Domenica 22 Marzo 2026
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In Svezia, le piccole e medie imprese rappresentano la colonna vertebrale dell’economia, sostenendo occupazione, innovazione e sviluppo regionale. Nonostante questo, l’imprenditorialità femminile rimane un potenziale ampiamente sottoutilizzato. È quanto sottolinea Shoka Åhrman, economista del risparmio e stratega presso SPP (uno dei principali fondi pensione e gruppi finanziari svedesi), che invita a una strategia moderna in grado di integrare pienamente le imprese femminili nella politica di crescita nazionale.
Secondo stime dell’OECD, colmare il divario di genere nell’imprenditorialità potrebbe incrementare il PIL tra il 6% e il 12%. Un dato significativo per una nazione come la Svezia, caratterizzata da una popolazione in rapido invecchiamento e dal bisogno di ampliare la base imprenditoriale per sostenere crescita e gettito fiscale.
Tuttavia, il potenziale femminile stenta a esprimersi pienamente. Meno dell’1% del capitale di rischio svedese viene destinato a imprese fondate da donne, nonostante diversi studi dimostrino come le aziende con leadership femminile ottengano ottime performance in termini di redditività, innovazione e sostenibilità. A ciò si aggiunge il fatto che gran parte dell’ecosistema svedese dell’innovazione resta orientato verso tecnologie e industria, mentre molte imprenditrici operano nei servizi, nella sanità e nell’educazione: settori chiave per la transizione economica, ma storicamente meno supportati.
Un’indagine di Novus, commissionata da SPP, evidenzia inoltre come le differenze emergano molto presto: solo il 14% delle donne che non sono imprenditrici ha considerato l’idea di avviare un’attività, contro il 29% degli uomini. Un segnale della quantità di talento imprenditoriale femminile che rischia di non concretizzarsi.
Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale accentua ulteriormente la necessità di ampliare la partecipazione femminile all’imprenditorialità. Molte attività soggette a automazione coinvolgono settori con una forte presenza femminile, mentre le industrie più avanzate nell’uso dell’IA restano a prevalenza maschile. Poiché sono soprattutto le PMI a implementare l’IA nei processi produttivi, l’assenza di competenze e investimenti dedicati alle imprese guidate da donne rischia di creare nuove disuguaglianze tecnologiche.
In vista delle elezioni svedesi del prossimo anno, emerge con forza la necessità di politiche che rafforzino l’intero ecosistema delle PMI e, in modo mirato, l’imprenditorialità femminile. Tra le misure indicate: strumenti di finanziamento più accessibili alle micro e piccole imprese dei servizi; iniziative di crescita e internazionalizzazione nei settori dove la presenza femminile è più elevata; una riforma degli appalti pubblici che favorisca la partecipazione delle realtà più piccole; strategie di formazione che incoraggino una maggiore presenza femminile nei settori tecnologici e innovativi; reti e strutture di supporto più solide su tutto il territorio nazionale.
Un’economia realmente inclusiva non genera solo più imprese, ma produce una crescita più diversificata, resiliente e capace di creare valore nel lungo periodo. Per la Svezia e, più in generale, per i Paesi che puntano su innovazione e competitività, favorire l’imprenditorialità femminile non è soltanto una scelta strategica: è una necessità economica.
FONTI:
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)
Quando in Giappone si dice "ima dake" (今だけ – "solo adesso"), non è un semplice avvertimento: è un mantra culturale che muove milioni di consumatori. Dicembre rappresenta il momento perfetto per osservare questa ossessione nazionale al suo apice, con tre occasioni simultanee che scatenano una tempesta di prodotti in edizione limitata: il Natale occidentale, il Capodanno tradizionale e l'imminente Anno del Cavallo nello zodiaco cinese.
Dal 2 al 7 dicembre, KFC Japan ha aperto a Roppongi Hills il suo primo ristorante temporaneo a tema natalizio, trasformando il classico pollo fritto in piatti gourmet come il pollo affumicato con chips di ciliegio e pasta al pepe nero. Un'esperienza che durerà appena sei giorni, ma che riflette una tradizione ormai radicata: il Natale giapponese è sinonimo di KFC, con 3,6 milioni di famiglie che ordinano il loro "Party Barrel" natalizio, rendendo il 24 dicembre il giorno più affollato dell'anno per la catena. Questa peculiare tradizione nacque negli anni '70, quando il manager Takeshi Okawara sentì alcuni stranieri lamentarsi della mancanza di tacchino a Natale e lanciò la campagna "Kentucky for Christmas", convincendo i giapponesi che il pollo fritto fosse il piatto natalizio americano per eccellenza.
Starbucks Japan non è da meno: già da novembre ha lanciato la sua collezione "Joyful Medley", con Frappuccino alla fragola e tè invernale, seguiti a fine novembre dalla linea S'mores al cioccolato. Ma l'elemento più sorprendente sono i merchandise: tumbler decorati con strass da 19.500 yen, tazze termiche natalizie, e persino candele profumate alle miscele di caffè. La catena americana ha fatto della stagionalità il suo marchio distintivo in Giappone, con collezioni che cambiano ogni poche settimane: dalle bevande sakura primaverili ai frappuccino alla patata dolce autunnali. Prodotti che scompaiono rapidamente dagli scaffali, alimentando quella FOMO (fear of missing out) che le aziende giapponesi hanno trasformato in arte.
E mentre le vetrine brillano di decorazioni natalizie, i grandi magazzini stanno già vendendo le fukubukuro (borse della fortuna) per il Capodanno 2026, tutte a tema cavallo. Non si tratta solo di gadget: il grande magazzino Tobu offre borse da 5.000 yen che includono 30 minuti di equitazione e un calendario con foto del proprio cavallo, mentre Takashimaya propone un'esperienza annuale da "proprietario di cavallo da corsa" per 20.260 yen, completa di tour in un ranch di Hokkaido e accesso alle tribune riservate ai proprietari durante le corse. L'uso del gioco di parole è onnipresente: "uma" significa cavallo, ma anche "umai" (delizioso) e "umaku-iku" (portafortuna), così i negozi riempiono le loro borse con cibi prelibati e prodotti scaramantici. Disney Store Japan ha lanciato il 2 dicembre la sua collezione zodiacale con Mickey, Minnie e Stitch vestiti da cavalli, completi di cappucci equini, grembiuli con motivi giapponesi tradizionali e campanellini dorati.
