Lunedì 3 Agosto 2026
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Negli ultimi decenni la Polonia si è affermata come una delle economie più dinamiche e solide d’Europa. Tra il 1990 e il 2019 ha registrato la crescita più alta dell’intera area OCSE e oggi è la sesta economia dell’Unione Europea in termini di PIL. Con un bacino annuale di quasi 300.000 laureati, un livello molto alto di conoscenza della lingua inglese e una posizione geografica che la colloca al crocevia tra Est e Ovest, il Paese è diventato un hub strategico per gli investimenti internazionali.
La sua attrattività non si limita al business: la Polonia vanta 17 siti UNESCO, città riconosciute a livello globale come Wrocław, Cracovia e Danzica, ed è segnalata da Lonely Planet tra le dieci mete da visitare. Varsavia figura nella Top 20 delle città più vegan-friendly al mondo e, secondo fDi Intelligence, è quarta tra le “European Cities of the Future 2024” per vivacità e competitività economica.
Un settore aerospaziale con oltre un secolo di storia
L’aerospazio polacco è un settore strategico con più di 100 anni di tradizione e 80 anni di produzione aeronautica. Le imprese locali sono specializzate nella progettazione e manutenzione di velivoli sportivi, agricoli e da addestramento, elicotteri, alianti e componentistica aeronautica.
Dal 2014 è attiva la Polish Space Agency (POLSA), che collega ricerca e industria e supporta l’accesso ai fondi dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Solo nel comparto spaziale, oggi operano oltre 450 aziende e istituti di ricerca, con 15.000 addetti. Sul versante aeronautico, la sola Aviation Valley di Rzeszów riunisce 193 imprese e 35.000 dipendenti, concentrando il 90% della produzione nazionale.
Le esportazioni confermano la solidità del comparto: nel 2023 la Polonia ha superato 1,7 miliardi di euro di export in “aeromobili, veicoli spaziali e parti”, con una proiezione che tocca 1,85 miliardi di euro nel 2024.
Innovazione e grandi programmi internazionali
Le aziende polacche sono ormai parte attiva delle principali commesse europee: oltre la metà delle circa 300 imprese del settore partecipa ai bandi ESA, consolidando la reputazione internazionale del Paese.
Tra i progetti più significativi troviamo la missione JUICE dell’ESA (lanciata nell’aprile 2023, con arrivo previsto su Giove nel 2031), alla quale contribuiscono diversi attori polacchi, e IGNIS, la prima missione tecnologico-scientifica polacca verso la ISS, prevista per il 2025, che condurrà esperimenti in microgravità su salute degli astronauti, microbioma, nuovi materiali e intelligenza artificiale.
Sul fronte difesa, la storica PZL Mielec ha consegnato nel marzo 2023 le prime due strutture per l’F-16 Block 70/72, rafforzando la posizione della Polonia come player centrale nelle filiere europee e regionali della sicurezza.
Ecosistema e supporto istituzionale
La competitività del settore è sostenuta da quattro cluster aerospaziali principali, che favoriscono cooperazione, innovazione e accesso a fondi UE:
Al fianco delle imprese operano istituzioni di rilievo: la già citata POLSA, la Polish Air Navigation Services Agency e il Centro di Ricerca Spaziale dell’Accademia Polacca delle Scienze (CBK PAN), attivo in fisica e geodinamica. Inoltre, l’Istituto di Aviazione della Rete Łukasiewicz, operativo dal 1926 e partner di Boeing, GE, Airbus e Pratt & Whitney, rappresenta una delle infrastrutture di ricerca più moderne d’Europa.
Quali opportunità per le imprese italiane?
Il quadro che emerge è chiaro: la Polonia si posiziona come nuovo polo europeo dell’aerospazio, con una filiera strutturata e proiettata sui mercati internazionali. Per le aziende italiane, ciò significa la possibilità di:
Un punto di incontro strategico: Italian-Polish Aerospace Forum
Accanto alla crescita del settore, negli ultimi anni la Polonia ha visto consolidarsi anche un’importante piattaforma dedicata al dialogo internazionale: l’Italian-Polish Aerospace Forum (https://forumaerospace.com/). L’evento è promosso dall’Ambasciata d’Italia a Varsavia ed è organizzato congiuntamente dall’Italian Trade Agency (ITA) – Ufficio di Varsavia e dalla Camera di Commercio e Industria Italiana in Polonia (CCIIP), con il sostegno dei principali attori industriali del settore, tra cui Leonardo in qualità di strategic partner.
