Venerdì 20 Marzo 2026
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Secondo un primo bilancio del Ministero del Turismo, i ricavi da turisti stranieri hanno favorito un aumento del 12% rispetto al 2023, raggiungendo i 75 miliardi di euro. Gli alloggi stagionali come AirBnb sono i grandi vincitori di quest’anno.
Giochi olimpici, l’anniversario del D-day, la riapertura di Notre-Dame... L’anno è stato ricco di eventi che hanno permesso al turismo francese di registrare una cifra record sui ricavi da parte dei clienti esteri. Il fatturato ha raggiunto i 71 miliardi di euro, un aumento del 12% rispetto al 2023.
Cinque paesi hanno particolarmente influito sull’ aumento delle spese che va dal 5% al 15%: il Belgio, il Regno Unito, la Germania, la Svizzera e gli Stati Uniti. Dotati di un potere d’acquisto in crescita grazie ad un dollaro importante, gli americani si sono dimostrati particolarmente presenti, caratterizzando una crescita del 5% sui pernottamenti secondo i dati del Ministero forniti da Atout France e ADN Tourisme.
Nel complesso, i pernottamenti riservati da turisti stranieri hanno riscontrato una netta crescita (7,3%). I campeggi hanno registrato un aumento (+2,8%), così come le residenze turistiche (+4%). Gli alberghi, invece, hanno registrato un leggerissimo calo dello 0,5%.
Tra gli alloggi di mercato, gli affitti stagionali (più spesso proposti su Airbnb e altre piattaforme) sono i preferiti. Il numero di pernottamenti mostrano infatti un aumento del 16,4% rispetto al 2023.
Lo stesso vale per i clienti francesi, il cui numero di pernottamenti è relativamente stabile (+2,8%) ma che sembra abbiano aver optato per le case vacanza (+12,5%).
Sebbene il 2023 fosse già considerato un anno positivo, la Francia continua la sua progressione e rimane ad oggi una delle destinazioni più attraenti al mondo.
Il ministero del Turismo, indica che la Francia abbia accolto 100 milioni di turisti internazionali nell’ anno 2024, ovvero 2 milioni in più rispetto all’anno precedente.
Dopo Parigi-Lione, il concorrente italiano della SNCF reintrodurrà in aprile la linea Parigi-Milano e Parigi-Marsiglia a metà giugno, con dei treni supplementari.
Trenitalia riparte all’offensiva in Francia contro la SNCF e dopo mesi di mutismo si ripresenta con due annunci concreti: l’apertura di una linea Parigi-Marsiglia con Frecciarossa il prossimo 15 giugno con quattro andate-ritorno giornalieri e la ripresa della tratta Parigi-Torino-Milano (due frequenze giornaliere) a partire dal 1 aprile, interrotta 18 mesi prima a causa di una grave frana in Savoia nell’agosto 2023.
Questo rilancio era atteso da tempo dall’operatore transalpino, presente nel mercato francese da dicembre 2021, che deve ancora realizzare i suoi primi profitti in Francia.
Ha dovuto accontentarsi della rotta Parigi-Lione, a cinque frequenze al giorno. L’amministratore delegato di Trenitalia Francia, Marco Caposciutti, afferma la loro ambizione di far crescere il mercato ferroviario in Francia attraverso la loro esperienza da oltre dieci anni sul settore.
Questa doppia iniziativa è sostenuta dall’arrivo di quattro treni ad alta velocità Hitachi supplementari, aumentando la flotta locale da 5 a 9 convogli da 457 posti, e 50 nuove assunzioni nel territorio francese. Ciò comporterà una revisione del programma di Trenitalia da qui al prossimo giugno su tutte e tre le rotte dove affronterà la SNCF.
Entro questa data, Frecciarossa opererà tre collegamenti diretti giornalieri tra Parigi-Lione, due collegamenti tra Parigi-Milano e quattro nuove frequenze Parigi-Marsiglia.
