Sabato 20 Giugno 2026
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Il clima delle esportazioni delle PMI svizzere si attesta sempre a livelli record, come riportato dall’attuale sondaggio di Switzerland Global Enterprise (S-GE) sulle prospettive di export. A registrare gli stessi valori il barometro delle esportazioni di Credit Suisse e l’indice svizzero dei direttori d’acquisto (PMI). Tale crescita è rallentata solo dai lunghi tempi di attesa delle consegne e dalle ulteriori conseguenze della pandemia da COVID-19.
Lo scorso anno il clima delle esportazioni delle PMI svizzere ha quasi eguagliato i valori record registrati nel 2018 e la tendenza non intende fermarsi: due terzi delle aziende intervistate da Switzerland Global Enterprise prevedono di aumentare ulteriormente le loro esportazioni entro la metà dell’anno. I Paesi direttamente confinanti con la Svizzera, in particolare la Germania, così come gli Stati Uniti e la Cina rimangono i maggiori acquirenti. Si registra, tuttavia, un calo dell’attrattiva della Cina quale nuovo mercato da conquistare, che retrocede dal primo posto a metà classifica. Al contrario, la regione del Golfo mostra una forte tendenza: il 14 per cento delle aziende vuole insediarsi in Qatar, Oman, Kuwait e Bahrain, l’11 per cento negli Emirati Arabi Uniti e il 6 per cento in Arabia Saudita.
Anche il barometro delle esportazioni di Credit Suisse, che segue la domanda estera di prodotti svizzeri, continua a registrare valori record come quelli del 2018 e del 2010, rilevando chiaramente una tendenza al rialzo. Un quadro simile è dipinto dall’indice svizzero dei direttori d’acquisto (PMI) per l’industria, che è ben al di sopra della soglia di crescita da quasi un anno e mezzo e ha frenato per il momento la tendenza al ribasso in atto dal picco di luglio 2021.
Secondo il sondaggio di S-GE, la pandemia e le sue conseguenze dirette, come le interruzioni nella catena del valore, la mancanza di certezza nella pianificazione, le restrizioni ai viaggi e il difficile approvvigionamento dei materiali, rimarranno la sfida principale nei prossimi mesi.
Ciò è confermato dal sondaggio sull’indice svizzero dei direttori d’acquisto: stando a quest’ultimo, due terzi delle imprese prevedono perdite a livello di produzione nei prossimi sei mesi a causa delle difficoltà di acquisto. Secondo Credit Suisse, non ci si può aspettare una notevole distensione prima della metà dell’anno in corso. Nel settore dell’elettronica - ossia dei semiconduttori (chip) − la situazione rimarrà presumibilmente tesa anche fino al 2023.
Andreas Gerber, responsabile Clientela commerciale di Credit Suisse, dichiara: «Le PMI svizzere beneficiano attualmente di un clima positivo sui mercati industriali delle più importanti destinazioni di esportazione della Svizzera. Anche se negli ultimi mesi l’indice dei direttori d’acquisto è sceso leggermente a livello mondiale, in Europa e negli Stati Uniti sono ancora chiaramente nella fascia di crescita, il che supporta anche la domanda di prodotti svizzeri. Quanto velocemente le capacità globali di produzione e di trasporto possano essere incrementate di nuovo dopo la pandemia per eliminare gli attuali colli di bottiglia dell’offerta sarà decisivo per l’ulteriore sviluppo degli eventi.»
Alberto Silini, responsabile Consulenza presso Switzerland Global Enterprise (S-GE), afferma: «È impressionante la rapidità con cui le esportazioni si sono riprese dalla crisi legata alla pandemia e il fatto che ora siano addirittura in grado di crescere di nuovo ai massimi livelli. Di conseguenza, molte PMI si lanciano alla conquista di nuovi mercati, come la regione del Golfo, la Russia, gli Stati Uniti e l’India in particolare. In molti Paesi sono mutate le condizioni quadro. È quindi importante notare che l’accesso a nuovi mercati in queste nuove circostanze deve essere ben preparato per essere in grado di affermarsi in modo sostenibile. Questo vale in particolare per le regioni del mondo in cui le singole PMI non hanno ancora acquisito una propria esperienza.»
Le prospettive di export per le PMI relative al 2° semestre 2022 saranno pubblicate il 7 luglio 2022.
