Giovedì 19 Marzo 2026
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Il ritorno dell’Espirito Santo al centro della geografia energetica brasiliana racconta molto più di un semplice cambio di classifica produttiva: è la dimostrazione di come investimenti mirati, tecnologia offshore e continuità industriale possano ridefinire gli equilibri economici regionali in un Paese che resta una potenza petrolifera globale. Dopo sei anni di assenza dal podio nazionale, lo Stato ha riconquistato nel 2025 la posizione di secondo maggiore produttore di petrolio del Brasile, superando San Paolo e consolidando il proprio ruolo nella catena energetica nazionale grazie soprattutto alla performance del campo di Jubarte, nella Bacia di Campos.
Secondo i dati dell’Agenzia Nazionale del Petrolio, Gas Naturale e Biocarburanti, la produzione capixaba ha raggiunto circa 193 mila barili al giorno nel 2025, pari al 5,1% del totale nazionale, con una crescita del 24,5% rispetto all’anno precedente. Il confronto con gli altri Stati evidenzia tuttavia una forte concentrazione geografica: Rio de Janeiro continua a dominare con quasi l’88% della produzione brasiliana, mentre San Paolo si è fermato a circa 184,5 mila barili al giorno, scendendo così al terzo posto. Nel complesso, il Brasile ha registrato una produzione media di 3,77 milioni di barili al giorno nel 2025, in aumento del 12,3% su base annua, confermando la traiettoria di espansione del settore energetico nazionale.
Il vero motore della crescita dell’Espirito Santo è il campo di Jubarte, che da solo rappresenta oltre il 77% della produzione statale e ha registrato un incremento superiore al 30% tra il 2024 e il 2025. Operato esclusivamente da Petrobras e situato a circa 76 chilometri dalla costa meridionale dello Stato, il giacimento si è affermato come uno dei poli strategici dell’industria petrolifera brasiliana, arrivando a fine 2025 a una produzione media di circa 152 mila barili al giorno, che lo colloca tra i cinque maggiori campi produttivi del Paese.
Determinante è stata l’entrata in funzione della piattaforma galleggiante FPSO Maria Quitéria, avviata nell’ottobre 2024, con capacità di produrre fino a 100 mila barili di petrolio al giorno e di processare 5 milioni di metri cubi di gas naturale. L’infrastruttura rappresenta non solo un salto quantitativo, ma anche qualitativo, perché introduce maggiore efficienza operativa e consolida l’integrazione tra produzione offshore e logistica energetica.
L’impatto economico va oltre i numeri della produzione. Il settore petrolifero e del gas coinvolge nello Stato più di 600 imprese e genera almeno 15 mila posti di lavoro formali con salari medi superiori alla media nazionale, contribuendo in modo significativo alla crescita industriale locale. Non a caso, nel 2025 l’Espirito Santo ha registrato il maggiore incremento della produzione industriale del Brasile, pari all’11,6%, contro una media nazionale dello 0,6%, segnale di un effetto moltiplicatore che si estende alla filiera manifatturiera e dei servizi.
Tuttavia, il ritorno alla vice-leadership non significa necessariamente un ritorno ai livelli storici più elevati. Alcuni osservatori ricordano che la produzione attuale resta inferiore ai picchi registrati in passato, come i 210 mila barili giornalieri del 2021 o i 394 mila del 2016, evidenziando la necessità di nuovi investimenti esplorativi, soprattutto nella Bacia dell’Espirito Santo settentrionale. Il tema della sostenibilità della crescita, dunque, resta centrale, così come quello della diversificazione energetica in un contesto globale sempre più orientato alla transizione verso fonti a basse emissioni.
In prospettiva, le previsioni indicano ulteriori margini di espansione: studi energetici suggeriscono che la produzione statale potrebbe raggiungere un picco superiore ai 320 mila barili al giorno entro il 2026, rafforzando ulteriormente il ruolo dell’Espirito Santo nel panorama energetico brasiliano. Parallelamente, lo Stato punta ad attrarre investimenti anche in tecnologie di decarbonizzazione e transizione energetica, tentando di coniugare crescita industriale e sostenibilità ambientale, una sfida che riflette le tensioni strutturali dell’intero settore petrolifero mondiale.
