Domenica 2 Agosto 2026
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I salari medi cechi hanno registrato all’inizio di quest’anno una forte crescita e si sono stabilizzati al di sopra della soglia delle 50.000 corone al mese.
Il salario medio ceco aveva già superato la soglia delle 50.000 corone al mese nel quarto trimestre del 2025. Il dato di fine anno è però di solito “gonfiato” dalle tredicesime o da altre forme di bonus e premi. Il salario medio ha superato le 50.000 corone al mese anche all’inizio di quest’anno. In concreto, l’aumento rispetto al primo trimestre del 2025 è stato dell’8,1%, raggiungendo le 50.292 corone lorde al mese. L’incremento è stato il più rapido dal 2021, ha notato l’Ufficio ceco di statistica.
Il dato nazionale nasconde però forti divergenze territoriali. Nessuna regione ceca, ad eccezione di Praga, supera la media nazionale. Nella capitale il salario medio è di quasi 68.000 corone, mentre nelle altre regioni varia da circa 42.400 corone (regione di Karlovy Vary) a 49.200 corone (Boemia Centrale).
Fonte: csu.gov.cz
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
La Catalogna continua a consolidare il proprio ruolo di motore economico della Spagna. Nel mese di maggio 2026, la regione ha registrato un nuovo record storico di occupazione, raggiungendo 3.971.167 lavoratori affiliati alla Sicurezza Sociale, superando nuovamente la soglia dei 3,9 milioni di occupati che era stata temporaneamente persa nel mese di aprile. Parallelamente, il numero dei disoccupati registrati è sceso a 307.627 persone, il dato più basso per un mese di maggio dal 2008, confermando il buon andamento del mercato del lavoro catalano.
Secondo i dati pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica (INE), la disoccupazione è diminuita di 11.892 persone rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una riduzione del 3,7% su base annua. Rispetto ad aprile, il calo è stato di 6.900 persone, pari a una diminuzione mensile del 2,2%.
La riduzione della disoccupazione ha interessato in maniera trasversale tutti i gruppi demografici, i settori economici e le province catalane. Su base annua, il numero dei disoccupati è diminuito sia tra gli uomini sia tra le donne, con cali particolarmente significativi nelle province di Girona (-5,9%), Tarragona (-3,8%), Barcellona (-3,5%) e Lleida (-3,4%).
Anche nel confronto mensile la tendenza positiva si è estesa a tutto il territorio regionale, con risultati particolarmente rilevanti tra i giovani sotto i 25 anni, fascia nella quale la disoccupazione è diminuita del 6,5% rispetto al mese precedente. Questo dato evidenzia una crescente capacità del mercato del lavoro catalano di assorbire nuova forza lavoro e di offrire opportunità alle fasce più giovani della popolazione.
Questi risultati rappresentano un segnale particolarmente interessante. La crescita dell’occupazione e il calo della disoccupazione indicano un contesto economico dinamico, sostenuto da una domanda interna solida e da un tessuto imprenditoriale in espansione. Ciò si traduce in maggiori opportunità commerciali, in un mercato dei consumi più robusto e in un ambiente favorevole allo sviluppo di nuove attività, soprattutto nei settori manifatturiero, tecnologico, logistico e dei servizi avanzati. Inoltre, la forte riduzione della disoccupazione giovanile contribuisce ad ampliare la disponibilità di talenti qualificati, elemento strategico per le imprese che intendono rafforzare la propria presenza sul mercato spagnolo.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)
Il rafforzamento delle relazioni commerciali tra Brasile e Italia si inserisce nel più ampio contesto dei progressi compiuti nell’ambito dell’accordo tra Unione Europea e Mercosur. Tale scenario ha contribuito ad ampliare le prospettive di investimento, innovazione ed espansione aziendale, con particolare riferimento ai settori agroalimentare, tecnologico, della trasformazione industriale e della valorizzazione della produzione.
In questo quadro, lo stato del Mato Grosso si conferma come uno dei principali poli di interesse per investimenti orientati alla modernizzazione industriale e alla trasformazione delle materie prime in prodotti a maggior valore aggiunto, attirando l’attenzione di operatori nazionali e internazionali.