Copyright © 2022 Credit Suisse SA e Switzerland Global Enterprise.
Fonte: https://bit.ly/3IZCc9c
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera)
Mercoledì 26 gennaio, il Ministero della Salute danese ha annunciato la rimozione di tutte le restrizioni per prevenire l’infezione e contenere la diffusione del COVID-19.
Le riaperture coincideranno con l’inizio del mese di febbraio e sono state decise sulla base del giudizio del Ministero della Salute che ha tenuto conto di diversi fattori:
Il Ministero considera l’insieme di tali fattori come sufficiente per contrastare la diffusione della variante Omicron. In aggiunta, il riconoscimento di una sintomatologia meno grave di Omicron rispetto a Delta, che fino allo scorso dicembre era la variante più presente in Danimarca, ha profondamente contributo alla decisione di porre un termine alla categorizzazione del COVID-19 come “malattia socialmente critica”: questa definizione viene data ad una malattia particolarmente contagiosa, caratterizzata da un alto tasso di mortalità o che potrebbe causare danni gravi o permanenti.
La Danimarca era stata il primo paese europeo a eliminare tutte le restrizioni nel settembre 2021 e si riconferma primo Paese in UE a eliminarle per una seconda volta dopo l’impennata della variante Omicron. Tuttavia, vengono mantenute le restrizioni legate all’ingresso in territorio danese (test negativo e/o quarantena a seconda del paese di provenienza) per altre quattro settimane. Allo stesso modo, restano in vigore le regole concernenti l’isolamento in caso di positività: gli individui asintomatici possono interrompere l’isolamento 4 giorni dopo il primo test positivo; gli individui con sintomi lievi possono interrompere l’isolamento 4 giorni dopo il primo test positivo; gli individui che invece presentano sintomi gravi devono isolarsi fino a quando i sintomi siano scomparsi.
La Commissione epidemica sottolinea infatti che, a causa del tasso di infezione molto elevato, sono ancora necessarie misure e raccomandazioni per la prevenzione delle infezioni, soprattutto per quanto concerne gli anziani e persone particolarmente vulnerabili.
Il COVID-19 resta quindi una malattia da tenere sotto controllo, ma diversi fattori hanno contribuito alla reintroduzione di condizioni di normalità.
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
Il vicegovernatore del Minas Gerais, Paulo Brant, è stato a Matozinhos (MG) questo mercoledì 26, per visitare le strutture dell'impresa Fassa Bortolo in Brasile. Questa è stata la prima visita ufficiale dei rappresentanti del Governo dello Stato all'interno dell'azienda, considerata leader nella produzione di malte in Europa. L'unità brasiliana è la prima al di fuori del continente europeo.
Frutto di un investimento di oltre 200 milioni di R$, la fabbrica di Matozinhos, che cominciò ad essere costruita nel 2019, oggi fa parte dell'elenco delle aziende che partecipano al programma del governo statale che, alla fine del 2021, ha battuto il record di nuovi investimenti nello stato di Minas Gerais.
Nell'agosto 2021 sono iniziate le prime attività dell'impresa. Oggi in questa unità lavorano 90 dipendenti, la maggior parte residenti a Matozinhos, Pedro Leopoldo e regioni limitrofe. A dicembre, l'impresa ha raggiunto il 30% della sua capacità produttiva, con l'obiettivo di duplicarla nel 2022.
"Il Brasile è ancora un paese molto povero, siamo un paese con molte disuguaglianze, abbiamo bisogno di nuovi investimenti nel campo tecnologico, poiché un altro problema del Brasile è che la produttività media dell'economia è molto bassa. Le tecnologie che avete presentato qui sono le benvenute, in quanto possono rivoluzionare il settore dell'edilizia civile, di importanza vitale per il Paese", ha affermato Brant.
Il rappresentante legale della Fassa Bortolo in Brasile, Ivan Alberti, ha sottolineato l'accoglienza che l'impresa ha ricevuto da parte del governo statale e del comune di Matozinhos. "In tutte le fasi del progetto, abbiamo trovato professionisti con visioni, interessi, capacità ed efficienza, questo ci ha permesso di accedere con tranquillità al mercato brasiliano e, di conseguenza, a quello dell'America Latina. Il Governo del Minas, la Segreteria dello sviluppo economico, l'INDI e altre istituzioni governamentali, il comune di Matozinhos, i fornitori locali ed il popolo mineiro, hanno tutti accolto a braccia aperte la Fassa Bortolo, e questo non sarà mai dimenticato", ha affermato Ivan Alberti.
