Notizie mercati esteri

Giovedì 25 Settembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Francia

LA NUOVA SCOMMESSA DI BARILLA PER AUMENTARE LE VENDITE DI PASTA IN FRANCIA

Il gigante mondiale della produzione di pasta ha lanciato quest’anno una nuova tipologia di pasta arricchita con le proteine dei pisellii.

L’obiettivo è di cavalcare “l’onda” degli alimenti proteici, che hanno già molto successo nei prodotti a base di latte, come lo skyr, e di catturare l’attenzione dei giovani, degli appassionati di fitness e di tutti coloro che sono alla ricerca di un’alternativa vegetale alle proteine animali.

IL SUCCESSO DEL PESTO

Il nostro leader mondiale è alla costante ricerca di innovazione, motore principale della sua crescita. E i risultati lo dimostrano.

Negli ultimi dieci anni, Barilla, ha quadruplicato le vendite di pesto in Francia, al punto da decidere di avviare una produzione locale nel Paese. Questa scelta strategica le ha permesso, tra le altre cose, di aumentare i volumi produttivi del 30% nell’ultimo anno, malgrado i vincoli legati al potere d’acquisto.

Nel 2024, l’azienda ha introdotto sul mercato francese le torte ripiene per la merenda, già molto apprezzate in Italia, commercializzate con il marchio Harrys.

L’iniziativa ha superato le aspettative, consentendole di aumentare le sue vendite del 50% rispetto alle previsioni. Il risultato è stato reso possibile grazie a una gestione efficace della pubblicità e della promozione, che ha portato a un aumento del fatturato del 6%, per un totale di 700 milioni di euro.

Oltre a reinvestire nei propri marchi e a puntare sull’innovazione, Barilla ha anche ridotto i prezzi di circa cinquanta referenze dal 6 all’8% a partire da giugno 2023, nel tentativo di differenziarsi dai marchi dei grandi distributori.

Incremento degli investimenti

Il risultato di queste scelte, pero, non è stato dei migliori. La Francia è diventata il terzo mercato per il gigante globale, ma allo stesso tempo rappresenta la filiale meno redditizia dell’azienda. Nel frattempo, il costo del cacao (utilizzato da Harry’s) e delle uova è salito alle stelle, a causa della scarsa disponibilità, trascinando il leader globale in una crisi permanente che lo ha portato a dare priorità all’approvvigionamento delle materie prime e a ridurre l’uso dei fattori produttivi e dell’acqua.

Nonostante queste difficoltà, nel 2025 , Barilla ha deciso di proseguire sulla strada dell’innovazione, con l’introduzione di novità quali: pesto di mozzarella di bufala campana DOP e il pane pinsa, vera icona della panetteria italiana.

 

TURISMO : LA FRANCIA SEDUCE SEMPRE PIU VISITATORI STRANIERI

Secondo gli ultimi dati del ministero del Turismo e di Atout France, la Francia resta una delle mete turistiche più ambite dalla clientela internazionale, con un aumento della percentuale di arrivi rispetto all’estate 2024. In particolare, tra gli Stati che apprezzano maggiormente la destinazione francese ci sono: gli Stati Uniti (+3%), Danimarca, Svezia e Australia (+15%), Cina (+10%) e Canada (+10%).

Nonostante l’elevata attrattività del Paese e un primato mondiale per numero di turisti presenti sul territorio nazionale, la Francia accusa un ritardo rispetto ai suoi concorrenti in termini di entrate, in particolare nei confronti della Spagna, la quale ha battuto il record francese di 71 miliardi di euro, raggiungendo quota 126 miliardi.

In un’intervista a Les Echos, la ministra del Turismo, Nathalie Delattre, ha sottolineato la necessità di rafforzare la strategia di valore del Paese, con l’obiettivo di attrarre un maggior numero di turisti stranieri disposti a spendere di più. Allo stesso tempo, ha evidenziato l’importanza di comprendere come massimizzare i profitti senza danneggiare l’ambiente, ripartendo meglio i flussi turistici e diversificando l’offerta francese in un contesto internazionale sempre più competitivo.

Tale obiettivo sarà reso possibile grazie a un “riposizionamento strategico” da parte di Atout France, l’agenzia di sviluppo turistico francese. Dopo lo scioglimento della precedente fusione con Business France, l’ente è ora pronto a elaborare una strategia più chiara, in grado di guidare il raggiungimento degli obiettivi fissati su questi temi entro il 2030.

Anche il sostegno di Bpifrance e Banque des Territoires consentirà di investire sull’adattabilità del settore turistico ai cambiamenti climatici, passando anche per la valorizzazione dei marchi francesi e delle etochette dello Stato. È inoltre in preparazione un piano di semplificazione, volto a ridurre alcuni vincoli amministrativi derivanti dal mancato aggiornamento del Codice del turismo, rimasto invariato da quasi vent’anni.

Prima che tutto questo prenda forma, la Francia potrebbe realizzare un nuovo record annuale dal punto di vista delle entrate internazionali, che si aggira attorno ai 21,4 miliardi di euro (+8%).

Secondo gli operatori del settore, sarà poi fondamentale capire quale sarà il comportamento della clientela francese. Il Ministero prevede, per quest’estate, una spesa massima di poco meno di 1.000 euro per due terzi della popolazione, e di circa 500 euro per il restante terzo.

