Venerdì 20 Marzo 2026
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Il settore delle costruzioni in Australia sta attraversando una fase di trasformazione profonda, trainata dall’urgenza di ridurre le emissioni, dalla necessità di ottimizzare i consumi energetici e dalla pressione crescente di politiche pubbliche orientate alla decarbonizzazione. L’edilizia rappresenta una componente significativa dell’impronta ecologica nazionale e, proprio per questo motivo, è al centro delle strategie federali e statali volte a favorire un cambio di paradigma che privilegi l’innovazione e la sostenibilità. Come sottolineato da ricercatori dell’Università di Melbourne, il contributo del settore edilizio sarà cruciale per raggiungere gli obiettivi climatici del Paese e non può più essere rimandato a lungo.
La domanda interna evidenzia una crescente attenzione verso edifici green e materiali a basso impatto ambientale, in linea con i trend globali che privilegiano il ciclo di vita circolare dei prodotti. In particolare, stanno guadagnando terreno le soluzioni prefabbricate e modulari, che consentono di ridurre i tempi di realizzazione e minimizzare gli sprechi, e l’utilizzo di legni ingegnerizzati come il cross laminated timber (CLT) o il glulam, sempre più apprezzati per le loro caratteristiche di resistenza, leggerezza e capacità di stoccaggio del carbonio. Parallelamente, si assiste alla sperimentazione di materiali innovativi di origine biologica, come i biomattoni a base di alghe, i pannelli derivati dal micelio e le miscele di calce e canapa, che promettono un’elevata efficienza energetica e una riduzione significativa dell’impronta ambientale. A questi sviluppi si affiancano nuove tecnologie costruttive legate alla digitalizzazione e alla sensoristica, come pavimentazioni intelligenti e sistemi di monitoraggio dei consumi, che contribuiscono a una gestione più razionale delle risorse nel corso del ciclo di vita degli edifici.
Le istituzioni australiane hanno introdotto strumenti finanziari e programmi di sostegno che rafforzano questa tendenza. Il governo federale ha destinato oltre 50 milioni di dollari a iniziative volte a favorire metodologie costruttive moderne, mentre la Clean Energy Finance Corporation mette a disposizione capitali ingenti per progetti a basse emissioni e soluzioni ad alta efficienza. Accanto a questi strumenti, assumono rilievo il Green Building Fund, destinato a favorire interventi di efficienza negli edifici commerciali, e il sistema di rating nazionale NABERS, che facilita l’accesso a finanziamenti “green” e a incentivi fiscali per le imprese in grado di raggiungere standard ambientali elevati. In prospettiva, la definizione di una tassonomia della finanza sostenibile a livello nazionale, sviluppata dall’Australian Sustainable Finance Institute, rappresenta un ulteriore strumento di indirizzo del capitale verso progetti edilizi compatibili con gli obiettivi climatici e con le esigenze di resilienza delle città australiane.
Non mancano tuttavia barriere strutturali che ostacolano una diffusione capillare delle soluzioni più innovative. La principale criticità riguarda la mancanza di standard uniformi e normative chiare che facilitino il riutilizzo e il riciclo dei materiali da costruzione: molte imprese dichiarano di incontrare ostacoli operativi e istituzionali nell’integrazione di componenti secondari, anche laddove la tecnologia sia già disponibile. A questo si aggiunge la questione della competitività di prezzo, dal momento che i materiali innovativi e bio-based faticano spesso a competere con le alternative convenzionali per via dei costi di produzione e di trasporto. Ulteriori sfide riguardano la certificazione e l’accettazione tecnica di soluzioni emergenti, come i biomateriali, che non hanno ancora raggiunto un riconoscimento normativo sufficiente a garantirne un utilizzo su larga scala.
In questo scenario, le imprese italiane specializzate nella bioedilizia, nei materiali circolari e nelle tecnologie costruttive avanzate possono giocare un ruolo di primo piano. La reputazione internazionale del Made in Italy nel design e nell’innovazione tecnica rappresenta un vantaggio competitivo per inserirsi nei segmenti emergenti del mercato australiano, a partire dai progetti modulari e residenziali fino alle grandi opere commerciali e pubbliche che richiedono standard ambientali stringenti. La possibilità di collaborare con sviluppatori locali, di fornire materiali certificati e di partecipare a bandi sostenuti da strumenti finanziari nazionali e statali apre prospettive significative per il consolidamento di partenariati strategici.