Le prospettive di cooperazione economica e commerciale tra i due Paesi sono state oggetto di confronto tra imprenditori, investitori e rappresentanti istituzionali interessati ad ampliare le opportunità di collaborazione bilaterale. In tale contesto sono state approfondite strategie per incrementare gli investimenti, rafforzare le catene produttive e valorizzare le opportunità derivanti dall’accordo tra i blocchi economici.
Secondo quanto evidenziato da Graziano Messana, presidente di ITALCAM, il nuovo scenario commerciale ha contribuito a rafforzare l’interesse delle imprese italiane verso il mercato brasiliano, ampliando le opportunità in diversi comparti, dall’agroalimentare ai macchinari industriali. Le aziende, infatti, stanno orientando con crescente attenzione le proprie strategie verso questo mercato, individuando possibilità di espansione e consolidamento della presenza locale.
Particolare attenzione è rivolta allo stato del Mato Grosso, che presenta un significativo potenziale di sviluppo legato all’industrializzazione della produzione agricola. Essendo uno dei principali produttori di soia del Brasile, il territorio punta a evolvere oltre la semplice esportazione di materie prime, promuovendo progetti di trasformazione e lavorazione di cereali, frutta e altri prodotti agricoli.
In questo contesto, le imprese italiane specializzate in tecnologie industriali, attrezzature e trasformazione alimentare si inseriscono in un quadro favorevole per lo sviluppo di partnership e collaborazioni strategiche.
A supporto di questo processo, ITALCAM ha rafforzato la propria presenza nel Centro-Ovest del Brasile attraverso l’apertura di una sede a Cuiabá, con l’obiettivo di favorire il collegamento tra investitori italiani e opportunità del settore agroalimentare locale, promuovendo la creazione di joint venture tra imprese dei due Paesi.
Gli osservatori del settore evidenziano come l’accordo tra Unione Europea e Mercosur possa contribuire ad agevolare l’importazione di macchinari, attrezzature e tecnologie finalizzate all’industrializzazione della produzione agricola. L’espansione della cooperazione commerciale è inoltre associata a una maggiore capacità di attrazione di investimenti, alla crescita della competitività e alla generazione di valore aggiunto nei settori strategici dell’economia.
Nel complesso, il rafforzamento delle relazioni tra Brasile e Italia si inserisce in una traiettoria di lungo periodo che va oltre gli scambi commerciali tradizionali, aprendo spazi per innovazione, investimenti e sviluppo industriale in diversi comparti produttivi.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana a San Paolo)
Per molti anni le grandi infrastrutture sono state identificate con autostrade, porti, aeroporti e ferrovie. Oggi, tuttavia, una parte sempre più rilevante della competitività economica si gioca lontano dagli occhi dell’opinione pubblica, nelle profondità degli oceani. È lì che scorrono le informazioni che alimentano l’economia digitale mondiale, attraverso una rete di cavi sottomarini che trasporta quasi il 99% del traffico internazionale di dati del Brasile.
La recente decisione dell’Agenzia Nazionale delle Telecomunicazioni brasiliana (Anatel) di aprire una consultazione pubblica per la revisione del quadro normativo che disciplina queste infrastrutture rappresenta molto più di un aggiornamento tecnico. Si tratta di un passaggio strategico che potrebbe ridisegnare la mappa della competitività digitale del Paese e aprire nuove opportunità a territori finora rimasti ai margini di questa rivoluzione silenziosa.
Il dibattito assume una rilevanza particolare per il Nordest brasiliano. Negli ultimi anni lo Stato del Ceará ha saputo comprendere che la connettività internazionale sarebbe diventata una leva di sviluppo tanto importante quanto un porto commerciale o una rete ferroviaria. Grazie a questa visione, Fortaleza si è trasformata in uno dei principali hub digitali dell’America Latina, concentrando diciassette sistemi di cavi sottomarini e attirando investimenti in data center, servizi cloud, piattaforme digitali e grandi operatori tecnologici globali.
Pernambuco, pur osservando da vicino questa trasformazione, non è riuscito a sviluppare con la stessa rapidità un’infrastruttura equivalente. Diversi gruppi imprenditoriali hanno tentato negli ultimi anni di promuovere l’approdo di un proprio cavo sottomarino, ma i progetti non hanno trovato le condizioni necessarie per concretizzarsi. Il risultato è stato una crescente concentrazione degli investimenti nel vicino Ceará, consolidandone ulteriormente il vantaggio competitivo.