Il caso dell’Espirito Santo dimostra come la geografia economica dell’energia possa cambiare rapidamente quando convergono investimenti, innovazione tecnologica e politiche industriali. In un Brasile sempre più centrale nel mercato globale degli idrocarburi, il rilancio produttivo dello Stato non rappresenta soltanto una notizia regionale, ma un segnale della capacità del Paese di consolidare la propria posizione strategica nell’economia energetica internazionale.
Fonte: Agência Brasil; Reporter Maceió.
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Quasi l’80% dei giovani cechi ha un lavoro che corrisponde al proprio percorso di studio. Lo indica un’indagine di Eurostat.
Tra i cechi di età compresa tra i 20 e i 34 anni, il 21% svolge un lavoro che non ha alcuna corrispondenza con il proprio percorso di studi. Il dato è leggermente più alto rispetto alla media UE, pari al 19,6%. Una forte corrispondenza tra lavoro e percorso di studio è segnalata dal 56% dei giovani cechi, mentre una corrispondenza più moderata viene indicata dal 23% dei giovani in Repubblica Ceca.
La società Škoda Group ha presentato al pubblico il primo convoglio di tram realizzato per la città di Bergamo.
La società ceca fornirà alla società di trasporto pubblico Tramvie Elettriche Bergamasche dieci convogli di tram bidirezionali. I mezzi dovrebbero essere consegnati durante l’estate. I tram per Bergamo sono una versione modificatoa del modello ForCity Classic. I convogli sono dotati di aria condizionata, di un innovativo sistema anticollisione e hanno una capacità di trasporto di oltre 280 persone.
La situazione finanziaria delle famiglie ceche continua a migliorare. Lo indica un’indagine dell’agenzia STEM per la società KPMG.
L’indice della situazione finanziaria calcolato da STEM è in crescita continua dal 2022 e lo scorso anno ha raggiunto il valore 112 punti. La situazione è ai livelli del 2017. Solo il 15% dei cechi dice di avere difficoltà o grandi difficoltà ad arrivare alla fine del mese con un calo di tre punti percentuale rispetto all’anno precedente.
Praga Capitale si conferma tra le regioni più ricche nell’Unione Europea. Lo indicano i dati dell’Eurostat.
Con un dato superiore del 92% alla media UE Praga è la quinta regione più ricca nell’Unione Europea. La precedono due regioni irlandesi, il Lussemburgo e la città di Amburgo. Il dato dell’Eurostat fa riferimento al 2024 ed è ricalcolato tenendo conto del potere d’acquisto.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Il mercato polacco si conferma tra i più dinamici per il turismo verso l’Italia e rappresenta oggi uno dei principali driver di crescita per il settore turistico italiano in Europa. Nel 2024 la Polonia ha raggiunto l’8° posto a livello mondiale per arrivi turistici in Italia, con 2,57 milioni di visitatori (+21,5% rispetto al 2023) e 9,4 milioni di pernottamenti (+20,3%), evidenziando un trend superiore alla media europea e un consolidamento strutturale della domanda.
L’Italia si posiziona stabilmente come prima destinazione estera per i turisti polacchi, con circa il 28,8% delle prenotazioni internazionali, davanti a Spagna e Grecia. Il valore medio delle prenotazioni turistiche outbound ha superato i 9.000,00 PLN per viaggio (ca. 2.140,00 EUR), in crescita costante, segnale di un mercato più maturo e con maggiore capacità di spesa. Inoltre, oltre il 21% dei viaggiatori polacchi dichiara di aumentare il budget dedicato alle vacanze nel 2026, indicando prospettive di crescita sostenuta nel medio periodo.
Il profilo del turista polacco è in evoluzione: cresce la fascia 30–55 anni con reddito medio-alto, aumenta il segmento famiglia e si rafforza la domanda di esperienze premium. Il 77% dei viaggiatori sceglie strutture 4–5 stelle e si registra un aumento della richiesta di servizi personalizzati, esperienze enogastronomiche, turismo slow e soggiorni tematici. Il turista polacco non si limita più alle destinazioni iconiche ma torna in Italia più volte, esplorando nuove regioni e prodotti turistici.
