Sabato 20 Giugno 2026
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A giugno 2021, 16 mesi dopo l’avvento della pandemia, il tasso di disoccupazione in Danimarca si avvicina a livelli simili a quelli registrati prima del Covid. Difatti, stando ai dati rilasciati dall’agenzia governativa Statistics Denmark, il dato per il mese di giugno segna il 3.8%, in calo rispetto al 4% osservato a maggio. Con 5.313 occupati in più rispetto al mese precedente, ed un numero totale di disoccupati pari a 108.593, il dato di giugno è il migliore finora osservato a partire da febbraio 2020.
Come si calcola il tasso di disoccupazione? Per chi avesse meno familiarità con questo tipo di dato, questa statistica non indica esattamente quante persone non lavorino nel paese. Il tasso si basa infatti sulla definizione di forza lavoro, che restringe il campo degli individui da tenere in considerazione. Nel caso della Danimarca, tale gruppo è costituito da persone di età compresa tra i 15 ed i 74 anni che abbiano un’occupazione o che cerchino lavoro. Chi non ha un lavoro, ma non ne sta attivamente cercando alcuno (ad esempio studenti o pensionati), non fa quindi parte di questa statistica. Ad oggi, la forza lavoro complessiva in Danimarca è pari dunque a 2.911.000 individui, secondo quanto riportato da Statistics Denmark.
Il dato danese assume una certa rilevanza se si guarda all’aumento dell’occupazione tra maggio e giugno, un bimestre in cui circa 20.000 persone hanno trovato lavoro. Una crescita del genere è stata definita “completamente assurda” da Jeppe Juul Borre, capo economista di una delle maggiori banche commerciali del paese.
Entrando nello specifico delle fasce d’età, quella con l’aumento maggiore in termini di occupazione è tra i 25-29 anni, che rimane però anche la fascia con il tasso di disoccupazione maggiore. Seppure i livelli occupazionali pre pandemici non siano stati ancora raggiunti in Danimarca, il traguardo non appare poi così lontano nel paese. Infatti, prima che le prime restrizioni sanitarie iniziassero ad essere imposte, il dato registrava “solo” 6.000 occupati in più rispetto agli attuali. Se i ritmi di crescita occupazionale dovessero confermarsi nei prossimi mesi, un ritorno alla normalità potrebbe essere già raggiunto con la rilevazione di luglio.
Come appare il tasso di disoccupazione danese se confrontato con gli omologhi europei? Secondo i dati Eurostat, lo stesso dato medio per i 27 paesi dell’Unione a giugno 2021 è del 7.1%, anch’esso in calo dello 0.2% rispetto al mese precedente. La Danimarca risulta quindi ben al di sotto della media europea, anche sotto il profilo della disoccupazione giovanile (under 25): 10,3% contro il 17% medio europeo (Eurostat). Inoltre, nel paese scandinavo non pare esserci sostanziale differenza di genere in termini occupazionali: sia il dato di disoccupazione maschile sia quello femminile risultano intorno al 5% a giugno 2021 (Eurostat).
Per un’economia, i vantaggi di avere una bassa disoccupazione o alta occupazione sono molteplici. Oltre a quelli intuitivi in termini di crescita, un costante ed elevato numero di disoccupati può tradursi in uno scoraggiamento per coloro che cercano attivamente lavoro, finendo quindi per far uscire queste persone dalla forza lavoro in ultima istanza.
Fonte: https://bit.ly/3kuZskX
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
Nonostante la diminuzione durante il primo trimestre del 2021 della produzione economica tedesca a causa della pandemia, ci sono buoni segnali di ripresa per i restanti mesi del 2021.
La situazione economica ad aprile è caratterizzata da due scenari: mentre i settori dei servizi, tra i più colpiti turismo e ospitalità, devono ancora seguire delle misure restrittive per combattere la pandemia, l'economia industriale e il commercio estero sono relativamente robusti. Per quanto riguarda il commercio al dettaglio, l’attenzione è tutta rivolta verso il commercio online e le nuove piattaforme di logistica per far fronte alla forte domanda tramite e-commerce.