La crescita dell’edilizia sostenibile in Australia appare dunque come una sfida complessa ma anche come una finestra di opportunità per operatori esteri con competenze consolidate. L’Italia, forte della propria tradizione nel settore e delle esperienze maturate in ambito europeo, può offrire soluzioni avanzate in grado di accompagnare l’Australia verso un modello costruttivo più efficiente, resiliente e rispettoso dell’ambiente.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce and Industry in Australia inc.)
Poonpong Naiyanapakorn, Direttore dell’Ufficio per la Politica e la Strategia Commerciale (TPSO) e portavoce del Ministero del Commercio, ha reso noto che nel mese di agosto 2025 le esportazioni thailandesi hanno raggiunto i 27,74 miliardi di dollari statunitensi, con un incremento del 5,8% su base annua. Questo risultato rappresenta il quattordicesimo mese consecutivo di crescita dell’export.
Nello stesso periodo, le importazioni si sono attestate a 29,70 miliardi di dollari statunitensi, registrando un aumento del 15,8% e determinando così un disavanzo commerciale pari a 1,96 miliardi di dollari.
Nel complesso dei primi otto mesi del 2025, le esportazioni hanno totalizzato 223,17 miliardi di dollari statunitensi, in crescita del 13,3%, mentre le importazioni hanno raggiunto 224,88 miliardi di dollari, con un incremento dell’11,3%. Il saldo della bilancia commerciale nel periodo considerato evidenzia pertanto un deficit di 1,70 miliardi di dollari.
Analizzando la performance per comparti merceologici nel mese di agosto, le esportazioni di prodotti agricoli hanno subito una contrazione del 13,6%, quelle dei prodotti agroindustriali una flessione del 7,2%, mentre il settore dei beni industriali ha registrato un incremento dell’11,2%.
Narit Therdsteerasukdi, Segretario Generale del Board of Investment (BOI), ha riferito a Thansettakij che, nel primo semestre del 2025, gli investimenti diretti esteri (IDE) e quelli domestici hanno portato all’approvazione di 1.880 progetti con promozione agli investimenti, pari a un incremento del 38% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Il valore complessivo degli investimenti si è attestato a 1,05 trilioni di baht, con una crescita del 138%.
A livello territoriale, la regione orientale ha registrato il maggior numero di richieste, con 1.010 progetti, pari al 54% del totale. La gran parte degli investimenti si è concentrata nell’Eastern Economic Corridor (EEC), che comprende le province di Rayong, Chonburi e Chachoengsao, con un valore complessivo di 660,63 miliardi di baht, pari al 62% del totale. Seguono la Thailandia Centrale (333,65 miliardi di baht), la Thailandia Meridionale (20,08 miliardi di baht), la Thailandia Nord-Orientale (19,35 miliardi di baht), la Thailandia Occidentale (11,34 miliardi di baht) e la Thailandia Settentrionale (4,57 miliardi di baht).
Secondo Narit, 508 progetti sono stati realizzati all’interno di aree industriali o zone industriali con status di promozione agli investimenti, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente, per un valore pari a 218,38 miliardi di baht (+3%). I comparti maggiormente interessati sono stati quelli dell’elettronica, degli elettrodomestici, dell’automotive e della componentistica.
Le cinque principali aree settoriali delle domande di promozione agli investimenti nel primo semestre del 2025 sono state:
• Industria digitale: 89 progetti per un valore di 520 miliardi di baht, in gran parte relativi ad attività di data center.
• Elettronica ed elettrodomestici: 268 progetti per 120 miliardi di baht, comprendenti la produzione di batterie per lo stoccaggio energetico e per veicoli elettrici, assemblaggio e test di chip, produzione di circuiti stampati (PCB) ed elettronica intelligente.
• Automotive e componentistica: 172 progetti per 45 miliardi di baht, tra cui stabilimenti per pneumatici, inverter per veicoli e componenti destinati ai sistemi di gestione termica dei veicoli elettrici.
• Energie rinnovabili: 191 progetti per 42 miliardi di baht, in particolare nel fotovoltaico e nell’eolico.
• Agricoltura e trasformazione alimentare: 184 progetti per 31 miliardi di baht, comprendenti la produzione di aromi e condimenti, mangimi per animali domestici e la valorizzazione dei residui agricoli.
«Nel primo semestre del 2025 il valore complessivo delle domande di promozione agli investimenti ha superato 1 trilione di baht. Prevediamo che, a fine anno, i risultati supereranno quelli del 2024, sia per numero di progetti che per valore complessivo», ha dichiarato Narit.
Nel 2024 la Thailandia aveva registrato 3.137 progetti con promozione agli investimenti, per un valore totale di 1,13 trilioni di baht.
