Sabato 7 Novembre 2026
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L'industria dell'aviazione in Thailandia è pronta per una significativa crescita e sviluppo nel 2024 e oltre, trainata da diversi fattori chiave:
1. Condizioni di mercato e sviluppo delle infrastrutture:
- L'industria dell'aviazione thailandese è prevista in aumento nel 2024 grazie a condizioni di mercato favorevoli e a sostanziali investimenti nelle infrastrutture. Il paese sta aggiornando e ampliando gli aeroporti esistenti, nonché costruendone di nuovi, il che migliorerà l'efficienza e la capacità dei viaggi aerei.
2. Domanda di passeggeri e traffico aereo:
- La domanda di viaggi aerei è in aumento, trainata dalla crescita economica e dalla ripresa del settore turistico. La Thailandia mira ad attrarre 40 milioni di arrivi internazionali nel 2024, un numero vicino al livello pre-pandemico di 39,9 milioni.
- Il traffico passeggeri è previsto in aumento significativo, con arrivi e partenze combinati che dovrebbero aumentare del 13-15% all'anno, raggiungendo 168 milioni nel 2025 e 179 milioni nel 2026.
3. Aggiornamenti e ampliamenti degli aeroporti:
- Sono previsti importanti aggiornamenti per l'aeroporto di Suvarnabhumi a Bangkok, tra cui l'ampliamento dell'edificio Satellite 1, che aumenterà la capacità annuale dell'aeroporto da 45 milioni a 60 milioni di passeggeri. Altri aeroporti, come quelli di Udon Thani, Buriram e Krabi, sono anch'essi in fase di aggiornamento per aumentare le loro capacità di passeggeri.
- L'aeroporto di Bangkok Don Mueang sta subendo ristrutturazioni, tra cui un nuovo terminal internazionale per i passeggeri, che aumenterà la sua capacità per gestire 50 milioni di passeggeri all'anno.
4. Compagnie aeree e ampliamento della flotta:
- Le compagnie aeree thailandesi stanno ampliando le loro flotte e aumentando le frequenze dei voli. Ad esempio, Thai Airways ha annunciato piani per ordinare 45 Dreamliners da consegnare tra il 2027 e il 2033. Nuove compagnie aeree, come Really Cool Airlines, stanno anche entrando nel mercato, aggiungendo capacità e connettività internazionale.
5. Vantaggi competitivi:
- La posizione strategica della Thailandia come porta d'ingresso per il Sud-Est asiatico e il suo forte settore turistico, insieme a politiche favorevoli per i visti, la rendono una destinazione attraente per entrambi i viaggiatori domestici e internazionali. Questi fattori sono previsti contribuire significativamente alla crescita dell'industria dell'aviazione.
6. Ambiente regolamentare:
- Il governo thailandese è stato proattivo nel creare un ambiente regolamentare favorevole per il settore dell'aviazione. Le misure includono la semplificazione del processo di licenziamento per le compagnie aeree e gli aeroporti, la promozione della concorrenza tra le compagnie aeree e la garanzia di pratiche eque.
7. Trasporto aereo merci:
- Il mercato del trasporto aereo merci è anche previsto in aumento, trainato dai miglioramenti nelle prospettive economiche globali, dalla crescita del commercio mondiale e dall'espansione del commercio elettronico. La Thailandia mira a stabilirsi come hub regionale per il trasporto aereo merci, in particolare per i prodotti agricoli.
In generale, l'industria dell'aviazione thailandese è pronta per una robusta crescita nel 2024, trainata da sviluppi infrastrutturali, aumento della domanda di passeggeri e un ambiente regolamentare favorevole. Tuttavia, rimangono sfide come la concorrenza da nuovi entranti e la necessità di continui miglioramenti delle infrastrutture.
L'outlook economico per la Thailandia nel 2024 e 2025 è caratterizzato da diversi fattori chiave e proiezioni da varie fonti:
1. Crescita del PIL
- SCB EIC: La crescita del PIL della Thailandia è prevista al 2,5% nel 2024, in calo rispetto alla precedente previsione del 2,7%, con una ripresa al 2,9% nel 2025.
- Banca Mondiale: La crescita è prevista accelerare dal 1,9% nel 2023 al 2,4% nel 2024 e raggiungere il 2,8% nel 2025.
- Banca di Thailandia: L'economia è prevista crescere del 2,6% nel 2024 e del 3,0% nel 2025.
- Deloitte: La crescita economica della Thailandia nel 2024 è prevista al 2,6%, trainata dal consumo interno e dalla ripresa del settore turistico.
2. Motori della crescita:
- Turismo: Il settore turistico è previsto essere un significativo motore di crescita, con un aumento degli arrivi di turisti stranieri e della spesa per persona, anche se non ancora al livello pre-pandemico.
- Consumo privato: Si prevede una continua espansione del consumo privato, nonostante una certa moderazione rispetto ai precedenti alti tassi di crescita.
- Spesa pubblica: Si prevede un'accelerazione della spesa pubblica, in particolare nei progetti di infrastrutture, per sostenere la crescita.
3. Sfide:
- Debito delle famiglie: I livelli elevati di debito delle famiglie rimangono una preoccupazione, influenzando la capacità di spesa dei consumatori.
- Esportazioni: Le esportazioni di beni sono previste recuperare gradualmente, con alcuni settori come l'elettronica che mostrano segni di miglioramento.
- Rischi geopolitici: L'aumento delle tensioni geopolitiche e gli eventuali effetti di spillover potrebbero impattare sull'economia thailandese.
- Inflazione: L'inflazione complessiva è prevista bassa, con alcune fonti che indicano potrebbe essere al di sotto dell'obiettivo della banca centrale.
4. Politica monetaria:
- Tassi di interesse: Si prevede che il Comitato di politica monetaria (MPC) taglierà i tassi di politica, con SCB EIC che prevede due tagli ai tassi fino al 2,25% entro la fine del 2024 e al 2% all'inizio del 2025.