I prerequisiti sono quindi che la situazione generale migliori e che le restrizioni legate al Coronavirus vengano ampiamente ridotte entro l'estate. L’industria manifatturiera, soprattutto nel settore automotive, ha registrato nel mese di marzo una forte ripresa, come indica l’indice PMI Ihs Markit, il quale è balzato al massimo storico di 66,6 punti rispetto ai 60,7 di febbraio. Di conseguenza il commercio estero sta diventando la leva centrale per la crescita grazie anche ai nuovi ordini di esportazione e le prospettive future sono complessivamente positive.
L’ indagine mensile svolta dal centro per la ricerca economica europea (ZEW) mostra le aspettative economiche della Germania attraverso l’opinione di 350 esperti. Se il risultato è maggiore di 0 significa che gli esperti sono ottimisti sul futuro dell’economia tedesca. A questo proposito le aspettative economiche sono migliorate ad aprile 2021 rispetto Aprile 2020, infatti l’indice ZEW di aprile 2021 è di +70,7 punti rispetto ai -91,5 punti dell’anno precedente.
Prendendo ora in analisi l’import ed export tra la Germania e Italia, nel marzo 2021, rispetto a febbraio 2021, le esportazioni destagionalizzate in Germania sono aumentate dell'1,2% e le importazioni del 6,5%. Nello specifico, come riporta l'Ufficio federale di statistica (Destatis) e grazie ad un confronto pre e post pandemia, nel marzo 2021, le esportazioni sono inferiori dello 0,9% rispetto a febbraio 2020 e le importazioni sono superiori al 6,7% livello di febbraio 2020. Nel marzo 2021, la Germania ha esportato in Europa merci per un valore di 126,5 miliardi di euro e ha importato merci per un valore di 105,9 miliardi di euro. Rispetto a marzo 2020, le esportazioni sono aumentate del 16,1% e le importazioni del 15,5% nel marzo 2021.
Fonte: https://bit.ly/3mDtpC1
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Germania)
Nella città di Rosario si prevede la realizzazione di due nuove aree industriali a partire dal prossimo anno. Si tratta di “Ciudad Industria” e “Parque Industrial Avant Alvear”, due progetti che promuovono Santa Fe come area di crescita all’interno del paese.
Il primo progetto, “Ciudad Industria”, si presenta come un’opera di costruzione imponente con un’ubicazione strategica nel comune di Funes della provincia di Rosario. Il progetto di circa 260 ettari conta con tre aree di sviluppo: industriale, logistico ed esclusivo per le PMI. La struttura prevede capannoni, apposite aree per locali e negozi, auditori, uffici, una clinica medica e una stazione dei pompieri; mentre alcuni dei servizi proposti sono attività ricreative e di sport. Inoltre, la Città punta alla sostenibilità attraverso la creazione di un parco-riserva naturale e l’introduzione di pannelli fotovoltaici.
Il secondo progetto, “Parque Industrial Avant Alvear”, rappresenta invece una struttura di deposito di oltre 1400 m2 destinata all’industria del freddo, l’idea dei depositi industriali risponde alle richieste di mercato. Il Parco indirizza il suo sguardo verso la sostenibilità, creando così un’area della città esclusiva per la circolazione dei mezzi di trasporto merci pesanti e destinando la circolazione in città ai mezzi di distribuzione locale.
I due progetti, dunque, pongono la città di Rosario in una posizione di crescita rispetto al settore industriale. Tali aree industriali, infatti, si presentano come costruzioni imponenti ma allo stesso tempo puntano alla sostenibilità attraverso strategie differenti.
(Contenuto editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)
Il dibattito sulla sostenibilità ambientale ha acquisito negli ultimi anni primaria importanza a livello mondiale. Al dibattito ha partecipato anche la Cina, la quale ha indicato come obiettivo del paese il raggiungimento della neutralità delle emissioni entro il 2060, come affermato dal presidente della RPC, Xi Jinping nel settembre dello scorso anno.
