Notizie mercati esteri

Martedì 10 Febbraio 2026

IDE: Nuovo record per il BOI che chiude il 2025 raccogliendo 60 miliardi di USD

Nel 2025 la Board of Investment (BOI) della Thailandia ha registrato un aumento straordinario delle domande di promozione degli investimenti, raggiungendo un valore complessivo di 1.876 trilioni di baht (circa 60,4 miliardi di USD), con una crescita del 67% rispetto all’anno precedente e segnando il livello più alto mai registrato nella storia dell’ente. Il numero totale delle domande è stato di 3.370 progetti, con un incremento dell’11% su base annua, riflettendo la crescente fiducia degli investitori nella solidità dell’economia thailandese e nella sua capacità di attrarre investimenti di lungo periodo.

La performance positiva del 2025 è stata trainata in particolare dai settori ad alto contenuto tecnologico e di innovazione, con il settore digitale che ha dominato la scena grazie a importanti investimenti in infrastrutture digitali, in particolare data centre, che da soli hanno rappresentato una parte considerevole del totale degli investimenti. Tra le altre aree rilevanti vi sono state le tecnologie avanzate, l’industria elettronica, la mobilità sostenibile e le tecnologie legate alle energie pulite.

In termini di provenienza degli investimenti, una quota significativa delle dichiarazioni di impegno proviene da società straniere, con investimenti diretti esteri (IDE) in forte aumento, sottolineando il ruolo internazionale di primo piano di Bangkok come hub per la produzione avanzata e l’innovazione tecnologica. Questi risultati testimoniano non solo l’efficacia delle politiche di promozione degli investimenti della BOI — che includono incentivi fiscali e facilitazioni amministrative — ma anche l’attrattiva della Thailandia come destinazione strategica per capitali globali, con prospettive di consolidamento nei settori hi-tech nei prossimi anni.

 

(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)

 

Ultima modifica: Martedì 10 Febbraio 2026
Martedì 10 Febbraio 2026

Investimenti alberghieri in Spagna: quasi ai massimi storici nel 2025

Nel 2025 gli investimenti nel settore alberghiero in Spagna hanno raggiunto livelli prossimi ai massimi storici, con 4,228 miliardi di euro, segnando un +27% rispetto al 2024, secondo i dati della consulenza CBRE. Si tratta della seconda cifra più alta mai registrata, dopo il record del 2018 (5 miliardi di euro). Questi risultati collocano la Spagna come primo mercato europeo per investimenti alberghieri, superando Regno Unito e Francia. Il mercato iberico rappresenta infatti quasi il 20% dell’investimento alberghiero totale in Europa, contro il 16% del Regno Unito e il 13% della Francia.

Un elemento rilevante è il forte protagonismo del capitale nazionale, che rappresenta il 64% delle operazioni. A livello geografico, gli investimenti si concentrano principalmente in cinque destinazioni: Canarie (22%, 937 milioni di euro), Barcellona (16%, 669 milioni), Baleari (15%), seguite da Madrid (9%, 395 milioni) e Málaga (206 milioni). Gli arcipelaghi restano particolarmente attrattivi grazie alla loro offerta turistica legata a sole e mare, che rafforza la competitività della Spagna rispetto ad altri Paesi europei.

Il segmento vacanziero continua a prevalere su quello urbano, sostenuto dalla domanda internazionale e dalla crescente destagionalizzazione. Tuttavia, anche le città hanno recuperato solidità, superando i livelli pre-pandemia. Le rendite prime si sono mantenute stabili: circa 5% a Madrid e Barcellona e 6% nelle isole.

Guardando al 2026, CBRE prevede uno scenario di stabilità, con rendimenti sostenuti, disponibilità di finanziamenti e una crescita del business più moderata ma solida. Il settore alberghiero si conferma quindi come uno dei più attrattivi per gli investimenti immobiliari. Il mercato entra in una nuova fase caratterizzata da capitale più selettivo, maggiore peso del capitale istituzionale e prezzi in aumento nelle località prime.

Dal punto di vista dei segmenti, emerge una forte polarizzazione: gli hotel 4 e 5 stelle concentrano il 79% degli investimenti, grazie alla capacità di fissare prezzi elevati e offrire esperienze di valore, mentre il segmento economico raggiunge un peso record dell’11%, superando quello degli hotel a tre stelle. 

Il forte dinamismo del mercato alberghiero spagnolo rende la Spagna un mercato strategico di ingresso o consolidamento per le imprese italiane. La crescita degli investimenti, la stabilità delle rendite e l’attenzione verso segmenti premium ed economici aprono opportunità concrete. Inoltre, la presenza di capitali nazionali e istituzionali, unita alla diversità geografica e di modelli di investimento, rende la Spagna un contesto stabile, competitivo e culturalmente vicino all’Italia, ideale per strategie di internazionalizzazione strutturate e di medio-lungo periodo.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)

Ultima modifica: Martedì 10 Febbraio 2026
Martedì 10 Febbraio 2026

Da Copenaghen al futuro: la Danimarca accelera sul quantum computing

Il quantum computing è un campo dell’informatica e dell’ingegneria che si occupa di sviluppare e studiare computer e algoritmi che sfruttano i principi della meccanica quantistica.