Ma perché il Giappone è ossessionato da queste edizioni limitate? La risposta affonda le radici nella cultura del mono no aware, l'apprezzamento della bellezza effimera. Questo concetto estetico, risalente al periodo Heian (794-1185) e popolarizzato dal filosofo Motoori Norinaga nel XVIII secolo, esprime una consapevolezza dell'impermanenza e un'apprezzamento malinconico per le cose fugaci. In un paese con quattro stagioni distintissime, tutto è progettato per essere temporaneo: le fragole a gennaio-marzo, il sakura ad aprile, le patate dolci e castagne in autunno. Questa filosofia si estende al consumismo: circa il 75% dei giapponesi ha acquistato prodotti in edizione limitata, e il 48,8% lo fa specificamente per "vivere la stagione". L'impermanenza non è vista come una perdita, ma come ciò che rende le cose preziose.
Il risultato? Un ciclo infinito di lancio, acquisto frenetico e nostalgia, dove il valore non sta solo nel prodotto ma nell'esperienza di averlo vissuto "nel momento giusto". Le aziende lo sanno bene: Kit Kat ha creato oltre 300 gusti limitati in Giappone, con quattro milioni di pezzi venduti ogni giorno. Dicembre è la perfetta dimostrazione di come il Giappone abbia trasformato l'impermanenza in strategia commerciale, facendo del "solo adesso" la più potente chiamata all'azione. Che si tratti di un bucket di KFC consumato la vigilia di Natale, un tumbler Starbucks scintillante o una fukubukuro contenente esperienze equestri, il messaggio è sempre lo stesso: questo momento non tornerà più, quindi vivilo intensamente.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)
Le esportazioni e le importazioni raggiungono nuovi record nel mese scorso
Le esportazioni e le importazioni brasiliane hanno raggiunto nuovi record nel mese di novembre, secondo i dati pubblicati giovedì 4 dicembre dalla Segreteria per il Commercio Estero del Ministero dello Sviluppo, dell'Industria, del Commercio e dei Servizi (Secex/MDIC). Nello stesso mese, le esportazioni hanno totalizzato 28,5 miliardi di dollari e le importazioni 22,7 miliardi di dollari, con un surplus di 5,8 miliardi di dollari e un flusso commerciale di 51,2 miliardi di dollari.
Dall'inizio dell'anno, le esportazioni hanno raggiunto i 317,8 miliardi di dollari USA e le importazioni i 260 miliardi di dollari USA, con un saldo positivo di 57,8 miliardi di dollari USA e un flusso commerciale annuo di 577,8 miliardi di dollari USA.
Confrontando novembre 2025 (28,51 miliardi di dollari) con novembre 2024 (27,86 miliardi di dollari), le esportazioni sono aumentate del 2,4%. Le importazioni sono cresciute del 7,4% tra novembre 2025 (22,67 miliardi di dollari) e lo stesso mese del 2024 (21,11 miliardi di dollari). Di conseguenza, il flusso commerciale mensile è stato pari a 51,19 miliardi di dollari, con un'espansione del 4,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Tra gennaio e novembre, le esportazioni sono aumentate dell'1,8% rispetto al 2025 (317,82 miliardi di dollari) e al 2024 (312,17 miliardi di dollari). Le importazioni sono cresciute del 7,2% nello stesso periodo, passando da 242,62 miliardi di dollari a 259,98 miliardi di dollari. Il flusso commerciale cumulato ha raggiunto i 577,8 miliardi di dollari, con un aumento del 4,1%.
Nell'andamento settoriale delle esportazioni a novembre 2025, rispetto a novembre 2024, si è registrato un aumento di 1,16 miliardi di dollari (25,8%) nell'agricoltura e di 0,57 miliardi di dollari (3,7%) nel settore manifatturiero, oltre a una diminuzione di 1,06 miliardi di dollari (14%) nelle industrie estrattive. Nell'anno cumulato, l'agricoltura è cresciuta di 3,45 miliardi di dollari (5%) e il settore manifatturiero di 5,3 miliardi di dollari (3,2%), mentre le industrie estrattive sono diminuite di 3,26 miliardi di dollari (4,3%).
Nelle importazioni del mese, si è registrato un aumento di 1,79 miliardi di dollari (9,3%) nei beni manifatturieri, una diminuzione di 0,02 miliardi di dollari (5,4%) nei prodotti agricoli e una diminuzione di 0,21 miliardi di dollari (18,1%) nelle industrie estrattive. Nei dati annuali, l'agricoltura ha registrato un aumento di 0,36 miliardi di dollari (7%) e il settore manifatturiero di 20,52 miliardi di dollari (9,3%), mentre le industrie estrattive sono diminuite di 3,49 miliardi di dollari (22,6%).
Fonte: Agrolink
(Contributo editoriale a cura della Câmara de Comércio Italiana de São Paulo - ITALCAM)
Stegra è una delle iniziative industriali più ambiziose della Svezia contemporanea: una grande fabbrica di acciaio verde in costruzione a Boden, nel nord del Paese, basata su idrogeno rinnovabile e tecnologie di riduzione diretta del ferro. Guidata dall’ex CEO di Scania, Henrik Henriksson, l’azienda vuole diventare un punto di riferimento europeo nella siderurgia a basse emissioni. Tuttavia, negli ultimi mesi il progetto si è confrontato con sfide finanziarie che stanno attirando l’attenzione del mondo industriale.