Yi Gang, governatore della Banca Popolare Cinese (PBOC), ha sottolineato il ruolo fondamentale della finanza e degli investimenti “green” in questo contesto, inserita all’interni delle priorità del 14° piano quinquennale di sviluppo cinese (2021-2025). Sebbene il termine "finanza verde" non abbia una definizione unica, nella terminologia della Banca Popolare Cinese fa riferimento a una serie di accordi politici e istituzionali volti ad attrarre investimenti di capitale privato in industrie verdi, legate ad esempio alla protezione ambientale, al risparmio energetico e all'energia pulita.
Nel 2016 è stato rilasciato un documento dalla PBOC – “Linee guida per l’applicazione del sistema finanziario green” –, il quale tratta della gestione di tale sistema. La funzione delle Linee Guida è quella di spingeregli istituti bancari ad aumentare il credito messo a disposizione dalle banche commerciali per finanziare i progetti green.
Per cercare di coinvolgere gli investitori privati nel finanziamento di progetti simili, vari istituti finanziari, come la Asian Development Bank, stanno sperimentando le Public-Private Partnerships: un tentativo di mettere insieme i fondi del settore pubblico e privato, dando così la possibilità dividere tra diversi investitori i rischi legati alle rinnovabili e rendere più facile l’approccio ai progetti green anche da parte dei piccoli investitori.
La finanza verde può assumere varie forme. Già alla fine del 2020 i “prestiti green” avevano raggiunto un valore di 12 trilioni di yuan, il più alto al mondo, dimostrandosi un mercato dal potenziale enorme, mentre, per quanto concerne i “green bond”, è previsto il raggiungimento di un valore di 7 trilioni di yuan entro il 2030.
Per poter raggiungere l’obiettivo di emissioni zero, gli investimenti green del paese devono arrivare a toccare i 2.2 trilioni di yuan, ma ci si aspetta una crescita tale che porterà al raggiungimento di 3.9 trilioni di yuan entro il 2060.
Per avere una totale standardizzazione di questo sistema finanziario green, ha affermato Yi, è necessaria una maggiore divulgazione delle informazioni riguardanti questo progetto e una politica monetaria che supporti una crescita economica e una difesa dei rischi legati al settore finanziario, così da permettere un rafforzamento della collaborazione a livello internazionale.
Fonti: https://on.china.cn/3t1IkqK; https://bit.ly/3yxt32n; https://bit.ly/3kHUIZd; https://bit.ly/3t2nSpU
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Cina)
Il settore Oil & Gas ha presentato risultati positivi nel 2020. Con una crescita del 7%, il settore ha impedito un ulteriore calo del Prodotto Interno Lordo (PIL) dello stato di Rio de Janeiro, sceso del 3,8% in questo periodo. Inoltre, ha anche contribuito alla caduta inferiore a quella verificata nel PIL nazionale, del 4,1%, secondo la Federazione delle industrie dello Stato di Rio de Janeiro (Firjan).
L’Oil & Gas è stato l’unico settore che ha chiuso il 2020 con un tasso di crescita. Al contrario, l’edilizia civile e l’industria manifatturiera sono diminuite rispettivamente del 7,2% e del 5%, perché fortemente colpite dagli effetti della pandemia.
Il calo del PIL dello scorso anno è la seconda peggior ritrattazione della serie storica. I calcoli considerano i dati rilasciati dall’Istituto brasiliano di geografia e statistica (IBGE) fino al 2018 e gli studi della stessa Firjan.
Per il 2021, considerando il mantenimento del tasso di vaccinazione e l’adesione dello Stato al nuovo regime di recupero fiscale nel primo semestre, Firjan prevede una crescita del 2,9%. In questo scenario, il risultato è ancora dell’1% inferiore al livello di attività nel 2019.
Vale la pena ricordare che il ritardo di queste misure (vaccinazione e regime di recupero fiscale) può comportare una crescita ancora inferiore, nell’ordine dell’1,8%. Questo scenario più pessimistico si presenta anche se sono necessarie nuove misure restrittive stabilite dallo stato e dai comuni per contenere l’avanzata del Covid-19 a Rio.
In uno scenario più ottimistico, la proiezione è per una crescita del 4,1%. Tuttavia, ciò richiede un rapido avanzamento e successo del programma di vaccinazione, oltre a un significativo miglioramento dello scenario economico internazionale, soprattutto per i principali partner commerciali.