Il viaggio verso la capitale della Provenza durerà 3 ore e 20 minuti, con una prima partenza molto anticipata, il viaggio di ritorno sarà possibile in giornata come in aereo.
Per quanto riguarda i risultati finanziari passati e previsti, Marco Caposciutti si mostra cauto, sperando di ottenere dei profitti negli anni a venire, nonostante i pedaggi a prezzo pieno da pagare a SNCF Réseau sulla tratta Parigi-Lione. Tuttavia, in quanto nuovo concorrente beneficerà di uno sconto del 10% verso Marsiglia.
Malgrado, un notevole gradimento del servizio da parte della clientela ed una progressione del traffico del 39% nel 2024, il tasso di copertura è soltanto del 60% su Parigi-Lione, un livello che potrebbe ancora migliorare. Sulla tratta Parigi-Torino-Milano, invece, i treni risultavano più affollati grazie alla forte presenza della compagnia nel suo paese d’origine, ma a causa della grave frana nelle Alpi Francesi ha riscontrato una perdita di 850.000 passeggeri, secondo i calcoli.
Per la sua ripartenza in Francia, Trenitalia prevede l’affiancamento di una coppia di treni in base alle prenotazioni, in determinati giorni, su determinate tratte aumentandone così la capacità a 914 posti su una singola partenza. Al contrario, la SNCF ha promesso di reagire di fronte a questa offensiva continuando, innanzitutto con l’utilizzo della sua piattaforma SNCF Connect, come nel 2021. Fabrice Toledano, direttore marketing della società italiana afferma la loro intenzione di affidarsi a società come Trainline o Kombo per la vendita dei loro biglietti.
In secondo luogo, il trasportatore pubblico francese, che attualmente opera 14 andate-ritorno al giorno sulla tratta Parigi-Marsiglia più una ventina su Parigi-Lione, non ha intenzione di ridurne la capacità. Tra qualche mese, lancerà una campagna di vendita “Inoui First” per Marsiglia, per migliorare il servizio e renderlo più personalizzato ed efficiente, soprattutto in caso di ritardi o problemi tecnici, secondo la direzione del TGV. Inoltre, la filiale SNCF Voyageurs ha negoziato un “accordo quadro” con la cugina SNCF Réseau sulla tratta Parigi-Lione, volto a garantire la distribuzione di tracce orarie nel periodo 2026-2030. Si tratta della prima volta per la compagnia, che ha trascurato questa soluzione legale quando aveva il monopolio. Infine, sulla tratta Parigi-Milano, la società ha annunciato l'intenzione di riprendere i propri servizi (tre frequenze giornaliere) una volta riparati i binari della Maurienne, in concorrenza con Trenitalia.
Il GICAN (Gruppo delle Industrie di Costruzione e Attività Navale) ha officializzato la nuova edizione della sua guida marittima regionale. Il sindacato, composto di oltre 300 industrie, dipinge l’industria cantieristica francese come dinamica e strategica. Si pensi a una ciffra d’affari che si aggira intorno ai 15 miliardi (+12%); in più, da tenere in considerazione sono i numerosi posti lavorativi, ben 56 000 (+5.5%). L’attività economica si concentra principalmente nei Paesi della Loira, Provenza-Alpi-Costa Azzurra e della Bretagna.
È fattuale che l’industria navale funziona bene. Nel 2023, la filiera era composta da più di 760 aziende e generò 15 miliardi di euro. Inoltre, secondo il sindacato, questo dato sarebbe in progressione. In aggiunta, é stato dichiarato che più della metà del fatturato del settore è generato dalle esportazioni (57%) e il numero sale a 90% nel caso del trasporto civile.
