turchi sono passati dai 156 a 193 miliardi. Nello stesso periodo, il deficit commerciale è sceso a 32 miliardi di dollari.

Il nostro Paese consolida la 5° posizione tra i principali partner commerciali della Turchia (16,5 miliardi di dollari USA) con una quota pari al 4,6% preceduta da Germania (8,6%), Cina (7,4%), Russia (6,8%) e USA (5,6%) e seguita da Regno Unito con una quota del 3,9% e da Francia e Spagna, rispettivamente con una quota del 3,5% e del 3,3%. Rispetto all’anno precedente, nel periodo in esame, l’export italiano in Turchia è aumentato del 32,4% (8,3 miliardi di dollari) mentre l’import dalla Turchia ha fatto registrare un aumento del 46,5%, attestandosi a 8,1 miliardi con un saldo negativo per la Turchia di soli 263 milioni che denota una bilancia commerciale in quasi perfetta stabilità e un forte grado di interconnessione tra le due economie. L’Italia si conferma 5° fornitore della Turchia, dopo Cina, Russia, Germania e USA e il 4° cliente dopo Germania, USA e Regno Unito.

Per quanto attiene ai settori, tutte le principali voci del nostro export hanno fatto registrare forti incrementi. L’Italia ha esportato prevalentemente macchinari e apparecchiature meccaniche seguite, a distanza, dalle vendite di autoveicoli e parti di ricambio, plastica, ferro e acciaio e macchinari ad alta precisone.

L’ultimo rapporto di novembre 2021 della Banca Centrale turca, segnala nei primi 9 mesi del 2021 un flusso totale di Investimenti Diretti Esteri di circa 10 milioni di dollari (+89% rispetto allo stesso periodo del 2020), un risultato che si avvicina ai livelli pre-pandemici. I settori interessati dall’afflusso di IDE sono stati quello del commercio all’ingrosso e delle catene al dettaglio, l’industria del manifatturiero, Information & Technologies, servizi di comunicazione, finanziari e logistica.

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)

 

Ultima modifica: Lunedì 10 Gennaio 2022
Giovedì 23 Dicembre 2021

L'occupazione in Lussemburgo stimolata dall'afflusso dei lavoratori transfrontalieri

Secondo uno studio del Luxembourg Institute of Socio-Economic Research (LISER), sarebbe la forza lavoro esterna che dà impulso all'economia lussemburghese, in particolare i lavoratori transfrontalieri, ancora in aumento.

I ricercatori di LISER hanno voluto identificare vari fenomeni socio-economici che potrebbero essere interessanti per l'evoluzione del mercato del lavoro in Lussemburgo. In particolare, hanno notato che negli ultimi decenni, l'occupazione salariata è più che raddoppiata in Lussemburgo, principalmente a seguito dell'afflusso di lavoratori transfrontalieri da Francia, Germania e Belgio.

Il mercato del lavoro lussemburghese è diverso da qualsiasi altro in Europa. Mentre nei paesi vicini la maggior parte degli impieghi salariati sono occupati da residenti, il Lussemburgo ha un numero molto grande di lavoratori transfrontalieri, principalmente dalla Grande Regione. Questa specificità è in gran parte dovuta alla forte crescita economica che il paese ha sperimentato alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90.

Le stime dicono che il numero di pendolari transfrontalieri è più che quadruplicato in 27 anni. Di conseguenza, se al 31 marzo 1994 i frontalieri rappresentavano il 26% del lavoro dipendente nazionale, la loro quota salirà al 46% alla fine del 2021.

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese)

 

Ultima modifica: Giovedì 23 Dicembre 2021
Giovedì 23 Dicembre 2021

Venezuela: gli USA consentiranno alcune transazioni con PDVSA a partire dal 2022

Il governo degli Stati Uniti, attraverso il Dipartimento del Tesoro, ha autorizzato "alcune transazioni" con la statale Petróleos de Venezuela a partire dal 2022, dopo che un provvedimento amministrativo, derivato da sanzioni contro il Paese, era stato imposto alla compagnia petrolifera durante il governo di Donald Trump.

Le informazioni sono emerse nel documento denominato "Licenza Generale n. 5H", firmato dal direttore dell'Ufficio Controllo Beni Esteri del Dipartimento del Tesoro, Andrea Gacki, in cui si afferma che le operazioni consentite sono quelle contenute nel “la fornitura di finanziamenti e altre operazioni” sull'8,5% del Bond 2020 di PDVSA.

Fonte: https://bit.ly/3Fh0NVI

 

(Contenuto editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)

 

Ultima modifica: Giovedì 23 Dicembre 2021
Giovedì 23 Dicembre 2021

Il Vietnam registra un surplus commerciale di 225 milioni di dollari

Il Vietnam ha registrato un surplus commerciale di 225 milioni di dollari nei primi 11 mesi, mettendo fine al continuo deficit commerciale di quasi mezzo anno dovuto al Covid-19.