Costi in aumento e necessità di nuovi capitali
In primavera, Henriksson aveva dichiarato che la prima fase dello stabilimento fosse interamente finanziata. Una revisione interna realizzata durante l’estate ha però mostrato un quadro diverso: i costi del progetto sono aumentati di circa il 15%, rendendo necessaria una nuova raccolta di fondi per circa 10 miliardi di corone svedesi.
Il processo è stato più difficile del previsto. Gli investitori globali guardano oggi con maggiore prudenza ai progetti legati alla transizione ecologica, e il clima dei mercati si è raffreddato nei confronti delle cosiddette impact companies.
L’effetto Northvolt e la cautela dei finanziatori
Un elemento che ha pesato molto è ciò che in Svezia viene ormai chiamato “l’effetto Northvolt”.
Northvolt, un tempo considerata il fiore all’occhiello della green industry svedese, era un grande progetto per la produzione di batterie al litio. Dopo anni di difficoltà operative e ritardi, l’azienda è fallita, lasciando un segno profondo nella fiducia degli investitori verso i progetti industriali ad alta intensità di capitale.
Di conseguenza, banche e fondi oggi richiedono maggiore trasparenza, solide garanzie e una comunicazione più prudente. Per Stegra, che cerca di evitare paragoni con Northvolt, questo significa dover dimostrare con chiarezza la solidità dei propri conti e delle proprie tecnologie.
Il nodo del rischio Paese e la svolta del sostegno pubblico
Alla difficoltà del mercato si è aggiunta una percezione crescente di rischio Paese. Alcuni finanziatori stranieri hanno interpretato come segnale negativo la decisione del governo svedese di bloccare un finanziamento europeo precedentemente approvato per il progetto. Una mossa che, vista dall’estero, ha sollevato dubbi sulla stabilità del sostegno politico.
La situazione si è in parte chiarita nelle ultime settimane, quando l’Agenzia svedese per l’Energia ha annunciato un contributo di 390 milioni di corone nell’ambito del programma Industriklivet.
Si tratta di una somma modesta per un progetto di questa scala, ma il suo valore simbolico è notevole: indica che lo Stato svedese sostiene il progetto, riducendo il timore degli investitori.
Anche la partecipazione di un ministro a incontri con le banche ha contribuito a rafforzare questa percezione di impegno politico.
Una sfida che va oltre il finanziamento
Nonostante i passi avanti, Stegra deve ancora dimostrare di poter avviare una produzione stabile di acciaio verde, trovare clienti disposti a pagare un green premium e operare in sintonia con le politiche europee su emissioni e mercato ETS.
Il successo del progetto avrebbe un impatto significativo non solo su Boden, che ha investito molto nella sua realizzazione, ma anche sulla reputazione dell’industria verde svedese dopo un periodo di turbolenze.
Perché questa vicenda interessa le aziende italiane
Per le imprese italiane, il caso Stegra rappresenta molto più di una storia nazionale svedese. È un indicatore chiave di come si sta evolvendo l’industria verde europea. La domanda di acciaio a basse emissioni crescerà rapidamente nei settori dove l’Italia è particolarmente forte: automotive, meccanica, edilizia, tecnologie industriali.
Inoltre, la realizzazione di un impianto di questa dimensione genera un enorme indotto: forniture tecniche, componentistica, ingegneria, logistica, sistemi digitali, consulenza energetica. Le aziende italiane, già molto apprezzate in Svezia per competenze e qualità manifatturiera, possono trovare spazio in vari segmenti della catena del valore.
Stegra non è solo un progetto industriale: è un laboratorio della nuova economia europea, dove tecnologia, sostenibilità e capitale devono trovare un equilibrio. Comprendere questa dinamica può aiutare le imprese italiane a identificare opportunità, rischi e possibili aree di collaborazione in uno dei mercati più avanzati e innovativi del continente.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)
L’Argentina sta attraversando una fase di rinnovato dinamismo economico, sostenuta da misure che migliorano la stabilità e l’attrattività del Paese per gli investitori stranieri. Tra le iniziative più rilevanti si distingue il Regime di Incentivi per Grandi Investimenti (RIGI), che garantisce fino a 30 anni di stabilità fiscale, giuridica e cambiaria per progetti nei settori energia, infrastrutture, industria manifatturiera, tecnologia e mining.
Parallelamente, nuove disposizioni del Banco Central favoriscono una maggiore flessibilità per la rimessa dei capitali e semplificano l’operatività degli investitori non residenti, contribuendo a un clima di maggiore fiducia e prevedibilità.
Il Paese registra inoltre un crescente interesse internazionale nei comparti agroindustriale, energie rinnovabili, biotecnologie e meccanica di precisione, confermandosi come piattaforma strategica per sviluppare progetti produttivi e partnership a medio-lungo termine.
In questo contesto, l’Argentina si posiziona oggi come uno dei mercati più promettenti dell’America Latina per imprese e investitori in cerca di nuove opportunità di espansione.
(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)
ITA Airways inaugurerà il primo collegamento diretto nella storia tra Roma e Houston il 1° maggio 2026, segnando un passo decisivo nel rafforzamento dei rapporti tra Italia e Stati Uniti. I voli, già in vendita, partiranno con tre frequenze settimanali nel mese di maggio per poi aumentare a cinque dal 1° giugno. La rotta sarà operata con Airbus A330-900.
La programmazione prevede partenze da Roma alle 10:20 con arrivo a Houston alle 15:40; il rientro decollerà dal George Bush Intercontinental Airport alle 18:10 con arrivo a Fiumicino il giorno successivo alle 11:50.
Per ITA Airways si tratta di un tassello strategico nell’espansione nel mercato nordamericano, che con Houston raggiunge nove destinazioni servite, sostenute anche dagli accordi di codeshare con United Airlines e Air Canada.
Il nuovo volo è stato accolto positivamente dalle istituzioni statunitensi, che ne sottolineano l’impatto economico e diplomatico. Fondamentale è stato inoltre il contributo delle istituzioni italiane presenti a Houston: il Consolato Generale d’Italia, la Camera di Commercio Italiana e gli altri attori del sistema Italia hanno lavorato a lungo per rendere possibile questo storico traguardo, primo collegamento diretto fra Houston e il nostro Paese.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)
Lo stipendio medio ceco è arrivato nel terzo trimestre sulla soglia di 2000 euro al mese. Lo indica l'Ufficio di Statistica Ceco.