Nel 2025 si è tenuta la quinta edizione, che ha riunito imprese, istituzioni, cluster tecnologici e centri di ricerca da tutta Europa, registrando una partecipazione record e un numero significativo di incontri B2B mirati. La sesta edizione, già in programma per il 2026, offrirà un format ampliato, con sessioni tecniche su AI, materiali avanzati e applicazioni satellitari, oltre a tavoli di lavoro tematici con buyer e prime contractor internazionali e uno spazio dedicato alle startup deep-tech.
Per le imprese italiane rappresenta una piattaforma concreta per presentare tecnologie, inserirsi nelle supply chain polacche già coinvolte nei programmi ESA e NATO, avviare partnership industriali e accedere a nuove opportunità nell’Europa centro-orientale. Un contesto altamente specializzato e orientato alla collaborazione, ideale per chi vuole rafforzare la propria presenza nel settore aerospaziale europeo.
Conclusioni
La Polonia si conferma un partner di primo piano per lo sviluppo dell’aerospazio europeo. La combinazione di stabilità macroeconomica, infrastrutture moderne, talenti qualificati e forte connessione con i programmi ESA e NATO crea uno scenario ideale per la cooperazione internazionale.
Per le aziende italiane della filiera aerospaziale, il Paese rappresenta non solo un mercato in espansione, ma soprattutto un hub strategico con cui costruire alleanze tecnologiche e industriali, rafforzare la competitività e accedere a nuove opportunità in Europa e oltre.
Fonte: Polish Investment & Trade Agency
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italiana in Polonia)
In Svezia, le piccole e medie imprese rappresentano la colonna vertebrale dell’economia, sostenendo occupazione, innovazione e sviluppo regionale. Nonostante questo, l’imprenditorialità femminile rimane un potenziale ampiamente sottoutilizzato. È quanto sottolinea Shoka Åhrman, economista del risparmio e stratega presso SPP (uno dei principali fondi pensione e gruppi finanziari svedesi), che invita a una strategia moderna in grado di integrare pienamente le imprese femminili nella politica di crescita nazionale.
Secondo stime dell’OECD, colmare il divario di genere nell’imprenditorialità potrebbe incrementare il PIL tra il 6% e il 12%. Un dato significativo per una nazione come la Svezia, caratterizzata da una popolazione in rapido invecchiamento e dal bisogno di ampliare la base imprenditoriale per sostenere crescita e gettito fiscale.
Tuttavia, il potenziale femminile stenta a esprimersi pienamente. Meno dell’1% del capitale di rischio svedese viene destinato a imprese fondate da donne, nonostante diversi studi dimostrino come le aziende con leadership femminile ottengano ottime performance in termini di redditività, innovazione e sostenibilità. A ciò si aggiunge il fatto che gran parte dell’ecosistema svedese dell’innovazione resta orientato verso tecnologie e industria, mentre molte imprenditrici operano nei servizi, nella sanità e nell’educazione: settori chiave per la transizione economica, ma storicamente meno supportati.
Un’indagine di Novus, commissionata da SPP, evidenzia inoltre come le differenze emergano molto presto: solo il 14% delle donne che non sono imprenditrici ha considerato l’idea di avviare un’attività, contro il 29% degli uomini. Un segnale della quantità di talento imprenditoriale femminile che rischia di non concretizzarsi.
Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale accentua ulteriormente la necessità di ampliare la partecipazione femminile all’imprenditorialità. Molte attività soggette a automazione coinvolgono settori con una forte presenza femminile, mentre le industrie più avanzate nell’uso dell’IA restano a prevalenza maschile. Poiché sono soprattutto le PMI a implementare l’IA nei processi produttivi, l’assenza di competenze e investimenti dedicati alle imprese guidate da donne rischia di creare nuove disuguaglianze tecnologiche.
In vista delle elezioni svedesi del prossimo anno, emerge con forza la necessità di politiche che rafforzino l’intero ecosistema delle PMI e, in modo mirato, l’imprenditorialità femminile. Tra le misure indicate: strumenti di finanziamento più accessibili alle micro e piccole imprese dei servizi; iniziative di crescita e internazionalizzazione nei settori dove la presenza femminile è più elevata; una riforma degli appalti pubblici che favorisca la partecipazione delle realtà più piccole; strategie di formazione che incoraggino una maggiore presenza femminile nei settori tecnologici e innovativi; reti e strutture di supporto più solide su tutto il territorio nazionale.