Questa distribuzione geografica, tuttavia, pone anche un problema di sicurezza nazionale. La stessa Anatel riconosce che concentrare la quasi totalità delle connessioni internazionali in pochi punti del territorio rende il sistema più vulnerabile a incidenti operativi, eventi climatici estremi o persino attacchi informatici. In un’economia sempre più dipendente dalla circolazione dei dati, un’interruzione localizzata potrebbe produrre effetti sistemici, mettendo a rischio servizi finanziari, piattaforme digitali, sistemi pubblici e applicazioni di intelligenza artificiale.
La diversificazione dei punti di approdo dei cavi sottomarini diventa quindi una questione di resilienza infrastrutturale e di sovranità digitale. Decentralizzare questa rete significa aumentare la sicurezza del sistema nazionale, ma anche creare le condizioni per la nascita di nuovi poli tecnologici capaci di attrarre investimenti ad alto valore aggiunto.
L’avvento dell’intelligenza artificiale rende questo scenario ancora più urgente. La crescente domanda di capacità computazionale e di archiviazione dei dati sta alimentando una competizione globale per l’installazione di nuovi data center, strutture che richiedono energia affidabile, connessioni internazionali veloci e un quadro regolatorio stabile. Gli Stati che riusciranno a offrire questa combinazione avranno un vantaggio decisivo nell’attrazione di capitali e nello sviluppo di un ecosistema innovativo.
Per Pernambuco, la consultazione pubblica aperta da Anatel fino al 10 luglio rappresenta dunque un’opportunità per riportare al centro dell’agenda politica ed economica un tema che non avrebbe mai dovuto uscirne. Tra gli argomenti in discussione figurano il rafforzamento della sicurezza delle reti, l’espansione dei punti di approdo, il monitoraggio degli incidenti e la creazione di incentivi capaci di favorire nuovi investimenti nell’infrastruttura digitale del Paese.
Nel XXI secolo la competizione tra territori non si misura soltanto in chilometri di autostrade o nella capacità dei porti commerciali. Sempre più spesso si misura nella velocità con cui i dati attraversano gli oceani. E in questa nuova geografia della connettività globale, Pernambuco potrebbe ancora ritagliarsi un ruolo da protagonista.
Fonte: Folha de Pernambuco.
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)
Il risultato trimestrale colloca il Brasile davanti a economie come Stati Uniti, Germania, Giappone, Regno Unito e Italia
Secondo le proiezioni elaborate da Alex Agostini, capo economista di Austin Rating, la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) del Brasile, pari all'1,1%, lo colloca al sesto posto nella classifica di crescita economica di 51 paesi nel primo trimestre del 2026.
Il calcolo si basa sul valore attuale del PIL e sulle proiezioni del Fondo Monetario Internazionale per le principali economie mondiali.
Il risultato trimestrale colloca il Brasile davanti a Stati Uniti, Germania, Giappone, Regno Unito e Italia, paesi che compongono le dieci maggiori economie del mondo. Tra i paesi nella top 10, solo la Cina ha registrato una crescita superiore a quella del Brasile.
Il Paese che ha registrato la crescita maggiore nel periodo considerato è stato Hong Kong, con un aumento del 2,9%, seguito da Taiwan (2,8%) e Danimarca (1,9%). A completare la lista delle cinque economie a più rapida crescita nel periodo troviamo: Corea del Sud (1,7%) e Cina (1,3%).
Tra i paesi con la crescita più bassa nei primi tre mesi dell'anno figurano la Nigeria, che ha registrato un calo del PIL del 19,9%, l'Irlanda, con una contrazione del 2%, e l'Arabia Saudita, con un calo dell'1,5%.
Il PIL del Brasile accelera nel primo trimestre
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) del Brasile è cresciuto dell'1,1% nel primo trimestre del 2026, rispetto ai tre mesi precedenti.
Rispetto al primo trimestre del 2025, il ritmo di crescita economica è aumentato dell'1,8%, mentre nel totale cumulativo degli ultimi quattro trimestri il PIL ha registrato un incremento del 2,0%.