Tra luglio e fine settembre lo stipendio medio in Repubblica Ceca ammontava a 48.295 corone ceche al mese, circa 2000 euro con il cambio di inizio dicembre. Gli stipendi sono quindi cresciuti in un anno di oltre il sette percento con un incremento del 4,5% al netto dell'inflazione. Dall'inizio dell'anno le remunerazioni sono aumentate di oltre il sette percento a poco più di 48.000 corone. Il dato riguarda lo stipendio mensile lordo senza tuttavia i contributi pensionistici e sanitari.
Nell'industria manifatturiera lo stipendio medio è cresciuto di circa il sei percento a poco più di 47.000 corone dall'inizio dell'anno. I settori meglio pagati con una media oltre 80.000 corone rimangono le finanze e l'ICT, mentre lo stipendio medio in settori come ristorazione, accoglienza o servizi amministrativi non ha ancora raggiunto le 40.000 corone.
Fonte: csu.gov.cz
La nuova legge sulla contabilità approvata a fine novembre dal governo approda in parlamento.
La stesura della legge da parte del Ministero delle Finanze è durata praticamente l'intera scorsa legislatura. Il principale obiettivo è modernizzare la legislazione contabile ceca, che risale al 1991, e armonizzarla con l'estero tramite un maggiore utilizzo degli standard internazionali IFRS. La contabilità modificata dalla nuova legislazione dovrebbe restituire un'immagine più veritiera e chiara sulla condizione economica delle unità contabili.
La legge e le norme collegate poi intervengono anche sulla questione degli ammortamenti e riducono la platea dei contributi, che avranno obbligo di tenere la contabilità. Con la norma l'obbligo verrà a meno per le persone fisiche e le associazioni cittadine, che non sono pagatori dell'IVA. I soggetti potranno tuttavia tenere la contabilità in maniera facoltativa. La legge ora verrà discussa dalla Camera dei Deputati, dove dopo le elezioni legislative di ottobre è cambiata la maggioranza.
Fonte: mfcr.cz
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e dell'Industria Italo-Ceca)
I
l Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al rialzo le sue previsioni per l’economia spagnola, stimando una crescita del 2,9% nel 2025 e del 2,0% nel 2026, il che colloca la Spagna come l’economia avanzata con la maggiore crescita prevista per il secondo anno consecutivo. Queste cifre superano persino le proiezioni del Governo spagnolo, che prevedeva un aumento del 2,7%.
Secondo il FMI, la Spagna mantiene un’espansione solida grazie al dinamismo dell’occupazione, alla forza del turismo e allo stimolo dei fondi europei Next Generation EU, che continuano a finanziare progetti di modernizzazione nelle infrastrutture, nella digitalizzazione e nella transizione energetica.
Fattori che alimentano la crescita
Mercato del lavoro resiliente. L’occupazione continua a crescere con forza, trainata dalle assunzioni nei servizi, nel turismo e nell’industria, oltre che dall’integrazione di nuovi lavoratori immigrati.
Turismo da record. Il settore turistico vive una nuova fase di espansione, superando i livelli pre-pandemia e offrendo un impulso decisivo al PIL.
Fondi europei e transizione verde. Gli investimenti legati al Piano di Ripresa hanno sostenuto la domanda interna e favorito i progressi nelle energie rinnovabili e nella digitalizzazione delle imprese.
Maggiore proiezione internazionale. Il miglioramento della connettività aerea, delle esportazioni e degli investimenti esteri consolida la Spagna come uno dei poli più dinamici d’Europa.
L’inflazione, la principale sfida
Nonostante la buona performance macroeconomica, persistono sfide significative. L’INE ha rivisto al rialzo, nel mese di ottobre, il tasso d’inflazione di settembre, portandolo al 3%, un decimo in più rispetto a quanto previsto, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi dell’elettricità e dei carburanti.
Il FMI, da parte sua, prevede che l’inflazione media si moderi al 2,4% nel 2025 e al 2,0% nel 2026, anche se avverte dei rischi nel caso in cui i prezzi energetici restino elevati.
Allo stesso modo, l’organismo stima un tasso di disoccupazione del 10,8% nel 2025, ancora tra i più alti dell’Unione Europea, e sottolinea che non tutte le famiglie percepiscono la crescita nello stesso modo, riflettendo differenze tra settori e regioni.
Fonte: monedaunica.net
Si è svolto lo scorso 11 novembre, presso l’Hotel InterContinental di Madrid, l’incontro “Il settore turistico in Italia e Spagna: un turismo più sostenibile, un patrimonio più innovativo e uno sport più inclusivo e solidale”, organizzato dalla Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna (CCIS) e da ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Spagna e con la Presidenza Onoraria di Sua Maestà il Re di Spagna Felipe VI.
L’iniziativa, che ha riunito rappresentanti di istituzioni, imprese e associazioni dei due Paesi, ha offerto un’importante occasione di confronto sulle strategie comuni per promuovere un modello di turismo capace di coniugare innovazione, sostenibilità e inclusione.
Alla sessione inaugurale sono intervenuti Marco Pizzi, presidente della CCIS, Ángel Asensio, vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna e presidente della Camera di Commercio di Madrid, Ana Muñoz Llabrés, direttrice generale delle Politiche Turistiche della Spagna, e Alessandra Priante, presidente di ENIT Italia.
I lavori si sono articolati in quattro tavole rotonde tematiche dedicate a:
Nel suo intervento conclusivo, l’Ambasciatore d’Italia in Spagna, S.E. Giuseppe Buccino Grimaldi, ha ricordato i dati più recenti sull’andamento del settore, evidenziando il contributo crescente del turismo culturale, sportivo e delle radici. L’Ambasciatore ha inoltre richiamato l’urgenza di affrontare le sfide legate all’overtourism e alla distribuzione equilibrata dei flussi turistici, promuovendo modelli che portino benefici sostenibili alle comunità locali.