Da anni la Danimarca si sta impegnando a diventare polo europeo offrendo know-how, investimenti e collaborazioni.

Tra progetti NATO, collaborazioni europee ed investimenti milionari pubblici e privati, ogni anno, nel Paese, aumenta l’interesse per questa tecnologia destinata a trasformare radicalmente il modo in cui scopriamo nuovi farmaci, nuovi materiali, ci approcciamo alla logistica, alla crittografia, al machine learning e molto altro.

 

Microsoft scommette su Copenaghen: Majorana 1 e un miliardo di corone sul quantum

Da anni Microsoft investe nell’area di Copenaghen, in particolare nel laboratorio di Lyngby. All’inizio del 2025, l’azienda ha presentato Majorana 1, un chip molto potente capace di condurre moltissime operazioni, risultato della collaborazione con l’Università di Copenaghen e con la DTU, il Politecnico della Danimarca. Nel novembre 2025 ha annunciato un’ulteriore espansione, portando l’investimento complessivo a superare il miliardo di corone danesi (circa 130 milioni di euro). Il complesso ospita ingegneri provenienti da tutto il mondo, che stanno lavorando per costruire il computer quantistico più sviluppato al mondo.

Magne, il quantistico di nuova generazione: la risposta danese agli USA e alla Cina

Per salvaguardare la propria posizione a livello internazionale, e spinte dall’avanzamento di paesi come Cina e Stati Uniti, due realtà danesi, quali la Novo Nordisk Foundation ed EIFO, hanno avviato una joint venture chiamata QuNorth che si occuperà di sviluppare e operare il computer quantistico commercialmente disponibile migliore al mondo chiamato Magne. Magne sarà un computer quantistico di seconda generazione, e necessita, per ora, di un investimento di 80 milioni di euro.

DIANAQ a Copenaghen: l’hub NATO che accelera l’innovazione quantistica

DIANA (Defense Innovation Accelerator for the North Atlantic) è un’organizzazione della NATO che supporta lo sviluppo di tecnologie per la difesa attraverso finanziamenti, creazione di network e programmi di accompagnamento per le aziende. All’interno di questa iniziativa rientra anche DIANAQ, il Diana Quantum Center, con sede a Copenaghen: un hub pensato per mettere in contatto imprenditori, investitori e scienziati, favorendo investimenti, sviluppo e valorizzazione commerciale delle tecnologie quantistiche. DIANAQ è stata progettata a Copenaghen, proprio perché la città offre un ecosistema particolarmente solido, grazie a università e centri specializzati che lavorano sui materiali necessari, su strumentazione avanzata e su infrastrutture di test, e che riuniscono competenze di altissimo livello nell’ingegneria quantistica.

SDU lancia l’hub della matematica quantistica

L’Università del Sud della Danimarca (SDU) ha lanciato il Centre for Quantum Mathematics, dedicato allo studio delle fondamenta della matematica quantistica con annesse applicazioni di ingegneria e computing. La SDU dispone di un polo, chiamato SDU Quantum Hub, che si trova nell’ecosistema DQC (Danish Quantum Community) che a sua volta collabora con reti europee come EuroHPC per irrobustire la scienza quantistica a livello europeo.

Conclusione

A livello nazionale, quindi, la somma degli investimenti in campo quantistico tra il 2023 e il 2027 ammonterà a più di 1 miliardo di corone, attraverso un nuovo progetto ambizioso chiamato National Strategy for Quantum Technology.

La Danimarca, quindi, con investimenti e capacità di attrarre fondi e talenti, si conferma polo quantistico europeo. In questo contesto, realtà come Sparrow Quantum, che si occupa di sviluppare componenti fotonici per il quantum computing, in particolare sorgenti di singoli fotoni per applicazioni nelle tecnologie quantistiche, riescono a prosperare.  Il mercato delle startup, inoltre, è particolarmente florido grazie ad un territorio per loro benefico ed a una rete sempre più forte di incubatori e acceleratori, accompagnati dalla forte collaborazione tra università, imprese e capitali che accelera la nascita di nuove tecnologie.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)

Ultima modifica: Martedì 10 Febbraio 2026
Martedì 10 Febbraio 2026

La Spagna punta a superare tutte le previsioni di crescita nel 2026 e a guidare le grandi economie per il terzo anno consecutivo

L’economia spagnola ha affrontato l’incertezza legata al ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca molto meglio di quanto previsto dagli analisti: cresce fino al 3% nel 2025 e le proiezioni per il 2026 sono ottimistiche. Nel 2024, il Prodotto Interno Lordo (PIL) è cresciuto del 3,5%, risultando l’economia avanzata più dinamica di quell’anno. Nel 2025, tutte le previsioni indicano una chiusura con un incremento del 2,9%, ben al di sopra delle altre grandi economie. Anche le prospettive per il 2026 restano positive, nonostante il contesto di incertezza globale.  
Ancora una volta, la Spagna ha superato ostacoli rilevanti e ha battuto le aspettative formulate alla fine dell’anno precedente, quando i conflitti in Ucraina e Palestina, insieme al ritorno di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, sembravano potenziali freni alla crescita. La chiusura del 2025 con un +2,9% del PIL rappresenta un risultato superiore persino alle stime più ottimistiche di dodici mesi fa: allora, la Banca di Spagna prevedeva un +2,5%.