Fonte: https://bit.ly/35ybLco
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio, Industria ed Agricoltura di Minas Gerais)
Il deficit dell’amministrazione pubblica ceca ha superato nel 2021 i 400 miliardi di corone. Si tratta di una cifra inferiore a quanto previsto, ma la più alta nella storia del Paese.
Il deficit ha raggiunto nel 2021 circa 420 miliardi di corone, la legge di bilancio prevedeva un buco nel bilancio di 500 miliardi di corone. La cifra è quindi più alta anche rispetto all’anno 2020. Il deficit è stato inferiore alle previsioni soprattutto grazie al fatto, che le entrate fiscali sono state superiori di oltre 80 miliardi di corone rispetto a quanto prevedeva la legge di bilancio. Lo Stato ceco ha incassato nel corso dello scorso anno 1.487 miliardi di corone. Ad aumentare rispetto al 2020 è stato il gettito dell’IVA, dei contributi e dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche. È invece diminuito il gettito delle accise, delle entrate dalle casse comunitarie e dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.
Di oltre 60 miliardi di corone sono aumentate rispetto al 2020 le uscite dello Stato, che hanno superato la soglia di 1.900 miliardi di corone. Le spese dirette per programmi di sostegno legati alla pandemia (Antivirus A e B e ristori alle aziende) hanno rappresentato uscite per circa 50 miliardi di corone e di altri 30 miliardi di corone sono aumentati i trasferimenti statali alla sanità. Lo Stato ha speso una cifra record di 177 miliardi di corone per gli investimenti. La quota di investimenti su tutte le spese statali è stata del 9,3%, in linea con gli altri anni.
Secondo il nuovo ministro delle finanze Zbyněk Stanjura la Repubblica Ceca ha registrato negli ultimi due anni un fortissimo peggioramento dei conti pubblici con il debito in rialzo dal 28,5% al 41% del PIL. “Questo Paese non ha mai avuto una gestione così pessima delle risorse pubbliche” ha detto Stanjura indicando come responsabili del peggioramento l’ex premier Andrej Babiš e il suo predecessore al dicastero Alena Schillerová. I vertici dell’ex governo, tuttavia, sostengono che il peggioramento è in larga parte imputabile alla pandemia ed è avvenuto in maniera simile in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea. Inoltre, fanno notare che il rapporto tra il debito pubblico e il PIL era superiore alla fine del precedente governo di centrodestra del premier Petr Nečas.
Fonte: https://bit.ly/3s7IFbq
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Nel 2021, la Spagna ha creato 84.700 posti di lavoro, la cifra più alta dal 2005 e, di conseguenza, il tasso di disoccupazione si è ridotto fino al 13,33%, la più bassa dal 2008, secondo i dati dell'EPA (studio della forza lavoro), pubblicata questo giovedì dall'INE (Istituto Nazionale di Statistica).
Queste cifre arrivano durante la fase di turbolenze per l'approvazione al Congresso della riforma lavorale, secondo gli accordi tra l'Esecutivo, i datori di lavoro e i sindacati, che andrà ai voti ad inizio febbraio 2022, che però resta in attesa dell'approvazione dei partiti nazionalisti.
Inoltre, il 7 febbraio il Governo tratterà la possibilità di aumentare il salario minimo.
La creazione dei posti di lavoro suppone un recupero dal 2020, dopo il duro colpo inflitto dalla pandemia.
Fonte: https://bit.ly/3o5FmAy
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana – Barcellona)
Secondo il Ministero dell'Economia brasiliano, c’è l’aspettativa che nel 2022 possa esserci ancora un trend di recupero delle perdite dovute al perdurare della pandemia indotta dal Covid19. In particolare, per le opportunità presenti nel mercato estero, dovute al cambio favorevole per l’export, per la svalutazione della moneta Real.
Principali settori con previsione in crescita per il 2022:
La tecnologia - si è rivelata un grande alleato delle aziende, ed è stata applicata nelle strategie di vendita online, nel marketing digitale e anche nel rafforzamento della sicurezza informatica, soprattutto dopo l'entrata in vigore della Legge generale sulla protezione dei dati (LGPD) in Brasile.