Un’economia realmente inclusiva non genera solo più imprese, ma produce una crescita più diversificata, resiliente e capace di creare valore nel lungo periodo. Per la Svezia e, più in generale, per i Paesi che puntano su innovazione e competitività, favorire l’imprenditorialità femminile non è soltanto una scelta strategica: è una necessità economica.
FONTI:
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)
Quando in Giappone si dice "ima dake" (今だけ – "solo adesso"), non è un semplice avvertimento: è un mantra culturale che muove milioni di consumatori. Dicembre rappresenta il momento perfetto per osservare questa ossessione nazionale al suo apice, con tre occasioni simultanee che scatenano una tempesta di prodotti in edizione limitata: il Natale occidentale, il Capodanno tradizionale e l'imminente Anno del Cavallo nello zodiaco cinese.
Dal 2 al 7 dicembre, KFC Japan ha aperto a Roppongi Hills il suo primo ristorante temporaneo a tema natalizio, trasformando il classico pollo fritto in piatti gourmet come il pollo affumicato con chips di ciliegio e pasta al pepe nero. Un'esperienza che durerà appena sei giorni, ma che riflette una tradizione ormai radicata: il Natale giapponese è sinonimo di KFC, con 3,6 milioni di famiglie che ordinano il loro "Party Barrel" natalizio, rendendo il 24 dicembre il giorno più affollato dell'anno per la catena. Questa peculiare tradizione nacque negli anni '70, quando il manager Takeshi Okawara sentì alcuni stranieri lamentarsi della mancanza di tacchino a Natale e lanciò la campagna "Kentucky for Christmas", convincendo i giapponesi che il pollo fritto fosse il piatto natalizio americano per eccellenza.
Starbucks Japan non è da meno: già da novembre ha lanciato la sua collezione "Joyful Medley", con Frappuccino alla fragola e tè invernale, seguiti a fine novembre dalla linea S'mores al cioccolato. Ma l'elemento più sorprendente sono i merchandise: tumbler decorati con strass da 19.500 yen, tazze termiche natalizie, e persino candele profumate alle miscele di caffè. La catena americana ha fatto della stagionalità il suo marchio distintivo in Giappone, con collezioni che cambiano ogni poche settimane: dalle bevande sakura primaverili ai frappuccino alla patata dolce autunnali. Prodotti che scompaiono rapidamente dagli scaffali, alimentando quella FOMO (fear of missing out) che le aziende giapponesi hanno trasformato in arte.
E mentre le vetrine brillano di decorazioni natalizie, i grandi magazzini stanno già vendendo le fukubukuro (borse della fortuna) per il Capodanno 2026, tutte a tema cavallo. Non si tratta solo di gadget: il grande magazzino Tobu offre borse da 5.000 yen che includono 30 minuti di equitazione e un calendario con foto del proprio cavallo, mentre Takashimaya propone un'esperienza annuale da "proprietario di cavallo da corsa" per 20.260 yen, completa di tour in un ranch di Hokkaido e accesso alle tribune riservate ai proprietari durante le corse. L'uso del gioco di parole è onnipresente: "uma" significa cavallo, ma anche "umai" (delizioso) e "umaku-iku" (portafortuna), così i negozi riempiono le loro borse con cibi prelibati e prodotti scaramantici. Disney Store Japan ha lanciato il 2 dicembre la sua collezione zodiacale con Mickey, Minnie e Stitch vestiti da cavalli, completi di cappucci equini, grembiuli con motivi giapponesi tradizionali e campanellini dorati.
Ma perché il Giappone è ossessionato da queste edizioni limitate? La risposta affonda le radici nella cultura del mono no aware, l'apprezzamento della bellezza effimera. Questo concetto estetico, risalente al periodo Heian (794-1185) e popolarizzato dal filosofo Motoori Norinaga nel XVIII secolo, esprime una consapevolezza dell'impermanenza e un'apprezzamento malinconico per le cose fugaci. In un paese con quattro stagioni distintissime, tutto è progettato per essere temporaneo: le fragole a gennaio-marzo, il sakura ad aprile, le patate dolci e castagne in autunno. Questa filosofia si estende al consumismo: circa il 75% dei giapponesi ha acquistato prodotti in edizione limitata, e il 48,8% lo fa specificamente per "vivere la stagione". L'impermanenza non è vista come una perdita, ma come ciò che rende le cose preziose.