Non é una sorpresa che in un contesto economico abbastanza ansiogeno, permeato da incertezze di bilancio, i Francesi risparmino e monitorino attentamente le loro spese, anche quelle relative alle vacanze, utilizzando il prezzo come primo criterio di scelta della destinazione.

Nonostante ciò, le prospettive restano ottimistiche: otto francesi su dieci hanno infatti deciso di partire quest’estate, a conferma del fatto che, nonostante tutto, le vacanze restano un bisogno essenziale, considerato una priorità nelle spese familiari.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)

Ultima modifica: Giovedì 25 Settembre 2025
Martedì 23 Settembre 2025

Thailandia: Il Mercato dei veicoli elettrici

La Thailandia, da sempre uno dei principali poli automobilistici dell’Asia, si trova in una fase di transizione cruciale. Nonostante il mercato automobilistico complessivo tra gennaio e luglio 2025 abbia registrato un lieve calo dello 0,74%, il settore dei veicoli elettrici continua a crescere costantemente, modificando l’equilibrio del mercato conquistando una quota sempre più significativa delle vendite.

Nei primi sette mesi del 2025 i veicoli elettrici a batteria (BEV) hanno raggiunto 81.179 unità vendute, con una crescita del 35% su base annua secondo i dati riportati dal Bangkok Post. Questi veicoli rappresentano oggi circa il 18% del mercato complessivo, un risultato impressionante se confrontato con pochi anni fa, quando la quota era marginale. Allo stesso tempo, le vendite di veicoli ibridi hanno segnato un aumento ancora più netto, con un balzo del 316% rispetto al 2024, testimoniando come i consumatori stiano sperimentando diverse forme di mobilità sostenibile.

Il sostegno del governo è stato determinante. Come ricordato da Nation Thailand, i programmi di incentivi hanno reso l’acquisto dei veicoli elettrici (EV) molto più conveniente, contribuendo ad abbassare il prezzo medio per i consumatori. Inoltre, la strategia nazionale punta a trasformare la Thailandia in un hub regionale per l’elettrico, incoraggiando la produzione locale e predisponendo infrastrutture come colonnine di ricarica e agevolazioni fiscali per le aziende.

A trainare questa crescita vi sono anche gli investimenti stranieri, soprattutto da parte dei produttori cinesi. Secondo Thailand Business News, marchi come BYD e MG hanno ampliato la propria presenza con stabilimenti produttivi in Thailandia, favoriti da politiche di apertura e da un mercato interno in forte espansione. Questa strategia non solo amplia l’offerta per i consumatori locali, ma pone le basi per fare della Thailandia un punto di riferimento anche per l’export verso i Paesi vicini del Sud-est asiatico.

Un elemento chiave di questo successo è la maggiore fiducia dei consumatori. Gli automobilisti thailandesi apprezzano sempre di più i vantaggi economici degli EV: costi di manutenzione ridotti, minori spese per il carburante e un’offerta di modelli ormai ampia, dai SUV alle berline compatte. La percezione dell’auto elettrica è cambiata: da prodotto costoso e incerto a scelta moderna, conveniente e sostenibile.

Le prospettive restano positive, anche se non mancano le sfide. Con la progressiva riduzione dei sussidi e un aumento della pressione fiscale, i prezzi potrebbero risentirne. Nonostante ciò, con una base industriale solida, un mercato interno in crescita e investimenti esteri in espansione, gli analisti ritengono che la Thailandia abbia ormai intrapreso un percorso irreversibile verso la mobilità elettrica, rafforzando il suo ruolo di leader regionale.

Ruolo della Camera di Commercio e opportunità per le aziende italiane

La Thai-Italian Chamber of Commerce (TICC) svolge un ruolo chiave nel facilitare l’ingresso e lo sviluppo delle aziende italiane nel mercato dei veicoli elettrici in Thailandia. La Camera di Commercio fornisce supporto nella ricerca di partner locali, nell’accesso agli incentivi governativi e nella comprensione delle normative nazionali relative alla produzione e vendita di EV. Per le imprese italiane del settore automobilistico, dei componenti elettrici, delle batterie e delle tecnologie di ricarica, la Thailandia rappresenta un’opportunità strategica grazie a:

  • Incentivi governativi per la produzione locale di EV e per l’export, in linea con i programmi EV3.0 ed EV3.5.
  • Accesso a un hub regionale di produzione e distribuzione, che consente di esportare veicoli e componenti verso i mercati del Sud-est asiatico.
  • Collaborazioni con produttori locali e con player internazionali già presenti, come BYD, Neta e MG, per sviluppare joint-venture, forniture e servizi tecnologici.
  • Partecipazione a fiere e missioni commerciali che permettono di presentare tecnologie italiane innovative e di creare networking con decision maker del settore.

Queste opportunità rendono la Thailandia un mercato strategico per le aziende italiane che vogliono investire nel settore dei veicoli elettrici, combinando crescita economica, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale.

Fonti 
Bangkok Post. (2025, September 17). EVs sales grow despite downbeat market. 

Thailand Business News. (2025, February 19; updated April 16). Thailand’s electric vehicle market projected to grow by 40% in 2025. 

The Nation. (2025, August 18). EV sales soar to 18% share as Thai car market edges up in 2025. 