Il Paese si conferma un ambiente favorevole agli investimenti, caratterizzato da stabilità, costi competitivi e una solida base produttiva di lungo periodo. Tra i principali punti di forza figurano infrastrutture di alta qualità a supporto delle aree industriali, sistemi logistici avanzati, porti in acque profonde, aeroporti internazionali, una rete elettrica affidabile, ampie prospettive per le energie rinnovabili, connessioni internet ad alta velocità e una copertura 5G estesa a livello nazionale.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
L’Australia sta attuando un cambiamento significativo nel settore del packaging, con l’introduzione di normative più rigorose volte a favorire la sostenibilità ambientale e a ridurre l’impatto dei rifiuti da imballaggio sul territorio. A partire dal 2026, tutte le merci imballate importate dovranno essere conformi a criteri di riciclabilità, compostabilità o riutilizzabilità, in linea con i National Packaging Targets e le linee guida promosse dall’Australian Packaging Covenant Organisation (APCO). Questo rappresenta un cambiamento rilevante per le imprese italiane che esportano alimenti, bevande, cosmetici e beni di consumo verso l’Australia, obbligate a ripensare materiali, processi produttivi e strategie di comunicazione per garantire la conformità.
Le nuove regole richiedono alle aziende di adottare imballaggi progettati in ottica sostenibile, utilizzando materiali facilmente riciclabili o compostabili e riducendo l’uso di componenti problematici o monouso. Non solo la scelta del materiale diventa cruciale, ma anche l’etichettatura assume un ruolo centrale: le confezioni devono riportare informazioni chiare sulle caratteristiche ecologiche del packaging e sulle modalità corrette di smaltimento, in modo da informare e guidare i consumatori locali nella gestione dei rifiuti. In questo contesto, la conformità non si limita a un adempimento burocratico, ma diventa uno strumento per costruire reputazione, trasparenza e fiducia nei confronti dei consumatori australiani, sempre più attenti a valori di sostenibilità e responsabilità ambientale.
Per le imprese italiane, l’adeguamento a queste normative comporta una revisione dei fornitori di materiali, una valutazione dei processi produttivi e, talvolta, la necessità di sviluppare nuovi concept di packaging. Collaborare con partner locali esperti in sostenibilità e design ecocompatibile può semplificare questo percorso e garantire l’allineamento agli standard richiesti dall’APCO. In aggiunta, la riforma apre nuove opportunità di investimento: le aziende che riescono a distinguersi per l’adozione di packaging innovativo e sostenibile possono rafforzare il proprio posizionamento competitivo, intercettare segmenti di mercato sensibili alle tematiche ambientali e beneficiare di iniziative promosse a livello governativo per supportare pratiche ecologicamente responsabili.
Il processo di adeguamento implica anche la conoscenza approfondita delle Sustainable Packaging Guidelines, che forniscono indicazioni pratiche su materiali, design, etichettatura e riciclabilità, offrendo alle imprese strumenti concreti per implementare strategie di packaging sostenibile efficaci. L’attenzione alla sostenibilità diventa così un fattore chiave di differenziazione, capace di incidere sulle scelte di acquisto dei consumatori e di consolidare la reputazione del brand italiano in un mercato attento alla qualità, all’autenticità e alla responsabilità sociale delle aziende.
In definitiva, la riforma australiana sul packaging rappresenta una sfida ma anche un’opportunità concreta per le imprese italiane. Adeguarsi alle nuove regole significa non solo rispettare la normativa e ridurre i rischi di sanzioni o blocchi doganali, ma anche rafforzare la propria presenza commerciale attraverso un approccio sostenibile e innovativo. Investire nella sostenibilità del packaging è oggi un elemento imprescindibile per competere efficacemente sul mercato australiano, dove i consumatori premiano l’attenzione all’ambiente, la trasparenza e l’impegno concreto delle aziende nel ridurre l’impatto ambientale dei propri prodotti.
(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce and Industry in Australia inc.)
L'industria della moda nel Sud-est asiatico, inclusa la Thailandia, è un mercato in rapida crescita con un fatturato previsto intorno ai 53,45 miliardi di dollari nel 2025 e un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 3,6% fino al 2029. L'abbigliamento femminile domina il mercato con circa 25,65 miliardi di dollari nel 2025, mentre la moda non di lusso rappresenta circa il 91% delle vendite. La popolazione giovane di oltre 600 milioni di persone stimola la domanda di abiti alla moda e accessibili. Marchi di fast fashion come SHEIN sono molto forti grazie ai prezzi contenuti e alla velocità di produzione.
