Venerdì 6 Novembre 2026
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Gli elettori svizzeri sono stati chiamati a decidere su due iniziative popolari e hanno risposto no a entrambe. Sul tema della neutralità il 70,2% ha bocciato la proposta, contro un 29,8% di favorevoli, con un'affluenza del 47,1%. Il testo è stato respinto in tutti i 26 cantoni, senza raggiungere né la maggioranza del popolo né quella dei cantoni necessarie per cambiare la Costituzione. Anche dove il consenso è stato più alto, come in Ticino, i contrari hanno prevalso, seppur di misura, con il 51,7%.
L'iniziativa, promossa dall'Unione democratica di centro e da Pro Schweiz, voleva scrivere in Costituzione una neutralità "perpetua e armata". Avrebbe vietato a Berna di imporre sanzioni non decise dal Consiglio di sicurezza dell'Onu e di cooperare con alleanze militari, se non in caso di attacco o attacco imminente contro il Paese, lasciando invece possibili le esercitazioni congiunte e le missioni di pace. Il bersaglio politico era chiaro: la scelta del governo di allinearsi alle sanzioni europee contro la Russia dopo l'invasione dell'Ucraina del 2022, che i promotori consideravano una violazione della neutralità, tesi condivisa anche da Mosca, che aveva invitato gli svizzeri a votare sì. L'ex leader dell'Udc Christoph Blocher, miliardario, ha sostenuto la campagna con due milioni di franchi. Sui manifesti campeggiavano colombe bianche e lo slogan "No alla guerra, sì alla neutralità".
Dall'altra parte si sono schierati governo, Parlamento e tutti i principali partiti tranne l'Udc. Gli ultimi sondaggi prima del voto davano i contrari attorno al 63%, quindi il risultato è in linea con le attese. Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha subito precisato che il verdetto non è un voto contro la neutralità: la Svizzera era neutrale ieri, lo è oggi e lo resterà. A suo giudizio il no consente di decidere sulle sanzioni economiche caso per caso e di collaborare con i partner quando ciò rafforza la sicurezza nazionale, che dipende anche da quella dei vicini e del continente europeo. Cassis aveva ricordato anche che la neutralità è sempre stata applicata con un certo grado di flessibilità, e citato come esempio negativo il rifiuto di sanzionare il Sudafrica dell'apartheid. Il politologo Fabio Wasserfallen, dell'Università di Berna, riassume così l'umore del Paese: gli svizzeri amano la neutralità, ma approvano il modo in cui il governo la sta attuando e in genere sono favorevoli alle sanzioni alla Russia. Non è però detto che la partita sia chiusa: un esponente del fronte promotore ha avvertito che il movimento tornerà attivo se governo o avversari si spingeranno oltre, per esempio con sanzioni più dure.
Nella stessa giornata è stata bocciata anche l'iniziativa "Per un'alimentazione sicura". Con il 72,5% di no, gli svizzeri hanno respinto la richiesta di portare il grado di autoapprovvigionamento netto ad almeno il 70% e di favorire un'alimentazione più basata su prodotti vegetali. Oggi quel grado si aggira attorno al 45%, e il governo prevede di portarlo ad almeno il 50% solo entro il 2050: per questo l'obiettivo del 70% in dieci anni è stato giudicato decisamente eccessivo. Il rifiuto è stato generalizzato: tutti i cantoni hanno votato contro, con punte superiori all'80% in Uri, Svitto, Appenzello Interno e Obvaldo, mentre i più tiepidi sono stati Ginevra, Basilea Città e Neuchâtel. In Ticino il no si è fermato al 68,7%, e solo i comuni di Verzasca e Campo Vallemaggia hanno detto sì.
Il testo ha pagato anche l'isolamento politico. Greenpeace Svizzera e i Verdi hanno lasciato libertà di voto e tutti gli altri partiti hanno raccomandato il no, mentre la promotrice Franziska Herren, già protagonista dell'iniziativa "Acqua pulita per tutti" respinta nel 2021, ha espresso rammarico per la mancanza di sostegno della classe politica. Secondo il politologo Lukas Golder, l'iniziativa toccava temi interessanti ma pretendeva un'attuazione troppo rapida e radicale, e il piccolo comitato ha dovuto condurre la campagna in gran parte da solo. Il mondo agricolo ha letto il risultato a modo suo: la vicepresidente dell'Unione svizzera dei contadini, Anne Challandes, lo interpreta come la volontà della popolazione di conservare la libertà di scegliere cosa mangiare. I Verdi liberali hanno parlato di un "no della ragione" e non di un no all'agricoltura sostenibile. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha riconosciuto che il tema resta aperto: la discussione sul futuro dell'agricoltura e dell'alimentazione continuerà, con il governo impegnato a cercare soluzioni equilibrate.