5. Prospettive a lungo termine:
- Città secondarie: C'è potenziale per le città secondarie di migliorare la produttività e la crescita economica della Thailandia, riducendo il carico economico su Bangkok e promuovendo uno sviluppo spaziale più equilibrato.
- Tecnologia e investimenti: Le tecnologie emergenti, come l'AI, e gli investimenti in settori come la produzione di veicoli elettrici sono visti come opportunità per la crescita futura.
In generale, la ripresa economica della Thailandia è prevista essere graduale, trainata dal turismo, dal consumo privato e dalla spesa pubblica, ma affronta sfide come il debito elevato delle famiglie, la crescita delle esportazioni ridotta e i rischi geopolitici.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
Il governo argentino ha finalmente regolamentato il Regime di Incentivi ai Grandi Investimenti (Rigi) tramite il decreto 749, offrendo incentivi fiscali, doganali e cambiari per attrarre investimenti superiori ai 200 milioni di dollari in otto settori strategici: industria forestale, turismo, infrastrutture, mineraria, tecnologia, siderurgia, energia, e petrolio e gas.
Il Rigi rappresenta una rilevante opportunità per le aziende italiane interessate a espandersi in Argentina, in particolare nei settori della tecnologia e dell’energia. Gli incentivi promuovono non solo l'ingresso nel mercato argentino, ma anche la possibilità di collaborazioni strategiche, rafforzando in questo modo i legami economici tra i due paesi.
In sintesi, il Rigi apre nuove prospettive di crescita per le imprese italiane, facilitando investimenti in un mercato in espansione e contribuendo al consolidamento delle relazioni economiche tra Italia e Argentina.
Negli ultimi giorni, la Banca Centrale Argentina ha acquistato dollari per un totale di 232 milioni, aumentando le riserve internazionali a 27.845 milioni di dollari. Dall'11 dicembre dell'anno scorso, le riserve sono cresciute di 6.636 milioni di dollari, segnando un incremento del 31,3%.
Questo consolidamento economico ha un impatto molto positivo sulle relazioni con l'Italia. Una maggiore stabilità finanziaria in Argentina favorisce lo sviluppo del commercio e degli investimenti con l'Italia, creando nuove opportunità per le aziende italiane e stimolando la crescita delle collaborazioni bilaterali. Con un'economia più solida, l'Argentina è in grado di attrarre maggiori investimenti italiani, offrendo alle aziende italiane nuove opportunità di espansione e crescita. L'ampliamento degli scambi commerciali, la creazione di joint venture e il trasferimento di know-how tra i due paesi non solo rafforzano i legami economici e commerciali, ma favoriscono anche nuove opportunità per la cooperazione e l'innovazione.
In questo contesto di crescente stabilità economica, le prospettive per le aziende italiane si ampliano significativamente. Le opportunità di investimento e collaborazione aumentano, promuovendo un futuro di prosperità condivisa e consolidando ulteriormente i legami economici tra l'Argentina e l'Italia.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)
Fino a giugno 2024, l'economia portoghese ha registrato un avanzo estero di 4.113 milioni di euro, pari al 3,0% del PIL, rispetto ai 2.115 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente. Secondo la Banca del Portogallo (BdP), questo miglioramento è dovuto alla riduzione del deficit della bilancia dei beni di 800 milioni di euro e all'aumento dell'avanzo della bilancia dei servizi di 1.191 milioni di euro, principalmente grazie al settore viaggi e turismo.
Nel primo semestre del 2024, la capacità di finanziamento dell'economia portoghese ha generato un saldo finanziario positivo di 4,110 miliardi di euro. Questo risultato è stato sostenuto dall'aumento delle attività finanziarie all'estero, tra cui investimenti in titoli di debito e prestiti concessi a entità non residenti. La crescita delle passività, pari a 16,328 miliardi di euro, è stata principalmente attribuita all'aumento dei titoli di debito detenuti da non residenti e agli aumenti di capitale in società non finanziarie da parte di soggetti esteri.
Nel secondo trimestre del 2024, lo stock di investimenti diretti esteri (IDE) in Portogallo ha raggiunto un record storico di 183,9 miliardi di euro, equivalente al 69% del Prodotto Interno Lordo (PIL) del paese. Questo valore rappresenta un incremento di circa 4,6 miliardi di euro rispetto al trimestre precedente e di dieci miliardi di euro rispetto al primo trimestre del 2023. Le transazioni di IDE sono salite significativamente, toccando i 3,121 milioni di euro, rispetto al miliardo di euro registrato nel trimestre precedente.
La crescita degli IDE in Portogallo è stata sostenuta principalmente dagli investimenti provenienti dall'Unione Europea, che ammontano a 139,7 miliardi di euro, seguiti da quelli provenienti dall'Asia (11,3 miliardi di euro), dall'America (9,9 miliardi di euro) e dalla CPLP (7 miliardi di euro). Questo incremento rappresenta il livello più alto dal 1996, anno di inizio della serie storica della Banca del Portogallo.
Parallelamente, gli investimenti diretti del Portogallo all'estero (IPE) sono aumentati a 67,6 miliardi di euro, corrispondenti al 25% del PIL portoghese. Questo aumento di 2,18 miliardi di euro rispetto al primo trimestre dell'anno e di 1,7 miliardi di euro rispetto al trimestre precedente riflette una crescita continua anche nei flussi di investimento portoghesi verso l'estero.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per il Portogallo)
Secondo quanto pubblicato da Madrid Investment Attraction, l’agenzia per l’attrazione degli investimenti del Comune di Madrid, negli ultimi mesi, la capitale spagnola e la sua area metropolitana hanno assistito a un’ondata di annunci di investimenti multimilionari in nuovi Data Centre. Microsoft, Oracle, Google, Iron Mountain, Pure DC, Data4, Interxion e Azora sono solo alcune delle numerose aziende che hanno recentemente lanciato o annunciato nuovi sviluppi nei dintorni della capitale. Secondo l’agenzia, questa rinnovata e vigorosa propensione agli investimenti è il risultato di una confluenza di fattori che hanno contribuito a posizionare Madrid come uno dei principali hub digitali dell’Europa meridionale. Tra questi vengono sottolineati l’importante processo di digitalizzazione delle aziende e delle amministrazioni pubbliche, le infrastrutture digitali installate negli ultimi anni, la connettività digitale della capitale, l’accesso all’energia (soprattutto da fonti rinnovabili) e la disponibilità di risorse umane altamente qualificate.