Dal punto di vista territoriale, il Nord Italia continua a registrare i maggiori flussi:
Parallelamente, crescono destinazioni del Centro-Sud come Toscana, Sicilia e Puglia, apprezzate per enogastronomia, autenticità e turismo esperienziale. Si rafforza inoltre la domanda per viaggi tematici: wine tourism, wellness retreat, itinerari culturali, outdoor e luxury travel.
La connettività aerea tra Polonia e Italia continua ad ampliarsi, con nuovi collegamenti diretti e frequenze aumentate da Varsavia, Cracovia, Katowice, Breslavia e Poznań verso le principali destinazioni italiane. Questo rafforza ulteriormente l’accessibilità e favorisce lo sviluppo di pacchetti multi-destinazione e soggiorni più frequenti durante l’anno.
Le opportunità si sviluppano su due direttrici principali.
Allo stesso tempo, la Polonia si sta affermando come mercato di investimento attrattivo: il segmento hospitality 4–5 stelle registra tassi di crescita annuali tra il 12% e il 15%, mentre aumenta la domanda locale per ristorazione italiana di qualità, wine bar ed esperienze gastronomiche autentiche. Le principali città – Varsavia, Cracovia, Breslavia, Danzica e Poznań – stanno consolidando un’offerta sempre più sofisticata, aprendo nuove prospettive per brand e operatori italiani.
In questo scenario, la Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia svolge un ruolo chiave nel facilitare il dialogo tra i due mercati, promuovendo incontri B2B, scambio di know-how e sviluppo di partnership commerciali.
Tra le principali iniziative del 2026, il Roadshow BUY ITALY – April Edition rappresenta un momento strategico di incontro tra operatori italiani e buyer polacchi selezionati, con l’obiettivo di trasformare il crescente interesse turistico in collaborazioni concrete e durature.
Il 2026 si preannuncia quindi come un anno decisivo per il rafforzamento del turismo bilaterale Italia–Polonia: un contesto favorevole, sostenuto da dati solidi e da una domanda in costante evoluzione, che offre opportunità significative per tutti gli operatori della filiera turistica.
Fonte: rapporto redatto dalla Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia (CCIIP)
Nel 2025 il capitale privato ha continuato a consolidare la sua presenza nel tessuto economico spagnolo, con un volume complessivo di investimenti pari a 6,403 miliardi di euro, in aumento dell’1,8% rispetto al 2024, secondo le stime preliminari elaborate da SpainCap sulla base dei dati della piattaforma europea EDC.
L’attività degli investitori ha registrato 828 operazioni, segnando un incremento del 5,5% nel numero di transazioni e riflettendo una maggiore vivacità nel comparto. All’interno di questo quadro, il segmento del private equity ha rappresentato la parte più significativa dell’ecosistema: oltre 4,67 miliardi di euro investiti in 174 operazioni in società non quotate.
Parallelamente, il venture capital ha vissuto un anno di forte crescita, chiudendo il 2025 con 1,731 miliardi di euro investiti in 654 operazioni, un balzo del 57% rispetto al 2024, rendendolo il terzo miglior anno storico per questo segmento, trainato da numerose late stage round di finanziamento.
Uno degli aspetti più rilevanti è stato il ruolo dei fondi internazionali, che hanno apportato 4,082 miliardi di euro, ossia circa il 63,8% dell’investimento totale, cifra record nella serie storica. Le gestioni nazionali hanno contribuito con circa 1,888 miliardi di euro in 155 operazioni.
Tra le grandi operazioni, si contano 10 investimenti superiori ai 100 milioni di euro, che da soli rappresentano oltre 2,17 miliardi degli investimenti totali, mentre le operazioni di middle market, tra 10 e 100 milioni, hanno totalizzato circa 3,01 miliardi in 114 transazioni, segnando un aumento del 36% rispetto all’anno precedente.