Trasporti e logística - I consumatori si sono adattati ai nuovi modi di fare acquisti e il settore della logistica e dei trasporti si è adattato a una domanda crescente sin dal 2020. La tracciabilità dei prodotti e la consegna rapida sono alcune delle priorità sviluppatesi nel segmento, che ne favoriscono la crescita.
Salute ed Estetica – Con una maggiore preoccupazione per il benessere fisico, dovuta anche alla pandemia, è probabile che le persone aumentino le cure sanitarie e ritornino alle procedure cosmetiche. Nel 2021 il settore ha già ripreso a crescere, con i professionisti che tornano alle cliniche. Tra i servizi più ricercati ci sono le applicazioni di botox, filler e depilazione laser.
Turismo ed eventi - Hotel, bar e ristoranti dovrebbero vedere una crescita nel prossimo anno. Secondo la Confederazione nazionale del commercio dei beni, dei servizi e del turismo (CNC), il settore dovrebbe aumentare i lavoratori formali, nonché le assunzioni temporanee per l’alta stagione.
Il breve quadro sopra può essere utile, per l’operatore interessato al mercato brasiliano, per definire eventuali obiettivi di investimento e business.
Fonte: https://glo.bo/35uaFys
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italiana Commercio e Industria SC - Brasile)
Il mercato canadese dei farmaci si posiziona al nono posto al mondo per volume con una quota di mercato mondiale al 2,1%. Il settore rientra tra i più innovativi in Canada, con una spesa per la ricerca tra 1,5 e 2 miliardi di dollari. Le aziende canadesi sono impegnate sia nella ricerca di trattamenti innovativi brevettati sia nelle copie bio-equivalenti di farmaci con brevetti quasi in scadenza.
L'analisi riportata dimostra che dal 2011 al 2020, la quota di esportazioni di prodotti farmaceutici dal Canada verso il resto del mondo è aumentata del 143% mentre le importazioni del 58%. Tra questi, l’Italia è al decimo posto tra i fornitori di prodotti chimici e farmaceutici e al primo posto come fornitore canadese di antibiotici.
La provincia dell'Ontario ospita il maggior numero di aziende farmaceutiche ed è sede dei 10 migliori ospedali di ricerca del Paese.
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana dell'Ontario Canada (ICCO Canada))
Un recente report sulla Danimarca pubblicato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) sottolinea la tempestività e i notevoli risultati ottenuti dal Paese scandinavo nella gestione della crisi economica provocata dalla pandemia. Ma quali sono i fattori che hanno contribuito a tale risultato?
Gli aiuti. Il report dell’OCSE evidenzia l’importanza di finanze pubbliche solide, l’uso attivo di politiche fiscali e una distribuzione efficace dei vaccini, che, insieme, hanno permesso alla Danimarca di contenere la contrazione economica, limitandola a una delle più lievi in Europa. Nel secondo trimestre del 2020 la Danimarca ha infatti registrato un calo del PIL del 6,59% (Statistics Denmark), mentre in altri Stati europei si osservavano dati più allarmanti. Infatti, nello stesso periodo, Francia, Germania e Regno Unito registravano, rispettivamente, contrazioni del PIL del 18,58%, 11,3% e 21,20% (National Institute of Statistics and Economic Studies of France; Federal Statistical Office of Germany; Office for National Statistics of the United Kingdom). L’economia danese si è ripresa rapidamente, registrando un aumento del PIL del 3,9% nel 2021, con una stima di crescita del 2,8% nel 2022 e 2,1% nel 2023, secondo il Ministero delle Finanze.
Transizione energetica. Il report riconosce alla Danimarca il ruolo di leader all’interno della comunità internazionale in relazione alle politiche sul clima. La Danimarca ha infatti raggiunto risultati considerevoli nel ridurre le proprie emissioni di gas serra (-36% tra il 1990 e il 2019) attraverso un rapido passaggio alle energie rinnovabili che al momento rappresentano oltre l’80% della produzione di energia elettrica del Paese.
Flexicurity e investimenti. L’OCSE evidenzia la flessibilità del mercato del lavoro danese e l’impegno della Danimarca nel ricollocare i lavoratori coinvolti nella transizione ecologica. Anche il tasso di occupazione è infatti aumentato – da meno del 66% nel 2010 al 67,10% nell’ultimo trimestre del 2021 (Statistics Denmark).