Tra i fattori chiave di questa performance figurano la solidità del mercato del lavoro, la moderazione dell’inflazione e il recupero del potere d’acquisto, la ripresa degli investimenti e l’utilizzo dei fondi europei. Tutto ciò avviene nonostante un quadro politico frammentato e le difficoltà del Governo nell’approvare riforme e nuovi bilanci.

Il FMI sottolinea la crescita eccezionale della Spagna

Secondo Alfred Kammer, direttore del Dipartimento Europa del FMI, la crescita spagnola è stata “eccezionale”, sostenuta non solo dal turismo ma anche da tecnologia, comunicazioni e nuovi settori produttivi. Il FMI prevede per il 2026 una crescita del 2%, dopo il 2,9% del 2025, collocando la Spagna ai vertici tra le economie avanzate.

La Commissione Europea evidenzia la forza del mercato del lavoro

La Commissione Europea stima una crescita del 2,3% nel 2026, superiore a quella degli Stati Uniti (1,9%) e quasi doppia rispetto alla media dell’eurozona. Il principale motore sarà la domanda interna, grazie a consumi privati, investimenti e creazione di occupazione, sostenuti anche da flussi migratori stabili.

Per il 2026, tutte le principali istituzioni stimano una crescita superiore al 2%, circa il doppio rispetto a Germania, Francia e Italia. Fondo Monetario Internazionale (FMI), OCSE, Commissione Europea, Banca di Spagna e BBVA concordano sul vigore dell’economia spagnola, pur segnalando alcuni rischi all’orizzonte.

OCSE: i fondi europei stimoleranno gli investimenti

L’OCSE definisce “notevolmente buono” l’andamento dell’economia spagnola nel periodo post-pandemia, sottolineando una crescita equilibrata, resiliente e meno dipendente dal capitale estero. Per il 2026 prevede un +2,2%, trainato da consumi, salari reali in crescita, tassi di interesse in calo e pieno dispiegamento dei fondi europei del Piano di Ripresa.

BBVA Research: lo scenario più ottimista

BBVA Research prevede per il 2026 una crescita del 2,4%, la più elevata tra quelle degli analisti, pur segnalando alcuni fattori di rischio interni legati alla frammentazione politica e all’assenza di nuovi bilanci statali. Nonostante ciò, l’inflazione in calo, l’occupazione record e il miglioramento dei conti pubblici rafforzano la credibilità del Paese, tanto che le agenzie di rating potrebbero ulteriormente migliorare il giudizio sul debito sovrano entro il 2026.

La Spagna si conferma come una delle economie più dinamiche e resilienti d’Europa, capace di crescere stabilmente sopra il 2% anche in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche, guerre commerciali e incertezza politica internazionale. Dal 2024 al 2026, il Paese registra performance nettamente superiori a quelle delle altre grandi economie dell’eurozona.

Ciò che rende particolarmente interessante il caso spagnolo è la qualità della crescita: non più legata esclusivamente al turismo, ma sostenuta da domanda interna solida, investimenti, innovazione tecnologica, digitalizzazione e utilizzo strategico dei fondi europei. Il mercato del lavoro forte, l’aumento dei salari reali e la crescita del potere d’acquisto alimentano i consumi, creando un contesto favorevole per le imprese. Questa analisi conferma che la Spagna non è solo un mercato vicino, ma un vero e proprio motore di crescita in Europa. Per le imprese italiane, monitorare e comprendere l’evoluzione dell’economia spagnola significa individuare opportunità concrete di export, investimento e collaborazione industriale, in un Paese che offre dinamismo, stabilità e prospettive di medio periodo particolarmente favorevoli. In un contesto europeo a due velocità, la Spagna si afferma come uno dei partner più interessanti su cui puntare strategicamente.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)

Ultima modifica: Martedì 10 Febbraio 2026
Martedì 10 Febbraio 2026

Notizie dai mercati esteri - Argentina

Il surplus commerciale argentino rafforza le opportunità per le imprese italiane e consolida gli scambi bilaterali

Nel 2025 l’Argentina ha concluso l’anno con un saldo commerciale ampiamente positivo, registrando un surplus di circa 11,3 miliardi di dollari, elemento che contribuisce in modo significativo alla stabilità macroeconomica del Paese e al rafforzamento della fiducia degli operatori internazionali. Le esportazioni complessive hanno raggiunto circa 87 miliardi di dollari, collocandosi tra i livelli più elevati della storia recente e confermando una crescente capacità di integrazione nei mercati globali. Rispetto al 2024, le vendite all’estero hanno evidenziato una crescita di circa il 9%, segnale di un miglioramento strutturale della competitività produttiva.

