Lunedì 2 Febbraio 2026
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Brisbane sta rapidamente emergendo come hub tecnologico e centro di innovazione digitale nell’area Asia-Pacifico, grazie a investimenti pubblici e privati, una rete di startup in espansione e una strategia di sviluppo focalizzata sulla trasformazione digitale. Il governo del Queensland ha stanziato importanti fondi nel programma “Advance Queensland” per sostenere la ricerca, le startup tecnologiche e l’adozione di tecnologie avanzate in settori come intelligenza artificiale, Internet of Things (IoT), cybersecurity e smart manufacturing. La presenza di istituti di ricerca di eccellenza come il Queensland University of Technology (QUT) e il Translational Research Institute supporta l’ecosistema innovativo attraverso partnership pubblico-private e spin-off tecnologici. L’iniziativa Brisbane Technology Park e il nuovo Innovation Precinct stanno creando un ambiente favorevole per incubatori, acceleratori e centri di sviluppo software, attirando talenti e capitali da tutto il mondo. Per le imprese italiane specializzate in software, hardware, automazione, servizi cloud e soluzioni digitali, si aprono significative opportunità di collaborazione e investimento, sia per forniture tecnologiche sia per joint venture con partner locali. Il mercato australiano richiede soluzioni integrate per la digitalizzazione delle infrastrutture urbane, la gestione intelligente dell’energia, la cybersecurity e l’ottimizzazione dei processi produttivi tramite Industry 4.0, settori in cui l’Italia vanta eccellenze riconosciute a livello globale. Le aziende italiane possono inoltre contribuire allo sviluppo di smart city, fornendo tecnologie per il monitoraggio ambientale, la gestione dei dati urbani e la mobilità intelligente, tutti settori prioritari nel piano olimpico 2032. Le gare pubbliche per le infrastrutture tecnologiche legate ai Giochi offriranno contratti a fornitori innovativi, aprendo una strada diretta per l’export e l’implementazione di soluzioni digitali all’avanguardia. Oltre alle grandi imprese, anche le PMI possono inserirsi in questo ecosistema attraverso partnership strategiche, joint venture e progetti pilota, specialmente nei settori della cybersecurity e della digital health, in rapida crescita. Infine, il crescente interesse per le tecnologie green e la sostenibilità digitale crea spazio per soluzioni italiane di efficientamento energetico, gestione intelligente delle risorse e sistemi di monitoraggio in tempo reale, elementi chiave per la modernizzazione urbana di Brisbane. In sintesi, il settore tecnologico e dell’innovazione digitale di Brisbane offre alle imprese italiane un terreno fertile per espandere la loro presenza internazionale, accedere a nuovi mercati e contribuire allo sviluppo sostenibile e tecnologico di una delle città più dinamiche e promettenti dell’Oceania.
Fonti:
Queensland Government – Advance Queensland Strategy
advance.qld.gov.au
Brisbane Marketing – Innovation and Technology Report 2024
brisbanemarketing.com.au
Queensland University of Technology – Research and Innovation
qut.edu.au
Australian Trade and Investment Commission – Smart Cities in Australia
austrade.gov.au
Il Queensland rappresenta un polo strategico per l’agroalimentare australiano, con un settore agricolo diversificato e in forte espansione sui mercati internazionali. Nel 2025 le esportazioni dello stato hanno raggiunto 103,2 miliardi AUD, con un calo generale rispetto all’anno precedente (–8,8%), ma il comparto Food and live animals ha registrato una crescita significativa, aumentando di 3,41 miliardi AUD (+33,2%). Tra i prodotti in maggiore crescita figurano carne e derivati (+26,5%), frutta e verdura (+128,3%) e bevande e tabacco (+11,8%), a conferma della domanda globale per alimenti di qualità.
Il Queensland è leader nella produzione di carne bovina, zucchero (95% della produzione nazionale) e cotone (circa un terzo della produzione australiana), offrendo un panorama produttivo ideale per partnership commerciali e investimenti italiani.
I principali mercati di sbocco includono Cina (25,34 miliardi AUD), Corea del Sud (14,17 miliardi AUD), Giappone (13,99 miliardi AUD), India (12,14 miliardi AUD) e USA (4,81 miliardi AUD), quest’ultimo con una crescita annua del 49,3%, evidenziando le opportunità per l’export italiano, soprattutto nei segmenti premium e gourmet.
Oltre alla produzione tradizionale, il Queensland sta puntando sull’innovazione tecnologica agricola (AgTech). Tecnologie come automazione, sensori avanzati, analisi dei dati, monitoraggio climatico e gestione digitale delle colture consentono di aumentare l’efficienza produttiva, ridurre gli sprechi e migliorare la qualità dei prodotti. L’adozione di queste tecnologie rende il settore più resiliente ai cambiamenti climatici e alle fluttuazioni dei mercati internazionali.
I centri regionali, come Toowoomba, offrono infrastrutture avanzate e condizioni climatiche diversificate per testare soluzioni innovative in ambienti tropicali, subtropicali e temperati. Questo crea opportunità concrete per le imprese italiane interessate a sviluppare joint venture, fornire tecnologie di precisione, partecipare a progetti pilota o esportare soluzioni agroalimentari sostenibili.
Un’attenzione crescente è rivolta anche alla sostenibilità ambientale, con investimenti in pratiche agricole a basso impatto, sistemi di irrigazione efficienti, tracciabilità dei prodotti e packaging sostenibile. Tali strategie non solo aumentano la competitività sul mercato internazionale, ma consentono alle aziende italiane di proporre prodotti e tecnologie coerenti con le norme di qualità e sostenibilità europee, valorizzando il “Made in Italy” come garanzia di eccellenza.
In sintesi, il Queensland combina produzione di qualità, innovazione tecnologica, apertura ai mercati globali e sostenibilità, rappresentando un contesto favorevole per le imprese italiane interessate a export, investimenti e collaborazioni tecnologiche. La combinazione di crescita del settore agroalimentare, domanda internazionale e sviluppo di AgTech rende lo stato una destinazione privilegiata per le imprese italiane che vogliono espandere la propria presenza internazionale.