(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)

Ultima modifica: Martedì 23 Settembre 2025
Martedì 23 Settembre 2025

La Thailandia diventa il secondo esportatore mondiale di pet food

Nel 2024 la Thailandia si è affermata come il secondo maggiore esportatore mondiale di cibo per animali domestici, con spedizioni per un valore di circa 2,68 miliardi di dollari, registrando una crescita del 29% rispetto all’anno precedente. Questo risultato rappresenta il 10% del totale delle esportazioni globali del settore, consolidando la posizione del Paese come protagonista internazionale nel mercato del pet food, in particolare per cani e gatti. La leadership globale rimane saldamente in mano alla Germania, con esportazioni pari a 3,28 miliardi di dollari, seguita dagli Stati Uniti (2,52 miliardi), dalla Polonia (2,41 miliardi) e dalla Francia (2,31 miliardi).

Il mercato globale del pet food ha mostrato nel 2024 segnali di forte vitalità, con importazioni complessive valutate intorno ai  26 miliardi di dollari. I principali Paesi importatori includono Germania, Stati Uniti, Regno Unito, Polonia e Canada, confermando l’ampio potenziale di crescita internazionale per i produttori thailandesi.

La competitività thailandese si fonda su standard qualitativi elevati e una forte reputazione internazionale. Il mercato di riferimento resta quello degli Stati Uniti, che da solo assorbe esportazioni per 868 milioni di dollari (32,4% del totale), seguito dal Giappone con 329 milioni, l’Australia con 167 milioni, l’Italia con 165 milioni e la Malaysia con 138 milioni. Questi cinque Paesi rappresentano insieme oltre il 62% delle esportazioni complessive della Thailandia,dimostrando quanto sia strategica la scelta dei mercati di riferimento e quanto la Thailandia sappia bilanciare la sua presenza tra economie avanzate e mercati emergenti.

Poonpong Naiyanapakorn, direttore generale del Trade Policy and Strategy Office, ha spiegato che l’espansione del settore è sostenuta sia dal crescente numero di persone che possiedono animali domestici a livello mondiale, sia da trasformazioni demografiche come l’aumento della popolazione anziana e il fatto che i nuclei familiari siano sempre più piccoli. I consumatori internazionali mostrano una crescente attenzione a prodotti importati con focus sulla salute degli animali, aprendo spazio a formulazioni innovative arricchite con vitamine, adatte a cuccioli, animali malati o anziani, e basate su ingredienti di alta qualità.

Un fattore chiave per il futuro sarà l’adozione di soluzioni sostenibili, in particolare per quanto riguarda il packaging. Allineandosi a queste tendenze, i produttori thailandesi possono espandere la propria presenza non solo nei mercati consolidati come Europa, Stati Uniti, Giappone e Cina, ma anche in nuovi mercati emergenti in Medio Oriente e Europa orientale.

Per il 2025, il settore thailandese del pet food dovrà affrontare alcune sfide strutturali, tra cui l’impatto delle tariffe imposte dagli Stati Uniti.

Per mantenere e rafforzare la competitività, gli esperti consigliano ai produttori thailandesi di investire nella qualità dei prodotti, incrementare l’uso di ingredienti locali, sviluppare prodotti innovativi orientati alla salute degli animali, costruire un’immagine di marca forte e migliorare gli standard produttivi attraverso ricerca e sviluppo. 

Queste strategie rappresentano la chiave per consolidare il ruolo della Thailandia come hub globale del pet food, in grado di rispondere sia alle esigenze dei grandi mercati consolidati sia alle opportunità emergenti di nicchia.

(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)

 

Ultima modifica: Martedì 23 Settembre 2025
Martedì 23 Settembre 2025

La Federal Reserve taglia i tassi per la prima volta dal 2024: inizia un nuovo ciclo di allentamento monetario

Dopo nove mesi di attesa, la Federal Reserve (Fed) ha annunciato il 17 settembre 2025 un taglio di un quarto di punto percentuale ai tassi di interesse, portando il tasso di riferimento a un intervallo compreso tra 4,00% e 4,25%. Si tratta della prima riduzione dalla fine del 2024 e con ogni probabilità del primo passo di un nuovo ciclo di allentamento della politica monetaria, volto a favorire condizioni di credito più favorevoli per famiglie e imprese.

Perché il taglio adesso

Tradizionalmente la Fed alza i tassi per contenere l’inflazione e li riduce per stimolare l’economia. Nei mesi scorsi, l’istituto aveva esitato a tagliare a causa delle persistenti pressioni sui prezzi. Tuttavia, una serie di rapporti sul mercato del lavoro deludenti ha cambiato il quadro: ad agosto sono stati creati solo 22.000 nuovi posti di lavoro, mentre la crescita media negli ultimi tre mesi si è ridotta a circa 29.000 unità mensili, segnalando un indebolimento marcato dell’occupazione.

Contestualmente, l’inflazione è risalita al 2,9% annuo ad agosto, ancora al di sopra dell’obiettivo del 2%, ma senza mostrare un’accelerazione persistente. Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha inoltre sottolineato che i dazi commerciali introdotti di recente probabilmente produrranno soltanto un effetto temporaneo sui prezzi, piuttosto che un’inflazione strutturale.

Prospettive e ulteriori tagli

Secondo le proiezioni aggiornate della Fed (dot-plot di settembre), i tassi di interesse dovrebbero scendere a circa 3,6% entro la fine del 2025, con la possibilità di altri due tagli nel corso dell’anno.
Le previsioni macroeconomiche delineano:

  • PIL in crescita all’1,6% nel 2025, con ulteriore accelerazione all’1,8–1,9% tra 2026 e 2027.
  • Disoccupazione attesa al 4,5% per il 2025, in calo graduale negli anni successivi.
  • Inflazione (PCE headline) stimata al 3,0% nel 2025, in calo al 2,6% nel 2026 e in progressivo avvicinamento all’obiettivo del 2% entro il 2027.