Il risultato? Un ciclo infinito di lancio, acquisto frenetico e nostalgia, dove il valore non sta solo nel prodotto ma nell'esperienza di averlo vissuto "nel momento giusto". Le aziende lo sanno bene: Kit Kat ha creato oltre 300 gusti limitati in Giappone, con quattro milioni di pezzi venduti ogni giorno. Dicembre è la perfetta dimostrazione di come il Giappone abbia trasformato l'impermanenza in strategia commerciale, facendo del "solo adesso" la più potente chiamata all'azione. Che si tratti di un bucket di KFC consumato la vigilia di Natale, un tumbler Starbucks scintillante o una fukubukuro contenente esperienze equestri, il messaggio è sempre lo stesso: questo momento non tornerà più, quindi vivilo intensamente.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)
Le esportazioni e le importazioni raggiungono nuovi record nel mese scorso
Le esportazioni e le importazioni brasiliane hanno raggiunto nuovi record nel mese di novembre, secondo i dati pubblicati giovedì 4 dicembre dalla Segreteria per il Commercio Estero del Ministero dello Sviluppo, dell'Industria, del Commercio e dei Servizi (Secex/MDIC). Nello stesso mese, le esportazioni hanno totalizzato 28,5 miliardi di dollari e le importazioni 22,7 miliardi di dollari, con un surplus di 5,8 miliardi di dollari e un flusso commerciale di 51,2 miliardi di dollari.
Dall'inizio dell'anno, le esportazioni hanno raggiunto i 317,8 miliardi di dollari USA e le importazioni i 260 miliardi di dollari USA, con un saldo positivo di 57,8 miliardi di dollari USA e un flusso commerciale annuo di 577,8 miliardi di dollari USA.
Confrontando novembre 2025 (28,51 miliardi di dollari) con novembre 2024 (27,86 miliardi di dollari), le esportazioni sono aumentate del 2,4%. Le importazioni sono cresciute del 7,4% tra novembre 2025 (22,67 miliardi di dollari) e lo stesso mese del 2024 (21,11 miliardi di dollari). Di conseguenza, il flusso commerciale mensile è stato pari a 51,19 miliardi di dollari, con un'espansione del 4,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Tra gennaio e novembre, le esportazioni sono aumentate dell'1,8% rispetto al 2025 (317,82 miliardi di dollari) e al 2024 (312,17 miliardi di dollari). Le importazioni sono cresciute del 7,2% nello stesso periodo, passando da 242,62 miliardi di dollari a 259,98 miliardi di dollari. Il flusso commerciale cumulato ha raggiunto i 577,8 miliardi di dollari, con un aumento del 4,1%.
Nell'andamento settoriale delle esportazioni a novembre 2025, rispetto a novembre 2024, si è registrato un aumento di 1,16 miliardi di dollari (25,8%) nell'agricoltura e di 0,57 miliardi di dollari (3,7%) nel settore manifatturiero, oltre a una diminuzione di 1,06 miliardi di dollari (14%) nelle industrie estrattive. Nell'anno cumulato, l'agricoltura è cresciuta di 3,45 miliardi di dollari (5%) e il settore manifatturiero di 5,3 miliardi di dollari (3,2%), mentre le industrie estrattive sono diminuite di 3,26 miliardi di dollari (4,3%).
Nelle importazioni del mese, si è registrato un aumento di 1,79 miliardi di dollari (9,3%) nei beni manifatturieri, una diminuzione di 0,02 miliardi di dollari (5,4%) nei prodotti agricoli e una diminuzione di 0,21 miliardi di dollari (18,1%) nelle industrie estrattive. Nei dati annuali, l'agricoltura ha registrato un aumento di 0,36 miliardi di dollari (7%) e il settore manifatturiero di 20,52 miliardi di dollari (9,3%), mentre le industrie estrattive sono diminuite di 3,49 miliardi di dollari (22,6%).
Fonte: Agrolink
(Contributo editoriale a cura della Câmara de Comércio Italiana de São Paulo - ITALCAM)
Stegra è una delle iniziative industriali più ambiziose della Svezia contemporanea: una grande fabbrica di acciaio verde in costruzione a Boden, nel nord del Paese, basata su idrogeno rinnovabile e tecnologie di riduzione diretta del ferro. Guidata dall’ex CEO di Scania, Henrik Henriksson, l’azienda vuole diventare un punto di riferimento europeo nella siderurgia a basse emissioni. Tuttavia, negli ultimi mesi il progetto si è confrontato con sfide finanziarie che stanno attirando l’attenzione del mondo industriale.