FONTI:
Queensland Government – Agriculture: Your Investment Opportunity
Queensland Government – AgTech and Food Innovation
https://www.tiq.qld.gov.au/invest/industry-opportunities/agriculture
Il Queensland sta emergendo come uno dei principali hub biomedici dell’Asia-Pacifico, con l’obiettivo di diventare competitivo a livello globale nel settore della salute e delle scienze della vita. Lo Stato unisce una solida economia in crescita, classificata AA+, a un ambiente favorevole agli investimenti, una delle più basse aliquote fiscali sul lavoro in Australia e una posizione strategica vicino ai mercati asiatici. Questi fattori, insieme a uno stile di vita attrattivo e infrastrutture moderne, fanno del Queensland una destinazione ideale per aziende, ricercatori e investitori.
Nel 2025, il settore biomedico del Queensland contribuisce con circa 3 miliardi di dollari australiani al PIL statale, impiega oltre 13.600 persone e conta circa 1.500 imprese attive nelle scienze della vita. L’export ha superato i 570 milioni di dollari, mentre gli investimenti privati in R&D manifatturiera ammontano a circa 370 milioni di dollari annui, segno di un ecosistema in continua crescita.
Lo Stato dispone di nove università di ricerca, nove ospedali dedicati alla ricerca clinica e sei health e knowledge precincts, che offrono infrastrutture d’eccellenza per studi clinici, sviluppo di vaccini e medicina personalizzata. Il Queensland vanta competenze di punta in medicina tropicale, immunologia, malattie infettive, e-health e telemedicina.
La crescita è sostenuta da una rete collaborativa di enti statali e partner industriali: Trade and Investment Queensland promuove investimenti globali, Queensland Health coordina ospedali e trial clinici, e il Department of State Development, Infrastructure and Planning sviluppa hub innovativi e strategie industriali. Life Sciences Queensland rappresenta il settore, sostenendo startup e PMI, mentre la Brisbane Economic Development Agency facilita partnership e attrazione di imprese medtech internazionali.
Un esempio chiave è il Translational Science Hub, iniziativa da 280 milioni di dollari del Governo del Queensland in collaborazione con Sanofi, University of Queensland e Griffith University, che potenzia la ricerca e produzione di vaccini, consolidando il ruolo dello Stato come polo biomedico globale. Il Biomedical Advisor, attualmente il Professor Scott Bell, guida la strategia di crescita e innovazione del settore.
Grazie a infrastrutture avanzate, istituti di ricerca di livello mondiale e una forza lavoro altamente qualificata, il Queensland offre condizioni ideali per investire in ricerca clinica, sviluppo di tecnologie sanitarie e produzione medtech. La stabilità economica, la vicinanza ai mercati asiatici e oltre due decenni di investimenti pubblici in innovazione rendono il Queensland una destinazione strategica per investitori e aziende italiane interessate al biomedicale.
FONTI:
Queensland Clinical Trials Directory
Key Industries in Queensland
https://www.statedevelopment.qld.gov.au/strategic-industries/key-industries/biomedical
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce and Industry in Australia (ICCI, Queensland) Inc.)
Il settore editoriale e della stampa del Queensland sta vivendo una fase di profonda trasformazione, guidata da cambiamenti nei modelli di consumo, dalla crescente digitalizzazione e dalla spinta verso pratiche più sostenibili. Questo periodo di evoluzione, pur presentando sfide complesse, apre ampie opportunità per l’innovazione, l’adattamento e la collaborazione internazionale. Il mercato locale, pur mantenendo una solida tradizione nella stampa cartacea, sta sperimentando una progressiva integrazione con il digitale, con un’attenzione particolare alla personalizzazione dei contenuti, alla diversificazione dei canali di distribuzione e alla sostenibilità ambientale.
Nel 2025, il Queensland ospita circa 128 case editrici, un numero in crescita grazie al forte sviluppo di editori indipendenti e autori che adottano modelli di pubblicazione diretta e digitale. Questo trend riflette una tendenza globale verso il self-publishing e l’utilizzo di piattaforme digitali, che consentono agli autori di raggiungere lettori in tutto il mondo con maggiore agilità e minori costi logistici. La combinazione di editori tradizionali e nuovi attori digitali sta creando un ecosistema dinamico, capace di rispondere sia alle esigenze di nicchia che ai grandi mercati di massa.
Tra le tendenze emergenti più significative spicca la digitalizzazione e la stampa on-demand, che permette alle case editrici di ridurre i costi di magazzino e di rispondere rapidamente alle richieste del mercato, producendo libri e materiali stampati solo su richiesta. Accanto a questa evoluzione tecnologica, cresce l’attenzione verso la sostenibilità ambientale: molte realtà locali adottano materiali riciclati, inchiostri ecologici e processi di stampa a basso impatto ambientale, in linea con gli standard internazionali. Parallelamente, l’intelligenza artificiale sta iniziando a essere integrata nel ciclo produttivo, sia nella creazione di contenuti che nella personalizzazione dell’esperienza del lettore e nell’automazione di attività come l’impaginazione e l’editing, permettendo alle aziende di ottimizzare tempi e risorse.
Nonostante le opportunità, il settore deve affrontare sfide strutturali rilevanti. La stampa tradizionale, come giornali e riviste cartacee, registra un progressivo declino dovuto alla crescente preferenza dei lettori per piattaforme digitali e contenuti multimediali. Inoltre, il mercato mostra segnali di consolidamento, con le grandi case editrici che acquisiscono o integrano realtà più piccole, rendendo più difficile la competizione per le piccole e medie imprese locali, che devono trovare nuove strategie per differenziarsi e mantenere la propria sostenibilità economica.
Questa trasformazione, tuttavia, apre spazi importanti per le imprese italiane interessate a entrare nel mercato del Queensland. Le opportunità principali includono collaborazioni tecnologiche, con l’introduzione di soluzioni avanzate per la stampa on-demand, la digitalizzazione dei contenuti e l’uso dell’intelligenza artificiale nella gestione editoriale. Altro ambito strategico riguarda la sostenibilità: le aziende italiane possono contribuire con know-how su pratiche editoriali ecologiche, materiali innovativi e tecnologie di produzione a basso impatto ambientale. Infine, il Queensland rappresenta un punto di accesso ideale per l’espansione verso mercati asiatici e del Pacifico, grazie alla sua posizione strategica e alle infrastrutture logistiche avanzate, permettendo alle aziende di sviluppare progetti di co-publishing, distribuzione internazionale e collaborazione editoriale su scala globale.