Il Gruppo Louis sta avviando un nuovo impianto di verniciatura nella Maine e Loira, costato 14 milioni di euro. Il Gruppo oltre ad essere presente nel settore dell’agricoltura, lavora anche nei mercati della metallurgica e dell’energia. Con questo nuovo stabilimento, i materiali potranno avere una lunghezza di 17 metri e i prodotti come telai, pannelli solari e ringhiere, potranno pesare fino a 7 tonnellate. Potenzialmente questo garantirà un’espansione di mercato al di fuori della Francia e nuovi posti di lavoro.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per la Francia di Marsiglia)
Nel 2024, l’economia spagnola continua a crescere costantemente ed è stata riconosciuta come la più dinamica dal settimanale britannico The Economist. La rivista ha infatti posizionato la Spagna in cima alla sua classifica delle 37 economie dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), basandosi sulle performance dell’ultimo anno. Inoltre, la pubblicazione ha sottolineato la ripresa dei cosiddetti PIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), Paesi che hanno affrontato alcune delle peggiori crisi economiche degli ultimi anni ma che sono riusciti a risollevarsi.
Gli indicatori utilizzati per stilare la classifica sono 5: prodotto interno lordo (PIL), inflazione, disoccupazione, deficit pubblico e performance del mercato azionario. Analizzando i dati del terzo trimestre del 2024 e confrontandoli con quelli dell’ultimo trimestre del 2023, la rivista ha creato un punteggio combinato, giungendo alla conclusione che, per il terzo anno consecutivo, le economie mediterranee dominano la classifica. The Economist sottolinea come questi Paesi, a lungo sottovalutati dai loro vicini settentrionali, stiano ora vivendo una vera e propria “rinascita economica”.
La Spagna domina la lista di quest'anno, seguita dall'Irlanda, che è riuscita a sedurre diverse grandi aziende tecnologiche. Poi c'è la Danimarca, sede della Novo Nordisk, famosa per il farmaco Ozempic. La Grecia e l'Italia, un tempo tra le economie più vulnerabili dell'eurozona, si sono rafforzate e chiudono la top five. Nel frattempo, dall'altra parte della classifica, alcuni dei pesi massimi del Vecchio Continente, come il Regno Unito e la Germania, hanno registrato performance deludenti. Tuttavia, l'ultimo posto appartiene agli Stati baltici di Lettonia ed Estonia, come nel 2022.
Tra le misure vincenti della Spagna ci sono il salario minimo e la solidità del mercato del lavoro, il grande flusso turistico, tra altri.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana - Barcellona)
Lo sviluppo della produzione domestica di energie rinnovabili sta diventando una priorità strategica fondamentale per molte nazioni del Sud del mondo. Questo orientamento offre l'opportunità di ridurre la dipendenza dalle importazioni, costruire industrie locali sfruttando le capacità e le risorse esistenti e creare posti di lavoro lungo l'intera catena del valore del settore energetico.
Il Sudafrica sta cercando di attrarre e mobilitare investimenti, sia nazionali che internazionali, nel settore della produzione di energie rinnovabili. Il Paese vanta la più grande capacità installata di energie rinnovabili in Africa, con un incremento progressivo di progetti solari ed eolici che evidenziano la sua strategia di transizione energetica.
Il Sudafrica offre opportunità di investimento grazie a:
Per le aziende italiane del settore, tutto ciò rappresenta un'opportunità di entrare in un mercato in espansione che continua a evolversi grazie a politiche favorevoli e al crescente interesse per l'energia solare ed eolica.
Nel 2024, il Sudafrica ha aggiunto circa 1,1 GW di capacità solare, una cifra inferiore rispetto ai 2,6 GW del 2023, ma comunque la più alta registrata in Africa. Secondo il Dr. Rethabile Melamu, CEO di SAPVIA[4], la crescita del settore delle energie rinnovabili nel Paese è spinta dalla ristrutturazione del mercato energetico e dalle riforme normative, che stanno favorendo l'espansione dei progetti privati. SAPVIA prevede un aumento delle installazioni solari nei prossimi anni, con stime che parlano di circa 2,5-3 GW nel 2025 e fino a 4 GW entro il 2026[5].