La capitale spagnola, infatti, si è posizionata come mercato strategico nel crescente panorama dei servizi digitali e del cloud computing. Madrid, motore della quarta economia più grande dell’Unione Europea, rappresenta uno dei principali hub commerciali e tecnologici dell’Europa meridionale. La domanda di servizi cloud ha conosciuto un boom senza precedenti, trainato dall’accelerazione della digitalizzazione delle aziende e delle amministrazioni pubbliche. Madrid, in quanto fulcro di settori importanti come la finanza, le telecomunicazioni e i servizi, con un peso crescente di attività tecnologiche e ad alta intensità di conoscenza, e in quanto capitale della lingua spagnola, offre un mercato maturo e in espansione per i fornitori di servizi cloud. Inoltre, la sua posizione geografica privilegiata la rende un ponte naturale tra l’Europa, l’Africa e l’America Latina, estendendo in modo significativo la sua portata potenziale.
Madrid sta emergendo come il mercato di riferimento in termini di capacità installata nei Data Center dell’Europa meridionale. La capitale spagnola e la sua area circostante ospitano una massa critica di aziende leader nel settore dei data center, con 40 centri operativi per un totale di 164 MW di capacità installata, secondo l’ultimo rapporto di Colliers, che prevede un aumento del 56% della capacità installata entro il 2023. A ciò si aggiunge una robusta pipeline di progetti in fase di sviluppo, con l’ambizioso obiettivo di superare i 600 MW entro il 2026. Questa crescita esponenziale è sostenuta dalla scelta di Madrid da parte di grandi multinazionali tecnologiche per l’implementazione delle loro regioni cloud in Spagna, consolidando così l’ecosistema digitale della città e la sua posizione di hub tecnologico di riferimento.
L’eccezionale connettività digitale di Madrid è un’altra delle sue principali attrattive per il settore dei data center. La capitale spagnola gode di una posizione geostrategica privilegiata, che funge da collegamento naturale tra il mercato europeo e quello americano. Negli ultimi anni, i progressi nelle infrastrutture fisiche sono stati combinati con una maggiore competitività digitale. Gli investimenti significativi dell’ultimo decennio, come l’espansione della rete in fibra ottica, il miglioramento della connettività mobile, la concentrazione di punti neutri per la bassa latenza (Espanix, NetIX, DE-CIX), i grandi investimenti nei data center e la creazione di importanti regioni cloud, insieme all’arrivo di nuovi cavi sottomarini transoceanici, che convergono a Madrid, posizionano la capitale come un hub digitale di rilevanza internazionale. La necessità di percorsi alternativi, diversi dalle regioni congestionate come gli Stati Uniti o dalle città dei mercati FLAP-D in Europa, contribuisce a conferire a Madrid un ruolo sempre più rilevante nel panorama digitale europeo.
L’accesso all’energia, il suo trasporto e il suo costo continuano a essere le principali sfide per un settore che si è impegnato a ridurre il proprio impatto sull’ambiente attraverso l’uso di energia pulita, con iniziative come il Climate Neutral Data Centre Pact. A livello europeo, fonti come Savills stimano che sarà necessario moltiplicare per 2,5 volte l’attuale pipeline di potenza installata per soddisfare l’aumento della domanda di data center. Madrid e la Spagna in generale offrono ulteriori vantaggi in termini di disponibilità di energia rinnovabile e costi energetici competitivi, fattori cruciali per il settore dei data center. La Spagna è al secondo posto in Europa in termini di capacità installata di energia rinnovabile, il che contribuisce a mantenere i costi energetici contenuti e competitivi rispetto ad altri Paesi come la Francia (33% in più) o l’Italia (64% in più), insieme all’importanza dei modelli PPA (Power Purchase Agreement) per garantire i costi a lungo termine.
La capitale si distingue anche come polo di attrazione e ritenzione di talenti, un fattore cruciale per il settore dei data center. La capitale spagnola è il centro di un’area metropolitana di oltre 6,8 milioni di abitanti, che ospita una delle più alte concentrazioni di professionisti della scienza e della tecnologia (STEM) in Europa. Con 19 università e scuole di business di fama internazionale, Madrid offre un flusso costante di talenti qualificati con esperienza sia nell’intero ciclo di costruzione dei centri dati (sviluppo, ristrutturazione e commercializzazione dei centri dati) sia nelle competenze specifiche del settore per la successiva gestione e manutenzione.
Infine, sottolinea Madrid Investment Attraction, negli ultimi anni la capitale ha dimostrato un forte impegno nel potenziamento del settore digitale. Il Comune di Madrid ha definito i BigData come un settore strategico per la città e ha contribuito alla creazione del BigData Cluster, dimostrando la volontà di collaborare e sostenere nuovi progetti in questo campo. La Comunità di Madrid, da parte sua, ha istituito l’Ufficio per la promozione dei centri di elaborazione dati (OICPD), che funge da punto di supporto e coordinamento per snellire le procedure e le autorizzazioni.