In conclusione, il settore editoriale e della stampa del Queensland è in evoluzione: la sfida principale è coniugare tradizione e innovazione, bilanciando la stampa fisica con le opportunità digitali, la sostenibilità ambientale con la redditività economica e la concorrenza locale con le collaborazioni internazionali. Le imprese italiane, grazie alla loro esperienza consolidata e alla capacità di innovare, possono giocare un ruolo significativo nel plasmare questo mercato dinamico e in rapida crescita.
Book Publishers in Queensland – Poidata: https://www.poidata.io/report/book-publisher/australia/queensland
Australia Publishing Market 2025–2033 – IMARC Group: https://www.imarcgroup.com/australia-publishing-market
Publishing Trends 2025: https://publishingstate.com/print-on-demand-in-2025-identifying-trends-and-challenges/2025
Newspaper Publishing in Australia – IBISWorld: https://www.ibisworld.com/australia/industry/newspaper-publishing/169
Il settore dell'istruzione nel Queensland sta attraversando un periodo di trasformazione significativo, caratterizzato da investimenti strategici, un focus sull'inclusività e l'adozione di tecnologie avanzate per affrontare le sfide emergenti. Con una popolazione scolastica in crescita e un impegno rinnovato verso l'equità e l'eccellenza, lo stato si prepara a plasmare il futuro educativo del paese.
Nel 2025, il Queensland conta oltre 67.000 studenti aborigeni e delle Isole dello Stretto di Torres iscritti nelle scuole statali, rappresentando circa l'11,9% della popolazione scolastica. Questo segna un aumento del 7,4% rispetto al 2021, evidenziando un impegno crescente verso l'inclusione e il supporto delle comunità indigene.
Il governo del Queensland ha recentemente siglato un accordo con il governo federale, il Better and Fairer Schools Agreement, che prevede un incremento di 2,8 miliardi di AUD nei prossimi dieci anni. Questo accordo mira ad aumentare il contributo federale al 25% dello Schooling Resource Standard entro il 2034, con l'obiettivo di migliorare gli standard educativi e fornire supporto personalizzato agli studenti. Le riforme includono l'introduzione di controlli sulla fonetica e sulla numeracy per i giovani studenti, tutoraggio aggiuntivo per coloro che sono in ritardo e un miglior accesso ai professionisti della salute per il benessere degli studenti.
Nonostante gli investimenti, il sistema educativo del Queensland affronta sfide significative, tra cui una crisi di frequenza scolastica. Ogni anno vengono persi oltre 64 milioni di giorni scolastici, con il 40% degli studenti che manca almeno un giorno alla settimana. Le scuole remote e suburbane sono particolarmente colpite. In risposta, stanno emergendo modelli educativi alternativi come BlendED e Gateway Community High, che offrono approcci di supporto individualizzati e stanno guadagnando popolarità.
L'adozione della tecnologia è un elemento chiave nella strategia educativa del Queensland. Le scuole stanno integrando strumenti digitali per migliorare l'insegnamento e l'apprendimento. Inoltre, il governo ha lanciato un piano per ridurre la burocrazia e migliorare le condizioni di lavoro degli insegnanti, riconoscendo il loro ruolo cruciale nel successo degli studenti.
Prospettive future
Con l'obiettivo di raggiungere il tasso di laurea più alto della storia entro il 2030, il Queensland sta investendo in formazione continua, supporto personalizzato e innovazione tecnologica. Le collaborazioni con istituzioni educative internazionali, inclusi partner italiani, possono offrire opportunità per condividere buone pratiche, sviluppare programmi di scambio e introdurre soluzioni educative innovative che rispondano alle esigenze di una società in continua evoluzione.
Fonti:
Department of Education Annual Report 2024–25: qed.qld.gov.au
Better and Fairer Schools Agreement: Courier Mail
School attendance crisis: Adelaide Now
Teacher workload and technology use: The Australian
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce and Industry in Australia (ICCI, Queensland) Inc.)
Deutsche Bank prevede che la Spagna continuerà a crescere ben al di sopra della media dell’Eurozona in termini di prodotto interno lordo nel 2026, con un aumento previsto del 2,2% rispetto all’1,1% dell’Eurozona nel suo complesso. Allo stesso modo, chiuderà quest’anno con una crescita del PIL del 2,9%, ben al di sopra dell’1,4% dell’Eurozona o dell’1,9% degli Stati Uniti, come ha sottolineato in un incontro con i media, dove ha presentato le sue prospettive macroeconomiche e la sua strategia di investimento per il 2026.
“I consumi e gli investimenti sono diventati i principali motori di questa crescita in Spagna e continueranno ad esserlo nel 2026, anche se tutto lascia presagire che l’esaurimento del settore turistico, il minor dinamismo delle esportazioni di beni (a causa dei dazi) e l’aumento delle importazioni dovrebbero portare a un contributo negativo del settore estero il prossimo anno. Il risultato sarà una crescita ancora elevata, ma con una tendenza alla stabilizzazione“, ha spiegato Rosa Duce, Chief Investment Officer di Deutsche Bank in Spagna, che ha inoltre sottolineato che il prossimo anno persisteranno problemi strutturali quali ”bassa produttività, qualifiche dei lavoratori non adeguate alle esigenze occupazionali e scarsa correzione del deficit strutturale”.