Le esportazioni nel periodo sono aumentate del 17,5% su base annua a 299,7 miliardi di dollari, secondo il ministero dell'Industria e del Commercio.

"Le esportazioni stanno vedendo vantaggi grazie agli accordi di libero scambio e all'aumento della domanda di spesa alla fine dell'anno".

Gli Stati Uniti sono stati il più grande mercato di esportazione, con il 28,3 per cento del totale, seguiti dalla Cina, al 16,8 per cento.

La produzione e la lavorazione hanno rappresentato l'86% del valore delle esportazioni, con la ripresa delle aziende del sud dopo tre mesi di sospensione che ha favorito la ripresa dell'industria.

Le esportazioni di tessili e abbigliamento sono aumentate del 7 per cento a quasi 29 miliardi di dollari. 

Le esportazioni di ferro e acciaio hanno superato i 10 miliardi di dollari per la prima volta, raggiungendo i 10,8 miliardi di dollari, quasi il 130% in più rispetto all'anno precedente.

L'agricoltura e la silvicoltura hanno visto le esportazioni aumentare dell'11,4% su base annua fino a quasi 25,2 miliardi di dollari.

Le importazioni totali sono aumentate del 27,5 per cento a oltre 299,4 miliardi di dollari nei primi 11 mesi, con un terzo dalla Cina.

Fonte: https://bit.ly/3mihtVe

 

(Contenuto editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Vietnam (ICHAM))

 

Ultima modifica: Giovedì 23 Dicembre 2021
Giovedì 23 Dicembre 2021

Firmato il Trattato del Quirinale tra Italia e Francia

Il trattato di cooperazione tra l’Italia e la Francia, denominato ‘Trattato del Quirinale’ anche per l’intensa opera di mediazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stato siglato venerdì 26 novembre, nel palazzo presidenziale del Quirinale (Roma) dal presidente francese Emmanuel Macron e dal capo del governo Mario Draghi, alla presenza del presidente italiano Sergio Mattarella.

 

Fonte: https://bit.ly/3paOwg0

 

(Contenuto editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur)

 

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Giovedì 23 Dicembre 2021

Previsioni economiche: in Svizzera la ripresa si fa attendere

Nell’inverno 2021/2022 le difficoltà di approvvigionamento e l’inasprimento delle misure anti-COVID pesano sull’economia a livello internazionale. Il gruppo di esperti ritocca verso il basso - al 3,0 % - le previsioni di crescita per la Svizzera nel 2022, al netto degli eventi sportivi. Sulla scia della normalizzazione congiunturale la crescita attesa per il 2023 è del 2,0 %: ciò significherebbe che dopo il 2021 (3,3 %) l’economia svizzera crescerebbe a tassi superiori alla media per altri due anni.

Grazie al progressivo allentamento delle misure anti-COVID fino alla metà del 2021, la ripresa dell’economia nazionale è proseguita con forza, in linea con le aspettative. Quest’estate il PIL ha superato il livello pre-crisi del quarto trimestre del 2019. Tuttavia, i problemi di approvvigionamento e le strozzature di capacità a livello internazionale gravano sul settore industriale e provocano forti aumenti dei prezzi nel mondo. Inoltre, recentemente l’incertezza che aleggia sulla pandemia si è acutizzata. Diversi Paesi hanno rafforzato le misure di contenimento.

In questo contesto il gruppo di esperti si aspetta un netto indebolimento della crescita economica a livello internazionale e in Svizzera nei mesi invernali 2021/2022. Ciò nonostante, la ripresa congiunturale non si arresterà a medio termine, ma a condizione che non scattino misure di politica sanitaria severamente restrittive come la chiusura generalizzata delle aziende.

Nel corso del 2022 i fattori frenanti dovrebbero gradualmente uscire di scena e la crescita economica riprendere con vigore, stimolata da effetti di recupero dei consumi privati e degli investimenti, ma anche dal settore dell’export. Nel complesso, per il 2022 il gruppo di esperti si aspetta una crescita del PIL, al netto degli eventi sportivi, del 3,0 %, un valore nettamente superiore alla media (previsione di settembre: 3,4 %) dopo il 3,3 % del 2021. Di conseguenza, nel 2022 la disoccupazione dovrebbe scendere ulteriormente a una media del 2,4 %. Anche l’inflazione dovrebbe salire moderatamente all’1,1 % in media annua a causa dell’aumento dei prezzi delle fonti energetiche e dei beni intermedi. Il picco dell’andamento dei prezzi è previsto nell’attuale semestre invernale.