Chiusa questa tornata, la democrazia diretta elvetica non si ferma. Il 29 novembre 2026 il popolo sarà richiamato alle urne su quattro oggetti: il finanziamento aggiuntivo dell'AVS tramite un aumento dell'IVA, una restrizione sui fuochi d'artificio, l'imposizione equa delle coppie sposate e una modifica alla legge sul materiale bellico.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)
La presidente ad interim della Repubblica, Delcy Rodríguez, ha promulgato la Legge di Promozione e Protezione della Costruzione di Alloggi, uno strumento legislativo approvato in seconda lettura la settimana scorsa dall'Assemblea Nazionale del Venezuela. Da un campo provvisorio allestito presso il Poliedro di Caracas per gli sfollati del doppio terremoto, ha spiegato che il provvedimento servirà anche a contribuire a risolvere il deficit abitativo nel paese.
«Questa legge consentirà anche maggiori flussi di investimenti privati per la costruzione di alloggi. La norma punta a promuovere la realizzazione di più case, rimuovendo qualsiasi tipo di ostacolo, limitazione, difficoltà e complessità, in modo da poter garantire una maggiore disponibilità abitativa all'accesso dei cittadini, del popolo venezuelano. Quindi colgo l'occasione per sancirla», ha affermato.
Rodríguez ha ribadito che i nuovi protocolli e le norme edilizie devono adeguarsi al fatto che il Venezuela è un paese sismico. In questo senso, ha rivolto un appello a sviluppare una cultura che permetta di prevenire e mitigare future tragedie. Ha insistito sul fatto che il governo nazionale, insieme a istituzioni private, sta ispezionando nuovamente e con maggiore dettaglio 11.000 abitazioni colpite dai terremoti per determinare quali possano effettivamente essere recuperate.
«Questo si aggiunge all'impegno che lo Stato sta portando avanti, come ha ricordato il presidente dell'Assemblea, per costruire nuovi alloggi e riabilitare le abitazioni che sono state colpite e che si trovano nella fascia semaforica gialla o rossa. Per questo questa legge è così importante: non aiuterà soltanto nella congiuntura causata dal doppio terremoto, ma affronterà la problematica abitativa che riguarda i venezuelani e le venezuelane, le famiglie che ancora non dispongono di una casa», ha dichiarato.
Rientro a scuola
Durante lo stesso evento, Delcy Rodríguez ha informato sull'allestimento dello Stadio Monumentale Simón Bolívar e del Poliedro di Caracas come campi provvisori. «Al Monumentale di Caracas avremo la capacità di accogliere 1.023 persone, mentre in questa struttura presso il Poliedro ne accoglieremo 200», ha spiegato.
Il Poliedro dispone di tutti i servizi essenziali per l'assistenza quotidiana: le famiglie hanno a disposizione studi medici, supporto psicologico e una sala di terapia occupazionale per adulti e bambini. Inoltre, la struttura comprende una mensa comune con una capienza di 300 persone, equipaggiata con frigoriferi e forni a microonde.
Da parte sua, il ministro dell'Istruzione, Héctor Rodríguez, ha dettagliato che su 27.000 scuole presenti sull'intero territorio nazionale, 900 sono state colpite dal doppio sisma. Di quest'ultimo gruppo, 11 sono crollate completamente e 80 presentano danni strutturali. In quest'ottica, ha informato che gli studenti degli istituti distrutti sono attualmente in fase di riassegnazione territoriale.
La compagnia energetica indiana Oil and Natural Gas Corp (ONGC) ha ottenuto una licenza dall'Ufficio di Controllo degli Asset Stranieri (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per riprendere appieno le sue operazioni in Venezuela, dopo aver trascorso diversi anni a limitare la propria attività a causa dei rischi legati alle sanzioni imposte alla nazione caraibica.
Secondo quanto pubblicato da Energy World, Anupam Agarwal, direttore finanziario di ONGC, ha sottolineato durante una conference call con gli investitori a seguito dell'annuncio dei risultati del primo trimestre che: «Ora abbiamo piena libertà di lavorare al progetto venezuelano, poiché in precedenza limitavamo le nostre operazioni lì a causa dei rischi legati alle sanzioni. Tali rischi sono ormai alle spalle».
È importante evidenziare che l'approvazione della licenza alla società statale indiana da parte degli Stati Uniti rimuove gli ostacoli affinché ONGC possa effettuare ulteriori investimenti in Venezuela.
Inoltre, ciò potrebbe spianare la strada alla corporazione per espandere la produzione di idrocarburi nella nazione caraibica, siglare nuovi accordi e assumere la gestione operativa di alcuni progetti di Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA).
Progetti San Cristóbal e Carabobo
ONGC Videsh Ltd., il braccio di investimento internazionale della compagnia indiana, detiene una partecipazione del 40% nel progetto petrolifero San Cristóbal, mentre il resto appartiene a PDVSA. Allo stesso modo, possiede l'11% delle azioni nel progetto Carabobo, attualmente in fase di sviluppo.
Anupam Agarwal ha dichiarato che la società è in trattativa con le autorità venezuelane e con i partner delle joint venture riguardo ai propri interessi nei progetti San Cristóbal e Carabobo, motivo per cui si attende «presto sviluppi positivi», che includono anche nuovi accordi e un possibile trasferimento della gestione operativa da parte di PDVSA.