Secondo le previsioni dell’ente, l’economia mondiale rimarrà nel complesso solida, anche se i conflitti geopolitici, le preoccupazioni per la crescita dell’inflazione o il debito sovrano, oltre alle controversie commerciali internazionali, continueranno a rappresentare fattori di rischio nel 2026. In Europa, quindi, le misure monetarie e fiscali dovrebbero stimolare la crescita a breve e medio termine. Si prevede che la Germania, in particolare, trarrà vantaggio dai grandi investimenti previsti nelle infrastrutture e nella difesa, che dovrebbero dare ulteriore impulso al settore manifatturiero una volta che i fondi saranno stati erogati e dovrebbero aiutare anche altri paesi europei. Nel complesso, è probabile che la Banca centrale europea mantenga i tassi di interesse al 2% fino alla fine del 2026.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, la ripresa dopo la fine della chiusura del governo e la diminuzione dell’incertezza sulla politica commerciale dovrebbero stimolare una graduale ripresa dell’attività economica nel nuovo anno. Tra i fattori chiave figurano probabilmente la forza dei consumatori statunitensi – che il 4 luglio celebrano il 250° anniversario dell’indipendenza -, i solidi bilanci delle imprese, la continua crescita degli investimenti nell’intelligenza artificiale e la spesa pubblica. In questo contesto, la Federal Reserve (Fed) effettuerà tre tagli dei tassi di 25 punti base ciascuno entro la fine del 2026, portando il tasso di interesse ufficiale in un intervallo compreso tra il 3% e il 3,25%.
Fonte: monedaunica.net
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Il settore turistico in Polonia ha vissuto un 2024 in forte ripresa, segnando un ritorno quasi completo ai livelli pre-pandemici. I dati presentati nel rapporto ufficiale dell'Ufficio Statistico polacco confermano che il Paese è tornato a essere una meta dinamica, sostenuta sia dai flussi interni che dal turismo internazionale.
Nel 2024, circa 103,3 milioni di viaggi turistici sono stati effettuati dai residenti polacchi, di cui 89,8 milioni all’interno del territorio nazionale. Si tratta di un incremento significativo rispetto al 2023, con un aumento del +6,3% per i viaggi interni e del +16,1% per quelli all’estero. Il turismo domestico rimane quindi la forma predominante, ma cresce anche l'apertura verso l'estero, segno di una popolazione sempre più mobile.
Stranieri in Polonia: tornano i viaggiatori internazionali
Sul fronte del turismo incoming, la Polonia ha accolto nel 2024 circa 87,4 milioni di viaggiatori stranieri, registrando un +12,4% rispetto all’anno precedente. Di questi, ben 24,3 milioni (circa il 28%) sono rimasti per almeno una notte nel Paese, con un incremento del +16,7% rispetto al 2023.
I visitatori provenienti da paesi extra-UE rappresentano il 38,8% del totale, e i dati mostrano una crescita particolarmente marcata dei turisti provenienti da Ucraina, Bielorussia e Stati Uniti. Questo trend evidenzia un crescente interesse verso la Polonia come destinazione stabile, economica e ricca di offerta culturale.
Strutture ricettive: più ospiti, più notti
Le strutture ricettive turistiche polacche hanno beneficiato direttamente di questi flussi: nel 2024 hanno ospitato 37,1 milioni di turisti (+6,9% rispetto al 2023), per un totale di 94,8 milioni di pernottamenti. Gli ospiti stranieri sono stati 7,7 milioni (+15,9%), confermando il contributo fondamentale del turismo internazionale al comparto alberghiero. Tra le provenienze principali, spiccano Germania, Slovacchia e Repubblica Ceca.
Quanto spendono i turisti in Polonia?
Nel 2024, i turisti stranieri hanno speso complessivamente circa 49,3 miliardi di złoty (circa 11,3 miliardi di euro), mentre i polacchi in viaggio all’estero hanno speso 21,2 miliardi di złoty (circa 4,86 miliardi di euro). Le spese pro-capite dei viaggiatori stranieri in Polonia sono aumentate dell’8,1%, toccando una media di 2.147 złoty a persona (circa 492 euro), mentre i residenti polacchi all’estero hanno speso in media 2.317 złoty per viaggio (circa 531 euro).
Perché questi dati sono rilevanti per l’Italia?
Per le aziende italiane, in particolare quelle attive nei settori turistico, agroalimentare, della ristorazione, moda e design, questi numeri offrono importanti spunti strategici:
Conclusione
Il quadro che emerge è quello di una Polonia turisticamente attiva, in espansione e sempre più attrattiva. Per le aziende italiane, si apre una fase in cui cogliere il potenziale di un mercato vicino, culturalmente affine, ma ancora non saturo. La sfida sarà saper rispondere a una domanda in crescita con proposte autentiche, sostenibili e su misura.
Fonte: Report redatto da GUS ed elaborato dalla Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
In una riunione ministeriale tenutasi martedì (17), il Ministro della Casa Civile, Rui Costa, ha affermato che le risorse destinate all'agroalimentare sono cresciute del 127% nell'attuale Piano Safra (Piano di Raccolta), consolidando il settore come uno dei principali vettori di investimento nell'economia brasiliana. I dati sono stati presentati dal Governo Federale e pubblicati da Gov.br.
Secondo le informazioni ufficiali, il Piano di Raccolta 2023-2025 ammonta a 1,62 trilioni di R$, un importo significativamente superiore ai 712,89 miliardi di R$ stanziati nel ciclo 2019-2021. Confrontando i due periodi, le risorse sono più che raddoppiate, riflettendo un cambiamento significativo nell'entità dei finanziamenti per il settore agricolo.
Il Plano di Raccolta riunisce le principali linee di credito rurale del Paese, volte a finanziare la produzione agricola, comprese le operazioni per i costi operativi, gli investimenti e il sostegno alla modernizzazione delle campagne. Il programma viene rinnovato a ogni ciclo agricolo e costituisce uno dei principali strumenti di politica pubblica a sostegno della produzione, della competitività e della sicurezza alimentare.
Per imprenditori e investitori, l'espansione delle risorse segnala una maggiore prevedibilità e capacità di finanziamento in un settore che rappresenta una parte significativa del PIL, delle esportazioni e della creazione di posti di lavoro del Brasile. L'aumento del volume tende inoltre a stimolare gli investimenti in tecnologia, produttività ed efficienza, in linea con la crescente domanda globale di cibo.