L’evento ha confermato la volontà condivisa tra Italia e Spagna di sviluppare politiche e iniziative comuni orientate alla sostenibilità, all’innovazione e all’inclusione.
Lo scorso 9 ottobre, presso la sede della IE Tower di Madrid, è stata presentata la relazione “Investire nel Mediterraneo”, uno studio promosso da The European House – Ambrosetti (TEHA) in collaborazione con Amazon e con la partecipazione della IE University. Il progetto, presieduto da Enrico Letta, Dean della IE School of Politics, Economics and Global Affairs e Presidente dell’Istituto Jacques Delors, analizza le opportunità di investimento nei paesi mediterranei, con particolare attenzione a Spagna e Italia, due economie chiave della regione.
Il rapporto, redatto da un comitato di esperti composto da Carlo Altomonte (SDA Bocconi), Patricia Gabaldón (IE University) e Jordi Sevilla (economista ed ex ministro delle Pubbliche Amministrazioni), offre una radiografia comparata dell’attrattiva economica e della competitività di entrambi i paesi. La ricerca prende come riferimento l’Indice di Attrattività Globale sviluppato da TEHA, che misura il potenziale di un paese in termini di sostenibilità e capacità di attrarre investimenti diretti esteri (IDE).
La Spagna e i suoi progressi in termini di competitività
I risultati dello studio mostrano un’evoluzione positiva della Spagna in termini di competitività e attrattività degli investimenti. Dal 2020, il Paese ha migliorato di 5,7 punti la sua attrattiva per gli investimenti esteri, contro un aumento di 4,6 punti registrato dall’Italia. Questo progresso si basa su fattori strutturali quali la digitalizzazione, il miglioramento del mercato del lavoro e la crescita del PIL, che tra il 2010 e il 2024 è aumentato del 18,8% (contro il 6,2% in Italia).
La Spagna è inoltre leader in indicatori chiave in materia di trasformazione digitale, distinguendosi per la copertura di reti ad alta capacità e per lo sviluppo di servizi pubblici digitali, dove supera ampiamente la media europea e l’Italia.
Fattori determinanti e sfide comuni
L’analisi identifica nove aree fondamentali per l’attrattività degli investimenti: il quadro macroeconomico, le infrastrutture fisiche e digitali, la fiscalità, l’efficienza amministrativa, il sistema giudiziario, il mercato del lavoro, l’istruzione, le politiche di attrazione dei talenti e la qualità della vita.
Sebbene la Spagna abbia registrato una dinamica di crescita più forte negli ultimi anni, lo studio evidenzia anche la maggiore omogeneità amministrativa del sistema italiano, che favorisce la stabilità normativa e una minore frammentazione territoriale.
Un dialogo strategico per il futuro del Mediterraneo
Durante la presentazione, gli esperti hanno sottolineato l’importanza di promuovere politiche coordinate che rafforzino la regione mediterranea come destinazione strategica per gli investimenti internazionali. Secondo Valerio De Molli, socio amministratore e CEO di TEHA Group, “attrarre investimenti stranieri deve essere una priorità strategica per i paesi mediterranei”, essendo grandi aziende internazionali un motore di occupazione e crescita.
Da parte sua, Ruth Díaz, direttrice generale di Amazon in Spagna, ha sottolineato il ruolo della digitalizzazione come motore chiave dello sviluppo economico e la necessità di avanzare verso un quadro normativo più stabile e armonizzato in Europa. Dal suo arrivo in Spagna nel 2010, Amazon ha investito oltre 20 miliardi di euro e ha generato un impatto di 17 miliardi di euro sul PIL nazionale.
Fonte: IE Uiversity
(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna)
Durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, la COP 30, tenutasi nel novembre 2025 a Belém (BRA), il Brasile è stato riconosciuto come una delle principali leadership globali nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
Il riconoscimento è stato rafforzato dalla pubblicazione Revisão da Política Energética do Brasil 2025, del Ministero delle Miniere e dell’Energia brasiliano, che evidenzia il ruolo del paese come riferimento nella definizione di politiche pubbliche di lungo periodo orientate all’energia pulita, all’inclusione sociale e alla sicurezza energetica.
La pubblicazione ha indicato tre raccomandazioni fondamentali per il progresso della transizione energetica in Brasile: garantire una maggiore flessibilità del sistema elettrico, soprattutto con l’espansione dell’energia solare ed eolica; promuovere una transizione inclusiva, con una distribuzione equilibrata di costi e benefici; e consolidare ulteriormente la leadership dei combustibili a basse emissioni di carbonio.
Lo studio sottolinea inoltre il protagonismo del Brasile nel settore dei biocarburanti e l’espansione dell’uso di biodiesel, biometano, diesel verde e SAF (carburante sostenibile per l’aviazione).
L’impatto economico previsto per la transizione energetica è significativo. Oltre ad attrarre nuovi investimenti e rafforzare la sostenibilità ambientale, favorisce anche la creazione di posti di lavoro.
Lo studio Shaping Brazil’s Workforce for a De-fossilized Economy, realizzato da Schneider Electric in collaborazione con la società di consulenza Systemiq, stima che il Paese potrà creare fino a 760 mila nuovi posti di lavoro nel settore della bioenergia entro il 2030.
Questo scenario apre prospettive concrete per nuove partnership strategiche tra Brasile e Italia, sia nello sviluppo di tecnologie, che nell’acquisizione di attrezzature di ultima generazione; negli investimenti industriali, tramite partnership e joint venture; in progetti di ricerca e formazione; oltre a iniziative volte a rafforzare l’economia verde e la sostenibilità a lungo termine.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana di Santa Catarina)
Sono passati esattamente dieci anni dall’Esposizione Universale Milano 2015.
Il primo maggio di quell’anno, il capoluogo lombardo ha aperto le porte di Fiera Milano a 22,2 milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo.