In Thailandia, il mercato della moda di lusso è rilevante e competitivo, con Bangkok come importante polo. Il Paese gode di costi inferiori rispetto ai vicini, permettendo ai negozi di offrire prodotti di alto livello a prezzi concorrenziali. L'economia thailandese si sta gradualmente riprendendo dal COVID-19, trainata da consumi privati e turismo, che sostengono la moda e il lusso. La crescita economica è prevista intorno al 3,4-3,6% nel biennio 2024-2025.
Il mercato della moda di lusso in Sud-est asiatico valeva circa 4,8 miliardi nel 2024, con una crescita prevista a 6,5 miliardi entro il 2033, spinta dall'urbanizzazione, da una classe benestante in crescita e da una maggiore esposizione ai brand globali.
In Thailandia, si trovano centri commerciali di moda molto famosi come Platinum Fashion Mall a Bangkok, un grande magazzino dedicato alla moda all'ingrosso con oltre 2000 negozi, dove la moda femminile è predominante. Inoltre, il Paese è uno dei maggiori produttori di abbigliamento pronto all'uso al mondo, esportando molto anche all'estero. Ci sono inoltre numerosi negozi di sartoria economici e facilmente accessibili in cui si possono realizzare abiti su misura in pochi giorni.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
Di fronte a un contesto strategico in evoluzione, in cui la cooperazione europea in materia di difesa si sta rafforzando e in cui la necessità di tecnologie sovrane sta esplodendo, il Lussemburgo si prepara ad un potenziamento dell’esistente ma debole strutturazione del settore della difesa.
Dal 2020, Luxinnovation si impegna a favorire l'emergere di un ecosistema imprenditoriale legato alla difesa. Negli ultimi cinque anni, questa agenzia nazionale ha supportato 110 aziende impegnate nello sviluppo e nell'implementazione di tecnologie e innovazioni legate a tale settore. L'assistenza fornita riguarda diversi ambiti, come l'integrazione nella "catena del valore europea della difesa" e la promozione internazionale delle "capacità tecnologiche" del Lussemburgo. Perché gli attori economici locali hanno una reale competenza in alcuni segmenti dell'industria degli armamenti.
Si arriva, cosi’, al mese di giugno 2025 quando viene ufficialmente creata LuxDefence ASBL, l’Associazione Nazionale delle imprese della difesa (ANED) nel Granducato del Lussemburgo, presieduta da André Wilmes. La nuova entità mira a strutturare e rappresentare un ecosistema industriale in Lussemburgo in rapida crescita e consentire all'economia lussemburghese di trarre pieno vantaggio dall'aumento degli investimenti nel settore della difesa registrato in tutta Europa in un momento in cui il Lussemburgo si è impegnato a destinare il 2% del suo RNL alla Difesa.
L’annuncio è stato fatto nel corso del Salone dell'Aeronautica e dello Spazio di Parigi divenuto un punto di riferimento fondamentale nei settori dell'aviazione civile, dello spazio e, soprattutto, della difesa, in presenza del Vice Primo Ministro Xavier Bettel, e dove il Ministro della Difesa, Yuriko Backes ha colto l’occasione per presentare il rapporto di Lux4Defence “Luxembourg Industry and Research Capabilities for Security & Defence” realizzato dal gruppo di lavoro della Chambre de Commerce du Grand-Duché de Luxembourg. Una pubblicazione avente il duplice obiettivo di rafforzare la visibilità delle competenze tecnologiche del Lussemburgo nel settore della difesa e promuovere l'integrazione degli attori lussemburghesi nelle catene di valore e produttive europee e transatlantiche.
Il rapporto Lux4Defense, per il quale il settore della difesa non è considerato solo una spesa ma un motore di crescita, sovranità e innovazione, delinea “10 raccomandazioni”: lo sviluppo di una base industriale e tecnologica per la difesa attorno ad alcune specializzazioni, la creazione di una Task Force di Difesa Nazionale, la creazione di un Hub de la Defense/Polo della Difesa, il miglioramento della transizione dalla ricerca allo sviluppo, la creazione di un'infrastruttura digitale nazionale per la sperimentazione e la convalida tecnologica, la creazione di un marketplace, lo sviluppo di una politica di compensazione, il coinvolgimento dell’Esercito nel progetto, la capacità di anticipare e guidare le richieste di capacità da parte della NATO e dell'UE, la rimozione delle le restrizioni legali allo sviluppo di un'industria della difesa.