Costi in aumento e necessità di nuovi capitali
In primavera, Henriksson aveva dichiarato che la prima fase dello stabilimento fosse interamente finanziata. Una revisione interna realizzata durante l’estate ha però mostrato un quadro diverso: i costi del progetto sono aumentati di circa il 15%, rendendo necessaria una nuova raccolta di fondi per circa 10 miliardi di corone svedesi.
Il processo è stato più difficile del previsto. Gli investitori globali guardano oggi con maggiore prudenza ai progetti legati alla transizione ecologica, e il clima dei mercati si è raffreddato nei confronti delle cosiddette impact companies.
L’effetto Northvolt e la cautela dei finanziatori
Un elemento che ha pesato molto è ciò che in Svezia viene ormai chiamato “l’effetto Northvolt”.
Northvolt, un tempo considerata il fiore all’occhiello della green industry svedese, era un grande progetto per la produzione di batterie al litio. Dopo anni di difficoltà operative e ritardi, l’azienda è fallita, lasciando un segno profondo nella fiducia degli investitori verso i progetti industriali ad alta intensità di capitale.
Di conseguenza, banche e fondi oggi richiedono maggiore trasparenza, solide garanzie e una comunicazione più prudente. Per Stegra, che cerca di evitare paragoni con Northvolt, questo significa dover dimostrare con chiarezza la solidità dei propri conti e delle proprie tecnologie.
Il nodo del rischio Paese e la svolta del sostegno pubblico
Alla difficoltà del mercato si è aggiunta una percezione crescente di rischio Paese. Alcuni finanziatori stranieri hanno interpretato come segnale negativo la decisione del governo svedese di bloccare un finanziamento europeo precedentemente approvato per il progetto. Una mossa che, vista dall’estero, ha sollevato dubbi sulla stabilità del sostegno politico.
La situazione si è in parte chiarita nelle ultime settimane, quando l’Agenzia svedese per l’Energia ha annunciato un contributo di 390 milioni di corone nell’ambito del programma Industriklivet.
Si tratta di una somma modesta per un progetto di questa scala, ma il suo valore simbolico è notevole: indica che lo Stato svedese sostiene il progetto, riducendo il timore degli investitori.
Anche la partecipazione di un ministro a incontri con le banche ha contribuito a rafforzare questa percezione di impegno politico.
Una sfida che va oltre il finanziamento
Nonostante i passi avanti, Stegra deve ancora dimostrare di poter avviare una produzione stabile di acciaio verde, trovare clienti disposti a pagare un green premium e operare in sintonia con le politiche europee su emissioni e mercato ETS.
Il successo del progetto avrebbe un impatto significativo non solo su Boden, che ha investito molto nella sua realizzazione, ma anche sulla reputazione dell’industria verde svedese dopo un periodo di turbolenze.
Perché questa vicenda interessa le aziende italiane
Per le imprese italiane, il caso Stegra rappresenta molto più di una storia nazionale svedese. È un indicatore chiave di come si sta evolvendo l’industria verde europea. La domanda di acciaio a basse emissioni crescerà rapidamente nei settori dove l’Italia è particolarmente forte: automotive, meccanica, edilizia, tecnologie industriali.
Inoltre, la realizzazione di un impianto di questa dimensione genera un enorme indotto: forniture tecniche, componentistica, ingegneria, logistica, sistemi digitali, consulenza energetica. Le aziende italiane, già molto apprezzate in Svezia per competenze e qualità manifatturiera, possono trovare spazio in vari segmenti della catena del valore.
Stegra non è solo un progetto industriale: è un laboratorio della nuova economia europea, dove tecnologia, sostenibilità e capitale devono trovare un equilibrio. Comprendere questa dinamica può aiutare le imprese italiane a identificare opportunità, rischi e possibili aree di collaborazione in uno dei mercati più avanzati e innovativi del continente.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)
L’Argentina sta attraversando una fase di rinnovato dinamismo economico, sostenuta da misure che migliorano la stabilità e l’attrattività del Paese per gli investitori stranieri. Tra le iniziative più rilevanti si distingue il Regime di Incentivi per Grandi Investimenti (RIGI), che garantisce fino a 30 anni di stabilità fiscale, giuridica e cambiaria per progetti nei settori energia, infrastrutture, industria manifatturiera, tecnologia e mining.
Parallelamente, nuove disposizioni del Banco Central favoriscono una maggiore flessibilità per la rimessa dei capitali e semplificano l’operatività degli investitori non residenti, contribuendo a un clima di maggiore fiducia e prevedibilità.