Per tipologia, le strategie di buyout hanno raccolto 3,65 miliardi in 71 operazioni, mentre il capital expansion (growth) ha registrato ulteriori 862 milioni in 94 transazioni. I settori con maggiore attrattività in termini di volume sono stati prodotti e servizi industriali (22%), TIC/internet (20%) e altri servizi (15,6%), con una leadership per numero di operazioni nei comparti TIC/internet, medicina/salute e biotecnologie.
Infine, dal lato del fundraising, gli investitori privati nazionali hanno raccolto 4,183 miliardi di euro, il secondo miglior risultato storico, sostenuto anche da iniziative pubbliche a favore delle PMI. Le disinversioni, ossia le uscite degli investitori da posizioni nelle società, hanno sfiorato i 3,739 miliardi in 390 operazioni, segnando un lieve aumento rispetto al 2024.
Il quadro che emerge dai dati di SpainCap evidenzia diversi aspetti interessanti:
L’evoluzione del capitale privato in Spagna non solo riflette la solidità dell’ecosistema finanziario iberico, ma rappresenta anche una finestra di opportunità per le imprese italiane intenzionate a espandersi o rafforzare la loro presenza nel mercato spagnolo attraverso investimenti, partnership o operazioni di crescita aziendale.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)
A partire dal 2026, le aziende che gestiscono servizi di assistenza clienti in Spagna dovranno adeguarsi a un nuovo quadro normativo. La Legge sui servizi di assistenza clienti, approvata dal Consiglio dei Ministri e pubblicata nel BOE lo scorso 27 dicembre, entra in vigore con l'obiettivo di rafforzare i diritti dei consumatori, migliorare la qualità del servizio e stabilire obblighi chiari per le aziende, in particolare quelle che gestiscono grandi centri di contatto.
Questo nuovo scenario legislativo ha implicazioni rilevanti per settori quali telecomunicazioni, energia, banche, trasporti e assicurazioni, tra gli altri. Rappresenta inoltre un cambiamento significativo per i grandi call center, che dovranno rivedere i propri protocolli, la tecnologia e i tempi di risposta per conformarsi ai nuovi requisiti.
Sintesi dei punti chiave della nuova legge
La nuova normativa si concentra su aspetti fondamentali del servizio clienti che, fino ad ora, erano poco regolamentati.
1. Tempo massimo di attesa:
Le aziende saranno obbligate a garantire che il cliente sia assistito da un agente in meno di tre minuti, almeno nel 95% delle chiamate. Questo punto esercita una pressione diretta sull'efficienza operativa dei call center e richiede sistemi di instradamento intelligente e analisi in tempo reale per evitare colli di bottiglia.
2. Accessibilità e disponibilità:
Il servizio di assistenza deve essere disponibile almeno negli stessi orari di apertura in cui vengono offerti prodotti o servizi. Inoltre, le aziende devono garantire un'assistenza personalizzata e senza costi aggiuntivi, compresi i canali per le persone con disabilità.
3. Monitoraggio degli incidenti:
La legge impone alle aziende di fornire informazioni chiare sullo stato dei reclami, nonché di fornire un numero di tracciamento o un codice di riferimento. Ciò richiede una migliore integrazione tra i sistemi CRM, gli strumenti di assistenza e i database interni.
4. Divieto di risposte automatizzate ai reclami:
nel caso in cui il cliente presenti un reclamo, l'assistenza non potrà essere risolta esclusivamente tramite sistemi automatici. Sarà obbligatorio l'intervento di un agente umano qualificato.
5. Termine per la risoluzione delle problematiche:
la norma fissa un termine massimo di 15 giorni lavorativi per risolvere le problematiche, il che implica la revisione degli SLA interni e dei processi di escalation.
Questi requisiti comportano una trasformazione operativa per molte aziende. I grandi call center dovranno riprogettare il loro modello di assistenza clienti per soddisfare i nuovi standard di qualità, tracciabilità e accessibilità.
Implicazioni operative per i grandi call center
Il rispetto di questa legge non è solo una questione legale, ma anche operativa. La pressione per ridurre i tempi di attesa, mantenere una tracciabilità accurata dei reclami e garantire un'assistenza umana quando necessario richiede una revisione approfondita dell'infrastruttura tecnologica e dei processi interni.