CITGO Petroleum Corporation ha informato, questo 13 agosto, sui suoi risultati finanziari e operativi corrispondenti al secondo trimestre del 2026.
I solidi margini sui prodotti raffinati negli Stati Uniti, legati alle interruzioni nella fornitura globale di prodotti, hanno contribuito a un utile netto di 936 milioni di dollari, un EBITDA di 1,38 miliardi di dollari e un EBITDA rettificato di 1,39 miliardi di dollari.
«CITGO ha registrato un altro trimestre di solide prestazioni operative e finanziarie, guidate dalla fermezza nell'esecuzione del nostro team e dalla forza del nostro sistema di raffinazione e commercializzazione», ha dichiarato Carlos Jordá, amministratore delegato dell'azienda.
«In prospettiva per il resto dell'anno, stiamo bilanciando le opportunità di mercato a breve termine con le priorità di investimento a lungo termine, rinviando alcuni investimenti pianificati nel 2026 al 2027», ha indicato il manager.
«Rimaniamo concentrati sull'operare in modo sicuro e affidabile in tutto il nostro sistema, mantenendo la flessibilità necessaria per sostenere le nostre operazioni e le nostre priorità strategiche di investimento», ha affermato Jordá.
Aspetti operativi
La lavorazione totale delle raffinerie nel secondo trimestre è stata di 820.000 barili al giorno (bpd), leggermente inferiore a quella del primo trimestre a causa delle attività pianificate di fermo impianto e di interruzioni operative non programmate, con un tasso medio di utilizzo del greggio del 97% nelle tre raffinerie di CITGO.
Tra gli aspetti salienti del secondo trimestre figurano i record mensili raggiunti da Lake Charles ad aprile per quanto riguarda il tasso di lavorazione del greggio e la produzione di distillati, nonché la riuscita conclusione di un importante fermo impianto presso le unità di cracking catalitico fluido e alchilazione di Lemont a maggio.
Questi risultati sottolineano la costante attenzione di CITGO verso la disciplina operativa e l'esecuzione continua in tutto il suo sistema di raffinazione.
Prospettive per la chiusura dell'anno
Le curve dei prezzi a termine del greggio e dei prodotti mostrano solitamente volatilità e rispondono ai fondamentali del settore, oltre che all'evoluzione generale del contesto macroeconomico e geopolitico.
Sulla base delle curve dei prezzi a termine di fine luglio, CITGO stima un EBITDA alla fine del 2026 di circa 5,8 miliardi di dollari e un saldo di cassa alla chiusura dell'anno di circa 5,7 miliardi di dollari, nell'ipotesi che non si registrino modifiche sostanziali nel capitale circolante.
Gli investimenti di capitale e le spese per i fermi impianto e i catalizzatori previsti per il 2026 sono leggermente diminuiti da 985 milioni a 867 milioni di dollari, in seguito al rinvio al 2027 del fermo dell'unità di coking di Lake Charles e del finanziamento del progetto strategico del Depentanizzatore di Lake Charles.
Il programma strategico di investimenti di capitale di CITGO prosegue secondo i piani, e include l'espansione dell'unità di greggio di Corpus Christi e il progetto del Depentanizzatore di Lake Charles, progettati per migliorare l'efficienza di raffinazione e aumentare la produzione di benzina ad alto numero di ottani.
Questi solidi risultati del secondo trimestre, uniti alla sostenuta eccellenza nelle prestazioni operative e commerciali e a un approccio disciplinato nella gestione degli investimenti di capitale, mantengono CITGO ben posizionata per continuare a cogliere le opportunità offerte da questo contesto di ampi margini di raffinazione.
Va ricordato che CITGO, controllata di PDVSA negli Stati Uniti, è soggetta a una procedura d'asta che, finora, è stata bloccata dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, il quale ha mantenuto protetto questo asset attraverso l'emissione di licenze che prorogano il divieto di liquidare il 50% delle azioni della società da parte dell'Ufficio di Controllo degli Asset Stranieri (OFAC).
Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) ha proiettato una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) del Venezuela vicina al 6,5% nel 2026 rispetto allo scorso anno, stimando al contempo l'inflazione intorno al 385%, secondo un rapporto diffuso questo martedì.
In base al suo Rapporto Macroeconomico del Venezuela per il primo semestre del 2026, la stima di crescita «incorpora già la riduzione di mezzo punto percentuale associata all'impatto iniziale del (doppio) sisma» dello scorso 24 giugno, che il PNUD stima abbia provocato danni diretti per circa 6.700 milioni di dollari.
Inoltre, ha segnalato che la stima di crescita non include «pienamente gli effetti di domanda derivanti dalla ricostruzione, che potrebbero manifestarsi con maggiore intensità nel corso del 2027».
Il PNUD ha indicato che l'attività economica venezuelana ha continuato a crescere durante i primi sei mesi del 2026, sostenuta principalmente dalla ripresa dell'industria petrolifera, da una maggiore attività commerciale e dall'aumento della disponibilità di valuta estera proveniente dalle esportazioni.