Il Paese registra inoltre un crescente interesse internazionale nei comparti agroindustriale, energie rinnovabili, biotecnologie e meccanica di precisione, confermandosi come piattaforma strategica per sviluppare progetti produttivi e partnership a medio-lungo termine.
In questo contesto, l’Argentina si posiziona oggi come uno dei mercati più promettenti dell’America Latina per imprese e investitori in cerca di nuove opportunità di espansione.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)
ITA Airways inaugurerà il primo collegamento diretto nella storia tra Roma e Houston il 1° maggio 2026, segnando un passo decisivo nel rafforzamento dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. I voli, già in vendita, partiranno con tre frequenze settimanali nel mese di maggio per poi aumentare a cinque dal 1° giugno. La rotta sarà operata con Airbus A330-900.
La programmazione prevede partenze da Roma alle 10:20 con arrivo a Houston alle 15:40; il rientro decollerà dal George Bush Intercontinental Airport alle 18:10 con arrivo a Fiumicino il giorno successivo alle 11:50.
Per ITA Airways si tratta di un tassello strategico nell’espansione nel mercato nordamericano, che con Houston raggiunge nove destinazioni servite, sostenute anche dagli accordi di codeshare con United Airlines e Air Canada.
Il nuovo volo è stato accolto positivamente dalle istituzioni statunitensi, che ne sottolineano l’impatto economico e diplomatico. Fondamentale è stato inoltre il contributo delle istituzioni italiane presenti a Houston: il Consolato Generale d’Italia, la Camera di Commercio Italiana e gli altri attori del sistema Italia hanno lavorato a lungo per rendere possibile questo storico traguardo, primo collegamento diretto fra Houston e il nostro Paese.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)
Lo stipendio medio ceco è arrivato nel terzo trimestre sulla soglia di 2000 euro al mese. Lo indica l'Ufficio di Statistica Ceco.
Tra luglio e fine settembre lo stipendio medio in Repubblica Ceca ammontava a 48.295 corone ceche al mese, circa 2000 euro con il cambio di inizio dicembre. Gli stipendi sono quindi cresciuti in un anno di oltre il sette percento con un incremento del 4,5% al netto dell'inflazione. Dall'inizio dell'anno le remunerazioni sono aumentate di oltre il sette percento a poco più di 48.000 corone. Il dato riguarda lo stipendio mensile lordo senza tuttavia i contributi pensionistici e sanitari.
Nell'industria manifatturiera lo stipendio medio è cresciuto di circa il sei percento a poco più di 47.000 corone dall'inizio dell'anno. I settori meglio pagati con una media oltre 80.000 corone rimangono le finanze e l'ICT, mentre lo stipendio medio in settori come ristorazione, accoglienza o servizi amministrativi non ha ancora raggiunto le 40.000 corone.
Fonte: csu.gov.cz
La nuova legge sulla contabilità approvata a fine novembre dal governo approda in parlamento.
La stesura della legge da parte del Ministero delle Finanze è durata praticamente l'intera scorsa legislatura. Il principale obiettivo è modernizzare la legislazione contabile ceca, che risale al 1991, e armonizzarla con l'estero tramite un maggiore utilizzo degli standard internazionali IFRS. La contabilità modificata dalla nuova legislazione dovrebbe restituire un'immagine più veritiera e chiara sulla condizione economica delle unità contabili.
La legge e le norme collegate poi intervengono anche sulla questione degli ammortamenti e riducono la platea dei contributi, che avranno obbligo di tenere la contabilità. Con la norma l'obbligo verrà a meno per le persone fisiche e le associazioni cittadine, che non sono pagatori dell'IVA. I soggetti potranno tuttavia tenere la contabilità in maniera facoltativa. La legge ora verrà discussa dalla Camera dei Deputati, dove dopo le elezioni legislative di ottobre è cambiata la maggioranza.
Fonte: mfcr.cz
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
I
l Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al rialzo le sue previsioni per l’economia spagnola, stimando una crescita del 2,9% nel 2025 e del 2,0% nel 2026, il che colloca la Spagna come l’economia avanzata con la maggiore crescita prevista per il secondo anno consecutivo. Queste cifre superano persino le proiezioni del Governo spagnolo, che prevedeva un aumento del 2,7%.
Secondo il FMI, la Spagna mantiene un’espansione solida grazie al dinamismo dell’occupazione, alla forza del turismo e allo stimolo dei fondi europei Next Generation EU, che continuano a finanziare progetti di modernizzazione nelle infrastrutture, nella digitalizzazione e nella transizione energetica.