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza danese (aprile 2021) intende promuovere una forte ripresa dell’economia focalizzandosi su iniziative di transizione verde. Il Piano prevede la creazione dei cosiddetti “green jobs” come soluzione alla lotta contro il cambiamento climatico e alla ripresa economica. Per il 2022 si prevede infatti la creazione di nuovi posti di lavoro in concomitanza con un aumento progressivo degli investimenti pubblici in tecnologie che permetteranno di aumentare il tasso di occupazione nel lungo periodo.
Fonte: https://bit.ly/3IF236e
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
L’inflazione brasiliana ha raggiunto le due cifre – il che non accadeva dal 2015 – chiudendo il 2021 con il 10,06%, molto più rispetto al 4,52% registrato nel 2020. Anche i numeri relativi al PIL del Paese possono ancora migliorare, anche se, secondo il mercato, nel caso ci fosse davvero una crescita, questa sarebbe trascurabile.
Il giornale di Minas Gerais “Diário do Comércio” ha intervistato tre economisti per esaminare il contesto economico nazionale e le sue ripercussioni nella vita dei cittadini. I tre esperti hanno analizzato con visioni differenti: i numeri previsti per il 2022, la performance dell’economia di Minas rispetto a quella del Paese, la pressione inflazionaria, i tassi di interesse e i loro effetti sul consumo delle famiglie e i possibili riverberi delle elezioni politiche di quest’anno.
Il primo dei tre economisti, Paulo Paiva, professore della Fondazione Dom Cabral ed ex ministro, ha affermato che l’inflazione in queste prime settimane del 2022 appare significativamente inferiore rispetto al 10% dell’anno appena trascorso, “un calo compatibile con la riduzione dello sviluppo economico”. Secondo Paiva, saranno i fattori macroeconomici – inflazione, tassi di interesse e tassi di cambio – ad essere determinanti per la ripresa economica.
L’inflazione sarà soggetta a due diverse tendenze: da un lato, la bassa crescita dell’economia, l’alta disoccupazione e il reddito in calo dei lavoratori, associati a tassi d’interesse alti e alla riduzione del credito, agiranno per contenere l’espansione inflazionaria; dall’altro, “le incertezze nel processo politico, la volatilità del cambio e la mancanza di fiducia nell’economia faranno lievitare i prezzi”, afferma Paiva. I tassi d’interesse elevati intaccheranno invece il consumo delle famiglie, contenendo la domanda e riducendo la pressione sui prezzi. Tuttavia, per il professore Paiva il peggio non è ancora passato: ci sono infatti fattori che impediscono lo sviluppo economico (la bassa produttività, l’alto grado di disuguaglianza nel reddito e il forte squilibrio fiscale) e che non si possono risolvere in un anno poiché dipendono da riforme economiche profonde e dall’appoggio della società al Paese; in più, il processo elettorale influenzerà il comportamento delle principali variabili economiche, dettando il cammino che il Brasile intraprenderà in futuro.
Anche il professore di Storia Economica e di Economia Aziendale dell’Assemblea Legislativa di Minas Gerais (ALMG), Paulo Roberto Bretas, non è ottimista riguardo l’economia brasiliana, che senza investimenti e con una riduzione del consumo rimarrà depressa anche nel 2022.
In relazione all’economia dello stato di Minas, ne riconosce l’opportunità di slegarsi dall’insoddisfacente contesto nazionale attraverso l’attività di estrazione di minerali – che ha un peso rilevante nel PIL dello Stato – e l’attività agropastorale, entrambe orientate all’esportazione. Per questo motivo, le prestazioni economiche dello Stato brasiliano dipenderanno fortemente anche dalla ripresa delle economie cinesi, europee e statunitensi.
Secondo Bretas, è necessario riqualificare Minas Gerais riducendo gli sprechi non necessari, in parte incentivati dai periodi elettorali che generano instabilità e incertezza: “Stiamo per attraversare – afferma Breatas – un periodo elettorale nel bel mezzo di una crisi economica recessiva e inflazionaria e di una pandemia che non è stata ancora debellata”. L’esperto sottolinea inoltre che in un paese come il Brasile, in cui la disoccupazione è alta, la povertà quasi endemica, la disindustrializzazione precoce e la produttività è bassa, è fondamentale non attaccarsi alle ideologie perché queste non portano ad alcuna soluzione. Affinché l’economia possa espandersi, serve uno “stato capace di investire nelle iniziative private, di fornire credito alle attività da incentivare. Il Brasile ha bisogno di un patto solidale tra classi sociali” ha evidenziato Bretas.