La tedesca JUWI Renewable Energies ha recentemente annunciato che investirà 320 milioni di dollari per costruire 340MW di nuovi impianti solari in Sudafrica. Il progetto prevede tre impianti: uno da 120MW per i data center di Teraco, un altro da 120MW per Sasol e Air Liquide (in collaborazione con TotalEnergies e altri partner) e un terzo da 100MW per una miniera di Glencore[6].
Tutto ciò dimostra il ruolo chiave del settore privato nella transizione energetica sudafricana. Il Sudafrica, e l'Africa in generale, hanno infatti bisogno di investimenti come questi per ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili. In questo contesto, le aziende italiane hanno l’opportunità di partecipare a progetti di sviluppo e di entrare nel mercato sudafricano attraverso collaborazioni o joint venture con partner locali.
[3] Special Economic Zones - InvestSA
[4] The South African Photovoltaic Industry Association (SAPVIA)
[5] South Africa adds 1.1 GW of solar in 2024 – pv magazine International
[6] JUWI to invest in 340MW of new solar capacity in South Africa - PV Tech
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Sudafricana)
Dopo il taglio di 25 punti base effettuato a dicembre, la banca centrale statunitense ha deciso di non modificare i tassi di interesse, nella sua prima uscita del 2025.
Nel corso della riunione del FOMC (il Federal Open Market Committee) i componenti del board hanno confermato il saggio di riferimento, fissato in un intervallo compreso tra il 4,25% e il 4,5%, segnalando che le condizioni del mercato del lavoro rimangono solide, mentre l’inflazione rimane in qualche modo elevata. Il FOMC continuerà a valutare attentamente i prossimi dati macroeconomici, l'evoluzione dell'outlook e il bilanciamento dei rischi, con l'obiettivo di raggiungere la massima occupazione e inflazione al tasso del 2% nel lungo periodo.
La decisione è stata presa con il voto unanime i componenti del FOMC.
(Contributo editoriale a cura della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, Inc.)
Nel 2024, la variazione media annua dell'Indice dei Prezzi al Consumo (IPC) in Portogallo è stata del 2,4%, segnando una riduzione significativa rispetto al 4,3% registrato nel 2023. Il tasso di variazione omologa dell'IPC è rimasto relativamente stabile durante l'anno, con un minimo dell'1,9% ad agosto e un picco del 3,0% a dicembre, riflettendo una minore volatilità rispetto all'anno precedente.
Nell'ultimo mese dell'anno, l'IPC ha registrato un aumento omologo del 3,0%, superiore di 0,5 punti percentuali rispetto al mese precedente. La variazione mensile è stata dello 0,1%, in contrasto con i cali di novembre e dicembre 2023. L'Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (IAPC) portoghese ha mostrato un tasso medio annuo del 2,7% e una variazione omologa del 3,1% a dicembre, al di sopra della media dell'area Euro (2,8%).
A novembre 2024, le esportazioni di beni in Portogallo hanno registrato un calo dell'1,8%, mentre le importazioni sono cresciute del 4,7% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Questa dinamica è stata influenzata dalla riduzione delle esportazioni di materiali per il trasporto (-10,0%) e macchinari e beni di capitale (-7,7%). Sul fronte delle importazioni, si è evidenziato un forte aumento dei fornitori industriali (+23,6%). Escludendo combustibili e lubrificanti, le esportazioni sono diminuite del 2,6% e le importazioni sono aumentate del 6,1%.
Il deficit della bilancia commerciale è cresciuto, raggiungendo 2.502 milioni di euro, con un aumento di 545 milioni rispetto a novembre 2023. Su base trimestrale (terminata a novembre 2024), le esportazioni sono aumentate del 6,4% e le importazioni del 5,2%, con un incremento del deficit commerciale di 148 milioni di euro rispetto al trimestre precedente.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana per il Portogallo)
La notizia più discussa di gennaio 2025 riguarda l'insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, che ha subito attirato l'attenzione con una proposta che riecheggia sue precedenti dichiarazioni: l'annessione della Groenlandia agli Stati Uniti. Una dichiarazione che, sebbene già avanzata nel 2019, oggi ha suscitato maggiore scalpore, poiché fatta da Presidente in carica.