Tra le misure più rilevanti che i call center dovranno prendere in considerazione vi sono:
In questo contesto, strumenti come Recordia possono svolgere un ruolo chiave. Offrendo soluzioni di registrazione delle chiamate conformi alle normative, analisi vocale, biometria vocale, agenti intelligenti e archiviazione sicura nel cloud, Recordia consente ai call center di adattare le loro operazioni alla nuova legge senza compromettere l'efficienza e la sicurezza.
Come prepararsi dal punto di vista tecnologico
La conformità a questa legge richiede più della semplice formazione e dei protocolli. È necessaria un'infrastruttura in grado di registrare, misurare, controllare e agire in base alle interazioni con i clienti.
Alcuni consigli tecnologici per affrontare con successo questa transizione:
Grazie a questo tipo di strumenti, i responsabili dei grandi call center potranno allineare le loro operazioni alla legge, ridurre al minimo i rischi legali e offrire un servizio più agile e trasparente.
Opportunità derivanti dalla conformità normativa
Sebbene l'entrata in vigore di questa legge comporti delle sfide, offre anche opportunità per quelle organizzazioni che sanno adattarsi rapidamente. Le aziende che investono nel miglioramento del loro servizio clienti non solo eviteranno sanzioni, ma guadagneranno anche in termini di reputazione, fedeltà ed efficienza operativa.
Centralizzando la tracciabilità dell'assistenza e facilitando un'esperienza più chiara e umana, il rapporto cliente-azienda si rafforza, con un impatto diretto sulla fidelizzazione e sul valore del ciclo di vita del cliente.
Inoltre, adottando soluzioni che consentono di rispettare la legge, le aziende potranno riutilizzare tale infrastruttura per estrarre informazioni preziose che stimolino decisioni strategiche di business. Ad esempio, sapere quali argomenti generano più reclami, quali agenti gestiscono meglio i conflitti o come si comportano i clienti in base alla fascia oraria.
Fonte: Recordia
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Moody's Ratings ha confermato il rating AAA del governo lussemburghese, con outlook stabile. Questa decisione si basa sulle aspettative di un debito pubblico sostenibile e basso, indicatori di sostenibilità del debito significativamente migliori rispetto a quelli di altri paesi, nonché sulla solidità istituzionale e sull'eccezionale livello di ricchezza del Paese.
Secondo l'agenzia, il debito pubblico si attestava al 25,9% del PIL alla fine del 2024, in leggero aumento rispetto al 2023, e dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile nel 2025 e nel 2026. Moody's stima che le finanze pubbliche abbiano registrato un leggero avanzo nel 2024 e prevede che questa situazione persisterà nei prossimi due esercizi finanziari, sostenuta da una dinamica delle entrate più forte del previsto e dalla graduale eliminazione delle misure di sostegno legate alla crisi energetica e al costo della vita.
Sul fronte macroeconomico, i livelli di ricchezza rimangono un pilastro centrale della qualità del credito del Paese. Il PIL pro capite a parità di potere d'acquisto ha superato i 150.000 dollari nel 2024, uno dei livelli più alti tra i titoli sovrani valutati da Moody's. Il settore dei servizi finanziari, che rappresenta poco più di un quinto del PIL, rimane un motore chiave della crescita, affiancato da attività come ICT, logistica e satelliti.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)
Introduzione del "Mini RIGI" (RIMI) Il Governo ha incluso nella riforma del lavoro il Regime di Incentivazione per i Medi Investimenti (RIMI), noto come "mini RIGI". Questo schema integra il RIGI tradizionale (per i grandi investimenti) e mira a promuovere la crescita delle imprese, in particolare le PMI, nonché a potenziare le esportazioni e l'occupazione formale.
Obiettivo e Portata
Principali Benefici Fiscali Il regime offre due incentivi centrali per migliorare la redditività finanziaria nei primi anni:
Contesto L'iniziativa, anticipata dalla fine del 2024 dal Ministero dell'Economia, deve ora essere discussa e approvata dalla Camera dei Deputati come parte del pacchetto di riforma del lavoro.