La decisione non è stata unanime: Stephen Miran, nominato recentemente dal Presidente Trump nel consiglio della Fed, ha votato a favore di un taglio più aggressivo di 50 punti base.

(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)

 

Ultima modifica: Martedì 23 Settembre 2025
Martedì 23 Settembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Brasile

COP30, tra costi, opportunità e sfide organizzative

Con meno di due mesi alla COP30, in programma dal 10 al 21 novembre a Belém, nello stato del Pará, i preparativi avanzano ma restano ancora sfide significative da affrontare per garantire una partecipazione internazionale pienamente inclusiva. Fino ad oggi, 79 Paesi su circa 198 hanno confermato la loro sistemazione a Belém, sia tramite le piattaforme ufficiali come Bnetwork e Qualitour, sia mediante prenotazioni proprie, mentre altre 70 delegazioni sono ancora in fase di negoziazione. Questa situazione riflette le difficoltà logistiche e i costi elevati dell’ospitalità, ma anche gli sforzi delle autorità brasiliane per mitigare queste criticità.

Per facilitare il dialogo e l’organizzazione, il 18 agosto è stata istituita una task force composta dalla Presidenza della COP30 (PCOP), dalla Segreteria Straordinaria per la COP30 (Secop), dal Ministero del Turismo e dal governo dello Stato del Pará, con il compito di assistere direttamente ogni delegazione su questioni che vanno dall’alloggio al trasporto, dalla salute alle altre esigenze operative. Durante una riunione con il Bureau della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il governo ha presentato un inventario che evidenzia la disponibilità di oltre 42.000 camere per il mese di novembre, distribuite tra alberghi in città e nella zona metropolitana (8.166 camere), cabine su navi da crociera (3.882 cabine, alcune opzioni fino a 200 dollari al giorno), pacchetti ufficiali tramite Bnetwork (7.354 camere, con tariffe che arrivano fino a 600 dollari al giorno) e unità abitative offerte tramite piattaforme digitali come Airbnb e Booking.com (23.300 alloggi).

Un altro tema caldo, al centro delle negoziazioni con le delegazioni internazionali, è stato il sostegno economico tramite la Diária de Subsistência delle Nazioni Unite (DSA). Il valore originario di 144 dollari è stato rivisto al rialzo a 197 dollari per 144 Paesi in via di sviluppo, inclusi i Paesi meno sviluppati (LDCs) e i Piccoli Stati Insulari in Via di Sviluppo (SIDS). Questo aggiustamento è stato salutato positivamente da molti rappresentanti, anche se si sottolinea che resta al di sotto della media delle DSA applicate in altre capitali brasiliane e non copre completamente i costi locali segnalati da diverse delegazioni.

Il governo ha anche manifestato impegno a combattere prezzi abusivi nella rete alberghiera e nelle piattaforme digitali, mediante provvedimenti giuridici e amministrativi e dialogo con operatori del settore. Sono state apportate modifiche procedurali, per esempio nella riduzione del numero minimo di notti richieste per le prenotazioni sui navios da crociera, e supporto nella negoziazione diretta quando necessario.

Sul piano simbolico e politico, Belém è stata scelta come sede per la COP30 in parte per il forte messaggio legato all’Amazzonia: ospitare la Conferenza nel cuore della foresta significa riaffermare l’importanza delle foreste pluviali nel dibattito globale sul cambiamento climatico. L’ambasciatore Maurício Lyrio, segretario per Clima, Energia e Ambiente, ha sottolineato che l’intero governo brasiliano e la popolazione riconoscono il valore di questa scelta, che differenzia la COP30 rispetto ad altre edizioni svolte in grandi centri urbani.

Nonostante i progressi, restano questioni aperte: il numero di Paesi senza ancora prenotazione confermata, il dislivello tra le tariffe richieste e ciò che la DSA copre, la possibilità che costi troppo elevati limitino la partecipazione di delegazioni meno ricche. Il tempo è limitato, ma la COP30 a Belém è percepita, da molti interlocutori internazionali, come una prova organizzativa rilevante: non soltanto una conferenza politica, ma un test pratico di come conciliare ambizione climatica, equità e efficienza operativa.

Brasília diventa hub di eventi e crescita economica

Negli ultimi anni, Brasília ha assunto un ruolo sempre più rilevante non solo come capitale amministrativa e architettonica del Brasile, ma anche come hub strategico per eventi di grande richiamo culturale, sportivo e di business. Una spinta che, secondo i dati della Secretaría de Turismo del Distrito Federal (Setur-DF), sta producendo impatti concreti sull’economia locale, con benefici per il settore dei servizi, l’ospitalità e il commercio.

Solo nell’ultima settimana, la capitale federale ha ospitato eventi di portata nazionale e internazionale: i Giochi della Gioventù, un concerto di Katy Perry – il terzo che l’artista tiene in Brasile – e la performance della famosa coppia musicale Henrique & Juliano. Manifestazioni che hanno registrato il “tutto esaurito” e contribuito a innalzare sensibilmente l’occupazione alberghiera.