La storia della Groenlandia
Prima di rispondere a questa domanda, è doveroso capire l’attuale situazione dell’isola.
La Groenlandia, diventata colonia danese nel 1721, è una contea della Danimarca dal 1953. Dal 1979 gode di autonomia interna, con un'assemblea legislativa e un governo proprio. Nel 2008, con un referendum, i cittadini della Groenlandia sono riusciti ad ottenere una maggiore autonomia, diventando loro i responsabili della gestione delle risorse naturali presenti nel territorio. Quindi, se Trump dovesse insistere per conquistare la Groenlandia, si troverebbe a dover fare i conti con due entità nazionali: la Danimarca, che conserva il controllo formale, e la Groenlandia stessa, che ha rivendicato più volte la sua sovranità.
Ma quali sono le motivazioni dietro l'interesse di Trump per questa terra?
Le ragioni sono molteplici; in primo luogo, l'isola custodisce enormi risorse naturali, tra cui metalli rari fondamentali per le tecnologie moderne, un settore in cui la Cina ha acquisito una posizione di leadership. In secondo luogo, la sua posizione geografica, nel cuore delle nuove rotte artiche create dallo scioglimento dei ghiacci, conferisce alla Groenlandia un potenziale strategico come hub commerciale tra i continenti. Infine, la sua posizione, tra Stati Uniti, Russia ed Europa, a rende un elemento cruciale nel panorama geopolitico.
Le reazioni dei governi groenlandese e danese alle affermazioni di Trump sono risuonate ferme e chiare. Mute Egede, capo del governo dell'isola, per esempio, ha ribadito che "la Groenlandia appartiene al popolo groenlandese. Il nostro futuro e la lotta per l'indipendenza sono affari nostri". La risposta si inserisce in un contesto di crescente autodeterminazione dell'isola, da molti anni ormai impegnata fortemente a conquistare la propria indipendenza.
Il governo danese, invece, ha annunciato un investimento di 14,6 miliardi di corone (circa 2 miliardi di euro) per rafforzare la sicurezza nell'Artico, coinvolgendo in primo piano, quindi, anche la Groenlandia.
Nonostante il panorama politico complesso che si profila già in questo inizio 2025, esistono opportunità positive da cogliere. In particolare, a causa di incidenti diplomatici come questo, e soprattutto, con l'incertezza legata all'introduzione di nuovi dazi doganali dagli Stati Uniti verso i partner europei, il momento è propizio, appunto per gli stati europei, per orientarsi sempre di più verso il mercato interno, quello dell’Europa. Questa, insomma, può diventare un’occasione ideale per rafforzare i legami commerciali già solidi, tra Italia e Danimarca, e creare nuove e sempre più importanti collaborazioni commerciali.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio italiana in Danimarca)
La newsletter di ItalPlanet, pubblicata in collaborazione con Assocamerestero e Aise.it – inviata in Italia e all’estero – è un servizio settimanale che consente di ricevere news e approfondimenti sul Sistema Italia e sulle attività svolte dalle Camere Italiane nel mondo.
TikTok di ByteDance investirà 126,8 miliardi di baht (circa 3,76 miliardi di dollari) in Thailandia per un servizio di hosting di dati, ha dichiarato mercoledì il consiglio thailandese per gli investimenti. L'investimento è stato effettuato dalla filiale di Singapore dell'azienda cinese e sosterrà le attività delle società affiliate, con operazioni previste a partire dal 2026. Questo progetto fa parte di un pacchetto di nuovi investimenti per un totale di 5 miliardi di dollari, approvati mercoledì. TikTok non ha risposto immediatamente alla richiesta di conferma da parte di Reuters.