Il tema per l’edizione del 2015 è stato “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Nonostante sia stato declinato in diversi modi, al centro della maggior parte dei progetti vi era il diritto inalienabile a un’alimentazione sana e sicura, ancora privilegio di pochi.
Ad esso strettamente connessa, vi era anche la riflessione sullo sfruttamento delle risorse naturali.
Queste tematiche sono state riprese nell’attuale edizione di Osaka.
Infatti, con il tema “Delineare la società del futuro per le nostre vite”, la riflessione sull’alimentazione e sulle risorse naturali sono inglobate nel più generale ambito delle “sfide per la società del futuro”.
L’area di Yumeshima è diventata un laboratorio dove collaborare e scambiarsi tecnologie per “risolvere i problemi globali che l'umanità si trova ad affrontare”.
L’obiettivo di questa edizione è presentare nuovi e vecchi strumenti per perseguire e realizzare la crescita circolare e sostenibile.
Nell’edizione del 2015, il Padiglione del Giappone è stato il progetto più popolare. Il Post lo descriveva come “uno dei [progetti] più ragionati, a partire dal tema che affronta: ‘Diversità Armoniosa’”.
La tradizione, rappresentata dalle stampe ukiyo-e, si univa all’estensivo utilizzo della tecnologia, impiegata per ricreare una cascata blu. Il tutto era racchiuso in una struttura di legno di larice che celebrava le tecniche tradizionali nipponiche d’intaglio.
In questa edizione è invece il Padiglione Italia – attesissimo e visitatissimo – a riproporre il binomio tradizione-innovazione in quella che è la più grande struttura di legno di Yumeshima.
Per entrambi i padiglioni è stato utilizzato legno giapponese, nel caso del 2015 per elogiare la carpenteria tradizionale, nel 2025 in nome del rispetto della sostenibilità. I legni utilizzati (abete rosso e cedro giapponese Sugi) rispettano standard rigorosi, inclusa la certificazione PEFC del legno laminato impiegato.
Altro punto comune fra il progetto giapponese del 2015 e quello italiano del 2025 è la presenza di un ristorante. A EXPO Milano, il ristorante era più che altro un elemento scenografico; serviva, infatti, da sfondo per uno spettacolo finale che presentava come i giapponesi vivono ed esperiscono il cibo. A EXPO Osaka, invece, l’Italia porta la propria tradizione culinaria grazie a Eataly.
Speriamo che questa comune sensibilità si traduca in un’ulteriore espansione delle relazioni commerciali, culturali e diplomatiche fra i due Paesi.
Dopotutto, l’Italia e il Giappone vantano tradizioni millenarie, incantevoli paesaggi e rinomati artisti, prosatori e poeti, ma si scontrano con problemi contemporanei come la denatalità, l’invecchiamento della popolazione e la stagnazione economica.
In un'epoca dominata dalla densità urbana e dalla mobilità frenetica, il Giappone assiste a un fenomeno che sorprende per la sua discrezione: la riscoperta dei villaggi rurali. Non si tratta solo di turismo: è una trasformazione culturale ed esistenziale che riallinea l'attenzione su territori da decenni segnati dallo spopolamento. Borghi remoti stanno diventando simboli di una nuova vita, soprattutto lungo la penisola del Noto, il Tōhoku, lo Shikoku o le Alpi giapponesi.
A trainare questa tendenza è il turismo esperienziale: soggiorni in nōka minpaku (fattorie-locanda), raccolta di tè o riso stagionali, trekking su vie storiche come la Nakasendō, laboratori artigianali locali. Gli operatori collaborano con le comunità locali per trasformare stazioni ferroviarie sprovviste di personale in centri d'accoglienza o soggiorni rurali, portando nuova linfa all'economia locale.
Il turismo rurale straniero è letteralmente esploso: nel 2024 si registra una crescita del 51,4% nei pernottamenti di stranieri nelle aree rurali, superando il 35% di crescita delle regioni metropolitane. Prefetture come Ishikawa hanno visto un aumento del 31,7% nei pernottamenti totali, con i soggiorni stranieri più che raddoppiati, mentre Ehime ha registrato un'impennata del turismo internazionale nonostante un calo generale dei visitatori.
Il governo riconosce la necessità di attirare più visitatori nelle aree rurali per ridurre la pressione su Tokyo, Osaka e Nagoya, dove attualmente soggiorna il 70% dei turisti stranieri. Il Giappone ha registrato un record di 36,87 milioni di visitatori nel 2024, con un aumento del 47% rispetto all'anno precedente. Per sostenere la diversificazione verso le aree rurali, il governo ha allocato risorse significative: nel 2021 è stato stanziato un budget totale di 5,7 trilioni di yen per le politiche di rivitalizzazione regionale, mentre continuano vari programmi di incentivi governativi per promuovere lo sviluppo delle aree rurali.
In alcune località emergono progetti pilota innovativi. Nella penisola del Noto (prefettura di Ishikawa), ad esempio, si sviluppa una rete di oltre quaranta farm-inn tradizionali che offrono esperienze rurali autentiche, dalla cucina contadina alla raccolta del riso. In Hokkaidō, città come Biei sviluppano festival agricoli e piani turistici per coniugare sostenibilità e accoglienza.
I borghi rurali non sono solo mete turistiche: molti giovani urbani, attratti da stili di vita più sostenibili, accessibili e ricchi di significato, si trasferiscono per avviare nuove attività agricole, ricettive o culturali. Il Programma dei Cooperatori per la Vitalizzazione Locale, lanciato 13 anni fa per iniettare nuova vita nelle comunità regionali, sponsorizza il trasferimento dalle grandi città e si sta rivelando sempre più popolare, soprattutto tra i giovani. Il Programma offre ai partecipanti incentivi finanziari di 4.8 milioni di yen per persona come compensi per il trasferimento.
Nel 2023 hanno partecipato al programma un record di 7.200 persone, mentre il Corpo di Rivitalizzazione Regionale conta circa 200 residenti stranieri che lavorano in diversi settori in tutto il paese.