Previsto un forte impatto economico e occupazionale a livello locale
Questo rinnovato interesse per gli investimenti non solo promette di trasformare il panorama tecnologico di Madrid, ma fa anche presagire un notevole impatto economico in termini di creazione di posti di lavoro, attrazione di talenti e rafforzamento dell’ecosistema locale dell’innovazione.
Fonti del settore, come Spain DC, stimano che per ogni euro investito nei data center, ci si può aspettare un ritorno di oltre sette euro nell’economia locale e che gli investimenti nella digitalizzazione, di cui lo sviluppo dei data center è una leva fondamentale, potrebbero aggiungere quasi 50 miliardi di euro al PIL nazionale entro il 2026, oltre agli oltre 6 miliardi di euro di investimenti diretti in infrastrutture fisiche di data center che potrebbero essere attratti.
Per maggiori informazioni: Madrid Investment Attraction
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Negli ultimi anni, un numero crescente di Paesi africani ha annunciato piani ambiziosi per costruire centrali nucleari, segnalando un nuovo interesse per questa forma di energia. Paesi come Ghana, Kenya, Rwanda e Uganda stanno esplorando attivamente come realizzare una transizione verso l'energia nucleare per soddisfare le loro crescenti esigenze energetiche.
Attualmente, la centrale sudafricana di Koeberg, a Città del Capo, rimane l'unica centrale nucleare operativa in Africa. In funzione dal 1984, Koeberg dispone di due reattori che generano tra il 5% e il 6% del mix energetico nazionale. Il Sudafrica, un Paese altamente dipendente dai combustibili fossili [1] e che da oltre dieci anni lotta contro continui blackout, ha in programma di espandere questa propria capacità nucleare e di prolungare la vita operativa della centrale di Koeberg di ulteriori decenni [2].
Questo crescente interesse per l'energia nucleare da parte del continente africano non è passato inosservato a livello internazionale. La Russia in particolare, nell’attuale scenario geopolitico ed economico venutosi a creare in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, ha prontamente offerto il proprio supporto ai Paesi africani. Ad esempio, la South African Nuclear Energy Corporation (Necsa) e l'azienda russa TVEL hanno firmato un memorandum d'intesa per collaborare nella produzione di combustibile nucleare. Questo accordo è stato siglato lo scorso anno, poco prima che il Sudafrica ospitasse il vertice dei BRICS [3].
In Sudafrica, la questione dell'energia nucleare si trova attualmente al centro del dibattito pubblico. Proprio lo scorso 16 agosto, il Ministro dell'Elettricità e dell'Energia, Kgosientsho Ramokgopa, ha annunciato il ritiro temporaneo dei piani per l'acquisizione di nuova energia nucleare, a seguito di una sfida legale da parte del Southern African Faith Communities' Environment Institute e di Earthlife Africa Johannesburg. Queste organizzazioni hanno infatti sollevato preoccupazioni riguardo alla mancanza di partecipazione pubblica nel processo decisionale e alla procedura iniqua che avrebbe caratterizzato il progetto. Ramokgopa ha dunque riconosciuto la necessità di una maggiore consultazione pubblica, affermando però che si tratta solamenente di uno stop temporaneo [4].
Questo sviluppo riflette le tensioni e le sfide che accompagnano il percorso del Sudafrica verso una possibile espansione del suo programma nucleare, in un contesto dove l'equilibrio tra esigenze energetiche e questioni ambientali rimane delicato.
Con l'interesse crescente per l'energia nucleare in Africa si aprono potenziali opportunità di business significative. Essere ben informati sulle evoluzioni del mercato, sulle collaborazioni internazionali e sui piani di sviluppo energetico del Sudafrica e di altri Paesi africani può consentire alle aziende italiane di posizionarsi strategicamente e cogliere nuove opportunità in un settore in continua crescita nel sud del mondo.
[1] Eskom ha deciso di mantenere operative alcune centrali a carbone oltre le date previste di chiusura, fino a oltre il 2030, per proteggere la rete elettrica nazionale. S.Africa in talks with climate backers over delaying coal plant closures | Reuters
[2] Nuclear energy worldwide 2024 | GRS gGmbH
[4] Minister Ramokgopa hits the brakes on SA's new nuclear plans – for now (dailymaverick.co.za)
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Sudafricana)
Le cose non vanno bene per l'economia polacca nel mese di agosto. Il 32,5% delle imprese industriali intervistate dall'Ufficio Centrale di Statistica (GUS) prevede un calo del livello degli investimenti, mentre solo il 27,7% ne prevede un aumento. Come ostacolo agli investimenti, le imprese indicano soprattutto l'aumento dei costi di produzione, come indicato dal 57,1% delle imprese manifatturiere e dal 54,6% delle imprese del commercio al dettaglio. Altri problemi fondamentali per l'aumento delle spese sono l'incertezza della situazione macroeconomica e l'insufficienza della domanda. Allo stesso tempo, le indagini sul clima generale degli affari condotte dal GUS mostrano che il settore manifatturiero è attualmente l'area di maggiore pessimismo. La situazione è invertita nel settore finanziario (banche e assicurazioni), dove le società finanziarie valutano l'attuale situazione come addirittura eccellente, come si evince, tra l'altro, dai risultati delle banche, visto che l'indice della congiuntura è balzato a ben 37,5 punti dai 35,8 di un mese fa. I trasporti hanno peggiorato le loro valutazioni, sia per il presente che per l'immediato futuro. Nonostante i mesi di vacanza, il settore alberghiero e della ristorazione non possono vantarsi dei risultati positivi.