La crescita è stata trainata dalle buone performance del settore agricolo e dei servizi, nonché dall'aumento dei consumi delle famiglie.
Fonte: exame.
Le proiezioni del FMI (Fondo Monetario Internazionale), elaborate da Austin Rating, indicano che il Brasile dovrebbe riconquistare la decima posizione tra le maggiori economie mondiali entro il 2026. Nel primo trimestre di quest'anno, l'economia è cresciuta dell'1,1%, leggermente al di sopra delle aspettative del mercato.
L'anno scorso, il Brasile è uscito dalla top 10 mondiale, venendo superato da Russia e Canada. Il Paese europeo ha visto la sua economia crescere grazie all'apprezzamento del rublo.
Consulta le proiezioni per il 2026 (in miliardi di dollari USA correnti):
Il confronto tra le proiezioni del FMI sull'andamento del PIL a valori correnti viene effettuato in dollari. In altre parole, la crescita di ciascun paese ogni anno dipende dalla crescita economica e dal tasso di cambio tra le valute locali e il dollaro statunitense.
Secondo le proiezioni del FMI, il Brasile dovrebbe crescere dell'1,9% quest'anno. In precedenza, l'organizzazione aveva previsto un aumento dell'1,6% nel suo rapporto. Se il Paese manterrà questo ritmo, si prevede che entro il 2027 il Brasile raggiungerà la nona posizione nella classifica mondiale delle economie.
Fonte: CNN Brasil - Economia
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana a San Paolo)
La Danimarca, da sempre considerata il faro d'Europa per la transizione ecologica, sta affrontando un blocco strutturale senza precedenti che rischia di frenare la sua corsa verso l’elettrificazione. Il 27 maggio 2026, il gestore della rete di trasmissione statale danese, Energinet, ha annunciato ufficialmente che la sospensione temporanea della firma di nuovi accordi di connessione alla rete, avviata lo scorso 2 marzo, non terminerà a giugno come inizialmente previsto, ma verrà estesa fino all'autunno 2026.
I dati emersi dalle ultime analisi tecniche condotte durante la pausa mostrano una capacità residua della rete ad alta tensione quasi totalmente esaurita. Di conseguenza, Energinet ha annunciato una transizione permanente verso un modello di gestione collettiva “a pool”, abbandonando definitivamente il vecchio paradigma individualista. La conseguenza più rilevante per il mercato industriale è la tempistica: per i nuovi grandi progetti di consumo o generazione energetica, i tempi di attesa stimati per l'adeguamento strutturale e l'allacciamento effettivo alla rete oscilleranno ora tra i 5 e i 10 anni.
Mentre l'elettrificazione su piccola e media scala (famiglie e PMI locali) rimarrà garantita per tutelare lo sviluppo comunitario, i grandi investimenti industriali subiranno una brusca frenata, aprendo una fase di profonda incertezza ma anche di necessaria ristrutturazione strategica per tutti gli attori internazionali.
Anatomia di uno "tsunami" infrastrutturale
La saturazione del sistema elettrico danese è il risultato di un'esplosione di richieste di connessione che ha raggiunto la cifra record di 60 gigawatt (GW) complessivi. Per comprendere l'entità del fenomeno, basti pensare che il picco massimo storico di consumo dell'intera Danimarca è di soli 7 GW. La domanda, trainata principalmente da data center (13,7 GW), sistemi di accumulo a batteria (9,7 GW) e impianti Power-to-X (7 GW), ha superato di tre volte le stime ufficiali, cogliendo di sorpresa le autorità.
Per fronteggiare questa emergenza, Energinet ha introdotto un pacchetto di misure straordinarie sull'accesso alla rete:
Questo stallo crea forti paradossi locali. Nel nord dello Jutland, ad esempio, la produzione di energia da fonti rinnovabili supera il consumo interno, ma l'inadeguatezza dei cavi di trasmissione impedisce sia di esportare l'eccedenza sia di destinarla a importanti industrie locali. Di conseguenza, progetti industriali già avviati e piani di decarbonizzazione aziendale rischiano il congelamento o la delocalizzazione, con tempi di attesa per l'allaccio totale che in alcuni casi slittano fino al 2039.