Questo risultato si inserisce in un ciclo virtuoso di surplus commerciale che dura da oltre 25 mesi consecutivi, rafforzando l’affidabilità economica dell’Argentina come partner commerciale. Il contributo determinante del settore energetico, affiancato dal ruolo strategico dell’agroindustria e delle materie prime, ha favorito una maggiore disponibilità di valuta estera e una più solida capacità finanziaria. In tale contesto, si creano condizioni particolarmente favorevoli per le imprese italiane interessate a sviluppare esportazioni, investimenti e partnership industriali nel mercato argentino.

Nel complesso, il rafforzamento del commercio estero argentino contribuisce a rendere il Paese un interlocutore sempre più stabile e attrattivo per l’Italia, facilitando l’espansione delle relazioni bilaterali, la crescita degli scambi e l’inserimento delle aziende italiane in un contesto economico in progressivo consolidamento, nonostante le incertezze dello scenario internazionale.

Il Governo argentino semplifica l’importazione di imballaggi in legno per agevolare il commercio internazionale

Il Governo argentino ha aggiornato la normativa che regola l’ingresso nel paese degli imballaggi in legno utilizzati nel commercio internazionale, per facilitare l’importazione di merci senza ridurre la protezione fitosanitaria. La modifica, formalizzata con la Resolución 980/2025, allinea i requisiti alle norme internazionali, riduce gli oneri burocratici e ottimizza l’uso delle risorse statali concentrando le ispezioni sui casi a rischio maggiore.

Il nuovo approccio consente di ridurre di circa il 30% le verifiche fisiche, con un alleggerimento stimato di oltre 4.000 ispezioni mensili, introducendo criteri trasparenti basati sul paese d’origine, lo storico fitosanitario e altre variabili tecniche. In molti casi sarà possibile effettuare le ispezioni direttamente nei depositi degli importatori, evitando ritardi alle frontiere e riducendo i costi logistici e operativi per le imprese.

La normativa stabilisce inoltre modalità digitali di dichiarazione e tracciabilità, semplificando le procedure e migliorando la prevedibilità per operatori e destinatari finali delle merci. Tale aggiornamento è stato accolto come un passo verso una maggiore efficienza del sistema doganale argentino, con un equilibrio tra facilitazione degli scambi e rafforzamento delle difese fitosanitarie nazionali.

(Contributo editoriale a cura della Cámara de Comercio Italiana de Rosario)

Ultima modifica: Martedì 10 Febbraio 2026
Mercoledì 4 Febbraio 2026

Accordo Mercosur–Unione Europea: impatti e opportunità per lo Stato di Minas Gerais

Dopo oltre due decenni di negoziati, l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur è stato firmato, rappresentando un passo di grande rilevanza per lo Stato di Minas Gerais. Nel 2024, il volume degli scambi commerciali tra lo Stato ed il blocco europeo ha superato i 9,3 miliardi di dollari, con un surplus di 3,1 miliardi di dollari, consolidando l’Unione Europea come il secondo principale mercato di destinazione delle esportazioni dell’agroindustria mineira.

L’accordo prevede un’ampia eliminazione delle tariffe doganali. L’Unione Europea si è impegnata ad azzerare le tariffe su circa il 95% dei beni importati dal Mercosur, mentre il blocco sudamericano liberalizzerà approssimativamente il 91% dei beni provenienti dall’UE, di accordo con i termini stabiliti.

Il Presidente della Camera di Commercio Italiana di MG, Valentino Rizzioli, commenta che per lo Stato emergono opportunità nei settori dell’agroindustria — in particolare caffè, carni e zucchero — oltre che nei comparti minerario ed industriale. Per l’ Europa, assumono rilievo macchinari ed attrezzature, veicoli, prodotti chimici e farmaceutici, nonché alimenti tipici, come vini, olio d’oliva, formaggi e pasta. Il rapporto storico tra Minas Gerais e l’Italia tende a rafforzarsi, con un impatto diretto sulla riduzione dei costi, sull’ampliamento degli scambi bilaterali e su un maggiore accesso a tecnologie e prodotti a più elevato valore aggiunto. L’accordo favorisce inoltre la competitività delle imprese di Minas Gerais sul mercato europeo e amplia le esportazioni italiane verso lo Stato.

Tra i punti di maggiore rilievo, il caffè assume un ruolo strategico. L’accordo prevede l’eliminazione graduale delle tariffe sul caffè tostato e macinato, incentivando le esportazioni di prodotti a maggiore valore aggiunto. Inoltre, il capitolo sulla proprietà intellettuale rafforza la tutela delle indicazioni geografiche, come la “Canastra”, valorizzando i prodotti regionali.