Fattori che alimentano la crescita
Mercato del lavoro resiliente. L’occupazione continua a crescere con forza, trainata dalle assunzioni nei servizi, nel turismo e nell’industria, oltre che dall’integrazione di nuovi lavoratori immigrati.
Turismo da record. Il settore turistico vive una nuova fase di espansione, superando i livelli pre-pandemia e offrendo un impulso decisivo al PIL.
Fondi europei e transizione verde. Gli investimenti legati al Piano di Ripresa hanno sostenuto la domanda interna e favorito i progressi nelle energie rinnovabili e nella digitalizzazione delle imprese.
Maggiore proiezione internazionale. Il miglioramento della connettività aerea, delle esportazioni e degli investimenti esteri consolida la Spagna come uno dei poli più dinamici d’Europa.
L’inflazione, la principale sfida
Nonostante la buona performance macroeconomica, persistono sfide significative. L’INE ha rivisto al rialzo, nel mese di ottobre, il tasso d’inflazione di settembre, portandolo al 3%, un decimo in più rispetto a quanto previsto, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi dell’elettricità e dei carburanti.
Il FMI, da parte sua, prevede che l’inflazione media si moderi al 2,4% nel 2025 e al 2,0% nel 2026, anche se avverte dei rischi nel caso in cui i prezzi energetici restino elevati.
Allo stesso modo, l’organismo stima un tasso di disoccupazione del 10,8% nel 2025, ancora tra i più alti dell’Unione Europea, e sottolinea che non tutte le famiglie percepiscono la crescita nello stesso modo, riflettendo differenze tra settori e regioni.
Fonte: monedaunica.net
Si è svolto lo scorso 11 novembre, presso l’Hotel InterContinental di Madrid, l’incontro “Il settore turistico in Italia e Spagna: un turismo più sostenibile, un patrimonio più innovativo e uno sport più inclusivo e solidale”, organizzato dalla Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna (CCIS) e da ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Spagna e con la Presidenza Onoraria di Sua Maestà il Re di Spagna Felipe VI.
L’iniziativa, che ha riunito rappresentanti di istituzioni, imprese e associazioni dei due Paesi, ha offerto un’importante occasione di confronto sulle strategie comuni per promuovere un modello di turismo capace di coniugare innovazione, sostenibilità e inclusione.
Alla sessione inaugurale sono intervenuti Marco Pizzi, presidente della CCIS, Ángel Asensio, vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna e presidente della Camera di Commercio di Madrid, Ana Muñoz Llabrés, direttrice generale delle Politiche Turistiche della Spagna, e Alessandra Priante, presidente di ENIT Italia.
I lavori si sono articolati in quattro tavole rotonde tematiche dedicate a:
Nel suo intervento conclusivo, l’Ambasciatore d’Italia in Spagna, S.E. Giuseppe Buccino Grimaldi, ha ricordato i dati più recenti sull’andamento del settore, evidenziando il contributo crescente del turismo culturale, sportivo e delle radici. L’Ambasciatore ha inoltre richiamato l’urgenza di affrontare le sfide legate all’overtourism e alla distribuzione equilibrata dei flussi turistici, promuovendo modelli che portino benefici sostenibili alle comunità locali.
L’evento ha confermato la volontà condivisa tra Italia e Spagna di sviluppare politiche e iniziative comuni orientate alla sostenibilità, all’innovazione e all’inclusione.
Lo scorso 9 ottobre, presso la sede della IE Tower di Madrid, è stata presentata la relazione “Investire nel Mediterraneo”, uno studio promosso da The European House – Ambrosetti (TEHA) in collaborazione con Amazon e con la partecipazione della IE University. Il progetto, presieduto da Enrico Letta, Dean della IE School of Politics, Economics and Global Affairs e Presidente dell’Istituto Jacques Delors, analizza le opportunità di investimento nei paesi mediterranei, con particolare attenzione a Spagna e Italia, due economie chiave della regione.
Il rapporto, redatto da un comitato di esperti composto da Carlo Altomonte (SDA Bocconi), Patricia Gabaldón (IE University) e Jordi Sevilla (economista ed ex ministro delle Pubbliche Amministrazioni), offre una radiografia comparata dell’attrattiva economica e della competitività di entrambi i paesi. La ricerca prende come riferimento l’Indice di Attrattività Globale sviluppato da TEHA, che misura il potenziale di un paese in termini di sostenibilità e capacità di attrarre investimenti diretti esteri (IDE).