Fonte: https://bit.ly/38maqDT
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Il Global Business Complexity Index 2021 (GBCI), stilato dal TMF Group, mira a fornire una panoramica circa il grado di complessità in 77 diversi paesi nello stabilire ed operare un business. Il GBCI tiene in considerazione diversi fattori chiave che possono facilitare lo stabilirsi di un’impresa in un mercato estero. Tra gli altri, la complessità del regime fiscale, l’assistenza eventualmente fornita alle aziende da parte di enti pubblici locali e possibili incentivi messi a disposizione dei privati.
Dalla graduatoria 2021 del GBCI emerge un dato alquanto significativo: è la Danimarca il paese al mondo in cui risulta più facile fare business, seguita da Hong Kong, Isole Cayman e Irlanda. Secondo il TMF Group, il Paese scandinavo si contraddistingue infatti per la grande semplicità del sistema giuridico. A riprova di ciò, in Danimarca è possibile incorporare una nuova azienda in un solo giorno, grazie alla presenza di un unico portale per ogni tipo di nuova registrazione. Le autorità competenti sono notificate automaticamente dell’avvenuto incorporamento, e non vi è dunque alcuna necessità per il privato di condurre procedure manuali verso il fisco danese o altri organi.
Non finisce qui: il primato della Danimarca è guidato inoltre dal forte orientamento alla digitalizzazione da parte dell’amministrazione locale e dalla possibilità di condurre la maggior parte delle principali procedure amministrative in lingua inglese. Come se non bastasse, lo Stato danese si è preoccupato di fornire diversi strumenti di supporto finanziario alle imprese durante la crisi pandemica, seppure presentare domanda ad essi possa risultare più impegnativo di altre procedure.
Più in generale, all’interno del proprio report il gruppo ha individuato tre principali global trends nel corso del 2021. Il primo fa riferimento alla crescita di una governance di tipo responsabile. In altre parole, le aziende sono sempre più incentivate a comportarsi in modo sostenibile e trasparente. Ciò si traduce in una tendenza al reshoring del settore privato e alla presenza di terze parti all’interno della governance aziendale. Ciò accade anche in virtù di un generale aggravamento delle pene inflitte alle compagnie per comportamenti non in linea, specie nelle legislazioni più complesse. Il risultato finale è un elevato potere dei dipendenti nei confronti delle imprese, come si può evincere dal Working Environment Act recentemente approvato in Danimarca, che mira ad assicurare agli impiegati un ambiente psico-fisico ottimale.
La seconda tendenza globale concerne la semplificazione attraverso la digitalizzazione, come risultato in parte dalle impossibilità dovute al Covid-19 e di un generale aumento degli investimenti pubblici nell’ammodernamento della pubblica amministrazione. Infine, si segnala un contrasto tra l’armonizzazione legislativa portata avanti da organismi sovranazionali come l’Organizzazione per la cooperazione e per lo sviluppo economico (OCSE) e l’Unione Europea, comparata alla diversificazione degli impianti legislativi nazionali.
Specularmente, i paesi che si sono classificati come quelli in cui è più complesso fare business sono rispettivamente Brasile, Francia, Messico e Colombia.
Fonte: https://bit.ly/3BjwWcY
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
L’Italia è parte integrante della catena del valore tedesco, almeno nella sua componente nordica dove le linee di interconnessione logistica sono più brevi. Il volume dell’interscambio commerciale con la Germania è nettamente maggiore nelle provincie di transito della pianura Padana, con picchi oltre i 15 miliardi di euro (2018-2020) registrati a Milano e Verona.
La Lombardia sub-orobica (in particolare il Tetragono industriale Milano-Monza-Bergamo-Brescia), l’entroterra veneto e l’Emilia centrale costituiscono i poli irrinunciabili per la strategia industriale tedesca.
A sud dell’Appennino ligure e tosco-emiliano la presenza commerciale tedesca resta rimarchevole, piazzandosi tra le prime cinque posizioni per interscambio di beni e servizi in ciascuna provincia di queste tre regioni.
La Kerneuropa ovvero lo spazio geoeconomico tedesco, finisce indicativamente ai confini amministrativi settentrionali di Lazio e Abruzzo. Esclude dunque il centro politico (Roma) e il Meridione d’Italia.