Il rafforzamento del Piano di Raccolta avviene in un contesto in cui l'agroindustria brasiliana sta espandendo la propria presenza sul mercato internazionale e consolidando la propria posizione strategica nell'economia, acquisendo al contempo centralità nelle decisioni di politica economica del governo.
Fonte: Times Brasil
Alle 15:45 di questo venerdì, dal Centro di Lancio di Alcântara (CLA) nel Maranhão, avrà inizio l'Operazione Spaceward, il primo lancio di un razzo commerciale sul territorio nazionale
Questo venerdì (19.12.2025), il Brasile è pronto a rompere una barriera storica nella sua traiettoria tecnologica e commerciale. Alle 15:45, dal Centro di Lancio di Alcântara (CLA), nello Stato di Maranhão, inizierà l'Operazione Spaceward, il primo lancio di un razzo commerciale in territorio nazionale. L'Hanbit-Nano è un piccolo razzo sviluppato dall'azienda sudcoreana Innospace, che segna la prima volta che un'organizzazione privata utilizza infrastrutture brasiliane per missioni orbitali a pagamento.
L'operazione è stata resa possibile grazie a un bando pubblico lanciato dall'Agenzia Spaziale Brasiliana (AEB) nel 2020. L'obiettivo principale di questa strategia è trasformare il CLA in un hub per la fornitura di servizi globali, sfruttando la posizione privilegiata della città di Alcântara, situata a soli 2° a sud della linea dell'Equatore. Dal punto di vista geografico, questa posizione consente ai razzi di sfruttare la velocità di rotazione della Terra in modo più efficiente, con un conseguente risparmio di carburante fino al 30% per raggiungere l'orbita, rendendo il Brasile una delle destinazioni più competitive e redditizie per le aziende satellitari di tutto il mondo.
Il razzo Hanbit-Nano, alto 21,7 metri e con un diametro di 1,4 metri, trasportava otto carichi utili per un totale di 18 chilogrammi di tecnologia all'avanguardia. Di questi, sette sono di origine brasiliana, sviluppati da un ecosistema che integra il Ministero della Scienza, della Tecnologia e dell'Innovazione (MCTI), università come UFSC e UFMA e startup di deep tech come Pion. Tra gli oggetti portati nello spazio ci sono i satelliti FloripaSat-2A e 2B, nonché i sistemi di navigazione inerziale, fondamentali per l'autonomia tecnologica del Paese in settori che vanno dalla difesa all'agroalimentare.
Dietro questo lancio si cela un imperativo economico: l'inserimento del Brasile nella Economia Spaziale, un mercato globale stimato in 1.000 miliardi di dollari per i prossimi decenni. Consolidando i partenariati pubblico-privati sotto la supervisione del Dipartimento di Scienza e Tecnologia Aerospaziale (DCTA) dell'Aeronautica Militare Brasiliana, il Paese cessa di essere un mero esecutore di isolati esperimenti scientifici e inizia a svolgere un ruolo logistico strategico. La missione convalida la capacità tecnica e legale del Brasile di ospitare lanci internazionali, aprendo la strada alle grandi aziende e alle potenze tecnologiche emergenti che considereranno Alcântara come la porta d'accesso allo spazio più efficiente.
Fonte: Forbes Brasil | Forbes TECH
(Contenuto editoriale a cura della Câmara de Comércio Italiana de São Paulo - ITALCAM)
Il Gruppo Fagioli, specializzato in trasporti eccezionali e project logistics, entra nell’orbita del colosso francese Cma Cgm. Il 15 dicembre 2025 Ceva Logistics, multinazionale logistica controllata da Cma Cgm, ha annunciato la firma di un accordo per l’acquisizione del 100% di Fagioli Holding e delle sue controllate, per un valore non reso pubblico. L’operazione mira a rafforzare in modo strutturale il posizionamento di Ceva nel project logistics, con particolare riferimento ai trasporti eccezionali, al sollevamento pesante e all’ingegneria applicata ai grandi progetti industriali.
L’integrazione consentirà a Ceva di coprire l’intera catena del valore, dalla progettazione e ingegnerizzazione fino alla consegna finale e alle operazioni di installazione in sito, consolidando l’offerta nei settori energy, infrastrutture e industria pesante. Il perimetro dell’acquisizione include circa 450 addetti specializzati, oltre quaranta ingegneri e uno dei più ampi parchi mezzi al mondo per movimentazioni complesse.
Nel 2024 il Gruppo Fagioli ha registrato ricavi consolidati pari a 216 milioni di euro, superando la soglia dei 200 milioni, con una presenza operativa internazionale rafforzata. L’operazione segna l’uscita del fondo QuattroR, azionista di maggioranza dal 2017, e della famiglia Fagioli, che avevano accompagnato il gruppo in un percorso di riequilibrio finanziario e rilancio industriale.
Dal punto di vista geografico, l’acquisizione rafforza in modo significativo la presenza di Ceva in Europa, Nord America e Asia-Pacifico, sostenendo al contempo lo sviluppo in Medio Oriente e Africa orientale. In particolare, Fagioli porta in dote una piattaforma strategica negli Stati Uniti, con Houston come uno dei tre hub globali del gruppo, insieme a Sant’Ilario d’Enza e Singapore. La base texana rappresenta un presidio chiave per il mercato nordamericano, soprattutto nei settori energy, oil & gas, infrastrutture e grandi progetti industriali.
Il patrimonio di asset tecnici di Fagioli è considerato tra i più avanzati a livello globale: include carrelli modulari semoventi Spmt di ultima generazione, sistemi di skidding ad altissima capacità, strand jacks fino a 750 tonnellate per unità e gru cingolate di grande portata, tra cui modelli fino a 3.000 tonnellate. Queste competenze rafforzano in modo significativo la capacità di Ceva di competere nei progetti industriali più complessi a livello globale.