Nella seconda metà del periodo di previsione l’effetto di recupero dovrebbe calare e la congiuntura normalizzarsi. Di rimando, la forte crescita della domanda interna e delle esportazioni dovrebbe gradualmente rallentare. Per il 2023 nel suo insieme, il gruppo di esperti prevede una crescita del PIL del 2,0 % (al netto degli eventi sportivi), cioè un dato ancora superiore alla media. Parimenti, il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere ulteriormente al 2,3 %, mentre l’inflazione dovrebbe arrivare allo 0,7 %.

 

Rischi congiunturali
L’incertezza è attualmente molto alta e i rischi negativi prevalgono. In particolare, si è accentuata l’incognita dei contraccolpi dovuti al propagarsi della pandemia, anche in relazione alla variante Omicron del coronavirus. Qualsiasi misura di politica sanitaria fortemente restrittiva peserebbe molto sulla ripresa.

È lecito attendersi anche effetti di smorzamento della ripresa economica se le difficoltà di approvvigionamento mondiale durassero più a lungo del previsto e se le impennate dell’inflazione sfociassero in una pressione costante sui prezzi, con tassi d’interesse nettamente più alti. In tal caso si intensificherebbero molto anche i rischi che incombono sull’indebitamento degli Stati e delle imprese. E si accentuerebbero anche i rischi nel settore immobiliare nazionale.

I rischi globali provengono anche dal settore immobiliare in Cina. Una crisi immobiliare con forti conseguenze sulla domanda in questo Paese potrebbe gravare significativamente sull’andamento dell’economia mondiale.

Al contrario, è anche possibile che la ripresa in Svizzera e in altre economie avanzate sia più forte di quanto previsto dal gruppo di esperti. Dalla primavera del 2020 una parte dei nuclei familiari ha accumulato notevoli risparmi aggiuntivi a seguito delle limitate possibilità di consumo. Questi fondi potrebbero essere utilizzati in parte per le spese di consumo.

Fonte: http://www.ccis.ch/it/news.aspx?id=1470

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)

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Giovedì 23 Dicembre 2021

Imprese lussemburghesi ottimiste sulla ripresa dell’economia

Le conclusioni dell'ultimo sondaggio condotto dalla Camera di Commercio sono ottimistiche sulla ripresa.

A Ottobre, i 677 dirigenti d'azienda con 6 o più dipendenti intervistati dalla Camera di Commercio confermano la ripresa in atto dell’economia. L'energia, l'ambiente, il commercio, i servizi non finanziari e le costruzioni sono anche i settori più fiduciosi per i prossimi mesi.

Il bilancio dello stato è di nuovo in crescita, ma la crisi sta ancora influenzando l'attività e le prospettive di settori importanti come l'industria, i trasporti e l'ospitalità. Queste sono aree in cui le varie restrizioni hanno pesato e pesano ancora. I proprietari di ristoranti, bar e hotel sono i meno ottimisti tra gli intervistati. Di tutte le aziende intervistate, solo il 10% si aspetta di vedere il proprio business diminuire nei prossimi sei mesi. Per gli altri, credono al massimo in un aumento (42%) o in una stagnazione (48%). Il miglioramento del clima d'affari nella seconda metà dell'anno avrebbe portato a un aumento dell'attività per un terzo delle aziende del paese (33%) rispetto al periodo gennaio-maggio. Il 46% non ha visto alcun progresso e un'azienda su cinque si è rammaricata per una diminuzione dei clienti. E in un momento in cui la disoccupazione continua a scendere, non c'è dubbio che l'aumento degli ordini qua e là avrà un effetto benefico sull'occupazione.

Secondo il sondaggio, il 30% delle aziende sta progettando di aumentare la dimensione del proprio personale. Questo avviene quando la metà del tessuto economico vuole mantenere la sua forza lavoro allo stesso livello. L'aumento del numero di dipendenti è quindi una tendenza da prevedere, così come una ripresa degli investimenti. Questo è particolarmente vero per le aziende con 100 o più dipendenti, che sembrano essere disposte a reinvestire risorse nella modernizzazione dei loro impianti di produzione. Nel complesso, più di un quarto dei dirigenti d'azienda intervistati sono pronti a mettere mano al portafoglio, con il 63% che non rivede al rialzo (o al ribasso) la quantità di investimenti previsti da qui all'estate del 2022.

Ma mentre si profila una quarta ondata dell'epidemia, le preoccupazioni rimangono. Le ultime settimane dell'anno e l'inizio del 2022 potrebbero anche vedere altre insidie che bloccano la strada della ripresa. Il 44% degli intervistati ritiene che le interruzioni della catena di approvvigionamento potrebbero indebolire la salute del loro business (in particolare nei settori dell'edilizia e della vendita di automobili), mentre il 40% è preoccupato per eventuali cambiamenti nelle abitudini dei consumatori.

Tuttavia, alla fine, l’87% delle aziende si è detto fiducioso o molto fiducioso sul prossimo futuro.

 

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese)

 

Ultima modifica: Giovedì 23 Dicembre 2021