L’Italia figura tra i principali partner commerciali di Minas Gerais nell’Unione Europea, sia come mercato di destinazione delle esportazioni sia come Paese di origine delle importazioni, oltre a occupare una posizione di rilievo per numero di imprese insediate nello Stato.

Pur essendo già stato firmato, l’accordo è ancora soggetto alla ratifica interna delle parti per poter entrare in vigore. In questo contesto, diventa essenziale che imprese ed enti interessati intraprendano una pianificazione strategica, al fine di sfruttare appieno le opportunità derivanti da questo nuovo scenario commerciale.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana di Minas Gerais)

Ultima modifica: Mercoledì 4 Febbraio 2026
Mercoledì 4 Febbraio 2026

Accordo UE–Mercosur: la posizione dell’Argentina sotto la presidenza Milei

Un’opportunità strategica per il rafforzamento delle relazioni con l’Europa

L’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e il Mercosur, recentemente firmato dopo oltre venticinque anni di negoziati, rappresenta un passaggio chiave per l’integrazione economica tra Europa e Sud America. L’intesa mira a facilitare gli scambi commerciali, riducendo progressivamente le barriere tariffarie e creando una delle più ampie aree di libero scambio a livello globale.

Il presidente argentino Javier Milei ha espresso una posizione fortemente favorevole all’accordo, considerandolo uno strumento centrale della strategia di apertura economica e inserimento internazionale del Paese. Secondo Milei, l’intesa con l’Unione Europea costituisce un punto di partenza per rafforzare la competitività dell’economia argentina, attrarre investimenti e ampliare le opportunità per le esportazioni.

Il governo argentino ha inoltre manifestato l’intenzione di procedere rapidamente con il processo di ratifica parlamentare, sottolineando l’importanza del trattato per il futuro del Mercosur e per il rilancio del ruolo dell’Argentina nei mercati globali.

In questo contesto, l’accordo assume un valore particolare anche per le relazioni con l’Italia, partner storico dell’Argentina, aprendo nuove prospettive di cooperazione commerciale, industriale e istituzionale tra le imprese dei due Paesi.

(Contenuto editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana nella Repubblica Argentina)

Ultima modifica: Mercoledì 4 Febbraio 2026
Mercoledì 4 Febbraio 2026

Miliardi in movimento: la Svezia accelera sul recupero delle infrastrutture.

La Svezia si avvia verso una nuova fase di investimenti infrastrutturali di portata storica. Dopo anni di manutenzione rinviata e progetti rallentati, il Paese è oggi costretto a fare i conti con un arretrato che non può più essere ignorato. Strade usurate, ferrovie sovraccariche e sistemi idrici e fognari ormai obsoleti stanno spingendo lo Stato e gli enti locali a intervenire con decisione, dando avvio a un’ondata di investimenti senza precedenti.

Secondo il centro di analisi Prognoscentret, il settore svedese delle infrastrutture e delle costruzioni è in fase di crescita costante, che interessa contemporaneamente tutti i principali segmenti. Dopo un lungo periodo caratterizzato da incertezza sui finanziamenti e da ritardi strutturali, oggi quasi tutti gli indicatori puntano verso l’alto: si investe molto nelle infrastrutture in Svezia e lo si fa in modo ampio e trasversale.
Alla base di questa accelerazione vi è soprattutto il fatto che gran parte delle infrastrutture esistenti ha raggiunto, o si avvicina rapidamente, alla fine della propria vita tecnica, per cui le manutenzioni ed aggiornamenti sono una vera e propria necessità. A questo si aggiunge la costruzione di nuove infrastrutture, necessarie per sostenere la crescita economica, l’industrializzazione e la transizione energetica. In questo contesto, la manutenzione stradale emerge come uno dei segmenti più dinamici, con una crescita del 18% nel solo periodo tra 2024 e 2025 (con una crescita prevista fino al 30% entro il 2028).

Anche il settore ferroviario riceve un forte impulso grazie alla nuova pianificazione nazionale, che prevede investimenti consistenti sia in nuove linee sia nel rinnovo della rete esistente. Progetti come Ostlänken, la futura linea ad alta velocità tra Järna e Linköping, Norrbotniabanan, che collegherà Umeå e Luleå lungo la costa settentrionale, e Malmbanan, asse fondamentale per il trasporto del minerale di ferro dalle miniere del Nord, rappresentano pilastri strategici di questa fase. Tuttavia, le ambizioni si scontrano con limiti concreti, quali il numero ridotto di imprese attive nel settore ferroviario.