Con l’ingresso in Ceva Logistics, il Gruppo Fagioli viene integrato in una piattaforma logistica globale, combinando competenze ingegneristiche specialistiche con una rete internazionale di freight forwarding e contract logistics, e rafforzando il ruolo del Nord America – e in particolare di Houston – come mercato strategico per lo sviluppo futuro.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)
Secondo l’ultima indagine pubblicata da Statbel, agenzia nazionale di statistica belga, l’adozione di tecnologie ICT sta aumentando in modo significativo, in particolare, le aziende fanno un uso sempre maggiore di intelligenza artificiale, cloud computing e analisi avanzata dei dati. La digitalizzazione di base è ormai consolidata: 9 imprese su 10 dispongono di un sito web e 4 su 5 utilizzano i social network, una percentuale che raggiunge il 95,3% tra le aziende con più di 250 dipendenti.
L’integrazione tra AI, ovvero la capacità di un sistema artificiale (tipicamente un sistema informatico o di un sistema di automazione) di simulare una generica forma di intelligenza naturale, Cloud, ampio spazio di archiviazione online in cui le persone e le aziende depositano e classificano file e applicazioni accessibili ovunque con una connessione Internet, e data analytics, cioè l'analisi sistematica di dati più o meno sensibili atta a estrarre informazioni di valore che guidano operazioni aziendali quotidiane e orientano strategie di mercato sino ad alterare nuovi indirizzi di governance, è sempre più diffusa. Il 22% delle aziende combina l’uso di tutte e tre le tecnologie , quota che raggiunge il 70% nelle imprese con più di 250 dipendenti.
Nel 2025, il 34,5% delle imprese utilizza almeno un forma di intelligenza artificiale e tra le grandi aziende, la quota sale a 3 su 4. Tra le applicazioni più diffuse figurano tecnologie capaci di analizzare testi scritti, utilizzate da quasi un’impresa su quattro (23%).
L’analisi dei dati è sempre più ricercata: quasi metà delle imprese svolge internamente attività di data analysis, mentre le altre si affidano a gestori esterni. Oggetto d’indagine è per il 37% dati relativi alle transazioni, mentre il 27,7% vengono elaborate informazioni sui clienti, come acquisti, preferenze e recensioni.
Anche il cloud computing continua ad espandersi: ad acquistare servizi cloud sono 3 imprese su 5, percentuale che supera il 90% nelle imprese di grandi dimensioni.
Questa tendenza è ben visibile nel successo di alcuni attori del settore come la società belga NRB group, specializzata in information e communication technology, così come la element 61 che fornisce servizi di performance management. Gruppi come Proximus stanno integrando l’intelligenza artificiale nei loro servizi digitali e nelle attività di cyber security per rendere la società digitale odierna più sicura.
Nel complesso, i report di Statbel mostrano chiaramente come la trasformazione digitale delle imprese belghe sia in fase di accelerazione, con un utilizzo sempre più strutturato delle sopradette tecnologie. L’adozione crescente di intelligenza artificiale, cloud e strumenti analitici genera, a sua volta, un cambiamento profondo nei modelli organizzativi e nei processi di gestione dei dati così come del personale.
Per quanto concerne il Bel Paese, un rapporto ISTAT 2025 certifica che la trasformazione digitale delle imprese nostrane procede con maggiore lentezza. L’adozione delle nuove tecnologie è in crescita, ma resta complessivamente ben più limitata che in Belgio.
Fonte: https://statbel.fgov.be/en/themes/enterprises/ict-and-e-commerce-enterprises
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Belgo-Italiana)
Il mercato dei prodotti plant-based in Europa sta crescendo rapidamente. Sempre più persone scelgono alternative vegetali per motivi di salute, attenzione all’ambiente e rispetto degli animali. Tra i Paesi più attivi in questa trasformazione spiccano Germania e Italia, che però seguono strade diverse.
La Germania è oggi il Paese leader nello sviluppo dell’industria vegana europea. I prodotti vegetali sono ormai presenti in modo stabile nei supermercati e vengono acquistati regolarmente da milioni di famiglie. Latte vegetale e alternative alla carne fanno parte della spesa quotidiana di una larga fetta della popolazione.
Un ruolo fondamentale è giocato dai marchi dei supermercati, che rendono questi prodotti più accessibili e convenienti. Anche dal punto di vista produttivo, la Germania continua a crescere: la produzione di sostituti vegetali è aumentata negli ultimi anni, anche se il settore resta ancora molto più piccolo rispetto all’industria della carne tradizionale.
Particolarmente dinamico è il mercato delle alternative vegetali ai latticini, che continua ad attirare investimenti e innovazione.
In Italia il mercato plant-based è più giovane, ma sta crescendo velocemente. La forte tradizione gastronomica, soprattutto legata ai formaggi e ai prodotti caseari, non frena l’innovazione: al contrario, sta spingendo aziende storiche e piccoli produttori a sperimentare nuove soluzioni vegetali.
Le alternative ai latticini sono uno dei settori più interessanti, perché riescono a coniugare gusto, identità culinaria e attenzione a salute e sostenibilità.
Il confronto tra Germania e Italia mostra due modelli diversi ma complementari. La Germania punta su scala industriale e diffusione capillare, mentre l’Italia lavora sulla qualità e sulla reinterpretazione della propria tradizione gastronomica.
Una cosa però è chiara: il plant-based non è più una moda passeggera, ma una parte sempre più importante del futuro dell’alimentazione europea.
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italo Tedesca - ITALCAM)
Secondo i dati diffusi lo scorso 27 novembre da Turkstat, in collaborazione con il Ministero del Commercio, nel mese di ottobre 2025 le esportazioni turche sono ammontate a USD 23,9 mld, con un incremento del 2% rispetto allo stesso mese del 2024. Le importazioni hanno invece raggiunto USD 31,5 mld, con una crescita del 7,2% su base annua.
Nei primi dieci mesi del 2025, le esportazioni hanno totalizzato USD 224,47 mld, segnando un aumento del 3,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le importazioni, nello stesso intervallo, si sono attestate a USD 299,15 mld, in crescita del 6,1%. Il deficit commerciale è salito a USD 74,68 mld (+13,3% rispetto ai mesi gennaio-ottobre 2024).
Nel medesimo periodo, i principali mercati di destinazione dell’export turco sono stati: Germania (USD 18,55 mld), Regno Unito (13,81 mld), Stati Uniti (13,42 mld), Italia (10,98 mld) e Iraq (9,88 mld), che insieme hanno rappresentato il 29,7% del totale delle esportazioni turche.