La Spagna e i suoi progressi in termini di competitività
I risultati dello studio mostrano un’evoluzione positiva della Spagna in termini di competitività e attrattività degli investimenti. Dal 2020, il Paese ha migliorato di 5,7 punti la sua attrattiva per gli investimenti esteri, contro un aumento di 4,6 punti registrato dall’Italia. Questo progresso si basa su fattori strutturali quali la digitalizzazione, il miglioramento del mercato del lavoro e la crescita del PIL, che tra il 2010 e il 2024 è aumentato del 18,8% (contro il 6,2% in Italia).
La Spagna è inoltre leader in indicatori chiave in materia di trasformazione digitale, distinguendosi per la copertura di reti ad alta capacità e per lo sviluppo di servizi pubblici digitali, dove supera ampiamente la media europea e l’Italia.
Fattori determinanti e sfide comuni
L’analisi identifica nove aree fondamentali per l’attrattività degli investimenti: il quadro macroeconomico, le infrastrutture fisiche e digitali, la fiscalità, l’efficienza amministrativa, il sistema giudiziario, il mercato del lavoro, l’istruzione, le politiche di attrazione dei talenti e la qualità della vita.
Sebbene la Spagna abbia registrato una dinamica di crescita più forte negli ultimi anni, lo studio evidenzia anche la maggiore omogeneità amministrativa del sistema italiano, che favorisce la stabilità normativa e una minore frammentazione territoriale.
Un dialogo strategico per il futuro del Mediterraneo
Durante la presentazione, gli esperti hanno sottolineato l’importanza di promuovere politiche coordinate che rafforzino la regione mediterranea come destinazione strategica per gli investimenti internazionali. Secondo Valerio De Molli, socio amministratore e CEO di TEHA Group, “attrarre investimenti stranieri deve essere una priorità strategica per i paesi mediterranei”, essendo grandi aziende internazionali un motore di occupazione e crescita.
Da parte sua, Ruth Díaz, direttrice generale di Amazon in Spagna, ha sottolineato il ruolo della digitalizzazione come motore chiave dello sviluppo economico e la necessità di avanzare verso un quadro normativo più stabile e armonizzato in Europa. Dal suo arrivo in Spagna nel 2010, Amazon ha investito oltre 20 miliardi di euro e ha generato un impatto di 17 miliardi di euro sul PIL nazionale.
Fonte: IE Uiversity
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, la COP 30, tenutasi nel novembre 2025 a Belém (BRA), il Brasile è stato riconosciuto come una delle principali leadership globali nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
Il riconoscimento è stato rafforzato dalla pubblicazione Revisão da Política Energética do Brasil 2025, del Ministero delle Miniere e dell’Energia brasiliano, che evidenzia il ruolo del paese come riferimento nella definizione di politiche pubbliche di lungo periodo orientate all’energia pulita, all’inclusione sociale e alla sicurezza energetica.
La pubblicazione ha indicato tre raccomandazioni fondamentali per il progresso della transizione energetica in Brasile: garantire una maggiore flessibilità del sistema elettrico, soprattutto con l’espansione dell’energia solare ed eolica; promuovere una transizione inclusiva, con una distribuzione equilibrata di costi e benefici; e consolidare ulteriormente la leadership dei combustibili a basse emissioni di carbonio.
Lo studio sottolinea inoltre il protagonismo del Brasile nel settore dei biocarburanti e l’espansione dell’uso di biodiesel, biometano, diesel verde e SAF (carburante sostenibile per l’aviazione).
L’impatto economico previsto per la transizione energetica è significativo. Oltre ad attrarre nuovi investimenti e rafforzare la sostenibilità ambientale, favorisce anche la creazione di posti di lavoro.
Lo studio Shaping Brazil’s Workforce for a De-fossilized Economy, realizzato da Schneider Electric in collaborazione con la società di consulenza Systemiq, stima che il Paese potrà creare fino a 760 mila nuovi posti di lavoro nel settore della bioenergia entro il 2030.
Questo scenario apre prospettive concrete per nuove partnership strategiche tra Brasile e Italia, sia nello sviluppo di tecnologie, che nell’acquisizione di attrezzature di ultima generazione; negli investimenti industriali, tramite partnership e joint venture; in progetti di ricerca e formazione; oltre a iniziative volte a rafforzare l’economia verde e la sostenibilità a lungo termine.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana di Santa Catarina)