Un aspetto particolarmente significativo è come questo movimento stia creando un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Le aree rurali stanno attirando non solo turisti in cerca di autenticità, ma anche imprenditori e professionisti che vedono in questi territori opportunità di business innovative, dalla produzione artigianale alla tecnologia applicata all'agricoltura. I visitatori stranieri hanno speso complessivamente 2,1 trilioni di yen (13,5 miliardi di dollari) solo nel secondo trimestre del 2024, con un aumento del 73,5% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Durante l'estate, festival rurali come i matsuri locali, lontani dai circuiti turistici più affollati, offrono danze tradizionali, lanterne nei campi, danze locali semplici e un ritmo scandito dal canto delle cicale. Sono momenti autentici in cui emerge la potenza discreta di una cultura che cambia ma resta ancorata alle sue radici.
In un'Italia che riflette su come rivitalizzare i propri territori interni, l'esperienza giapponese non va replicata pedissequamente, ma può diventare un esempio di come la modernità e il patrimonio culturale possano integrarsi per generare futuro.
Il Giappone sta vivendo un momento di particolare orgoglio ferroviario. Mentre il primo novembre 2025 la leggendaria Yamanote Line compie cent'anni di servizio circolare nella capitale nipponica, l'eco dei festeggiamenti per i sessant'anni dello Shinkansen, celebrati appena un anno fa, continua a risuonare. Due anniversari che raccontano non solo la storia dei trasporti giapponesi, ma anche l'evoluzione di un'intera nazione.
La Yamanote Line è molto più di una semplice linea ferroviaria: è l'arteria principale che da un secolo tiene in vita Tokyo. Con i suoi 34,5 chilometri di tracciato circolare che collegano 30 stazioni, questo anello verde attraversa alcuni dei quartieri più iconici della capitale, da Shibuya a Shinjuku, da Ikebukuro a Ueno, passando per la stazione centrale di Tokyo. Ogni giorno, milioni di passeggeri salgono e scendono dai suoi convogli, che completano un giro completo in circa un'ora. Per celebrare questo traguardo storico, JR East ha messo in circolazione dal 4 ottobre due treni commemorativi che ripropongono i design delle serie 103 (in servizio dal 1963 al 1988) e 205 (operativa dal 1985 al 2005), riportando alla mente di molti tokyoiti ricordi di un'epoca passata.
Se la Yamanote rappresenta il cuore pulsante della mobilità urbana, lo Shinkansen, che ha festeggiato l'anno scorso 60 anni di servizio, incarna invece il sogno della velocità e della connessione interregionale. Inaugurato il primo ottobre 1964, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo, il "treno proiettile" ha rivoluzionato il concetto stesso di viaggio in treno, riducendo drasticamente i tempi di percorrenza tra le principali città giapponesi. Quello che nel 1964 era un viaggio di quasi quattro ore tra Tokyo e Osaka, oggi richiede meno di due ore e mezza. Ma ciò che rende davvero straordinario lo Shinkansen non è solo la velocità, fino a 320 km/h, bensì il suo record di sicurezza impareggiabile: in sessant'anni di servizio, con miliardi di passeggeri trasportati, non si è mai verificato un singolo incidente mortale, mentre il tempo medio di ritardo è inferiore al minuto, persino in un paese soggetto a terremoti, tifoni e nevicate estreme.
Yamanote e Shinkansen rappresentano due facce della stessa medaglia: l'impegno giapponese per l'efficienza, la puntualità e l'attenzione meticolosa ai dettagli. Entrambi sono diventati simboli culturali che vanno ben oltre la loro funzione di trasporto. La Yamanote, con il suo caratteristico colore verde e il suono inconfondibile della melodia d'arrivo in ogni stazione, è presente in innumerevoli anime, manga e film ambientati a Tokyo. Lo Shinkansen, con il suo muso aerodinamico che ricorda il becco di un martin pescatore, ha ispirato progetti di alta velocità in tutto il mondo ed è entrato nell'immaginario collettivo globale, al punto da diventare protagonista del film hollywoodiano "Bullet Train" con Brad Pitt.
Guardando al futuro, il Giappone non si ferma e guarda già all'evoluzione dei trasporti su rotaia. Il progetto più ambizioso è senza dubbio il Maglev, il treno a levitazione magnetica che promette di raggiungere velocità fino a 500 km/h, quasi il doppio dell'attuale Shinkansen. Proprio di recente sono state presentate nuove informazioni sul progetto: la tratta Tokyo-Nagoya, che oggi richiede circa 100 minuti, sarà percorsa in soli 40 minuti. L'apertura, inizialmente prevista per il 2027, è stata posticipata al 2034 a causa di complesse sfide ingegneristiche legate alla costruzione di tunnel attraverso le Alpi giapponesi. Nel frattempo, JR East ha annunciato che entro il 2030 introdurrà treni Shinkansen completamente autonomi, senza conducente, consolidando ulteriormente la posizione del Giappone come leader mondiale nell'innovazione ferroviaria.
L'estate giapponese è da sempre sinonimo di afa, umidità opprimente e giornate che sembrano sospese nella luce lattiginosa di agosto. Ma negli ultimi anni il caldo è diventato qualcosa di più: un'emergenza sempre più evidente, che trasforma abitudini, infrastrutture e perfino la lingua quotidiana.
Quest'estate il Giappone ha registrato temperature record già a giugno, con la media nazionale superiore di 2.34 °C rispetto alla norma e oltre 200 stazioni meteo che hanno registrato più di 35 °C. Ma il record assoluto è arrivato a fine luglio 2025: la temperatura più alta mai registrata in Giappone ha raggiunto i 41.2 °C a Tamba, nella prefettura di Hyōgo, il 30 luglio.