Per quanto riguarda le importazioni, i principali Paesi fornitori sono stati: Cina (USD 40,73 mld), Federazione Russa (35,50 mld), Germania (24,59 mld), Stati Uniti (14,57 mld) e Italia (12,88 mld).
Per quanto attiene invece ai primi dati preliminari sull’export turco relativi ai mesi gennaio-novembre 2025, presentati lo scorso 4 dicembre dal Ministro del Commercio Ömer Bolat, le esportazioni sono ammontate a USD 247,2 mld, con un incremento del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il disavanzo commerciale della Turchia si è assestato a USD 82,5 mld, in aumento del 12,4%. Nonostante il dato sul disavanzo, Bolat ha osservato che le esportazioni della Turchia a novembre scorso hanno registrato il più alto livello di sempre, contribuendo al record di USD 270,6 mld di esportazioni negli ultimi dodici mesi. Bolat ha poi riferito che le esportazioni di servizi dovrebbero raggiungere USD 122,55 mld nel periodo gennaio-novembre 2025, con un incremento di USD 5,1 mld rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
I dati diffusi dal Ministero del Commercio mostrano infine che per “gruppi di Paesi” il blocco dell’Unione Europea è risultato il principale mercato di sbocco per l’export di Ankara, con quasi USD 10 mld, seguito dai Paesi del Vicino e Medio Oriente con USD 3,54 mld.
Secondo i dati diffusi il 12 dicembre scorso dall’associazione non governativa degli Investitori Internazionali (YASED), il valore netto degli investimenti diretti esteri (IDE) nel Paese nei primi dieci mesi del 2025 è stato pari a USD 11,6 mld, con un marcato incremento del 35% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Il dato relativo agli IDE comprende USD 8,6 mld di capitale azionario, USD 2,6 mld in strumenti di debito e USD 1,8 mld derivanti da vendite immobiliari a residenti stranieri. Contestualmente, si è registrato un disinvestimento pari a USD 1,5 mld.
Nei primi dieci mesi dell’anno il settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso ha attirato USD 2,813 mld, collocandosi al primo posto seguìto dai settori agroalimentare e ICT.
Nel periodo gennaio-ottobre 2025 i Paesi Bassi si posizionano al primo posto tra i dieci principali Paesi di origine degli IDE in Turchia, precedendo Kazakhstan, Lussemburgo, Germania e Stati Uniti.
Secondo i dati diffusi dall’Agenzia ICE di Istanbul, nei mesi di gennaio-ottobre 2025 l’interscambio tra Italia e Turchia è stato pari a USD 23,873 mld, con un decremento dell’8,6% rispetto allo stesso intervallo del 2024. In particolare, le esportazioni italiane verso la Turchia si sono contratte del 17,3% (USD 12,886 mld), mentre le importazioni sono aumentate del 4,3% attestandosi a USD 10,987 mld. La bilancia commerciale mostra un saldo positivo per l’Italia di USD 1,889 mld. Le esportazioni italiane costituiscono il 4,3% delle importazioni totali turche, mentre le esportazioni turche destinate all’Italia rappresentano il 4,9% delle esportazioni complessive della Turchia.
Nel periodo di riferimento, l’Italia si conferma al quinto posto tra i partner commerciali della Turchia, risultandone il quinto fornitore (dopo Cina, Russia, Germania e Stati Uniti) e il quarto cliente (dopo Germania, Regno Unito e Stati Uniti).
All’interno dell’Unione Europea, l’Italia si posiziona al secondo posto per volume di interscambio con la Turchia, preceduta solo dalla Germania (USD 43,153 mld) e seguita da Francia (USD 19,395 mld) e Spagna (USD 16,910 mld). Nell’area mediterranea, invece, l’Italia si conferma il primo partner commerciale di Ankara.
Tra gennaio e ottobre 2025, le esportazioni italiane sono state trainate dalle vendite di “prodotti farmaceutici” (in crescita del 36% rispetto allo stesso periodo del 2024, per un volume complessivo pari a USD 360 mln) e di “combustibili minerali e oli” (+5,6%, per un volume pari a USD 309,68 mln). In calo, invece, l’export di “pietre preziose e semipreziose, metalli preziosi, perle e bigiotteria”, (-51,7% per un volume pari a USD 2,213 mld) superato dalle nostre vendite di “macchinari e apparecchiature meccaniche” (USD 2,445 mld), prima voce merceologica del nostro export. Gli “autoveicoli, trattori e parti di ricambio”, terza voce delle nostre vendite, hanno registrato un calo del 2,3% (USD 969,17 mln). Si rileva inoltre una contrazione del 31,9% negli acquisti turchi di “ferro e acciaio” e del 21,6% di “articoli in ferro e acciaio”.
La dinamica dell’export turco mostra invece un aumento nelle voci “rame e articoli in rame” (+52,1%), “pietre preziose e semipreziose, metalli preziosi, perle e bigiotteria” (+40,7%), e “macchinari e apparecchiature meccaniche” (+14,5%). In calo gli acquisti italiani di “frutta”, che si sono contratti del 6,2%. Gli “autoveicoli, trattori e parti di ricambio” si confermano la principale voce tra le importazioni italiane dalla Turchia, per un valore di USD 2,428 mld, con volumi diminuiti del 3,1%.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)
Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Servizio Pubblico Federale Economia (SPF Économie) nell’ambito del monitoraggio trimestrale dell’andamento dei prezzi, l’inflazione in Belgio è scesa del 2,9% nel secondo trimestre 2025. Il rallentamento indica un ritorno graduale a livelli di inflazione più stabili, dopo un periodo prolungato di forti aumenti.
Il calo è dovuto principalmente alla stabilizzazione dei prezzi dell’energia che nel 2022 e 2023 avevano contribuito in modo determinante al forte aumento dei prezzi.
Nel 2025, invece, il prezzo dell’energia ha esercitato un impatto molto più moderato sull’inflazione complessiva, attenuando l’aumento dei prezzi al consumo.