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina)
Il Carnevale di Rio de Janeiro non è soltanto un simbolo culturale globale, ma sempre più un caso di studio economico capace di ridefinire il peso strategico dell’industria creativa nelle politiche di sviluppo urbano. Nel 2026, la manifestazione si conferma un potente motore di crescita: secondo le stime ufficiali, l’evento dovrebbe movimentare circa 5,9 miliardi di reais nell’economia carioca, rafforzando la percezione del grande festival come una vera infrastruttura economica oltre che turistica.
Il dato, di per sé significativo, assume un valore ancora maggiore se inserito in un contesto di competizione globale tra città che investono sempre più in grandi eventi per attrarre capitali, visitatori e visibilità internazionale. Il Carnevale genera infatti un effetto moltiplicatore che si estende ben oltre i giorni della festa, coinvolgendo settori come ospitalità, trasporti, commercio e servizi, e attivando una filiera che produce occupazione e reddito in modo diffuso.
Ma il punto più interessante per analisti e decisori pubblici riguarda il ritorno sugli investimenti. Studi citati da economisti indicano che ogni real destinato alla cultura può generare fino a 7,59 reais per la società in termini di lavoro e reddito, un impatto superiore a quello di comparti industriali tradizionali come l’automotive, dove il moltiplicatore si ferma a circa 3,76. In altre parole, la cultura non rappresenta più un capitolo accessorio della spesa pubblica, ma un asset competitivo.
A sottolinearlo è anche l’economista italo-americana Mariana Mazzucato, tra le più influenti studiose dell’economia dell’innovazione, secondo cui l’investimento pubblico in arti e cultura “contribuisce molto più alla economia rispetto a gran parte della manifattura tradizionale”. La sua analisi invita a riconsiderare una convinzione ancora diffusa nelle politiche industriali: che la crescita passi necessariamente dai settori produttivi classici.
Il Carnevale, invece, dimostra come il capitale creativo possa diventare una piattaforma di sviluppo sostenibile. Oltre ai numeri macroeconomici, l’evento produce benefici sociali difficilmente quantificabili ma altrettanto rilevanti: rafforza la coesione comunitaria, alimenta il senso di identità culturale e contribuisce al benessere delle popolazioni coinvolte, incluse molte realtà vulnerabili. È una forma di valore che non si misura soltanto nel PIL, ma nella qualità del tessuto urbano.
Non mancano tuttavia le sfide. La crescente commercializzazione della festa solleva interrogativi sulla distribuzione della ricchezza generata e sul rischio di concentrazione dei profitti, mentre il dibattito sulle politiche pubbliche si orienta verso la necessità di garantire che sponsorizzazioni e investimenti ritornino all’ecosistema creativo che rende possibile uno spettacolo di tale portata.
In prospettiva, il modello brasiliano suggerisce una lezione che molte economie mature stanno iniziando ad assimilare: la dicotomia tra cultura e produttività è ormai superata. Le città che sapranno integrare creatività, turismo ed economia della conoscenza potranno costruire vantaggi competitivi difficilmente replicabili. Rio de Janeiro, con il suo Carnevale, sembra averlo compreso da tempo — trasformando una tradizione popolare in una leva sofisticata di sviluppo economico.
Fonti: Prefeitura do Rio – Secretaria Municipal de Desenvolvimento Econômico; Agência Brasil.
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Secondo l'Associazione Bancaria Ceca il prodotto interno lordo crescerà quest'anno e nel 2027 del 2,6%. La crescita quindi registrerà una lieve accelerazione rispetto al 2025, quando l'economia è aumentata secondo le prime rilevazioni del 2,5%. A trainare la crescita sarà una maggiore spesa statale, minori tensioni sul commercio estero e il buon andamento della spesa delle famiglie. “Quest'anno inciderà anche la ripresa delle attività di investimento” ha indicato l'associazione, che prevede un aumento degli investimenti di oltre il tre percento.
Il volume degli scambi è cresciuto in un anno di circa il tre percento a 18,3 miliardi di euro con un aumento simile per le esportazioni italiane in Repubblica Ceca e quelle ceche in Italia. La Repubblica Ceca ha acquistato dall'Italia beni per 8,7 miliardi di euro, mentre le esportazioni ceche in Italia hanno raggiunto il valore di 9,6 miliardi di euro.