Uno degli indicatori più significativi del cambiamento è l’evoluzione delle entrate fiscali legate agli eventi: l’imposta sui servizi (ISS) è passata da circa 8 milioni di reais nel 2022 a una previsione di 80 milioni per il 2025. Un balzo che testimonia non solo l’aumento del numero e della complessità degli eventi ma anche la maggiore capacità del sistema locale di coglierne i benefici economici.

Le ragioni di questa trasformazione sono molteplici. Brasília oggi dispone di infrastrutture moderne, una rete alberghiera ben distribuita e vicina ai principali spazi dedicati agli eventi, un aeroporto prossimo al centro città, nonché un clima urbano e sociale che favorisce la sicurezza percepita dai visitatori. Un fattore non secondario è la politica pubblica messa in campo: investimenti in nuove rotte turistiche, rilancio di monumenti, trasporto pubblico gratuito nei fine settimana e festivi, oltre al ritorno del “ônibus turístico cívico”. Azioni che contribuiscono sia a migliorare l’esperienza del turista sia a rendere più visibile la città come destinazione.

Dal punto di vista dei flussi, i numeri sono altrettanto rilevanti. Nei primi sei mesi del 2025 l’Aeroporto Internazionale di Brasília ha accolto oltre 440.000 passeggeri, con una crescita del 38% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tra questi, circa 44.000 turisti stranieri, una cifra che rappresenta un aumento dell’8,3%.

L’impatto economico si estende oltre il comparto alberghiero: come rileva Jael Silva, presidente del Sindhobar, bar e ristoranti registrano un aumento di attività significativo collegato agli eventi e al maggior afflusso turistico. Ciò significa che l’incremento dei visitatori si traduce non solo in pernottamenti, ma in consumi diffusi che abbracciano tutta una filiera: trasporti, food & beverage, retail, servizi culturali.

Questa trasformazione segnala che Brasília non è più soltanto capitale nel senso istituzionale del termine, ma sta diventando capitale dell’intrattenimento, del turismo esperienziale, di eventi di richiamo. Un’evoluzione che richiede però continuità nelle politiche, manutenzione delle infrastrutture, formazione nei servizi e piano di promozione esterna—specialmente internazionale—per consolidare il ruolo della città non solo nel Brasile, ma nel contesto globale.

In sintesi: Brasília sta creando un modello economico virtuoso, fondato su eventi e turismo, capace di generare ritorni che vanno oltre il mero intrattenimento per investire in occupazione, ricchezza locale e immagine. Un modello che se ben gestito può diventare punto di riferimento anche per altre città brasiliane in cerca di diversificare il proprio sviluppo economico.

Articolo redatto con informazioni di Agência Brasil.

(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)

Ultima modifica: Martedì 23 Settembre 2025
Martedì 23 Settembre 2025

Benchmarking per i produttori italiani: i segnali dal mercato del vino californiano

La vendemmia è in corso nella North Coast della California, con la speranza che entro l’uscita della vendemmia 2025 il mercato del vino e delle uve abbia toccato il fondo e inizi una ripresa. Per i produttori italiani, osservare l’andamento del mercato californiano rappresenta un utile esercizio di benchmarking, vista la rilevanza globale della California come player vitivinicolo.

Secondo i dati preliminari di bw166, nei 12 mesi terminati ad agosto 2025 il valore complessivo del mercato del vino negli Stati Uniti è cresciuto del 4%, superando i 112 miliardi di dollari, con un aumento del 3% solo ad agosto.

Importazioni e vendite: trend da osservare per l’Italia

  • Importazioni di vino sfuso: -13% in valore (1 mld $) e -12% in volume (16,8 mln casse).
  • Importazioni di vino fermo: +4% (75 mln casse).
  • Importazioni di spumanti: +17% (27 mln casse).
  • Vendite di vini domestici californiani: -3% in agosto (19,6 mln casse).
  • Segmento premium (oltre 25 $ a bottiglia): unico in crescita, con un +1% nelle 4 settimane fino al 9 agosto.

Questi dati mostrano che i consumatori americani premiano ancora le fasce premium, mentre le categorie base soffrono. Un segnale importante anche per i produttori italiani che puntano al mercato USA.

Il segmento “fine wine” californiano in crisi

Il mercato dei fine wine californiani sta vivendo il calo più lungo degli ultimi anni: l’indice Liv Ex 1000 è sceso di oltre il 20% rispetto a due anni fa, tornando ai livelli del 2021.

Nonostante ciò, alcuni marchi californiani hanno guadagnato posizioni nella nuova classificazione Liv Ex:

  • Screaming Eagle (£23.881/$32.583), Tier 1, in crescita rispetto al 2023.
  • Harlan Estate (£11.303/$15.421), Tier 1.
  • Opus One (£2.837/$3.870), ora in testa alla Tier 2.
  • Eisele Vineyard (£2.641/$3.603), in Tier 2.

Il problema resta la scarsa domanda di nuove annate, mentre vini di 10–15 anni fa si trovano a prezzi simili, rallentando le vendite e creando eccedenze di inventario.