L’Italia è l’anello fondamentale nella catena del valore della Germania. La paura del tracollo italiano a seguito dell’epidemia di coronavirus spiega il sostegno tedesco a Next Generation Eu (il cosiddetto Recovery Fund), garantendo per il Belpaese.
Secondo Jens Weidmann, governatore della Bundesbank, presentando le previsioni economiche aggiornate della Bundesbank (Banca Centrale tedesca), la Germania supererà la crisi innescata dalla pandemia entro quest’estate, ritenendo inoltre, di tornare ai livelli pre-Covid.
Tesi rinforzata anche secondo il pool di analisti della BuBa, in cui l'economia tedesca crescerà del 3,7% nel 2021. Attesa una crescita del PIL più elevata anche per il 2022, con un +5,2%.
Riviste al rialzo anche le stime di inflazione, attesa quest'anno al 2,6%, livello più alto dal 2008, con "rischi al rialzo" che potrebbero portare la crescita attorno al 4% entro la fine dell'anno.
Queste ultime analisi, aggiunte all’arrivo del Recovery Fund in Italia, fanno ben presagire per quanto riguarda il proseguire degli scambi commerciali tra i due Paesi, i numeri potrebbero addirittura crescere esponenzialmente.
Ottime notizie anche per quanto riguarda il turismo, infatti l’'Istituto Robert Koch, a partire dal 6.06.2021, non classifica più l'Italia come area a rischio. Chi nei 10 giorni precedenti l'ingresso in Germania è stato solo in Italia, non ha quindi più nessun obbligo, se entra via terra nemmeno di registrazione online. L'obbligo di dimostrare di essere completamente vaccinati, guariti o di avere un tampone negativo (PCR o antigenico) rimane invece per chi entra in aereo. In generale, tutte le persone di età superiore ai 6 anni che fanno ingresso in Germania in aereo sono tenute a presentare prima dell’imbarco una documentazione che provi la vaccinazione, la guarigione o il risultato negativo di un tampone molecolare (PCR) o antigenico (rapido). La documentazione che dimostra di essere vaccinati, guariti o "testati negativi” può essere scritta anche in lingua italiana (oltre che in tedesco, inglese, francese e spagnolo).
Fonti: https://bit.ly/3sW5AXd; https://bit.ly/3ktGmeX; https://bit.ly/3Dngbzl; https://bit.ly/3gEFenF
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Germania)
La città di Rosario, attraverso la provincia di Santa Fe, ha presentato nell'ultimo trimestre quattro bandi volti a stimolare, promuovere e investire nello sviluppo scientifico e tecnologico.
Tali programmi prevedono il finanziamento di progetti finalizzati all’innovazione tecnologica e alla trasformazione delle aziende del territorio. Uno di questi programmi è il “CDAT” e consiste nel miglioramento di spazi esistenti o nella creazione di nuovi spazi di impresa attraverso infrastrutture tecnologiche. Un secondo bando, “Eventos Científicos, Tecnológicos y de Innovación”, mira a intensificare le attività che stimolino e agevolino lo scambio dell’informazione scientifica e tecnologica. Un terzo programma, “Emprende EBT”, promuove il passaggio e l’innovazione tecnologica, lo sviluppo tecnologico imprenditoriale e l’inserimento di conoscenze intensive per accelerare il processo di innovazione delle Imprese con Base Tecnologica. Infine, l’ultimo bando, “Innovar Santa Fe”, punta a potenziare le capacità competitive delle micro, piccole e medie imprese attraverso l’incentivo di progetti di sviluppo tecnologico e di innovazione.
A questo proposito, Ingeap, grazie alla partecipazione al programma “Innovar Santa Fe” e al relativo sussidio di $2,5 milioni, è riuscita a sviluppare il proprio progetto. L’azienda si propone infatti di offrire un servizio di informazione geografica destinata non solo alle imprese di costruzione o immobiliari ma anche al sistema municipale. Le aziende locali attraverso questi programmi, dunque, sono pronte a ricevere finanziamenti dalle autoritá di competenza con l’obiettivo di investire acquisire know how e accedere alla commercializzazione di prodotti e servizi innovativi o ad alta tecnologia valorizzando il potenziale innovativo espresso dal sistema delle imprese italiane.