Attualmente lo zloty ha il miglior rapporto di cambio rispetto all'euro dall’ottobre 2008, come confermano gli esperti di CMC Markets analizzando il tasso di cambio reale. Il tasso di cambio reale è un indicatore che tiene conto dei livelli dei prezzi e del tasso di cambio nominale e attualmente mostra che lo zloty ha raggiunto il livello di 3,72 EUR/PLN con un tasso nominale di 4,28. Questa forza della valuta potrebbe avere un impatto negativo sulle esportazioni, rendendole meno redditizie, soprattutto per le aziende che si basano su materie prime e manodopera locali per produrre beni e venderli all’estero. Secondo il monitoraggio della NBP (la banca centrale della Polonia), la Polonia si è avvicinata alla soglia di non redditività delle esportazioni. Inoltre, visto che sia l'economia polacca che quella tedesca non stanno crescendo così rapidamente come previsto, esiste il rischio di un taglio dei tassi di interesse nella prima metà del 2025, il che potrebbe influire sull’aumento dei tassi di cambio delle valute estere in futuro.
(Fonte: Polonia Oggi, Gazzetta Italia)
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
a. Architettura Italiana nel Queensland
L'influenza dell'architettura italiana è evidente nei settori residenziali e commerciali del Queensland, dove design eleganti e funzionali sono spesso protagonisti. Il noto architetto italo-australiano **Giuseppe Niro** ha avuto un ruolo chiave in vari progetti a Brisbane, integrando armoniosamente estetiche tradizionali italiane con innovazioni moderne. Le collaborazioni tra studi di architettura italiani e designer locali sono in crescita, creando progetti unici che arricchiscono il panorama urbano del Queensland e aprono opportunità per scambi culturali e affari internazionali.
b. Design e Arredamento
Il design italiano è altamente apprezzato nel Queensland, con marchi prestigiosi come **Poltrona Frau** e **B&B Italia** che hanno una forte presenza. Secondo un rapporto di *Queensland Design Review*, il mercato del design di alta gamma ha visto una crescita annuale del 6%, stimolata dal fascino dei prodotti italiani, noti per la loro qualità e design distintivo. Eventi come il “Brisbane Design Festival” non solo mettono in risalto il design italiano, ma favoriscono anche opportunità di networking tra designer australiani e italiani, stimolando collaborazioni e l'espansione del mercato.
a. Artisti Italiani nel Queensland
Artisti italiani contemporanei, come **Antonio Calderara**, hanno contribuito in modo significativo alla vivace scena artistica del Queensland. La “Queensland Art Gallery” ospita regolarmente mostre di artisti italiani, arricchendo il tessuto culturale della regione. Le esposizioni internazionali, tra cui quelle italiane, attirano circa 800.000 visitatori all'anno, dimostrando un forte interesse per l'arte italiana. Le collaborazioni tra gallerie del Queensland e istituzioni artistiche italiane stanno crescendo, promuovendo scambi culturali e opportunità di affari nel settore dell'arte.
b. Mostre e Installazioni
Il successo di mostre tematiche come “Contemporary Italian Art” a Brisbane, con un incremento del 12% nella partecipazione, sottolinea l'ampio richiamo dell'arte italiana. Eventi di questo tipo sono cruciali per la promozione dell'arte italiana nel Queensland e spesso servono come piattaforme per gli artisti italiani per esplorare iniziative commerciali e collaborazioni con gallerie e collezionisti australiani, rafforzando ulteriormente i legami culturali ed economici.
a. Moda Italiana nel Queensland
La moda italiana è ben rappresentata nel Queensland, con marchi di lusso che gestiscono boutique a Brisbane. Un rapporto di *Queensland Fashion Industry* indica un aumento del 10% nelle vendite di abbigliamento di lusso italiano negli ultimi cinque anni, suggerendo una crescente domanda per i prodotti di moda italiani. Inoltre, l'industria della moda del Queensland sta vedendo un numero crescente di collaborazioni con case di moda italiane, creando opportunità per joint venture e collezioni esclusive adattate ai gusti australiani.
b. Tessuti e Artigianato
Il mercato tessile del Queensland beneficia ampiamente dei materiali italiani, noti per la loro qualità e innovazione. I designer e i produttori locali stanno sempre più utilizzando tessuti italiani per le loro collezioni, mentre i marchi italiani di tessuti stanno espandendo la loro presenza nella regione. Questa partnership ha portato a una crescita annuale del 7% nel settore tessile, stimolata dalla forte domanda di tessuti di alta qualità provenienti dall'Italia. Le aziende australiane stanno sfruttando queste collaborazioni per migliorare le loro offerte di prodotti ed esplorare nuove opportunità di mercato.
L'influenza dell'arte e del design italiani nel Queensland è notevole, arricchendo il panorama culturale e commerciale della regione. Dall'architettura e la moda alle arti visive e ai tessuti, i contributi italiani continuano a giocare un ruolo significativo, favorendo lo scambio culturale e la crescita economica tra Australia e Italia. Le crescenti collaborazioni e partnership tra le due regioni promettono di rafforzare ulteriormente le prospettive commerciali e la sinergia creativa condivisa.
(Fonti:
https://fashionqueensland.com.au/
https://www.qagoma.qld.gov.au/
https://italianfilmfestival.com.au/)
Nel 2023, l'Italia ha esportato in Australia macchinari agricoli per un valore di circa 271 milioni di dollari australiani, sottolineando l'importanza del paese nel settore agricolo australiano, con un focus particolare sul Queensland. Questo valore riflette le solide relazioni commerciali tra Italia e Australia e le potenziali opportunità di crescita nel mercato australiano.
Il Queensland, un importante centro per l'agricoltura e l'industria in Australia, ospita l'Ekka, ufficialmente nota come Royal Queensland Show. Questa fiera annuale di Brisbane, fondata nel 1876, è un evento cruciale per il settore agricolo, celebrando l'innovazione e la cultura rurale del Queensland. L'Ekka rappresenta una piattaforma ideale per esporre macchinari agricoli, tecnologie avanzate e prodotti alimentari, attirando visitatori e professionisti da tutto il mondo.