Una delle raccomandazioni è già oggetto di riflessioni tra gli esponenti della politica lussemburghese: il sito Freeport potrebbe soddisfare i criteri relativi alla creazione di un polo della Difesa. Il suo ambiente altamente sicuro lo rende attualmente il candidato ideale per incoraggiare la ricerca e l'innovazione, condividere i costi (sicurezza, accreditamento, ecc.) e contribuire a creare una dinamica collaborativa tra i diversi attori del settore.
Nel suo discorso sullo stato della nazione, pronunciato il 13 maggio 2025 davanti alla Camera dei Deputati, il Primo Ministro Luc Frieden ha fatto esplicito riferimento al rapporto Lux4Defence, accogliendone addirittura con favore i "suggerimenti proattivi". Come esempio tra gli altri, il capo del governo ha menzionato la mobilitazione di un Fondo nazionale per stimolare l'innovazione (imprese, startup, laboratori di ricerca).
Secondo lo studio di Keystone Strategy che ha presentato i suoi risultati questo venerdì sull'impatto della multinazionale americana Amazon sull'economia del Granducato, è emerso come l’ultimo investimento nel 2024 della multinazionale americana Amazon pari di 1,8 miliardi di euro, oltre 10 miliardi di euro negli ultimi dieci anni, abbia contribuito al PIL del Lussemburgo con 700 milioni di euro mentre circa 150 PMI lussemburghesi hanno venduto un milione di prodotti sulla piattaforma, generando ricavi dalle esportazioni per oltre 45 milioni di euro.
La Vicepresidente EU Stores di Amazon basata in Lussemburgo, l’italiana Mariangela Marseglia dichiara come da oltre 20 anni la mutinazionale americana investe nel Granducato. “Questi ultimi dati dimostrano il nostro costante impegno nei confronti del Paese e sottolineano l'impatto positivo che i nostri investimenti continuano ad avere sull'economia lussemburghese". I vari team in Lussemburgo svolgono un ruolo cruciale nelle attività europee di Amazon, dal processo decisionale alla pianificazione strategica, dalle operazioni finanziarie alla conformità legale e normativa per tutti i negozi europei". Il Lussemburgo è il centro di eccellenza per le nostre attività europee (...) e continuerà a svolgere un ruolo fondamentale nelle attività europee di Amazon".
Amazon è cresciuta in modo significativo da quando ha stabilito la sua sede centrale europea in Lussemburgo nel 2003. Ora è tra i cinque maggiori datori di lavoro del Paese e contribuisce in modo significativo alla sua crescita. Oltre ai 4.250 dipendenti di 100 nazionalità che impiega nel quartiere di Kirchberg, Amazon supporta circa 4.900 posti di lavoro indiretti e oltre 1.400 posti di lavoro indotti, per un totale di oltre 10.500 posti di lavoro. Si tratta di posizioni altamente qualificate: ingegneri, sviluppatori software, esperti di intelligenza artificiale e apprendimento automatico. “Questo è uno dei motivi per cui, per il secondo anno consecutivo, siamo stati riconosciuti come Top Employer in Lussemburgo", dichiara la Marseglia.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese a.s.b.l)
Un traguardo storico che apre nuove prospettive di business
La Polonia ha raggiunto un risultato straordinario: il suo PIL ha superato la soglia dei 1.000 miliardi di dollari, entrando così nel ristretto club mondiale delle economie da trilione e posizionandosi tra le 20 più grandi al mondo.
Secondo i dati ufficiali, il Paese sta crescendo a un ritmo del 3,4%, uno dei più alti in Europa. Un dato che non solo testimonia la resilienza dell’economia polacca, ma che riflette anche la sua capacità di adattarsi e prosperare in un contesto globale sempre più complesso.
Cosa significa per la Polonia
Opportunità per imprese e investitori
L’ingresso nel club delle economie da trilione non è solo un riconoscimento simbolico, ma segna l’inizio di una fase nuova per chi guarda alla Polonia come destinazione di business:
Uno sguardo al futuro
Il superamento del trilione di dollari non è un punto di arrivo, ma una tappa lungo un percorso che rende la Polonia uno dei mercati più promettenti in Europa.
Per aziende e investitori significa poter contare su un Paese:
Un momento ideale per rafforzare o avviare rapporti con questo mercato, cogliendo le opportunità di un’economia che guarda al futuro con fiducia e ambizione.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
Nel secondo trimestre di quest'anno è cresciuto il volume dei dividendi pagati dalla imprese con sede in Repubblica Ceca ai soci e azionisti esteri. Lo indica la Banca Centrale Ceca.