La crescita degli investimenti è sostenuta anche da solide condizioni finanziarie. La Svezia dispone di conti pubblici robusti e di un basso livello di debito statale, che offre margini per aumentare la spesa. Il governo punta a un obiettivo di bilancio in equilibrio entro il 2027 e ha aperto alla possibilità di finanziare alcune grandi opere anche tramite maggiore indebitamento mirato. Inoltre, l’aumento delle tariffe nei settori dell’acqua e dell’energia rafforza la capacità di investimenti delle aziende stesse e dei comuni, garantendo entrate stabili per finanziare l’ammodernamento delle reti. Questo margine finanziario si riflette nella nuova pianificazione nazionale delle infrastrutture, che prevede investimenti del 27% superiori rispetto al piano precedente.
A rafforzare ulteriormente questo scenario contribuiscono fattori geopolitici e di sicurezza. Negli ultimi anni la costruzione e l’ampliamento di infrastrutture militari è quasi raddoppiata e l’ingresso della Svezia nella NATO nel 2024 dovrebbe portare, soprattutto nel medio periodo, a un potenziamento dei corridoi di trasporto est-ovest. Parallelamente, la transizione climatica e la green industrialisation nel Nord del Paese spingono nuovi investimenti, in particolare nelle reti elettriche, oggi vero motore del segmento energetico.

Il quadro resta nel complesso positivo, pur in presenza di rischi legati a carenze di competenze, lunghi processi autorizzativi e crescente concorrenza europea. In questo contesto, una maggiore apertura al capitale privato nelle infrastrutture potrebbe rappresentare un ulteriore fattore di accelerazione, rendendo le prospettive di crescita ancora più favorevoli.

 

Fonte:
Dagens Industri, 20 Gennaio 2026, "Miljarder i rullning när Sverige ska byggas ikapp".

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Svezia)

Ultima modifica: Mercoledì 4 Febbraio 2026
Mercoledì 4 Febbraio 2026

Notizie dai mercati esteri - Turchia

INTERSCAMBIO COMMERCIALE. I dati TÜİK nei primi undici mesi del 2025

Secondo i dati diffusi dall’Agenzia ICE di Istanbul, nei mesi di gennaio-novembre 2025 l’interscambio tra Italia e Turchia è stato pari a 26,323 miliardi di dollari, con un decremento del 10,2% rispetto allo stesso intervallo del 2024. In particolare, le esportazioni italiane verso la Turchia si sono contratte del 19,6% (14,118 miliardi di dollari), mentre le importazioni sono aumentate del 3,9% attestandosi a 12,204 miliardi. La bilancia commerciale mostra un saldo positivo per l’Italia di 1,914 miliardi. Le esportazioni italiane costituiscono il 4,3% delle importazioni totali turche, mentre le esportazioni turche destinate all’Italia rappresentano il 4,9% delle esportazioni complessive della Turchia.

Nel periodo di riferimento, l’Italia si conferma al quinto posto tra i partner commerciali della Turchia, risultandone il sesto fornitore (dopo Cina, Russia, Germania, Stati Uniti e Svizzera) e il quarto cliente (dopo Germania, Regno Unito e Stati Uniti).

All’interno dell’Unione Europea, l’Italia si posiziona al secondo posto per volume di interscambio con la Turchia, preceduta solo dalla Germania (47,495 miliardi di dollari) e seguita da Francia (21,299 miliardi) e Spagna (18,648 miliardi). Nell’area mediterranea, invece, l’Italia si conferma il primo partner commerciale di Ankara.

Tra gennaio e novembre 2025, le esportazioni italiane sono state trainate dalle vendite di “prodotti farmaceutici” (in crescita del 43,7% rispetto allo stesso periodo del 2024, per un volume complessivo pari a 417 milioni di dollari e di “combustibili minerali e oli” (+6,3%, per un volume pari a 352,6 milioni). In calo, invece, l’export di “pietre preziose e semipreziose, metalli preziosi, perle e bigiotteria” (-58,5% per un volume pari a 2,279 miliardi) superato dalle nostre vendite di “macchinari e apparecchiature meccaniche” (2,738 miliardi), tradizionale prima voce merceologica del nostro export. Gli “autoveicoli, trattori e parti di ricambio”, terza voce delle nostre vendite, hanno registrato un calo del 4,4% (1,063 miliardi). Si rileva inoltre una contrazione del 30,7% negli acquisti turchi di “ferro e acciaio” e del 21,6% di “articoli in ferro e acciaio”.

La dinamica dell’export turco mostra invece un aumento nelle voci “rame e articoli in rame” (+49,5%), “pietre preziose e semipreziose, metalli preziosi, perle e bigiotteria” (+45,6%), e “macchinari e apparecchiature meccaniche” (+12,7%). In calo gli acquisti italiani di “frutta”, che si sono contratti del 15,6%. Gli “autoveicoli, trattori e parti di ricambio” si confermano la principale voce tra le importazioni italiane dalla Turchia, per un valore di 2,765 miliardi di dollari, con volumi diminuiti del 3%.