Per le aziende italiane, l'Ekka offre un'importante opportunità di mercato. Permette loro di presentare innovazioni, stabilire nuove collaborazioni e ampliare la propria presenza nel Queensland. Questo evento è particolarmente strategico per le aziende italiane, poiché facilita il contatto con potenziali clienti e distributori locali, contribuendo alla crescita e al consolidamento nel mercato.
Attualmente, molte aziende italiane nel settore agricolo hanno una presenza limitata nel Queensland. Le imprese italiane specializzate nella costruzione di strutture sostenibili, come stalle e altre infrastrutture ecologiche, possono sfruttare la crescente domanda di soluzioni ecologiche nel Queensland per espandere la loro portata commerciale. Partecipare all'Ekka può consentire loro di entrare in contatto con nuovi clienti e distributori, ampliando così il loro raggio d’azione nel mercato.
Anche le piccole imprese italiane, specializzate in attrezzature artigianali per l'agricoltura, possono trarre vantaggio dalla fiera. L'Ekka offre l'opportunità di presentare prodotti personalizzati e di alta qualità a un pubblico in crescita, facilitando l'espansione nel mercato del Queensland e superando le barriere di entrata.
In sintesi, la partecipazione a eventi come l'Ekka consente alle aziende italiane di esplorare nuovi mercati, collaborare con distributori locali e instaurare nuove partnership, favorendo lo sviluppo e la crescita nel settore agricolo australiano.
(Fonti:
https://www.trademap.org/Index.aspx?AspxAutoDetectCookieSupport=1
Al 30 giugno 2023, erano attive in Australia 2.589.873 imprese. In Queensland, operavano 497.002 imprese, rappresentando il 19,2% delle imprese in Australia attive in quel momento.
Il tipo di imprese predominanti in Queensland erano le piccole imprese (97,1%), con un incremento del 2,9% rispetto all'anno finanziario precedente.
Secondo le statistiche, il settore delle costruzioni è il leader tra le piccole imprese sia in Queensland che in Australia (17,4%), seguito dai servizi professionali, scientifici e tecnici (12,5%).
Le prime dieci industrie hanno rappresentato l'85,3% delle piccole imprese in Queensland lo scorso anno.
Le piccole imprese hanno contribuito in modo significativo all'occupazione totale in Queensland, pari al 42,1%. Questo ha creato molte opportunità per 2.548.000 persone in cerca di lavoro, permettendo loro di trovare impiego e contribuendo alle statistiche sopra indicate, aiutando a ridurre il tasso di disoccupazione in Australia. A livello nazionale, il contributo delle piccole imprese all'occupazione è diminuito negli ultimi dieci anni, passando dal 43,4% di giugno 2014 al 41,5% di giugno 2023. Questo cambiamento può essere attribuito alla pandemia di COVID, che ha visto molte imprese soffrire a causa della mancanza di attività e della perdita di clienti durante i lunghi periodi di lockdown.
Tuttavia, in Queensland, il numero di persone impiegate nelle piccole imprese è aumentato del 16,9% tra giugno 2014 e giugno 2023.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce and Industry in Australia (ICCI, Queensland) Inc.)
Come ricorda il Ministero delle Finanze, i lavori sul progetto dell'emendamento di legge sulle tasse e imposte locali, sono in fase di ultimazione. L’obiettivo dei cambi, come sottolinea il ministero, è quello di chiarire la legge che disciplina la tassazione degli edifici e delle strutture con imposta immobiliare, mantenendo lo status quo fiscale. Secondo alcuni esperti, le modifiche potrebbero introdurre nuove tasse su parchi e impianti fotovoltaici. Tuttavia, il ministero assicura che i contribuenti non pagheranno tasse più elevate e i bilanci comunali riceveranno entrate fiscali al livello attuale. Ciò vale anche per la tassazione degli impianti e dei parchi fotovoltaici che, sia attualmente che per quanto riguarda le soluzioni proposte, non saranno tassati nella loro totalità, ma solo nei loro elementi costruttivi. “Il Ministero non ha preso in considerazione la tassazione di condizionatori, generatori e pannelli fotovoltaici e la circolazione di informazioni così false, non fa che creare ansia tra imprenditori e cittadini”, si legge nel comunicato del ministero.
Mercoledì l'Ufficio centrale di statistica (GUS) ha pubblicato gli ultimi dati sull'industria polacca. Nel luglio 2024, la produzione industriale venduta è aumentata del 4,9% rispetto al luglio di un anno fa ed è diminuita del 3,3% rispetto al giugno di quest'anno. Si tratta di un risultato significativamente migliore rispetto al mese precedente, ma decisamente peggiore delle aspettative del mercato. Se si esclude l'impatto dei fattori stagionali, la produzione di luglio è stata superiore del 2,2% rispetto all'anno precedente e inferiore dello 0,2% rispetto al giugno di quest'anno. Dall'inizio dell'anno, i produttori di beni di consumo durevoli hanno registrato ora i risultati migliori. I produttori di beni d'investimento hanno registrato risultati più bassi, riducendo la produzione del 7,7% nello stesso periodo. I bassi livelli di produzione sono stati osservati nelle industrie orientate all'esportazione legate al settore automobilistico. Secondo le previsioni, i prossimi mesi porteranno un graduale miglioramento dell'attività industriale. Questo è il risultato di una migliore situazione finanziaria dei consumatori. Dai dati dettagliati, si può concludere che l'industria polacca soffre continuamente della scarsa domanda estera, soprattutto nel suo principale partner commerciale, la Germania. Solo una ripresa dell'economia polacca potrà dare l'impulso per un rilancio dell'industria polacca.
Con il continuo aumento dei prezzi dell'oro, aumenta il valore degli attivi della Banca Nazionale Polacca (NBP). L'oro costituisce quasi il 15% delle riserve della BNP, ed è aumentato dopo l'acquisto di ulteriori 14,3 tonnellate d'oro in luglio. Tutto questo pone la Polonia al 15° posto tra i paesi con le maggiori riserve d'oro. La Polonia ha poco meno della Banca Centrale Europea, che protegge il tasso di cambio dell’euro con l’oro. Attualmente si deve pagare circa 2,6 mila dollari per l'oncia, e la Polonia ne ha nel suo capitale 12.593 milioni.