Conseguenze del collo di bottiglia
La crisi infrastrutturale danese ridefinisce l'equilibrio tra rischi e opportunità per gli operatori economici. Da un lato, le attese fino a dieci anni e i nuovi severi requisiti d'ingresso generano forte incertezza finanziaria, penalizzando i progetti meno strutturati e costringendo molte industrie a frenare la propria transizione dal fossile all'elettrico. Dall'altro, il necessario potenziamento della rete (forte di quasi cento miliardi di corone di investimenti) apre ricchi mercati per i fornitori di componentistica avanzata. Inoltre, la difficoltà di allaccio spinge i grandi consumatori verso l'autosufficienza energetica: esplode così la domanda di microreti aziendali, soluzioni di autoproduzione "behind-the-meter" e tecnologie intelligenti di accumulo a batteria. Questi sistemi diventano oggi indispensabili per garantire quella flessibilità (grid friendliness) ormai cruciale per sperare nell'approvazione dei futuri progetti da parte di Energinet.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
Le aziende ceche hanno aumentato la loro spesa per le attività di innovazione e ricerca. Lo indica l’Ufficio di Statistica Ceco.
Secondo una rilevazione, che fa riferimento all’anno 2024, le aziende ceche hanno speso per le attività di innovazione e ricerca 221 miliardi di corone, circa il dieci percento in più rispetto alla rilevazione precedente del 2022. La quota sui ricavi della spesa per questo tipo di attività è salita dal 2,3% al 2,5%. Circa due terzi della spesa aziendale per le innovazioni fanno capo alle imprese di grandi dimensioni.
Il settore che ha speso più risorse per le innovazioni nel 2024 è stata l’industria con il solo settore automotive, che ha realizzato investimenti di questo tipo per quasi 50 miliardi di corone. La maggiore quota dei fondi è stata destinata a progetti realizzati in house. Circa un terzo delle aziende innovative ha poi usufruito del sostegno pubblico, tra cui sovvenzioni nazionali e comunitarie e crediti d’imposta.
Fonte: csu.gov.cz
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
L’industria alimentare e delle bevande rappresenta uno dei pilastri più rilevanti dell’economia croata, sia per il suo contributo al PIL sia per il peso occupazionale all’interno dell’industria manifatturiera. Il settore conferma una forte capacità di tenuta, in un contesto economico caratterizzato da pressioni sui costi, dinamiche dei prezzi ancora sostenute e crescente concorrenza sui mercati internazionali. Nel 2022 la produzione alimentare e delle bevande ha contribuito per il 2,3% al PIL nazionale e per il 18,1% al PIL dell’industria manifatturiera, mentre nel 2024 ha rappresentato il 3,3% dell’occupazione complessiva in Croazia.
Dopo il calo registrato nel 2023, l’attività produttiva dell’industria alimentare ha mostrato nel 2024 un recupero moderato, con una crescita annua dello 0,6%, accompagnata da un aumento dell’occupazione e delle retribuzioni. Nel dicembre 2024 il comparto alimentare impiegava oltre 43 mila lavoratori, confermando il proprio ruolo strategico per la stabilità del mercato del lavoro. Anche l’industria delle bevande ha registrato una crescita della produzione, pari al 2,5% su base annua, sebbene i dati destagionalizzati evidenzino un rallentamento nel quarto trimestre dell’anno.
Il quadro complessivo resta tuttavia caratterizzato da alcune criticità strutturali. La produzione alimentare continua a presentare livelli retributivi inferiori rispetto alla media nazionale e a quella dell’industria manifatturiera, mentre il comparto delle bevande mantiene salari più elevati, pur con un differenziale in progressiva riduzione. Particolare attenzione merita inoltre la bilancia commerciale: tra il 2010 e il 2024 le esportazioni di alimenti, bevande e tabacco sono aumentate in modo significativo, ma le importazioni sono cresciute a un ritmo ancora più sostenuto, riducendo la copertura delle importazioni con le esportazioni.