COMMERCIO ESTERO. I dati riferiti al mese di novembre 2025 e quelli preliminari relativi ai primi undici mesi del 2025

Secondo i dati diffusi lo scorso 31 dicembre da Turkstat, in collaborazione con il Ministero del Commercio, nel mese di novembre 2025 le esportazioni turche sono ammontate a 22,5 miliardi di dollari, con un incremento dell’1,3% rispetto allo stesso mese del 2024. Le importazioni hanno invece raggiunto 30,5 miliardi, con una crescita del 2,6% su base annua.

Nei primi undici mesi del 2025, le esportazioni hanno totalizzato 247,2 miliardi di dollari, segnando un aumento del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le importazioni, nello stesso intervallo, si sono attestate a 329,7 miliardi, in crescita del 5,7%. Il deficit commerciale è salito a 82,67 miliardi di dollari (+12,6% rispetto ai mesi gennaio-novembre 2024).

PRINCIPALI PAESI FORNITORI (novembre 2025)

Nel medesimo periodo, i principali mercati di destinazione dell’export turco sono stati: Germania (20,4 miliardi di dollari), Regno Unito (15,1 miliardi), Stati Uniti (14,2 miliardi), Italia (12,2 miliardi) e Iraq (11,4 miliardi), che insieme hanno rappresentato il 29,8% del totale delle esportazioni turche.

Per quanto riguarda le importazioni, i principali Paesi fornitori sono stati: Cina (44,9 miliardi di dollari), Federazione Russa (38,6 miliardi), Germania (27,8 miliardi), Stati Uniti (16,5 miliardi) e Svizzera (14,3 miliardi).

Secondo i primi dati parziali relativi all’intero 2025, l’export turco verso i Paesi confinanti (Azerbaigian, Bulgaria, Georgia, Iraq, Iran, Siria e Grecia) è salito invece a 28,4 miliardi di dollari, con un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente. L’Iraq si è confermato il principale partner commerciale della Turchia tra i Paesi vicini (10,3 miliardi), seguito dalla Bulgaria (4,7 miliardi), Grecia (3,5 miliardi) e Siria (2,6 miliardi).

I dati settoriali indicano che le esportazioni della Turchia verso i Paesi confinanti sono state guidate dal comparto “chimica e prodotti chimici”, con un valore di 4,34 miliardi di dollari, seguono i “cereali, legumi, semi oleosi e prodotti correlati” (3,16 miliardi) e “mobili, carta e prodotti forestali” (2,44 miliardi).

TURISMO. I dati relativi ai primi undici mesi del 2025

Stando ai dati preliminari pubblicati dal Ministero della Cultura e del Turismo lo scorso 22 dicembre, nei mesi di gennaio-novembre 2025 la Turchia ha accolto circa 50.057.225 visitatori stranieri.

Istanbul, principale polo turistico e città più popolosa della Turchia, ha concentrato da sola il 34,92% degli arrivi stranieri, pari a 17,4 milioni di visitatori nei primi undici mesi del 2025. Seguono la località mediterranea di Antalya (31,46%) e la città nordoccidentale di Edirne (8,31%), situata al confine con la Bulgaria e la Grecia.

Nei primi undici mesi del 2025, Russia (6,7 milioni di visitatori, con il 13,34% delle presenze) e Germania (6,5 milioni) si sono confermate i due principali mercati di provenienza, mentre il Regno Unito si è posizionato al terzo posto.

Gli italiani che si sono recati per turismo in Turchia nei mesi di gennaio-novembre 2025 sono stati 750.344 (1,50% del totale), con un incremento del 12,40% rispetto ai primi undici mesi del 2024.

(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio e Industria Italiana in Turchia)

Ultima modifica: Mercoledì 4 Febbraio 2026
Mercoledì 4 Febbraio 2026

Corea e Italia concordano di rafforzare la cooperazione in ambito di intelligenza artificiale, semiconduttori, spazio e oltre.

Corea del Sud e Italia hanno concordato lunedì di rafforzare la cooperazione nei settori ad alta tecnologia, tra cui intelligenza artificiale, semiconduttori e aerospazio, ampliando al contempo i rapporti nell’industria della difesa e nelle catene di approvvigionamento dei minerali critici.

Le due parti hanno inoltre ribadito l’impegno condiviso per la completa denuclearizzazione della Penisola coreana e per la promozione della pace e della stabilità nella regione dell’Indo-Pacifico.

L’accordo è stato raggiunto in occasione dell’incontro tra il Presidente Lee Jae Myung e il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni — la prima visita di un Primo Ministro italiano in Corea del Sud dopo 19 anni — tenutosi presso Cheong Wa Dae, a Seul.

«Nel corso dell’incontro odierno, il Primo Ministro Meloni e io abbiamo concordato di sviluppare ulteriormente le relazioni bilaterali verso un livello orientato al futuro, in linea con la designazione di partenariato strategico», ha dichiarato Lee durante la conferenza stampa successiva al vertice.

Meloni ha definito la visita “da tempo attesa”, affermando che mira a «colmare un vuoto durato troppo a lungo», che a suo avviso non riflette più la «rilevanza strategica della Corea del Sud per l’Italia».