Il terzo economista, Cleyton Izidoro, professore universitario con un master in economia e finanza, è il più ottimista tra i tre intervistati dal giornale brasiliano: “In questo momento noi brasiliani abbiamo bisogno di calma e di pianificazione. Il peggio è già passato e ciò che rimane da fare è aggiustare i conti e recuperare l’economia del Paese tra il 2022 il 2023”. Anche se con qualche sforzo, e nonostante la pandemia, secondo Izidoro Minas Gerais è in ripresa grazie alle attività mineraria, siderurgica e dell’agribusiness, che influenzano positivamente il PIL dello Stato.
Secondo lui, in questo contesto, l’aumento dei tassi di interesse andrà a controllare la pressione inflazionaria. Infatti, gli interessi elevati hanno un impatto diretto nel consumo delle famiglie, che cambiano le loro abitudini dando priorità ai beni di prima necessità e lasciando in secondo piano quelli di lusso.
Come per Bretas e Paiva, anche per Izidoro l’economia risentirà della questione politica, principalmente per le aspettative che i cambiamenti elettorali generano. “L’economia è fatta di persone e la ripresa economica sta nelle mani della popolazione. I politici sono scelti da noi, perciò abbiamo l’obbligo di scegliere i migliori”, ha concluso.
Fonte: https://bit.ly/3rV7Cqm
(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio, Industria ed Agricoltura di Minas Gerais)
Secondo i dati della Bank of Korea (BOK) l'economia della Corea ha registrato nel 2021 il tasso di crescita più alto degli ultimi 11 anni grazie alla ripresa dei consumi e delle esportazioni dalla crisi causata dalla pandemia da Covid-19.
Si stima che il prodotto interno lordo sia cresciuto del 4% nel 2021, segnando un'inversione di tendenza rispetto al 2020, quando l'economia si era contratta dello 0,9%, la peggiore performance dal 1998, epoca della crisi finanziaria coreana del 97-98.
Il tasso di crescita del 2021 ha segnato il record più alto dal 2010, quando l'economia era cresciuta del 6,8%.
A novembre 2021 la BOK ha previsto che l'economia del paese è cresciuta del 4% per il 2021 e che crescerà del 3% nel 2022. La BOK annuncerà le sue prospettive di crescita aggiornate per il 2022 il mese prossimo.
Per il quarto trimestre 2021, si stima che l'economia della Corea è cresciuta dell'1,1%, accelerando dal guadagno dello 0,3% del trimestre precedente.
La Corea ha cercato di rafforzare l'economia, che è stata duramente colpita dalla pandemia di coronavirus e che ha visto a dicembre 2021 un forte contraccolpo causato dal rafforzamento delle regole di distanziamento sociale, espandendo la spesa pubblica, che è aumentata del 5,5% nel 2021 segando così un aumento del 5% rispetto al 2020.
La BOK ha citato l’espansione della spesa pubblica, l'allentamento dele misure di distanziamento sociale, gli alti tassi di vaccinazione, l'adattamento dei consumatori alla pandemia e la ripresa delle esportazioni come fattori che hanno contribuito al rialzo della crescita economica nel 2021.
I dati della BOK hanno mostrato che i consumi dei privati sono aumentati del 3,6% nel 2021, invertendo la tendenza rispetto alla contrazione del 5% registrata del 2020.
Gli investimenti nelle facility hanno guadagnato l'8,3%, rispetto a un anticipo del 7,1% registrato un anno prima. Gli investimenti nelle costruzioni, tuttavia, si sono ridotti dell'1,5%, peggiorando quindi rispetto al calo dello 0,4% dell'anno precedente.
Le esportazioni sono aumentate del 9,7%, rimbalzando da una contrazione dell'1,8% nel 2020, trainate dalle vivaci vendite all'estero di semiconduttori e prodotti petroliferi, nonostante i contraccolpi causati dalle interruzioni della catena di approvvigionamento globale.
Anche le importazioni sono aumentate dell'8,4% nel 2021; mentre nel 2020 si era registrato un calo del 3,3%.
Fonte: https://bit.ly/32BpH4o
(Contenuto editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)