Il confronto con l’UE-27 mostra che la Croazia segue la tendenza europea di resilienza del settore alimentare e delle bevande rispetto alla manifattura nel suo complesso. Le nuove preferenze dei consumatori, orientate verso prodotti più sostenibili, salutari, innovativi e a maggiore valore aggiunto, rappresentano al tempo stesso una sfida e un’opportunità. Per rafforzare la competitività del settore, sarà fondamentale puntare su innovazione, investimenti, internazionalizzazione e valorizzazione dell’immagine della Croazia come Paese produttore di alimenti e bevande di qualità.
(Contenuto editoriale a cura della Camera di commercio italo croata)
Mentre l'Europa cerca di recuperare terreno rispetto a Stati Uniti e Cina, dalla Svezia arriva un messaggio chiaro.
La competitività del continente non dipende soltanto dalla capacità di creare nuove imprese, ma soprattutto dalla possibilità di farle crescere, innovare e competere su scala globale. È questo il tema emerso recentemente nel dibattito promosso dai principali rappresentanti del mondo economico svedese Jacob Wallenberg, Cristina Stenbeck, Niklas Zennström e Per Franzén, che hanno lanciato un appello per rafforzare gli strumenti a sostegno della crescita imprenditoriale e dell'attrattività economica europea.
Il confronto appare particolarmente significativo anche per l'Italia. Pur appartenendo a contesti economici differenti, entrambi i Paesi si confrontano oggi con una sfida comune: trasformare il risparmio, l'innovazione e il capitale umano in crescita economica sostenibile.
Secondo i leader industriali svedesi, il problema principale dell'Europa non è la mancanza di startup. Al contrario, il continente continua a generare nuove imprese innovative e imprenditori di talento. La vera difficoltà consiste nel trasformare queste realtà in grandi aziende capaci di competere a livello internazionale. Per Franzén, amministratore delegato di EQT, ha sintetizzato il problema osservando che negli ultimi cinquant'anni negli Stati Uniti circa 250 aziende hanno raggiunto una capitalizzazione superiore ai 10 miliardi di dollari, mentre in Europa il numero si ferma a poche decine. Il divario evidenzia una differenza strutturale nella capacità di accompagnare le imprese lungo il percorso di crescita. Anche l'Italia si confronta con una dinamica simile. Negli ultimi anni il numero delle startup innovative è aumentato, ma molte imprese faticano a superare la fase iniziale e a trasformarsi in realtà di dimensioni internazionali. La limitata disponibilità di capitali di rischio, la frammentazione dei mercati e una minore propensione all'investimento azionario rappresentano ancora ostacoli significativi.
Proprio su questo punto emerge uno degli aspetti più interessanti del modello svedese. La crescita delle imprese svedesi non è sostenuta esclusivamente dal credito bancario, ma da un ecosistema finanziario che favorisce l'incontro tra risparmio privato, investitori istituzionali e imprese innovative. In questo contesto assume particolare rilevanza il sistema ISK (Investeringssparkonto), il conto di risparmio per investimenti introdotto per semplificare l'accesso ai mercati finanziari da parte dei cittadini. Grazie a una tassazione semplificata basata sul patrimonio investito e non sui singoli guadagni realizzati, l'ISK ha contribuito ad ampliare la partecipazione dei risparmiatori ai mercati dei capitali, favorendo una cultura dell'investimento di lungo periodo. Oggi una quota significativa della popolazione svedese utilizza questo strumento per investire in azioni e fondi. Il risultato è un mercato finanziario particolarmente sviluppato rispetto alle dimensioni del Paese. La Svezia presenta uno dei più alti numeri di società quotate in Europa e un ecosistema capace di sostenere sia le startup sia le aziende in fase di espansione. Il tema è particolarmente rilevante anche per l'Italia. Il Paese possiede uno dei più elevati livelli di risparmio privato dell'Unione Europea, ma gran parte di queste risorse rimane concentrata in depositi bancari o investimenti a basso rischio. Da tempo le istituzioni europee sottolineano la necessità di mobilitare una quota maggiore del risparmio privato verso investimenti produttivi, innovazione e crescita industriale. In questo senso, l'esperienza svedese viene spesso citata come uno dei possibili modelli di riferimento per lo sviluppo dell'Unione dei Mercati dei Capitali promossa dalla Commissione Europea.