Lo scorso anno la produzione industriale nel paese ha registrato un aumento dell'1,5%. Praticamente lo stesso dato, un +1,4%, è stato registrato nel solo comparto manifatturiero. A rimanere senza variazioni rispetto al 2024 è stato il settore automotive, che ha un peso chiave nell'economia ceca. Dinamica poi la crescita per il settore dei trasporti fuori dal perimetro automotive con un +6,3% o l'agroalimentare con un aumento di quasi il tre percento.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Per la prima volta in oltre tre decenni, i salari in Giappone stanno crescendo in modo significativo. Le negoziazioni salariali di primavera del 2025, lo Shunto, hanno registrato aumenti medi del 5,25%, il risultato più alto degli ultimi 34 anni e il secondo anno consecutivo oltre il 5%. Parallelamente, il salario minimo nazionale è aumentato raggiungendo una media di 1.121 yen all'ora, con Tokyo che ha toccato quota 1.226 yen, segnando l'incremento più consistente nella storia recente del paese. Dopo decenni di stagnazione che hanno caratterizzato l'economia giapponese dal crollo della bolla speculativa degli anni '90, sembra finalmente arrivato il momento della svolta. Ma è davvero così?
La realtà dei numeri racconta una storia più complessa. Mentre i salari nominali sono cresciuti del 2,6% a ottobre 2025, l'inflazione ha viaggiato intorno al 3,4% nello stesso periodo. Il risultato? I salari reali, quelli che misurano effettivamente il potere d'acquisto dei lavoratori giapponesi, sono diminuiti dello 0,7% a ottobre e del 2,8% a novembre. A novembre si è registrato il calo più marcato dall'inizio dell'anno, segnando l'undicesimo mese consecutivo di salari reali negativi. In altre parole, nonostante gli aumenti più generosi in tre decenni, i lavoratori giapponesi possono comprare meno di prima.
Per il 2026, le aspettative rimangono prudentemente ottimiste. La confederazione sindacale Rengo ha annunciato che chiederà aumenti di almeno il 5% per il terzo anno consecutivo nelle negoziazioni di primavera, con un obiettivo di crescita salariale di base del 3% o più. Goldman Sachs prevede invece aumenti salariali "low-3%" per i salari base, riconoscendo che la pressione per gli aumenti continuerà ma probabilmente con un'intensità leggermente ridotta. La Bank of Japan, che ha alzato i tassi di interesse allo 0,75% a dicembre portandoli al livello più alto degli ultimi 30 anni, continuerà a monitorare attentamente le negoziazioni salariali di primavera come indicatore chiave per decidere il ritmo dei futuri rialzi dei tassi.
Il contesto economico globale aggiunge ulteriori complicazioni. I profitti delle aziende manifatturiere giapponesi sono in calo, pressati dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e dall'incertezza sulle tariffe che potrebbero essere imposte dalla nuova amministrazione americana. Le grandi aziende esportatrici, tradizionalmente le locomotive degli aumenti salariali durante lo Shunto, potrebbero trovarsi in una posizione più debole rispetto agli anni precedenti. Questo potrebbe limitare la capacità di estendere gli aumenti a tutti i livelli dell'economia, creando una crescita salariale a due velocità tra grandi corporation e PMI.
La "rivoluzione" salariale giapponese è quindi reale ma incompiuta. Dopo trent'anni di stagnazione, il Giappone ha finalmente rotto il tabù degli aumenti salariali significativi, ma la corsa contro l'inflazione non è ancora vinta. Il 2026 sarà l'anno della verità: riusciranno i salari reali a tornare in territorio positivo, trasformando questi aumenti nominali in un effettivo miglioramento del tenore di vita? O assisteremo a un'ulteriore anno di crescita salariale che non riesce a tenere il passo con il costo della vita? Per chi fa business in Giappone, monitorare questa dinamica sarà fondamentale per comprendere l'evoluzione del mercato e del comportamento dei consumatori giapponesi nei prossimi mesi.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)