(Fonte: Polonia Oggi, Gazzetta Italia)
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
Srettha Thavisin è stato destituito dalla carica di Primo Ministro della Thailandia a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato la sua elezione non valida. La decisione è arrivata dopo che è emerso che Thavisin aveva violato le normative elettorali.
La Corte ha stabilito che ci sono state irregolarità significative durante il processo di elezione e che Thavisin non soddisfaceva i requisiti legali necessari per assumere la carica. Questa situazione ha creato una crisi politica in Thailandia, con il paese ora in attesa di nuove elezioni o di un altro candidato idoneo per la posizione di Primo Ministro.
Paetongtarn Shinawatra è stata eletta il 20 agosto 2024 come 31° Primo Ministro della Thailandia, segnando un momento storico nella politica thailandese. Figlia dell'ex Primo Ministro Thaksin Shinawatra e leader del partito Pheu Thai, Paetongtarn ha ottenuto il sostegno della maggioranza dei parlamentari, dimostrando il suo forte radicamento nella politica del paese.
Il suo governo si propone di affrontare le sfide economiche e sociali della Thailandia attraverso una serie di riforme, con un focus particolare su sviluppo economico, giustizia sociale e lotta alla corruzione. La sua elezione rappresenta un ritorno al potere per la famiglia Shinawatra, che ha avuto un'influenza significativa sulla politica thailandese negli ultimi decenni. Paetongtarn si trova ora di fronte alla sfida di mantenere le promesse di cambiamento e di navigare le complesse dinamiche politiche del paese.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
La piantagione degli alberi è un’iniziativa green comune. L’utilità di tale pratica deriva dal noto processo di fotosintesi clorofilliana che permette alla pianta l’assorbimento dell’energia della luce solare poi utile per trasformare l’anidride carbonica contenuta nell’aria in nutrimento per la pianta stessa, sotto forma di zuccheri. Dunque, siffatto scambio risulta del tutto naturale ed evita all’anidride carbonica rimossa dall’atmosfera di alimentare l’effetto serra, principale causa dell’alterazione climatica. Consegue un’equazione alquanto elementare secondo cui meno alberi sono presenti sul suolo terrestre, più CO2 vi è in atmosfera, quindi temperature più alte ed un clima sempre più in squilibrio.
Alla luce di tali premesse è chiaro come l’attività di deforestazione praticata nella Repubblica Federale del Brasile, nelle parti dell’Amazzonia, sia un problema non di poco conto. Gli effetti disastrosi di tale processo di disboscamento, avviato a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso - principalmente per permettere l'allevamento intensivo e lo sfruttamento del territorio per fini agricoli, minerari o legato al mercato del legname –, si propagano all’intero pianeta. Essendo il problema di natura globale, l’interesse ad una rapida risoluzione (sebbene parrebbe più consono l’utilizzo della locuzione “pronta ed efficace risoluzione”, dal momento che risulta difficile pensare che gli effetti legati a fenomeni naturali su larga scala possano davvero mostrare i propri risvolti positivi in tempi “rapidi”), nonché il contributo pratico per un pronto intervento sono di responsabilità mondiale e non possono essere relegati a quella (tenace) parte della comunità locale dello Stato brasiliano impegnata costantemente a combattere tale deleteria attività.
In prima linea anche la Svezia. La Banca Mondiale ha recentemente emesso un green result bond da 225 milioni di dollari; tra gli investitori vi è infatti anche il fondo pensione svedese AP2 (che presta poco più di 100 milioni di corone svedesi). L’obbligazione ha una scadenza di nove anni e vuole finanziare un progetto di piantagione di alberi (tramite l'acquisto di terreni agricoli ovvero una collaborazione con i proprietari terrieri della zona) in quelle parti dell’Amazzonia colpite dalla deforestazione. Il successo di tale iniziativa green deriverebbe da un successivo processo di vendita e acquisto dei benefici climatici (crediti di carbonio) apportati dagli alberi piantati (principalmente da parte di Microsoft che si è impegnato ad acquistarne una grande parte).
La natura dell’investimento realizza un ragguardevole punto di unione tra economia ed emergenza climatica giacché risponde ad esigenze contrapposte: promuove investimenti responsabili, dando l’opportunità di sostenere progetti che contribuiscono a un futuro più sostenibile, ma non sacrifica i rendimenti, rendendo al contempo possibile una redditività finanziaria.
«Valutiamo che investendo in questo prodotto otterremo un buon ritorno e allo stesso tempo faremo uno sforzo per il clima, la diversità biologica e i diritti umani». Così Ole Petter Langeland, responsabile della gestione degli interessi presso AP2.
(Fonti:
«Credo che la rimozione del biossido di carbonio abbia il potenziale per svilupparsi in uno dei principali mercati mondiali delle materie prime». Così Fredrik Ekström, presidente del consiglio di amministrazione del Nasdaq Stockholm, nonché capo del consiglio di Puroearth, start-up finlandese -di cui il Nasdaq è proprietario di maggioranza dal 2021- che funge da centro di sicurezza per i crediti di carbonio e verifica e monitora i prodotti scambiati.