La produzione di greggio ha registrato una media di 1,09 milioni di barili al giorno durante il semestre, mentre le entrate fiscali, sia tributarie che petrolifere, hanno registrato una «ripresa significativa», ha sottolineato il PNUD.
Il rapporto ha indicato che le risorse generate dall'industria petrolifera possono contribuire a finanziare investimenti produttivi, ad ampliare la capacità di crescita del paese e a sostenere la ricostruzione a seguito dei terremoti.
Tuttavia, ha avvertito che l'elevata inflazione, la volatilità del tasso di cambio, le limitazioni della rete elettrica e la perdita accumulata di capacità produttiva figurano tra i principali ostacoli al mantenimento della crescita del Venezuela nel medio termine.
Il doppio terremoto dello scorso 24 giugno in Venezuela ha causato almeno 6.301 vittime, 856 edifici danneggiati e 190 crollati, secondo i dati ufficiali.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)
L'economia venezuelana potrebbe crescere del 6,3% nel 2026 e del 15,5% nel 2027, secondo le previsioni di Oxford Economics. La società di consulenza ha rivisto al ribasso le stime dopo i terremoti del 24 giugno 2026, che hanno inciso sulla fiducia degli operatori e sulle prospettive economiche del Paese.
La crescita attesa per il 2027 sarebbe sostenuta soprattutto da una ripresa della produzione petrolifera, accompagnata da un'espansione più contenuta dei settori non legati agli idrocarburi. La ricostruzione potrebbe inoltre contribuire alla crescita economica nel breve periodo, pur con effetti che si estenderebbero anche all'anno successivo.
L'inflazione rimane uno dei principali fattori di rischio. Oxford Economics stima che il tasso annuo abbia raggiunto il 572% a luglio 2026, prevedendo un rallentamento al 303% entro la fine dell'anno e al 70% nel 2027. Anche l'andamento del bolívar resta legato alla disponibilità di valuta estera e alla continuità della cooperazione economica tra Venezuela e Stati Uniti.
Il settore petrolifero rappresenta un elemento centrale nelle prospettive di ripresa. Oxford Economics prevede che la produzione venezuelana possa salire dagli 1,2 milioni di barili giornalieri registrati a giugno a 1,5 milioni entro il 2028. Il raggiungimento di questo obiettivo dipenderà tuttavia dall'attuazione di riforme e dalla continuità della cooperazione con Washington.
Secondo l'analisi, una ripresa duratura richiederà anche cambiamenti istituzionali profondi. Per le imprese interessate al mercato venezuelano, le prospettive di crescita dovranno quindi essere valutate insieme ai rischi legati all'inflazione, alla stabilità valutaria e all'evoluzione del quadro economico e istituzionale.
Fonte: Bloomberg Línea, su analisi di Oxford Economics.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)
Eni assumerà la gestione esclusiva del campo petrolifero Junín 5 in Venezuela per un periodo di 25 anni, a seguito della firma, avvenuta mercoledì scorso, di un Contratto di Partecipazione Produttiva di Idrocarburi (CPPH) con la società statale Petróleos de Venezuela (PDVSA).
«Il CPPH, che ha una durata di 25 anni con possibilità di proroga, concede ad Eni la qualifica di operatore esclusivo dell'area Junín 5, con piena responsabilità sulla gestione tecnica, finanziaria e commerciale del progetto», ha spiegato la compagnia in un comunicato.
Situato a terra all'interno della Cintura Petrolifera dell'Orinoco, Junín 5 è un giacimento di greggio pesante che ospita 35.000 milioni di barili di petrolio certificato in loco e la cui produzione attuale si attesta intorno ai 12.000 barili al giorno, secondo il comunicato dell'azienda italiana.
La società italiana ha confermato che la firma culmina il processo iniziato il 28 aprile scorso, con la sigla dell'Accordo Quadro per effettuare la transizione dalla precedente società mista Petrojunín (in cui Eni deteneva il 40% e PDVSA il 60%) al nuovo regime normativo stabilito dalla Legge Organica sugli Idrocarburi approvata dall'Assemblea Nazionale venezuelana a gennaio.
La sottoscrizione dell'accordo si è svolta a Caracas mercoledì scorso, alla presenza della presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, del segretario all'Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, della ministra degli Idrocarburi venezuelana, Paula Henao, dell'amministratore delegato di PDVSA, Héctor Obregón, e dell'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.
Gas naturale
Nell'ambito del gas naturale, Eni opera, attraverso Cardón IV (joint venture al 50% con la spagnola Repsol), il campo marino Perla, considerato il più grande giacimento di gas offshore scoperto in America Latina.