«Italia e Corea sono Paesi amici e alleati — democrazie mature e tecnologicamente avanzate», ha dichiarato Meloni, definendo tale affinità «un valore aggiunto straordinario» in un mondo in cui l’incertezza è diventata la norma, in un contesto di rapidi cambiamenti geopolitici, industriali ed economici.

I due leader hanno delineato quattro pilastri principali per il rafforzamento delle relazioni tra Corea e Italia: l’espansione della cooperazione economica e commerciale; una collaborazione più profonda nei settori scientifici e delle tecnologie avanzate; il rafforzamento degli scambi culturali e delle relazioni tra i popoli; e un coordinamento stretto a sostegno della pace e della stabilità globali.

Lee ha sottolineato che la cooperazione bilaterale nel campo del commercio «sarà ulteriormente ampliata fino a un livello commisurato alla dimensione economica e alla forza del brand dei due Paesi».

Ha inoltre spiegato che la cooperazione scientifica — «da cui dipende il futuro della nazione» — sarà estesa ai settori industriali avanzati come l’intelligenza artificiale e l’aerospazio, aggiungendo che i due Paesi perseguiranno anche una «cooperazione complementare» nel settore della difesa, facendo leva sui rispettivi punti di forza.

Al termine del vertice è stata diffusa una dichiarazione congiunta alla stampa, che si apre con l’impegno dei due leader a rafforzare ulteriormente la cooperazione a livello bilaterale e multilaterale «per contribuire in modo proattivo al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali e per affrontare le sfide globali».

Sul piano economico, le parti hanno ribadito la volontà di approfondire il partenariato nei settori della manifattura avanzata e delle tecnologie d’avanguardia, riconoscendo sia le sfide che l’economia globale deve affrontare sia la crescente importanza strategica di tali comparti.

Lee e Meloni hanno inoltre sottolineato la necessità di intensificare la cooperazione industriale in settori chiave quali l’intelligenza artificiale, l’aerospazio, i semiconduttori e le materie prime critiche.

A margine del vertice, i due Paesi hanno firmato un Memorandum of Understanding sulla cooperazione nel settore dei semiconduttori tra la Korea Semiconductor Industry Association e l’Associazione Nazionale Industrie Elettrotecniche ed Elettroniche (ANIE).

Il memorandum mira a promuovere la cooperazione tra le imprese e lo scambio di informazioni nel settore dei semiconduttori — inclusi ambiti avanzati come l’intelligenza artificiale — nonché a rafforzare le catene di approvvigionamento dei semiconduttori.

Nella dichiarazione, i leader hanno infine «concordato sull’intensificazione degli sforzi congiunti per sviluppare catene di approvvigionamento delle materie prime critiche resilienti e affidabili», sia nel quadro del memorandum sia attraverso iniziative multilaterali come la Minerals Security Partnership, attualmente presieduta dalla Corea del Sud.

Per quanto riguarda il rafforzamento delle relazioni complessive, Lee e Meloni hanno dichiarato di «condividere la volontà di rafforzare ulteriormente il dialogo strategico quale piattaforma principale per lo scambio di vedute e l’individuazione di sinergie sui principali sviluppi regionali e globali».

A tal fine, i due leader hanno concordato di convocare il prossimo ciclo di dialogo «nel più breve tempo possibile» e di elaborare un nuovo piano d’azione bilaterale per il periodo 2026–2030, volto a individuare gli obiettivi prioritari della cooperazione tra Corea e Italia.

Il Presidente del Consiglio Meloni ha inoltre ribadito più volte l’auspicio che il Presidente Lee accetti l’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a effettuare una visita di Stato in Italia nel corso dell’anno.

Pur esprimendo profonda gratitudine per l’invito, Lee ha dichiarato durante la conferenza stampa: «Attendo con interesse una visita in Italia nel prossimo futuro per proseguire le costruttive discussioni odierne e tradurle in risultati concreti».

Nello stesso intervento, Lee ha affermato che lui e Meloni hanno concordato di «proseguire una stretta cooperazione per contribuire alla pace e alla stabilità globali».

«Corea e Italia sono Paesi amici che condividono valori sulla scena internazionale e rispondono congiuntamente alle sfide globali. Oltre ad allentare le tensioni nella Penisola coreana, lavoreremo insieme per difendere il valore della pace a livello mondiale», ha dichiarato ai giornalisti.

Da parte sua, Meloni ha sottolineato i crescenti «legami tra la sicurezza europea e quella dell’Indo-Pacifico».

La dichiarazione congiunta ha infine ribadito l’«impegno per un Indo-Pacifico pacifico e prospero» e la volontà condivisa di collaborare strettamente per promuovere la stabilità regionale, nonché l’«impegno per la completa denuclearizzazione e una pace e stabilità durature nella Penisola coreana».

(Contributo editoriale a cura della Italian Chamber of Commerce in Korea)

Ultima modifica: Mercoledì 4 Febbraio 2026