Pare che cresca rapidamente il nuovo mercato per la riduzione del biossido di carbonio: secondo gli analisti, il suo enorme potenziale risiede nell’ottima capacità dei c.d. crediti di carbonio (e quindi la decarbonizzazione) di raggiungere, in prospettiva, il medesimo status dei mercati globali delle materie prime per gas e petrolio; la “Tesla del settore”, così vengono chiamati. Insomma, l’entusiasmo per la promozione di questo nuovo mercato non manca: tra le prime aziende svedesi, Stockholm Exergi (tra i cui clienti emergono Microsoft e Meta) propone di investire tali somme con l’obiettivo ultimo di catturare le emissioni di anidride carbonica (derivanti dalla combustione della biomassa) e immagazzinare quest’ultima in pozzi vuoti di gas e petrolio nel Mare del Nord, così da abbassarne il livello nell’atmosfera. Tuttavia, per quanto le aziende siano disposte a pagare un prezzo elevato per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica, mancano ancora grandi impianti capaci di concretizzare tale nuova tecnologia. Infatti, in Svezia, pare che Stockholm Exergi, nonostante abbia già ottenuto il lascia passare del tribunale per costruire un impianto svedese su vasta scala in grado di procedere allo stoccaggio dell’anidride carbonica, abbia intenzione di voler attendere un sostegno statale (dal momento che l’investimento, il più grande finora effettuato dall’azienda, si aggira intorno ai 5 miliardi di corone svedesi). Benefattore principale? Il clima; questa nuova tecnologia si propone infatti come un’iniziativa “rivoluzionaria” sulla strada per il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi. Effettivamente, secondo l'azienda, un tale impianto avrebbe il potenziale di ridurre la quantità di anidride carbonica nell'atmosfera di 800.000 tonnellate all'anno (corrispondenti a più delle emissioni fossili del traffico stradale di Stoccolma nello stesso periodo). L’idea sarebbe quella di prendere una decisione di investimento per l’impianto di bio-CCS su vasta scala entro la fine del 2024.
D’altra parte, si attendono anche chiarimenti dal punto di vista normativo, di modo che risulti chiaro come le “emissioni negative”, o crediti di carbonio, possano essere acquistate e vendute. Emergono infatti mercati in cui le aziende possono vendere crediti di carbonio, che corrispondono alla rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera, alle aziende che vogliono compensare le emissioni climatiche di cui non sono riuscite a sbarazzarsi. Recentemente, Stockholm Exergi ha firmato un accordo con Frontier per la vendita di emissioni negative permanenti del valore di 48,6 milioni di dollari per la consegna dal 2028 al 2030. Tale accordo, che rappresenta un punto di svolta in termini di efficienza e sostenibilità nell’ottica di promuovere e raccogliere una serie di finanziamenti pubblici e privati, «rappresenta una pietra miliare importante nel percorso verso la nostra decisione finale di investimento», così quanto afferma Anders Egelrud, CEO di Stockholm Exergi.
(Fonti:
La questione del nucleare in Svezia è tornata di attualità dopo le previsioni di aumento del fabbisogno energetico del paese per il 2050, la crisi energetica e la transizione dell’energia verso fonti rinnovabili. Nel 1980 si tenne un referendum per chiedere ai cittadini in che modo gestire l’energia nucleare e i reattori presenti nel paese, vinse l’opzione che portava ad una graduale riduzione dell’input nucleare, smantellando le varie centrali, sostituendo l’energia nucleare con altre fonti come l’idroelettrico e eolico.
La linea espressa nel referendum sembra però non essere più attuale, vista la spinta del governo verso l’incremento dell’energia nucleare, con un piano che prevede la costruzione di 4 o 5 grandi reattori nucleari per far fronte all’incremento della richiesta di energia, producendo un aumento di 4000-6000 megawatt annui. Il capitale richiesto è 400 miliardi di SEK e lo Stato ha deciso di investire ben 300 miliardi di corone svedesi nel progetto, mentre i restanti 100 miliardi sono a carico delle società proprietarie dei reattori. Il partito dei Verdi, in questo momento all’opposizione, ha promesso di ribaltare e annullare qualsiasi provvedimento sul nucleare, costringendo quindi il governo in carica a dover prendere una decisione rapida, per evitare l’opposizione dei partiti anti-nucleare.
Attualmente la Svezia dispone di 6 reattori nucleari in attività, che però richiedono dei grossi investimenti da parte dello stato per mantenersi operativi, circa 50 miliardi di corone svedesi( 43 milioni di euro) che il governo deve stanziare se non vuole privarsi di questi reattori. L’azienda statale che gestisce questi reattori, Vattenfall, afferma che è necessario un piano di manutenzione delle centrali, e una loro eventuale chiusura porterebbe a destabilizzare una situazione energetica futura già poco sicura per la Svezia, come dichiarato da Torbjörn Wahlborg, CEO di Vattenfall: ”È allo stesso tempo che si prevede che la domanda di elettricità della Svezia sarà aumentata notevolmente e sarà raddoppiata o più rispetto ad oggi. Mettere fuori servizio questi reattori contemporaneamente potrebbe creare enormi problemi per l'approvvigionamento elettrico, se allo stesso tempo il consumo di elettricità fosse così elevato".
La Svezia ha bisogno di aumentare la propria produzione energetica, e il nucleare è una delle strade possibili per raggiungere l’obiettivo energetico del 2050, una strada che però non convince tutti. Diversi analisti sostengono che un aumento così elevato di energia possa portare ad un crollo dei prezzi nel mercato energetico, causando grossi problemi alle aziende che forniscono energia e riducendo la loro possibilità di investire per incrementare la produzione.
La decisione è in mano al governo svedese, che dopo le valutazioni e previsioni degli esperti deve decidere che strada seguire per guidare la Svezia verso un futuro energetico sicuro e più sostenibile possibile.
(Fonti:
[https://www.di.se/nyheter/industrin-behover-forutsagbar-el/]
[https://www.di.se/nyheter/investeringar-pa-50-miljarder-ska-halla-reakto...
[https://www.di.se/ledare/nodvandigt-att-staten-delar-karnkraftsrisken/]
[https://www.di.se/nyheter/forslag-staten-lanar-ut-300-miljarder-for-att-...
[https://en.wikipedia.org/wiki/1980_Swedish_nuclear_power_referendum])
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)