Nel corso del 2025, la produzione attribuibile ad Eni ha raggiunto i 64.000 barili equivalenti di petrolio al giorno, provenienti principalmente dal campo a gas Perla, che rappresenta circa il 35% del consumo totale di gas del paese.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Venezolano-Italiana)
Il Lussemburgo punta a sviluppare il proprio ruolo nel mercato europeo della cattura, dell'utilizzo e dello stoccaggio della CO₂ (CCUS), facendo leva sulle competenze nella finanza sostenibile, sull'innovazione tecnologica e sulla collaborazione industriale transfrontaliera. La strategia nazionale individua nelle tecnologie di gestione del carbonio una soluzione per ridurre le emissioni industriali difficili da eliminare, aprendo prospettive di sviluppo per i settori della decarbonizzazione, delle infrastrutture e dei servizi finanziari.
La strategia lussemburghese per la decarbonizzazione industriale segue una gerarchia di interventi: efficienza energetica, elettrificazione diretta da fonti rinnovabili, utilizzo di idrogeno rinnovabile e, infine, ricorso alle tecnologie di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CCUS) per le emissioni residue difficilmente eliminabili.
Le priorità riguardano soprattutto le attività industriali ad alta intensità emissiva, a partire dalla produzione di cemento, e lo sviluppo di soluzioni per il trasporto transfrontaliero della CO₂.
Poiché lo stoccaggio geologico del carbonio è vietato sul territorio nazionale, il Lussemburgo sta valutando possibili collegamenti con infrastrutture estere. Tra le opzioni considerate figurano i Paesi Bassi, che presentano condizioni favorevoli in termini di distanza, infrastrutture e maturità dei progetti di stoccaggio, sebbene non sia stata ancora individuata una destinazione definitiva.
Secondo le stime dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE) riportate nell'analisi, il mercato globale delle tecnologie CCUS potrebbe raggiungere un valore compreso tra 35 e 50 miliardi di dollari entro il 2030, superando i 150 miliardi di dollari annui entro il 2050.
La crescita del settore è legata alla necessità di ridurre le emissioni industriali e sviluppare infrastrutture per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio del carbonio.
Per il Lussemburgo, questo scenario potrebbe favorire lo sviluppo di progetti dimostrativi, collaborazioni tra industria e ricerca applicata e nuove soluzioni tecnologiche per la gestione della CO₂.
La finanza sostenibile rappresenta uno degli elementi centrali del posizionamento lussemburghese nel settore della gestione del carbonio.
Il Paese può contare sul Luxembourg Green Exchange (LGX), piattaforma specializzata in strumenti finanziari sostenibili che, secondo i dati riportati, riunisce titoli per un valore complessivo di circa 1.300 miliardi di euro.
Le competenze del centro finanziario lussemburghese possono contribuire allo sviluppo del settore attraverso la strutturazione di fondi, strumenti di debito sostenibile, prefinanziamento e servizi di certificazione, monitoraggio e verifica dei progetti.
Particolare importanza assume la tracciabilità della CO₂ catturata e stoccata, necessaria per garantire la credibilità ambientale degli investimenti e ridurre i rischi di greenwashing.
Le prospettive di sviluppo riguardano diverse attività connesse alla decarbonizzazione industriale: tecnologie per la cattura e l'utilizzo della CO₂, infrastrutture di trasporto, ricerca applicata e servizi finanziari specializzati.
Un segnale di interesse per il mercato lussemburghese arriva dall'insediamento della sede europea di RepAir Carbon, startup attiva nello sviluppo di tecnologie per la cattura diretta dell'anidride carbonica.
Il rafforzamento della collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca potrebbe inoltre favorire la realizzazione di progetti pilota e dimostrativi, contribuendo allo sviluppo di nuove competenze industriali.
Per il Lussemburgo, la sfida sarà integrare queste attività con il proprio ecosistema finanziario, rafforzando il posizionamento del Paese nella filiera europea della gestione del carbonio.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)
La Spagna si afferma come una delle destinazioni europee con maggiore potenziale per gli investimenti esteri, secondo uno studio condotto dalla Deutsche Bank, che analizza la percezione delle aziende extraeuropee riguardo ai propri piani di espansione nel continente. Il rapporto, basato su un sondaggio condotto tra 1.200 alti dirigenti provenienti da 13 mercati internazionali, colloca la Spagna al quinto posto tra i paesi europei più presi in considerazione per futuri investimenti, superata solo da Germania, Regno Unito, Francia e Italia.
Lo studio, intitolato Deutsche Bank Global Sentiment Survey on Europe 2026, rivela un cambiamento significativo nella visione globale dell’Europa. Più di un terzo degli intervistati identifica il continente come la regione più attraente per lo sviluppo del business, superando l’Asia-Pacifico (esclusa la Cina), il Nord America e il Medio Oriente. Inoltre, otto aziende su dieci affermano che l’Europa ha acquisito maggiore rilevanza nelle loro decisioni di investimento negli ultimi tre anni, una tendenza particolarmente marcata tra quelle che già operano nella regione.
Il sondaggio mostra inoltre che il 61% delle aziende che già investono in Europa prevede di espandere la propria attività nei prossimi cinque anni, mentre un terzo di quelle che non hanno ancora una presenza sta valutando l’ingresso nel mercato europeo. In questo contesto, la Spagna spicca come uno dei paesi che compare più frequentemente nel radar degli investitori internazionali: il 29% dei dirigenti intervistati la include tra le opzioni prioritarie per i futuri investimenti.