Un altro tema centrale emerso nel dibattito svedese riguarda l'accesso ai capitali per le imprese innovative. Niklas Zennström, fondatore di Skype e oggi alla guida del fondo Atomico, ha evidenziato come persino in Svezia esista la necessità di coinvolgere maggiormente i grandi investitori istituzionali nel finanziamento delle aziende tecnologiche in crescita. Secondo molti osservatori, la capacità di trattenere capitale in Europa rappresenta una delle condizioni fondamentali per evitare che le imprese più promettenti si trasferiscano negli Stati Uniti alla ricerca di maggiori opportunità finanziarie. Anche per l'Italia il tema è cruciale. Molte imprese innovative trovano ancora difficoltà nell'accedere a capitali sufficienti per sostenere processi di internazionalizzazione, ricerca e sviluppo o acquisizioni strategiche. Rafforzare il collegamento tra risparmio privato, fondi pensione, investitori professionali e sistema produttivo potrebbe contribuire a ridurre questo divario.
I leader economici svedesi hanno inoltre posto l'attenzione su due ulteriori fattori della competitività: infrastrutture e capitale umano. Jacob Wallenberg ha evidenziato come la crescita economica richieda investimenti infrastrutturali adeguati, citando il progetto del corridoio di sviluppo che collega Oslo, Göteborg, Malmö, Copenaghen e Amburgo. L'obiettivo è creare una delle principali aree economiche integrate del Nord Europa, capace di attrarre imprese, investimenti e competenze. Anche l'Italia è coinvolta in una sfida analoga. Il potenziamento dei collegamenti logistici europei, dei corridoi ferroviari e delle infrastrutture digitali rappresenta una condizione essenziale per rafforzare la competitività del sistema produttivo e migliorare l'integrazione con i principali mercati continentali. Parallelamente, la Svezia punta ad attrarre talenti internazionali attraverso un ambiente favorevole all'innovazione, alla ricerca e all'imprenditorialità. La disponibilità di personale qualificato è considerata un elemento strategico per sostenere la crescita futura delle imprese. Anche in questo caso l'Italia affronta una sfida importante, legata sia alla fuga di giovani professionisti verso l'estero sia alla necessità di rendere il Paese maggiormente attrattivo per lavoratori altamente qualificati provenienti da altri mercati.
La riflessione avviata in Svezia va oltre i confini nazionali. Le preoccupazioni espresse dai principali esponenti del mondo economico svedese riguardano infatti il futuro dell'intera Europa e la sua capacità di mantenere un ruolo competitivo nello scenario globale. L'esperienza svedese mostra come la combinazione tra cultura finanziaria diffusa, mercati dei capitali sviluppati, investimenti infrastrutturali e sostegno all'innovazione possa contribuire a creare un ambiente favorevole alla crescita delle imprese. Allo stesso tempo, evidenzia che nemmeno le economie più avanzate possono considerare acquisita la propria competitività. Per l'Italia, che dispone di un ampio patrimonio di risparmio privato, di un tessuto imprenditoriale dinamico e di eccellenze riconosciute a livello internazionale, il caso svedese offre spunti interessanti su come rafforzare il collegamento tra capitale e sviluppo economico.
In un momento in cui l'Unione Europea è chiamata a rilanciare la propria crescita e a ridurre il divario con le grandi economie mondiali, il dialogo tra esperienze nazionali diverse può rappresentare uno strumento prezioso per individuare nuove strategie di sviluppo. Svezia e Italia, pur partendo da modelli differenti, condividono oggi la stessa sfida: trasformare innovazione, risparmio e competenze in crescita duratura e competitività internazionale.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)
Nel dibattito che accompagna le elezioni brasiliane del 2026, uno degli elementi più rilevanti per comprendere le diverse realtà del Paese emerge dal nuovo Ranking de Competitividade dos Estados elaborato dal Centro de Liderança Pública (CLP). Lo studio offre una lettura che va oltre le tradizionali classifiche di sviluppo economico, mettendo in evidenza non solo quali Stati presentano oggi le migliori performance, ma soprattutto quali territori stanno accelerando più rapidamente il proprio percorso di crescita.