(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)

Ultima modifica: Martedì 23 Settembre 2025
Martedì 23 Settembre 2025

Notizie dai mercati esteri - Francia

NUOVA STAZIONE NICE SAINT-AUGUSTIN: TRA SFIDE ECOLOGICHE E TURISTICHE

Giovedì 19 giugno 2025, Christian Estrosi, sindaco di Nizza e presidente della Métropole Nice Côte d’Azur, Renaud Muselier, presidente della Regione Provence-Alpes-Côte d’Azur, e Laurent Hottiaux, prefetto delle Alpi Marittime, hanno ufficialmente avviato i lavori della futura stazione multimodale Nice-Aéroport, sul sito dell’attuale stazione di Nice Saint-Augustin, nel cuore del quartiere del Grand Arénas. Questa infrastruttura strategica, la cui entrata in servizio è prevista per la fine del 2029, rientra nella prima fase della Ligne Nouvelle Provence Côte d’Azur (LNPCA) e mira a migliorare in modo significativo gli spostamenti ferroviari sulla Costa Azzurra.

Progettata da SNCF Gares & Connexions e dallo studio pluridisciplinare AREP, la stazione si distingue per un’architettura bioclimatica unica in Europa: una vasta pensilina in legno (con pannelli fotovoltaici) coprirà l’atrio, completata da 4.200 m² di spazi paesaggistici che formeranno una vera e propria isola di frescura, con quasi 100 alberi e 300 arbusti. L’insieme è concepito per limitare le isole di calore, ridurre le emissioni di CO₂ e produrre energia rinnovabile.

Vero e proprio polo di interscambio, Nice-Aéroport collegherà, in un unico luogo, TER e TGV, le linee 2 e 3 del tram, la futura autostazione, l’aeroporto Nice Côte d’Azur e la rete ciclabile metropolitana. In una prima fase, 4 binari a banchina permetteranno di accogliere fino a 6 treni all’ora, con un potenziale di estensione a 6 binari. Laddove le banchine erano in precedenza troppo corte per i convogli a lunga percorrenza, la nuova configurazione offrirà, in particolare, collegamenti TGV diretti fino a Parigi, senza cambi. «Questa sinergia delle modalità di trasporto è una risposta concreta alle sfide ecologiche e alla mobilità di domani», sottolinea Christian Estrosi.

Il traffico passeggeri previsto è di 3,8 milioni di viaggiatori all’anno (circa 10.000 al giorno). Dal 2032, la frequenza dei TER passerà a un treno ogni dieci minuti (contro i quindici attuali), contribuendo all’obiettivo regionale di aumentare del 36% il numero di viaggiatori ferroviari entro il 2035. «Entro i Giochi 2030 offriremo più treni, maggiore fluidità e un collegamento diretto tra treno, tram e aeroporto», ricorda Renaud Muselier.
L’infrastruttura svolgerà infatti un ruolo chiave in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali del 2030.

Il costo totale dell’operazione ammonta a 271,2 milioni di euro, finanziati dallo Stato, dall’Unione europea e dagli enti locali riuniti all’interno della Société de la LNPCA.
La committenza è assicurata da SNCF Réseau, con un contributo pluri-annuale massimo di 56,79 milioni di euro da parte della Métropole Nice Côte d’Azur fino al 2035. Dal 2022, una stazione provvisoria Saint-Augustin garantisce la continuità del servizio; lascerà il posto, all’orizzonte 2029, a questa stazione di riferimento dell’intermodalità della Costa Azzurra.

Questa nuova stazione si inserisce anche in un ampio progetto regionale che comprende in particolare la Ligne Nouvelle Provence-Côte d’Azur, che prevede una linea senza cambi Nizza-Parigi, ma anche TER ogni 10 minuti invece di 15 a partire dal 2032.

 

Ampliamento dell’aeroporto di Nizza: una necessità a fronte di problematiche ambientali e sociali

Da diversi anni, studi indipendenti sui flussi convergono su un punto: all’Aeroporto Nice Côte d’Azur la domanda cresce più rapidamente della capacità effettiva dei terminal. In altre parole, gli spazi attuali non bastano più a garantire, nelle ore di punta, il livello di comfort, sicurezza e fluidità atteso. Il campanello d’allarme era suonato già prima della crisi sanitaria: con una capacità dichiarata di 14 milioni di passeggeri l’anno per i terminal 1 e 2, tale soglia è stata superata già nel 2019, generando inevitabilmente tensioni sulla qualità del servizio.

Infatti, nell’arco di dieci anni, dal 2012 al 2023, il traffico passeggeri è aumentato del 27%. Ciò dimostra la reale necessità di incrementare la capacità di accoglienza, che si stima raggiungerà i 18 milioni una volta attuato il progetto; al tempo stesso, evidenzia anche una sfida ecologica e turistica: la necessità di far fronte a un afflusso di visitatori che cresce di anno in anno.

Occorre distinguere la capacità “teorica” da quella “operativa”. La prima deriva dal dimensionamento delle superfici e delle attrezzature; la seconda dipende dal funzionamento reale: picchi stagionali, allungamento dei controlli, rapide rotazioni dei voli, saturazione puntuale delle sale d’imbarco, nastri bagagli, varchi di ispezione-filtraggio, viabilità di accesso, ecc. Senza adeguamenti, si può certamente far transitare un numero maggiore di viaggiatori… ma al prezzo di attese più lunghe, percorsi congestionati, un’esperienza a terra peggiorata e una maggiore pressione su sicurezza e puntualità.

L’aeroporto è anche la porta d’ingresso di un territorio d’eccezione. Deve rifletterne l’immagine, l’eccellenza e l’ospitalità: offrire una prima e un’ultima impressione all’altezza della destinazione, tanto per i visitatori quanto per i residenti.