Tra aprile e fine giugno le imprese ceche hanno pagato in dividendi ai proprietari all'estero quasi 189 miliardi di corone. Rispetto a un anno fa si tratta di un incremento di oltre 20 miliardi di corone. Va comunque notato che alcuni proprietari esteri, tipicamente aziende con sede all'estero, possono avere come beneficiari cittadini cechi.
Anche grazie al maggiore deflusso dei dividendi la bilancia dei pagamenti con l'estero è finita nel secondo trimestre del 2025 in deficit di 66 miliardi di corone. I flussi dalla vendita di beni e servizi erano in attivo di 117 miliardi di corone. Dall'inizio dell'anno la bilancia segna un attivo di quasi 31 miliardi di corone.
Fonte: cnb.cz
La quota delle imprese ceche, che utilizzano l'intelligenza artificiale nelle loro attività economiche, ha registrato un forte aumento tra il 2023 e il 2024. Lo nota il Ministero dell'Industria e del Commercio.
Lo scorso anno la quota delle aziende, che fanno utilizzo dell'intelligenza artificiale, è salita all'11,3%. Nel 2023 la quota era ferma al 5,9%. Il dato ceco risulta comunque inferiore alla media dell'Unione Europea, dove circa il 13% delle aziende impiega l'IA nelle sue attività imprenditoriali. Nel confronto europeo la Repubblica Ceca è al 15esimo posto.
Rimane molto significativo il divario dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale secondo la dimensione aziendale. A utilizzare l'intelligenza artificiale è oltre il 40% delle grandi aziende, mentre tra le PMI la quota è intorno al dieci percento. Una disparità simile viene registrata anche in altri paesi dell'unione.
Fonte: mpo.gov.cz
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
Lo scorso 10 settembre Saipem si è aggiudicata un nuovo contratto con la Turkish Petroleum OTC da 1,5 miliardi di dollari per la terza fase del progetto di sviluppo del giacimento gessifero di Sakarya in Turchia.
Le attività assegnate all’azienda prevedono l’ingegneria, l’approvvigionamento, la costruzione e l’installazione (EPCI) di otto condutture rigide per l’ampliamento del campo sottomarino e di un gasdotto lungo 183 km per collegare il giacimento offshore alla terraferma.
La durata del contratto è di circa tre anni, mentre la campagna offshore verrà condotta nel 2027 dalla nave posatubi Castorone di Saipem.
Dopo il successo della prima fase del progetto e l’imminente conclusione della seconda, Saipem consolida ulteriormente la propria presenza nel Paese, confermando il ruolo strategico che le imprese italiane del settore svolgono in un mercato altamente competitivo come quello turco.
Secondo i dati diffusi dall’Agenzia ICE di Istanbul, nei mesi gennaio-luglio 2025 l’interscambio è stato pari a USD 17,283 mld, con un decremento del 6,9% rispetto allo stesso intervallo del 2024. In particolare, le esportazioni italiane verso la Turchia si sono contratte del 14% (USD 9,529 mld), mentre le importazioni sono aumentate del 3,5% e sono state pari a USD 7,754 mld. La bilancia commerciale mostra un saldo positivo per l’Italia di USD 1,775 mld. Le esportazioni italiane costituiscono il 4,5% delle importazioni totali turche, mentre le esportazioni turche destinate all’Italia rappresentano il 5,0% delle esportazioni complessive della Turchia
Nell’arco temporale di riferimento, l’Italia si conferma al quinto posto tra i partner commerciali della Turchia, risultandone il quinto fornitore (dopo Cina, Russia, Germania e Stati Uniti) e il quarto cliente (dopo Germania, Regno Unito e Stati Uniti). Nell’Unione Europea, l’Italia si posiziona al secondo posto in termini di interscambio con la Turchia, preceduta solo da Berlino (USD 30,527 mld) e seguita da Parigi (USD 14,026 mld) e Madrid (USD 11,834 mld). Nell’area mediterranea, invece, l’Italia si conferma il primo partner commerciale di Ankara.