Questo trend trova conferma anche nei dati più aggiornati di fine 2025: a novembre, l’inflazione annua belga risulta pari al 2,4%, mentre l’inflazione di fondo raggiunge il 2,8%, indicando che, nonostante un modico calo generale, molti prezzi continuano comunque a salire. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) sale a 136,20 punti, valore tra i più elevati dell’anno, pur rimanendo in un contesto di generale stabilizzazione rispetto ai picchi del 2022 e 2023. Esaminando i principali gruppi di prodotti, il comunicato dell’SPF Économie segnala sviluppi significativi nel comparto alimentare. I prezzi dei prodotti alimentari trasformati, esclusi alcool e tabacco, mostrano un'accelerazione dell’inflazione, dall’1,9% al 3%. L’aumento è trainato per lo più dai latticini e dal cioccolato. Il calo del numero di allevatori di bovini da latte e l’epidemia di lingua blu del 2024 hanno ridotto il bestiame, e di conseguenza, la produzione di latte, determinando un incremento sui prezzi dei formaggi e dei latticini.
Per quanto riguarda il cioccolato l’inflazione è più che raddoppiata, passando dal 5,8% nel secondo trimestre 2024 al 13,8% nello stesso periodo del 2025. L’incremento è causato dalle condizioni meteorologiche sempre più estreme nei principali Paesi produttori dell’Africa occidentale, come Costa d’Avorio e Ghana, dove siccità e malattie delle coltivazioni hanno ridotto drasticamente i raccolti.
La Germania, prima potenza economica europea e quarta al mondo dopo Stati Uniti, Cina e Giappone, mostra un’evoluzione simile. Il PIL tedesco rappresenta il 24.4 % dell’UE
e a novembre 2025 ha visto l’inflazione attestarsi al 2,3%, mentre l’inflazione di fondo (core inflation), che fornisce una panoramica più stabile e a lungo termine dell'andamento inflazionistico di un paese escludendo energia, alimenti freschi e carburanti, raggiunge il 2,7%, valore molto simile a quello registrato in Belgio nello stesso periodo. Il parallelismo tra la situazione in Germania e in Belgio suggerisce che entrambi i paesi, pur nella diversità delle loro rispettive economie, attraversano una fase di riallineamento dei prezzi non ancora conclusa, con pressioni inflazionistiche moderate ma resistenti per i beni e servizi più strutturali dell’economia.
Il quadro generale suggerisce un graduale miglioramento della situazione inflazionistica belga, in linea con quanto osservato in Germania e nel resto dell’Europa. Pur con alcune pressioni ancora presenti in specifiche componenti dell’indice dei prezzi, come i costi legati ad alloggi e utenze (CPI Housing Utilities) e il comparto dei trasporti, entrambi in aumento nell’ultimo mese, la dinamica dei prezzi complessiva continua a rallentare. Al contrario, l’inflazione alimentare mostra una crescita più contenuta rispetto ai mesi precedenti. Nel complesso, Belgio, Germania ed eurozona presentano così una comune tendenza alla stabilizzazione dei prezzi.
Nell’eurozona, a novembre 2025, l’inflazione media è del 2,2 %, in leggero aumento rispetto al 2,1% registrato ad ottobre, mentre l’inflazione annuale dell’UE si colloca intorno al 2,5% (dati ottobre 2025). Le stime per l’intero anno 2025 indicano una media annua di circa il 2,1%, segnale di un progressivo ritorno verso un quadro inflazionistico più equilibrato.
Il quadro generale suggerisce un graduale miglioramento della situazione inflazionistica belga, in linea con quanto osservato in Germania e nel resto dell’Europa. Pur con alcune pressioni ancora presenti in specifici settori, come quello dei servizi che registrano aumenti più consistenti rispetto ai beni materiali, Belgio, Germania ed eurozona mostrano dinamiche convergenti verso una maggiore stabilità dei prezzi.
Il 2025 si chiude così con segnali complessivamente positivi per l’area euro.
Fonti:https://news.economie.fgov.be/252707-l-inflation-belge-recule-a-2-9-au-deuxieme-trimestre-2025/
L’ultimo aggiornamento in materia risale ad agosto 2025 quando Statbel, ufficio federale di statistica del Belgio, ha reso noto il trend di moderata ripresa del settore del commercio al dettaglio belga. La vendita al dettaglio, retail sale in inglese, rappresenta una parte significativa delle transazioni che quotidianamente si svolgono in un determinato paese. L’operatore attivo nel settore è definito commerciante al dettaglio, o retailer, e tale modello di attività rientra nel B2C (Business to Consumer), costituendo l’ultimo passaggio della filiera distributiva e mettendo direttamente in contatto il prodotto con il consumatore finale.
A maggio 2025 il volume delle vendite al dettaglio, carburanti esclusi, era aumentato del 3,4% rispetto al mese precedente, segnando un rialzo del 3,2% rispetto a maggio 2024. Questo risultato rappresenta uno dei miglioramenti più significativi registrati dall’inizio dell’anno, indicando un aumento tanto della domanda dei consumatori che della performance dei punti vendita fisici. L’ andamento positivo è proseguito anche nei mesi successivi, seppure con ritmi più moderati. Nel luglio del 2025, Statbel ha registrato un incremento dello 0,3% rispetto al mese precedente, confermando una tendenza di crescita stabile dopo la forte ripresa osservata in primavera.
Anche i dati dell’anno precedente il 2024 confermano un andamento altalenante del settore: a dicembre 2024 il volume delle vendite al dettaglio, sempre escludendo i carburanti, aveva registrato un aumento del 14,2% rispetto a novembre, mentre a settembre 2024 l’incremento era stato dell’1,4% su base mensile.
Complessivamente, le serie storiche messe a disposizione mostrano una volatilità maggiore nei Paesi Bassi rispetto a quella osservata in Belgio; se il mercato belga si distingue per una ripresa graduale e relativamente stabile, quello olandese segue una crescita più irregolare, riflettendo una sensibilità più elevata alle variazioni del contesto economico e dei consumi interno e internazionale.
Fonti: https://statbel.fgov.be/en/themes/indicators/turnover/retail-trade-turnover#news
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Belgo-Italiana)