Per questo si è deciso di aumentare la capacità dei terminal, così da accogliere i passeggeri in condizioni adeguate di comfort e sicurezza. Il progetto dovrà riportare un elevato livello di servizio nelle ore di punta (code contenute, percorsi chiari, imbarco più fluido, restituzione dei bagagli accelerata) e, al contempo, guadagnare in resilienza operativa di fronte agli imprevisti (ritardi a catena, riprogrammazioni, controlli rafforzati) grazie a margini di assorbimento; infine, dovrà accompagnare una crescita prevedibile e sotto controllo del traffico, in coerenza con il posizionamento internazionale della piattaforma e con l’ecosistema turistico ed economico della Costa Azzurra.

Tuttavia, numerose campagne come “Stop à l’extension de l’aéroport de Nice” sostengono che l’ampliamento sarebbe catastrofico dal punto di vista economico. L’afflusso di turisti potrebbe infatti generare un aumento significativo dei prezzi, ad esempio dei prodotti alimentari e nel settore immobiliare. Ma soprattutto dal punto di vista ecologico, poiché l’ampliamento dell’aeroporto comporterebbe maggiori inquinamenti acustici e atmosferici e potrebbe trasformare Nizza in una città vittima del proprio successo a causa del sovra turismo.

In sintesi, l’ampliamento non ha lo scopo di «riempire a tutti i costi», ma di riportare l’esperienza del passeggero e la sicurezza al livello atteso, di allineare l’aeroporto agli standard internazionali e di garantire, nel tempo, un funzionamento fluido e affidabile, nel rispetto dei vincoli ecologici imposti.

(Contributo editoriale a cura della Chambre de Commerce Italienne Nice, Sophia-Antipolis, Cote d'Azur)

Ultima modifica: Martedì 23 Settembre 2025
Martedì 23 Settembre 2025

Prodotti elettrici ed elettronici: requisiti di conformità e certificazioni obbligatorie in Australia

L’Australia rappresenta un mercato interessante per l’export di prodotti elettrici ed elettronici, ma al tempo stesso uno dei più rigorosi in termini di sicurezza e standard tecnici. Qualsiasi dispositivo che funzioni con corrente elettrica o connesse reti di comunicazione - dall’illuminazione agli elettrodomestici, fino agli strumenti industriali - deve rispettare la normativa locale e riportare il marchio RCM (Regulatory Compliance Mark), garanzia che il prodotto è conforme agli standard australiani di sicurezza elettrica, compatibilità elettromagnetica (EMC) e, in alcuni casi, efficienza energetica.

Per ottenere l’autorizzazione all’immissione sul mercato, l’importatore o il produttore deve innanzitutto registrarsi presso l’Australian Communications and Media Authority (ACMA) o l’Electrical Regulatory Authorities Council (ERAC), a seconda della tipologia di prodotto. Una volta registrato, è necessario predisporre e conservare una dichiarazione di conformità corredata da rapporti di prova rilasciati da laboratori accreditati, in grado di dimostrare che il dispositivo soddisfa i requisiti tecnici.

Le fasi principali del processo comprendono:

Classificazione del prodotto, per determinare se rientra tra gli articoli a rischio basso, medio o alto e identificare le norme specifiche applicabili.

Test di laboratorio, finalizzati a verificare la sicurezza elettrica, l’interferenza elettromagnetica e, in alcuni casi, i parametri energetici.

Registrazione e apposizione del marchio RCM, che diventa obbligatorio sull’etichetta o sulla confezione prima della distribuzione sul mercato australiano.

Un aspetto rilevante per le imprese italiane è che la responsabilità legale della conformità spetta sempre al soggetto locale che importa o distribuisce i prodotti in Australia. Per questo, è fondamentale selezionare partner affidabili in loco, capaci di gestire correttamente la documentazione tecnica e garantire la tracciabilità del prodotto.

Dal punto di vista commerciale, l’allineamento agli standard australiani, sebbene richieda tempo e risorse, può trasformarsi in un vantaggio competitivo: la certificazione RCM rappresenta infatti un segnale di affidabilità e qualità che rafforza la credibilità del brand agli occhi di distributori e consumatori. Inoltre, un prodotto già conforme in Australia trova più facilmente accesso anche ad altri mercati che adottano requisiti simili in materia di sicurezza ed EMC.

Per le imprese italiane interessate al settore elettronico ed elettrodomestici, investire nella compliance normativa non è soltanto un obbligo, ma anche un’opportunità per consolidare la propria presenza internazionale in un mercato attento alla sicurezza e all’innovazione tecnologica.

(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce and Industry in Australia inc.)

Ultima modifica: Martedì 23 Settembre 2025
Martedì 16 Settembre 2025

Santa Fe Business Forum: un ponte globale per le opportunità di business

La Cámara de Comercio Italiana de Rosario ha svolto un ruolo di primo piano al Santa Fe Business Forum 2025, evento che si è confermato come uno degli appuntamenti più rilevanti per la proiezione internazionale delle imprese della regione.

Grazie a un intenso lavoro di coordinamento, la Camera è riuscita a portare a Rosario oltre 20 buyer internazionali, provenienti da Europa, America Latina e Asia. La loro presenza ha reso possibile una fitta agenda di incontri B2B con imprese locali, che hanno potuto presentare i propri prodotti e servizi in settori chiave come l’agroalimentare, la meccanica, la biotecnologia e le energie rinnovabili.