Tra gennaio e luglio 2025, le esportazioni italiane sono state trainate dalle vendite di “prodotti farmaceutici” (in crescita del 27,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, per un volume complessivo pari a USD 209,6 mln) e di “combustibili minerali e oli” (+13,5%, per un volume pari a USD 181,9 mln). In calo, invece, l’export di “pietre preziose e semipreziose, metalli preziosi, perle e bigiotteria”, che rappresentano la prima voce del nostro interscambio (-41,4% per un volume pari a USD 1,747 mld). I “macchinari e le apparecchiature meccaniche” e gli “autoveicoli, trattori, e parti di ricambio” – rispettivamente seconda e terza voce del nostro interscambio - hanno registrato un calo rispetto ai mesi gennaio-luglio del 2024 dell’8,6% i primi (USD 1,55 mld) e del 7,5% i secondi (USD 618,5 mln). Si rileva inoltre una contrazione del 32% negli acquisti turchi di “ferro e acciaio”.
La dinamica dell’export turco mostra invece un aumento nelle voci “rame e articoli in rame” (+53,4%), “frutta” (+19%) e “materie plastiche” (+19%). In calo gli acquisti italiani di “combustibili minerali e oli minerali” che si sono contratti dell’8,9%. Gli “autoveicoli, trattori e parti di ricambio” si confermano la principale voce tra le importazioni italiane dalla Turchia, con un valore di USD 1,640 mld e volumi diminuiti del 3,1%.
Secondo i dati diffusi il 12 settembre scorso dall’associazione non governativa degli Investitori Internazionali nel Paese (YASED), il valore netto degli investimenti diretti esteri (IDE) in Turchia nei primi sette mesi del 2025 è stato pari a USD 8,4 mld, con un incremento del 33% rispetto allo stesso periodo nel 2024.
Il dato degli IDE comprende USD 5,4 mld di capitale azionario, USD 2,4 mld in strumenti di debito e USD 1,2 mld derivanti da vendite immobiliari a residenti stranieri. Contestualmente, si è registrato un disinvestimento pari a USD 0,7 mld.
Nel mese di luglio 2025, con una quota pari al 60% del totale, i Paesi Bassi occupano il primo posto tra i dieci principali Paesi di origine degli IDE in Turchia, precedendo la Germania (13%), UAE (10%), Regno Unito (7%) e Giappone (2%).
La Turchia ha attratto circa lo 0,8% dei flussi globali di IDE nel 2024, a fronte di un obiettivo strategico pari all’1,5% del totale dei flussi di investimenti diretti.
Stando ai dati pubblicati dal Ministero della Cultura e del Turismo lo scorso 28 agosto, nei mesi gennaio-luglio del 2025 la Turchia ha accolto 28.369.330 visitatori stranieri, con un calo del 2,1% rispetto allo stesso periodo nel 2024. Sommando i 4.990.670 cittadini turchi arrivati dall’estero, il totale raggiunge i 33.360.000 arrivi.
Nei primi sette mesi del 2025, Istanbul ha accolto il 37,06% dei visitatori stranieri (10.514.855 presenze), seguita da Antalya con il 29,53% (8.378.836 presenze) e da Edirne con il 9% (2.552.273 presenze).
In termini di provenienza geografica, nei sette mesi in osservazione i turisti russi si sono collocati al primo posto con 3.563.342 presenze (12,56% del totale), seguiti da tedeschi (3.304.582), inglesi (2.350.038) e iraniani (1.613.423).
Gli italiani che si sono recati per turismo in Turchia nei mesi di gennaio-luglio 2025 invece sono stati 414.205 (1,46% del totale), con un marcato incremento del 20,44% rispetto ai primi sette mesi del 2024.
Nonostante il calo complessivo degli arrivi, la crescita dei ricavi nei primi sette mesi del 2025 riflette un aumento della spesa media per visitatore, salita a USD 996 rispetto a USD 942 dello stesso periodo dell’anno precedente.
Il turismo è un settore vitale su cui la Turchia fa affidamento per contribuire alla riduzione del deficit delle partite correnti. Il settore contribuisce per circa il 10% al PIL e rappresenta circa il 5% dell'occupazione totale.
Secondo i dati diffusi lo scorso 28 agosto da Turkstat, in collaborazione con il Ministero del Commercio, nel solo mese di luglio 2025 le esportazioni turche sono ammontate a USD 24,9 mld, registrando un incremento dell’11% rispetto allo stesso mese nel 2024. Le importazioni hanno invece raggiunto USD 31,4 mld, con una crescita del 5,4% su base annua.
Principali Paesi Esportatori
Nei primi sette mesi del 2025, le esportazioni hanno totalizzato USD 156,3 mld, segnando un aumento del 5,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le importazioni, nello stesso intervallo, si sono attestate a USD 212,2 mld, in crescita del 6,9%. Il deficit commerciale è salito a USD 55,9 mld (+12,2% sui mesi gennaio-luglio 2024).