Da un lato, resistono le abitudini più semplici ed efficaci: sorseggiare tè d'orzo freddo (mugi‑cha), indossare abiti leggeri in lino o cotone, oscurare finestre con tende di bambù (sudare) e portare con sé ventagli pieghevoli (sensu) o quelli economici di plastica distribuiti gratuitamente durante i matsuri. Molti residenti adottano sciarpe refrigeranti imbevute d'acqua e ombrelli per bloccare calore e luce, pratiche diffuse finanche tra anziani che mostrano la loro strategia rinfrescante ai media.
Dall'altro lato, la tecnologia giapponese interviene su due fronti. In ambienti lavorativi esterni, nuove normative obbligano i datori a fornire abbigliamento traspirante, areazione o zone d'ombra in cantiere: alcuni operai indossano giacche refrigeranti alimentate a termoelettricità.
Nelle metropoli, marciapiedi trattati e sistemi di nebulizzazione urbana cercano di mitigare il calore, mentre iniziative come il programma governativo "Cool Biz" invitano a vestirsi in modo informale per ridurre l'uso di aria condizionata.
Anche l'organizzazione degli eventi si sta adattando: i matsuri estivi spesso riducono durata o spostano gli orari al tramonto per limitare l'esposizione al sole. Le scuole rivedono orari e luoghi delle attività sportive: partite e tornei vengono spostati in mattinate, pomeriggi più freschi o regioni settentrionali come Hokkaidō. Anche il turismo interno risente della spinta verso mete più fresche: cresce l'interesse per le Alpi giapponesi o l'Hokkaidō, mentre nelle città aumenta l'affluenza nei musei e in altri spazi ben climatizzati.
Il 2024 è stato ufficialmente l'anno più caldo nella storia del Giappone, con una temperatura media annua di 1.48 gradi superiore alla media trentennale, confermando una tendenza inarrestabile che sta ridisegnando il panorama climatico del Paese. Di fronte a questo scenario, l'innovazione tecnologica si sta spingendo oltre i tradizionali sistemi di raffrescamento. Tecnologie avanzate come il SPACECOOL, un materiale a raffreddamento radiativo, sono ora applicate a oltre 5.000 dispositivi esterni e hanno dimostrato di ridurre del 20% il consumo energetico dell'aria condizionata negli edifici. Parallelamente, nuovi materiali innovativi stanno emergendo per contrastare le ondate di calore, inclusi vestiti che rilasciano calore e ombrelli che bloccano efficacemente le radiazioni solari.
La crisi climatica sta però mettendo in discussione elementi culturali profondi del Giappone. Gli esperti avvertono che il Paese rischia di perdere le sue amate quattro stagioni, trasformandosi potenzialmente in una nazione con solo due stagioni se il cambiamento climatico continua incontrollato. Questo scenario ha spinto il governo e la società civile a intensificare gli sforzi di adattamento: dalle campagne per un uso più consapevole dell'aria condizionata domestica (considerando che il 90% dei decessi per colpo di calore avviene in casa senza l'uso del condizionatore) alle strategie agricole innovative che utilizzano materiali ombreggianti per proteggere le colture dall'eccessiva esposizione solare. Dal 2018, con l'entrata in vigore della Legge sull'Adattamento ai Cambiamenti Climatici, sono state implementate varie misure con co-benefici per la salute, tra cui sistemi di raffreddamento locale, spazi verdi urbani e campagne di sensibilizzazione.
Dietro queste trasformazioni si intravede una lezione più ampia: la resilienza del Paese non si limita alle soluzioni immediate, ma riflette una cultura della prevenzione ben radicata. In questo senso, l'estate nipponica può offrire modelli efficaci anche altrove: non solo in tecnologie intelligenti, ma soprattutto nel modo in cui la società intera reagisce prontamente, con coesione e spirito di adattamento.
Il mercato dell'olio extra-vergine d'oliva in Giappone è destinato ad una crescita significativa nei prossimi anni. Il paese asiatico si è affermato come il quarto maggiore importatore mondiale di olio d'oliva, rappresentando il 6% del commercio globale di olio EVO. Secondo le analisi di Grand View Research, il mercato giapponese nel 2023 valeva 405,7 milioni di dollari ed è proiettato a raggiungere 654 milioni di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuale del 7,1%.
I dati di importazione mostrano che nel 2023 il Giappone ha importato 38.000 tonnellate di olio d'oliva per un valore di 266 milioni di dollari, consolidando la sua posizione di leadership nel continente asiatico. Il consumo totale ha raggiunto circa 60.000 tonnellate metriche, con un consumo pro capite di 0,57 kg, che rappresenta una crescita straordinaria del 1.387% rispetto ai 0,039 litri del 1992. Questi numeri posizionano il Giappone come il maggiore consumatore pro capite in Asia e il 14° mercato mondiale.
L'Italia mantiene una posizione di prestigio nel mercato giapponese con 13.000 tonnellate importate (34,2% della quota di mercato) per un valore di 97,7 milioni di dollari nel 2023. I prodotti italiani comandano un prezzo premium di 7.545 dollari per tonnellata - il 13% superiore ai livelli spagnoli - beneficiando di un branding superiore e di associazioni qualitative percepite, particolarmente tra i consumatori familiari con la cultura culinaria italiana. Il "Made in Italy" continua a rappresentare un posizionamento premium nonostante il dominio volumetrico della Spagna.
La trasformazione in corso nel mercato giapponese dell'olio EVO è il risultato di un processo evolutivo guidato da tre fattori principali. Prima di tutto, l'accessibilità: l'offerta di oli EVO di qualità sul mercato giapponese è diventata più ampia e facilmente reperibile. In secondo luogo, trasparenza e informazione: i distributori giapponesi stanno investendo sempre più nell'informazione fornendo ai consumatori dettagli sulla tracciabilità dei prodotti, sui valori nutrizionali e sui corretti metodi di consumo, creando un rapporto più affidabile. Infine, una maggiore consapevolezza dei consumatori: i giapponesi stanno sviluppando una conoscenza più approfondita dei benefici dell'olio extra-vergine d'oliva per la salute e, più in generale, dei vantaggi della dieta mediterranea.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Giappone)