La Camera, inoltre, ha partecipato come espositore il 3 settembre, presentando le strumenti di investimento dell’Italia e illustrando le opportunità che il Sistema Italia mette a disposizione delle imprese straniere interessate a rafforzare i propri processi di internazionalizzazione.

Il Forum ha rappresentato un’occasione unica per favorire lo scambio commerciale e creare nuove partnership, ponendo la città di Rosario e la provincia di Santa Fe al centro di un dialogo globale sulle prospettive di investimento e cooperazione.

L’iniziativa ha rafforzato il ruolo della Camera di Commercio Italiana di Rosario quale attore strategico nel promuovere il Sistema Italia all’estero e nel favorire la connessione tra imprese italiane e argentine. Con la sua azione, la Camera ha contribuito non solo a valorizzare il “Made in Italy” ma anche a costruire ponti concreti per l’internazionalizzazione delle PMI locali.

Il successo del Santa Fe Business Forum conferma così l’importanza di creare spazi di confronto e collaborazione internazionale, capaci di stimolare nuovi investimenti, incoraggiare l’innovazione e rafforzare la competitività delle imprese nel contesto globale.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

Ultima modifica: Giovedì 9 Ottobre 2025
Martedì 16 Settembre 2025

Il calzaturiero brasiliano tra crisi e rilancio: i dazi statunitensi e le opportunità in Europa

Il settore calzaturiero brasiliano si trova oggi in un passaggio cruciale della sua traiettoria internazionale. Negli ultimi mesi, le esportazioni verso il principale mercato estero, gli Stati Uniti, hanno subito un contraccolpo significativo a causa dell’imposizione di un “tarifaço” che ha reso molte operazioni commerciali praticamente inviabili. Secondo i dati diffusi da Abicalçados, l’associazione che rappresenta i produttori locali, solo nel mese di agosto 2025 le vendite di calzature brasiliane verso il mercato statunitense hanno registrato una contrazione del 17,6% in volume, con poco più di 800 mila paia spediti, e una riduzione dell’1,4% in valore, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Il quadro complessivo evidenzia come, nei primi otto mesi dell’anno, il Brasile abbia esportato 67,5 milioni di paia, un dato che rappresenta una crescita del 5,7% in termini di volume, ma accompagnato da una riduzione dello 0,6% nel valore complessivo. Tale scollamento tra quantità e ricavi segnala una pressione crescente sui margini delle imprese, che si trovano costrette a competere in un contesto globale caratterizzato da dazi più onerosi e da un’elevata concorrenza, soprattutto asiatica. A ciò si aggiunge la preoccupazione per l’incremento delle importazioni sul mercato interno, provenienti in larga parte dalla Cina e dal Vietnam, con prodotti a prezzi aggressivi che rischiano di compromettere ulteriormente la competitività dei marchi brasiliani.

In questo scenario complesso, il settore ha trovato una valvola di sfogo e nuove prospettive attraverso la partecipazione alle fiere internazionali, con la Micam di Milano che si è rivelata un appuntamento strategico. Nella sua centesima edizione, svoltasi dal 7 al 9 settembre 2025, ben ottanta marchi brasiliani hanno presentato le loro collezioni grazie al sostegno del programma Brazilian Footwear, promosso da Abicalçados in collaborazione con ApexBrasil. I risultati immediati sono stati incoraggianti: durante i tre giorni dell’evento sono stati venduti oltre 433 mila paia, generando un fatturato di circa 46 milioni di reais. Ma il vero impatto si misura nelle prospettive future, con ordini attesi che dovrebbero superare 1,28 milioni di paia e un giro d’affari stimato in oltre 119 milioni di reais.

La partecipazione alla Micam non ha solo valore commerciale, ma rappresenta un passo importante nella costruzione di una strategia di diversificazione dei mercati. Per molte aziende, Milano è stata un trampolino verso nuovi orizzonti, in particolare in Europa, dove Paesi come Germania, Francia e Polonia si profilano come destinazioni capaci di compensare almeno in parte la perdita di competitività negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, la fiera offre alle imprese brasiliane un’occasione per posizionarsi come marchi non soltanto di volume, ma di design, innovazione e sostenibilità, elementi sempre più centrali nelle scelte dei consumatori globali.

Il settore calzaturiero brasiliano si trova dunque di fronte a una sfida di natura duplice: gestire i rischi congiunturali legati alle barriere commerciali e alla concorrenza internazionale e, al contempo, cogliere le opportunità derivanti dall’internazionalizzazione e dalla valorizzazione del proprio marchio come espressione di qualità e creatività. La risposta passa da politiche pubbliche mirate, in grado di sostenere l’export e negoziare condizioni più favorevoli, ma anche da un impegno deciso delle imprese a innovare, a differenziare i propri mercati e a rafforzare la propria capacità produttiva e logistica.

In un contesto globale incerto, la resilienza e la capacità di adattamento determineranno se la crisi legata ai dazi statunitensi si trasformerà in un ostacolo insormontabile o in un catalizzatore di nuove opportunità. La Micam di Milano ha dimostrato che, al di là delle difficoltà immediate, il calzaturiero brasiliano può trovare in Europa e in altri mercati internazionali le basi per un rilancio duraturo.

(Contenuto editoriale a cura della Camera Italo-Brasiliana di Commercio e Industria di Rio de Janeiro)

Ultima modifica: Martedì 16 Settembre 2025