Nel medesimo periodo, i principali mercati di destinazione dell’export turco sono stati: Germania (USD 12,9 mld), Regno Unito (9,8 mld), Stati Uniti (9,4 mld), Italia (7,5 mld) e Iraq (6,6 mld), che insieme hanno rappresentato il 29,7% del totale delle esportazioni turche.
Per quanto riguarda le importazioni, i principali Paesi fornitori sono stati: Cina (USD 28,6 mld), Federazione Russa (25,3 mld), Germania (17,6 mld), Stati Uniti (9,9 mld) e Italia (9,5 mld).
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)
Le azioni di Central Retail Corporation (CRC), il colosso thailandese della distribuzione, hanno registrato il peggior calo degli ultimi cinque anni dopo l’annuncio della vendita di Rinascente, la storica catena italiana di grandi magazzini di lusso. Il titolo ha chiuso a 22,40 baht (circa 0,57 euro), in calo del 9% in una sola seduta, con scambi per oltre 2 miliardi di baht.
L’operazione prevede la cessione di Rinascente a Harng Central Department Store Co., società del gruppo Central e azionista di riferimento di CRC, per 250 milioni di euro (9,4 miliardi di baht). Oltre all’acquisto, Harng Central si farà carico anche del prestito della controllata CRC Holland BV, che gestisce i nove negozi Rinascente in Italia. La decisione nasce da una precisa strategia: CRC vuole ridurre la propria esposizione in Europa e concentrare risorse e investimenti nel Sud-Est asiatico e in altri Paesi della regione, considerati mercati con prospettive di crescita molto più promettenti rispetto a quelle italiane ed europee.
Gli analisti finanziari, però, guardano con preoccupazione alla scelta, ritenendo che la vendita potrebbe causare una diminuzione degli utili dell’11-12% già nel 2026. Inoltre, il prezzo dell’operazione è stato giudicato basso: il valore stimato di Rinascente corrisponde infatti a 14-15 volte il rapporto prezzo/utili, mentre lo stesso CRC oggi scambia in Borsa a multipli più elevati (18-19 volte).
CRC ha spiegato che i proventi netti della vendita, stimati intorno ai 205 milioni di euro, saranno in parte distribuiti come dividendi agli azionisti e in parte utilizzati per ridurre i debiti del gruppo.
Central Group aveva acquisito Rinascente nel 2011. Negli ultimi anni la catena ha continuato a crescere: nel primo semestre del 2025 ha registrato un utile netto di circa 8 milioni di euro, con un incremento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2024. Con il passaggio a Harng Central, Rinascente resterà comunque sotto il controllo del gruppo Central, ma sarà gestita direttamente insieme alle altre attività europee della società.
In questo modo, CRC punta a rafforzare la sua posizione in Asia, che rappresenta oggi il cuore della sua strategia di espansione, mentre Rinascente continuerà il proprio percorso in Italia con una nuova governance, ma all’interno dello stesso gruppo familiare.
Fonte
Bangkok Post (2025, September 18). Central Retail shares slump on planned sale of Italy business.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
Dal 12 settembre 2025 l’Unione Europea ha un nuovo Ambasciatore in Argentina: Erik Høeg. La nomina è stata ufficialmente annunciata dalla Delegazione dell’UE a Buenos Aires, segnando l’avvio di una nuova fase nelle relazioni bilaterali tra Bruxelles e l’Argentina.
Diplomatico di carriera con un’ampia esperienza internazionale, Høeg ha ricoperto incarichi di rilievo all’interno del Servizio Europeo per l’Azione Esterna, maturando competenze specifiche in materia di politica estera, cooperazione multilaterale e gestione delle relazioni con Paesi terzi.
Nel suo messaggio di insediamento, il nuovo Ambasciatore ha sottolineato l’importanza di rafforzare il dialogo politico ed economico con l’Argentina, promuovendo iniziative comuni in ambiti chiave quali la sostenibilità, la transizione energetica, la ricerca scientifica e la cooperazione commerciale. Particolare attenzione sarà dedicata a favorire opportunità di crescita per le imprese e a consolidare i legami tra l’Unione Europea e gli attori locali.
Con questa nomina, l’UE conferma la propria volontà di rimanere un partner strategico per l’Argentina, in un momento caratterizzato da grandi sfide globali ma anche da significative prospettive di collaborazione. La presenza di Erik Høeg a Buenos Aires rappresenta quindi un passo importante per dare nuovo impulso alla cooperazione e alla costruzione di ponti tra Europa e America Latina.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)