Secondo la Deutsche Bank, questa percezione è il risultato di una combinazione di fattori: stabilità istituzionale, capacità di innovazione, qualità delle infrastrutture e un ecosistema imprenditoriale che ha dimostrato resilienza in un contesto globale caratterizzato dall’incertezza. «L’Europa torna ad essere vista come una regione in grado di coniugare stabilità e opportunità di crescita», ha affermato Íñigo Martos, CEO di Deutsche Bank Spagna, sottolineando che il Paese «possiede solidi punti di forza che lo rendono un mercato attraente per gli investitori internazionali».
Il rapporto evidenzia anche le sfide che persistono nel contesto europeo. Per il 43% degli intervistati, le frizioni transfrontaliere – quali differenze normative, burocrazia o tensioni commerciali – riducono in larga misura l’attrattiva della regione. Un altro 42% ritiene che questi fattori abbiano un certo impatto, mentre solo il 15% ritiene che il loro effetto sia limitato.
Ciononostante, la conclusione generale dello studio è chiara: l’Europa torna a occupare una posizione centrale nella strategia internazionale delle imprese, e la Spagna si colloca tra i paesi che meglio capitalizzano questa tendenza, rafforzando il proprio ruolo di destinazione di riferimento per gli investimenti globali.
Fonte: https://www.monedaunica.net/
(Contributo editorisle a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Il corallo mediterraneo e la lavorazione artigianale del cammeo cercano nuovi spazi nel mercato asiatico della gioielleria di alta gamma. Un comparto ancora relativamente poco conosciuto in Asia, secondo la rivista Prestige Hong Kong, ma con potenzialità legate all'unicità delle lavorazioni, al design e al valore delle produzioni italiane.
In questo contesto si inserisce la partecipazione di Assocoral, l'Associazione Produttori e Commercianti di Corallo e Cammei di Torre del Greco, a Jewellery & Gem WORLD (JGW) Hong Kong, una delle principali manifestazioni internazionali dedicate alla gioielleria, svoltasi dal 16 al 20 settembre 2026.
L'iniziativa, realizzata con il sostegno di ICE-Agenzia, ha rappresentato la seconda tappa internazionale del progetto Assocoral on Stage, dopo l'esordio a Las Vegas. L'obiettivo è rafforzare la visibilità delle produzioni italiane presso buyer, operatori e collezionisti internazionali, valorizzando il legame tra competenze artigianali, territorio e innovazione stilistica.
L'importanza commerciale della manifestazione è testimoniata dai risultati dell'edizione 2025, che ha registrato 3.103 espositori e 55.176 visitatori provenienti da 141 Paesi, confermando Hong Kong come uno dei principali punti di incontro per gli operatori internazionali del settore orafo.
La presenza italiana ha valorizzato il distretto di Torre del Greco, specializzato nella lavorazione del corallo e del cammeo, attraverso le creazioni delle aziende De Simone Fratelli e Rovitaly. Le collezioni presentate hanno evidenziato l'evoluzione delle lavorazioni tradizionali verso linguaggi contemporanei, con particolare attenzione al design, alla qualità manifatturiera e alla sostenibilità.
Per il comparto italiano, la partecipazione alle principali fiere internazionali rappresenta uno strumento di promozione e posizionamento sui mercati esteri. La strategia di Assocoral punta infatti a valorizzare non soltanto il prodotto, ma anche il patrimonio di competenze e la capacità delle imprese del distretto di coniugare tradizione artigianale e nuove esigenze del mercato.
Fonti:
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Hong Kong and Macao)
La Marina indonesiana ha ufficialmente integrato nella propria flotta l’ex portaerei della Marina Militare italiana ITS Giuseppe Garibaldi, ribattezzata KRI Sriwijaya-100, in seguito a una cerimonia di cambio di bandiera e di denominazione svoltasi a Jakarta il 24 settembre.
La cerimonia si è tenuta presso il Molo 107 del porto di Tanjung Priok, alla presenza del comandante delle Forze armate indonesiane, generale Agus Subiyanto, del capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Muhammad Ali, del capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Maruli Simanjuntak, e del capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, maresciallo dell’aria Mohamad Tonny Harjono.
La cerimonia di cambio della bandiera è stata guidata congiuntamente da Bergotto e Muhammad Ali, sancendo il passaggio della nave dalla bandiera italiana a quella indonesiana. A seguire si sono svolte la cerimonia di ribattezzamento e la nomina del comandante della KRI Sriwijaya-100.
La nave ha percorso circa 6.870 miglia nautiche dall’Italia all’Indonesia in 25 giorni, attraversando il Canale di Suez, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano. Durante il trasferimento ha effettuato scali in Egitto, Arabia Saudita e Sri Lanka per attività logistiche, rifornimento e supporto tecnico.
Secondo la Marina indonesiana, la KRI Sriwijaya-100 contribuirà a rafforzare le capacità della Marina e a supportare operazioni militari diverse da quelle di combattimento, in particolare nelle attività di gestione delle emergenze, risposta alle catastrofi e assistenza umanitaria.