L’analisi della dimensione economica, costruita su 33 indicatori distribuiti tra capitale umano, infrastrutture, innovazione e potenziale di mercato, mostra un Brasile in trasformazione, nel quale i tradizionali poli economici continuano a esercitare una forte leadership, ma iniziano a convivere con nuove dinamiche regionali. San Paolo e Santa Catarina mantengono posizioni di vertice e confermano la solidità di un modello economico consolidato, sostenuto da elevati livelli di competitività e da un ambiente favorevole agli investimenti. Tuttavia, la fotografia più interessante non riguarda chi è già ai primi posti, bensì chi sta avanzando più velocemente.
Secondo lo studio, Espírito Santo, Paraíba e Sergipe guidano la classifica della crescita recente nella dimensione economica tra il 2023 e il 2025. Il dato evidenzia una tendenza significativa: il Nordest brasiliano non è più soltanto una regione associata a sfide strutturali, ma si sta affermando come uno dei principali motori di trasformazione del Paese. Accanto a questi Stati emergono anche Bahia, Mato Grosso, Rio de Janeiro e Piauí, che mostrano progressi consistenti e contribuiscono a una maggiore diversificazione geografica della crescita economica nazionale.
La lettura delle traiettorie regionali suggerisce inoltre un progressivo avvicinamento tra gli Stati. Pur restando marcate le differenze nei livelli assoluti di competitività, diversi territori stanno recuperando terreno grazie a investimenti in infrastrutture, qualificazione della forza lavoro e miglioramento dell’ambiente economico. È un fenomeno che riduce, almeno parzialmente, la storica concentrazione delle opportunità nelle regioni Sud e Sud-Est.
Particolarmente interessante è il comportamento del pilastro dedicato al capitale umano. In questo ambito si osserva una crescita diffusa in quasi tutte le regioni del Paese, con Mato Grosso, Bahia e Rio de Janeiro tra gli Stati che hanno registrato gli avanzamenti più significativi. Il dato conferma che la competitività contemporanea dipende sempre più dalla capacità di attrarre, formare e trattenere talenti, elemento essenziale per sostenere l’innovazione e la produttività nel lungo periodo.
Anche sul fronte delle infrastrutture emergono segnali incoraggianti. Sergipe e Piauí si distinguono per i progressi più rapidi, evidenziando come gli investimenti logistici e di connettività possano rappresentare un acceleratore decisivo per la crescita regionale. In un Paese dalle dimensioni continentali come il Brasile, la qualità delle infrastrutture continua infatti a essere uno dei principali fattori di competitività territoriale.
Lo studio del CLP mette inoltre in luce una questione centrale per il futuro del Paese: la differenza tra performance attuale e velocità di trasformazione. Alcuni Stati mantengono posizioni elevate grazie alla solidità delle loro strutture economiche, mentre altri, pur partendo da livelli inferiori, mostrano una capacità di evoluzione particolarmente significativa. È proprio in questo spazio che si giocherà una parte importante del dibattito elettorale del 2026, con governatori e candidati chiamati a dimostrare non soltanto risultati raggiunti, ma anche prospettive di sviluppo sostenibile nel medio e lungo termine.
La competitività territoriale sta assumendo un ruolo sempre più strategico nella definizione delle politiche pubbliche. La capacità di generare occupazione qualificata, attrarre investimenti, promuovere innovazione e migliorare la qualità della vita dei cittadini rappresenta oggi uno degli indicatori più concreti dell’efficacia amministrativa. In questo senso, il ranking del CLP non è soltanto una fotografia statistica, ma uno strumento di lettura delle trasformazioni economiche e sociali che stanno ridefinendo il Brasile.
Mentre il Paese si avvicina a una nuova stagione elettorale, la mappa della competitività suggerisce che il futuro della crescita brasiliana potrebbe essere sempre meno concentrato in pochi grandi centri e sempre più distribuito tra territori capaci di innovare, investire e costruire strategie di sviluppo coerenti con le proprie vocazioni. È una dinamica che, se consolidata, potrebbe contribuire a rendere il Brasile non solo più competitivo, ma anche più equilibrato dal punto di vista regionale.
Fonte: Centro de Liderança Pública (CLP), Ranking de Competitividade dos Estados – Eleições 2026.
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)