(Contenuto editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)
Lo scambio tra la Cina e il resto del mondo in termini di import-export ha registrato un aumento pari al 28.2% su base annua, raggiungendo, tra gennaio e maggio del 2021, un totale di 14.76 triliardi di Yuan. Anche con il diffondersi della pandemia da COVID-19, infatti, lo scambio per via ferroviaria è incrementato di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. Per quanto concerne lo scambio per via marittima, nonostante si sia verificato un primo momento di blocco, è poi seguita una rapida ripresa delle spedizioni, sostenuta dall’aumento della domanda di beni di consumo generalmente trasportati tramite container e grazie alle misure di stimolo approvate da diversi paesi.
Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, Zhao Lijian, ha affermato che l’economia cinese continuerà a crescere stabilmente, dando il proprio contributo alla ripresa economica globale duramente colpita dalla pandemia. In quest’ottica di internazionalizzazione, è stata annunciata dall’Amministrazione Nazionale dell’Immigrazione l’introduzione in Cina di 16 nuove misure con lo scopo di rendere più efficace lo scambio commerciale nei porti, concentrate soprattutto sull’ottimizzazione delle procedure amministrative per le compagnie di navigazione e di trasporto merci straniere.
Il direttore del dipartimento di controllo delle frontiere, Liu Haitao, ha sottolineato l’importanza di queste misure all’interno del più ampio contesto di cooperazione internazionale tra la RPC e gli altri paesi. Secondo Liu, queste nuove misure introdotte hanno lo scopo di avvantaggiare e stimolare il commercio tra le imprese, riducendo i costi affrontati da queste ultime. Sarà inoltre fornito, secondo l’ente sopracitato, un supporto per lo sdoganamento nei porti cinesi attivo 24 ore su 24, permettendo così una riduzione delle tempistiche di oltre il 10%.
Tra le numerose nuove misure, ad esempio, le navi internazionali avranno possibilità, a seguito di una pre-dichiarazione e pre-ispezione, di avanzare una richiesta per una licenza amministrativa, con opportunità di estenderla ad altri porti anziché, come in precedenza, richiederla in ognuno dei luoghi di arrivo.
L’intenzione è quella di estendere questi accordi, volti a facilitare lo sdoganamento, sia ad altri porti sul territorio cinese, che ai paesi presenti lungo la Via della Seta, così da rendere più fluido il commercio internazionale, garantire efficacia logistica ed eliminare possibili cause di rallentamento.
Fonti: https://bit.ly/3jtxlDx; https://bit.ly/3DA7UZ5; https://bit.ly/3BsZwZn; https://bit.ly/3Bx8o0d; https://bit.ly/3Dw1ABN
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Cina)
L’Ente Nazionale di Assistenza al Volo (Enav), la società responsabile del controllo del traffico aereo in Italia, ha concluso un contratto di 2,15 milioni di euro per modernizzare i sistemi in Brasile.
L’accordo è stato firmato con la Commissione per l’Implementazione del Sistema di Controllo dello Spazio Aereo (Ciscea), organo subordinato alla Forza Aerea brasiliana (FAB), tramite una consociata Enav, IDS AirNav.
“Il Brasile si conferma come uno dei clienti più importanti tra più di 100 paesi dove il Gruppo Enav opera con servizi di consulenza aeronautica e fornitura di servizi avanzati di software per la gestione del traffico aereo” dice il CEO dell’azienda italiana, Paolo Simioni.
Il contratto prevede la modernizzazione dei sistemi per la validazione delle procedure di volo strumentale, per la progettazione di rotte e spazi aerei, per la gestione della cartografia aeronautica e per la pubblicazione di dati fondamentali per il controllo del traffico aereo.
“Questo nuovo contratto, che possiede una durata di 24 mesi, permetterà a Ciscea di fornire i propri servizi di traffico aereo grazie al supporto di un sistema tecnologico all’avanguardia dell’industria dell’aviazione civile”, ha aggiunto Enav.
Fonte: https://bit.ly/3DnsqMe
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)