La nave, precedentemente denominata ITS Giuseppe Garibaldi, ha prestato servizio nella Marina Militare italiana per oltre 40 anni, prima di essere ritirata dal servizio nel 2024. L’unità è arrivata a Tanjung Priok il 18 settembre, alcuni giorni prima del suo ingresso ufficiale nella Marina indonesiana.
La nave è lunga 180,2 metri e ha un dislocamento di circa 13.850 tonnellate. Il ponte di volo è configurato per operare con elicotteri e con aeromobili STOVL (Short Take-Off and Vertical Landing), ovvero a decollo corto e atterraggio verticale.
Il trasferimento della nave all’Indonesia rientra nel programma di modernizzazione della Marina indonesiana. L’arrivo della portaerei introduce una nuova capacità nella flotta e si inserisce nel più ampio processo con cui Jakarta sta rafforzando le proprie capacità marittime.
Sebbene la nave sia formalmente entrata in servizio nella Marina indonesiana, alcuni dei suoi sistemi dovranno ancora essere modificati per adeguarli alle esigenze operative dell’Indonesia.
Il capo di Stato Maggiore della Marina indonesiana ha spiegato che alcuni sistemi di comunicazione presenti a bordo erano basati su standard NATO e non saranno mantenuti. La Marina ha pertanto predisposto sistemi di comunicazione sostitutivi.
Le modifiche previste dovrebbero richiedere circa quattro-cinque mesi. La Marina non ha ancora stabilito se la nave inizierà le attività operative prima del completamento degli interventi di adeguamento oppure se entrerà immediatamente nella fase di modifica.
Ali ha dichiarato che, per il resto, la nave si trova in buone condizioni ed è pronta per le operazioni.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Singapore)
Il fondo sovrano di Singapore Temasek, tra i maggiori investitori istituzionali al mondo, rafforza la propria presenza in Italia e sceglie Fsi come partner per accrescere il proprio impegno nel mercato italiano.
Temasek entrerà nel capitale della società di gestione di Fsi, il gruppo italiano guidato da Maurizio Tamagnini, diventando così azionista di una delle principali realtà di investimento dedicate al Paese. Ma l’operazione non si limita all’ingresso nel capitale della management company: Temasek sarà anche anchor investor dei fondi Fsi, con un importante impegno finanziario nei diversi veicoli gestiti dal gruppo, a partire dal nuovo fondo Scale Up, appena lanciato.
L’accordo consolida quindi il rapporto tra i due investitori e attribuisce a Fsi un ruolo ancora più centrale come piattaforma di accesso di grandi investitori istituzionali e fondi sovrani alle opportunità di investimento in Italia. Complessivamente, Fsi dispone oggi di una dotazione di circa 2 miliardi di euro attraverso i propri veicoli.
Per Temasek, l’operazione rappresenta un ulteriore passo nella strategia di investimento in Italia. Il fondo sovrano di Singapore è già presente nel capitale di importanti aziende italiane, tra cui Moncler, Golden Goose e Zegna, e con l’ingresso in Fsi amplia il proprio perimetro di esposizione al mercato italiano, affiancando agli investimenti diretti una partecipazione in una piattaforma specializzata nel private equity e negli investimenti in aziende italiane.
Per Fsi, invece, l’ingresso di Temasek rappresenta una conferma del posizionamento costruito negli anni come interlocutore di riferimento per i grandi investitori istituzionali e, in particolare, per i fondi sovrani interessati al mercato italiano. Un modello che punta a combinare la capacità di investimento internazionale con una forte presenza locale e con operazioni caratterizzate dalla partnership con gli imprenditori.
La nuova partnership rafforza dunque il ruolo di Fsi come porta d’ingresso per capitali internazionali destinati alle imprese italiane, mentre consente a Temasek di aumentare la propria esposizione al Paese attraverso una piattaforma radicata nel mercato e focalizzata sulle opportunità di crescita delle aziende italiane.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Singapore)
L’Île-de-France continua a rappresentare una delle principali destinazioni mondiali per il turismo d’affari, grazie alla presenza di oltre 20 siti dedicati all’accoglienza del pubblico professionale durante tutto l’anno. Secondo uno studio della CCI Île-de-France, nel 2025 il turismo d’affari ha generato nella regione circa 5,5 miliardi di euro di ricadute economiche, pari a oltre il 17% delle entrate del turismo d’affari nazionale. La regione conferma quindi il proprio ruolo centrale nell’economia francese legata a congressi, fiere e manifestazioni professionali.
Un elemento fondamentale di questa posizione è rappresentato dai congressi internazionali. Secondo il ranking annuale dell’ICCA, Parigi occupa attualmente il 2° posto mondiale, con 174 eventi e circa 716.000 visitatori. La capitale è rimasta sul podio quasi ininterrottamente, con due eccezioni: il periodo della crisi sanitaria e quello dei Giochi Olimpici, quando diversi luoghi normalmente utilizzati per congressi furono destinati alle competizioni sportive.
Le prospettive per il settore congressuale rimangono significative anche nel breve periodo. Nel 2026, Parigi deve ospitare più di 10 grandi congressi internazionali, ciascuno con almeno 5.000 partecipanti. La maggior parte di questi eventi è legata ad associazioni professionali del settore medico, tra cui la Société Française d’Ophtalmologie (SFO) e l’Association Dentaire Française (ADF). Anche il 2027 presenta importanti appuntamenti internazionali, tra cui il congresso dedicato a dermatologia, chirurgia plastica e medicina estetica (IMCAS).
Il settore più importante, tuttavia, è quello dei saloni professionali, che attirano un numero di turisti d’affari circa dieci volte superiore rispetto ai congressi. Nel primo semestre del 2026, il numero degli espositori e la superficie occupata dagli stand sono aumentati, con una crescita particolarmente sostenuta dei saloni professionali. Il numero degli espositori è cresciuto del 10% nei saloni professionali, mentre nei saloni rivolti al grande pubblico, come il Salon du Made in France, l’aumento è stato circa la metà.
Parallelamente, però, il numero complessivo dei visitatori dei saloni è diminuito dello 0,5%. Secondo Jean-Marie Nays, autore dello studio della CCI, questa diminuzione riflette soprattutto una trasformazione del pubblico: sono presenti meno visitatori occasionali o studenti, mentre coloro che partecipano agli eventi sono maggiormente orientati a fare business. Di conseguenza, la riduzione quantitativa dei visitatori non significa necessariamente una diminuzione dell’attività economica generata dagli eventi.
I dati del 2025 confermano la rilevanza economica del comparto. L’Île-de-France ha registrato 7 milioni di visitatori, rispetto ai 5,6 milioni del 2023. Nello stesso anno, circa 100.000 imprese, di cui quasi un terzo straniere, hanno partecipato agli oltre 350 saloni organizzati in 24 siti della regione. Tra questi figurano eventi di grande rilevanza come il Salon international de l’agriculture a Porte de Versailles, il Salon international de l’agroalimentaire a Villepinte e il Salon du livre et de la presse jeunesse a Montreuil.
L’importanza del turismo d’affari non si misura però soltanto attraverso il numero dei partecipanti. Nel 2025, congressi e saloni hanno contribuito alla conclusione di 18,2 miliardi di euro di contratti, un valore superiore del 10% rispetto al 2023. Inoltre, hanno generato 4,1 miliardi di euro di ricadute economiche per gli hotel, i ristoranti e le attività commerciali dell’Île-de-France. Secondo Jean-Marie Nays, questi risultati indicano il ritorno del settore a un livello comparabile a quello precedente alla pandemia di Covid-19.
Per mantenere la propria posizione internazionale, la regione deve tuttavia continuare ad adattarsi all’evoluzione dei settori economici. Bernard Michel, eletto della CCI e presidente di Viparis, società che gestisce 10 siti di congressi ed esposizioni, sottolinea l’importanza di anticipare i settori emergenti. Tra quelli indicati figurano le nuove tecnologie, la cybersecurity, la salute, l’intelligenza artificiale e l’e-sport. Un esempio è VivaTech, che nel 2026 ha raggiunto 200.000 visitatori, coinvolgendo 15.000 start-up e 4.500 espositori.
Un altro elemento fondamentale per sostenere il turismo d’affari è rappresentato dalle infrastrutture ricettive e di trasporto. L’Île-de-France dispone di circa 160.000 camere d’albergo e di una rete di trasporti che permette di collegare i principali luoghi degli eventi. Il successo di manifestazioni come Maison & Objet, con 67.000 visitatori, Who's Next, con 45.000, e Wine Paris, con 63.000, dipende quindi anche dalla capacità della regione di accogliere grandi flussi di visitatori professionali.
In prospettiva, un ulteriore miglioramento dei collegamenti dovrebbe derivare dal Grand Paris Express. In particolare, la futura linea 17, prevista per il 2028, dovrebbe migliorare l’accessibilità di alcuni importanti parchi espositivi, tra cui Villepinte, il più grande della Francia, e Le Bourget, entrambi situati in Seine-Saint-Denis. Attualmente questi siti sono serviti dal RER B, mentre l’arrivo della linea 17 dovrebbe contribuire a rafforzarne il collegamento con il resto della regione.
Nel complesso, l’articolo evidenzia come il turismo d’affari costituisca un settore strategico per l’Île-de-France. La forza della regione deriva dalla combinazione tra una grande offerta di fiere e congressi, la presenza di numerose imprese internazionali, infrastrutture ricettive importanti e una forte capacità di attrarre eventi nei settori emergenti. I dati mostrano inoltre una trasformazione del mercato: anche se il numero complessivo dei visitatori dei saloni è leggermente diminuito, la crescente presenza di professionisti orientati al business ha contribuito a mantenere elevato l’impatto economico, con 18,2 miliardi di euro di contratti e 5,5 miliardi di euro di ricadute economiche generate dal turismo d’affari nel 2025.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)