L'iniziativa arriva in un momento in cui diverse grandi aziende tecnologiche stanno progettando centri di dati in Thailandia, la seconda economia del sud-est asiatico. Lo scorso anno, Google ha annunciato un investimento di 1 miliardo di dollari, mentre Amazon Web Services ha pianificato un investimento di 5 miliardi di dollari nel paese nell'arco di 15 anni. Microsoft ha anche reso noto di voler aprire il suo primo centro dati regionale in Thailandia.
Il piano di TikTok rappresenta "un passo significativo per migliorare l'infrastruttura digitale e di intelligenza artificiale della Thailandia", ha dichiarato Narit Therdsteerasukdi, segretario generale del BOI, sottolineando che contribuirà a portare il paese più vicino al suo obiettivo di diventare un hub regionale.
La Thailandia raggiunge livelli record nelle esportazioni nel 2024
Gli esperti attribuiscono questo successo alle politiche strategiche del governo, incluse le intese commerciali con le principali economie mondiali e gli incentivi per gli esportatori. Inoltre, gli investimenti in infrastrutture e nella trasformazione digitale hanno semplificato la logistica e migliorato l'efficienza nelle catene di approvvigionamento.
I settori principali che guidano questa crescita includono l'elettronica, l'automotive e la trasformazione alimentare, tutti caratterizzati da significativi progressi nell'efficienza produttiva e nell'innovazione. Inoltre, l'impegno della Thailandia in pratiche sostenibili ha rafforzato la sua competitività, in particolare in settori come le energie rinnovabili e la produzione ecologica.
Punti principali:
Nel 2024, le esportazioni della Thailandia hanno raggiunto un traguardo di 300,5 miliardi di dollari (10,5 trilioni di baht), con una crescita del 5,4% rispetto all'anno precedente. Solo a dicembre si è registrato un aumento dell'8,7%, segnando sei mesi consecutivi di crescita. I principali mercati includevano Stati Uniti, Cina, Giappone e UE, con espansioni significative in Sud Asia, Medio Oriente e Russia.
Settori chiave:
Il settore agricolo, in particolare le esportazioni di riso e gomma, ha visto una crescita significativa grazie a condizioni climatiche favorevoli e tecniche agricole migliorate. Nel frattempo, il settore tecnologico ha beneficiato dell'aumento della domanda globale di semiconduttori e dispositivi elettronici prodotti in Thailandia.
(Contributo editoriale a cura della Thai-Italian Chamber of Commerce)
Nel marzo 2024 sono stati rilasciati 2.293 permessi di costruire, il che rappresenta un calo dell’ 11,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Del numero totale dei permessi rilasciati in marzo, l’80,7% riguarda edifici e il 19,3% altre costruzioni. Considerando solo gli edifici, il 77,5% dei permessi è stato rilasciato per edifici residenziali e il 22,5% per quelli non residenziali, mentre per le altre costruzioni la maggior parte riguarda tubazioni, linee di comunicazione ed elettriche (59,5%).
Secondo i permessi rilasciati nel marzo 2024 nella Repubblica di Serbia, è stata segnalata la costruzione di 2.897 appartamenti, con una superficie media di 85,5 m². Del numero totale di appartamenti in nuovi edifici residenziali, il 10,9% sarà costruito in edifici con un appartamento, con una superficie media di 150,4 m², mentre l’87,3% sarà costruito in edifici con tre o più appartamenti e la loro superficie media sarà significativamente inferiore, pari a 76,6 m².
Il valore previsto dei lavori di nuova costruzione a marzo 2024 è pari all’84,5% del valore totale previsto dei lavori. Considerando le aree, l’attività edilizia più intensa è prevista nella regione di Belgrado, con il 35,1% del valore previsto delle nuove costruzioni, seguita dalla regione di Srem (15,1%), Banato Meridionale (14,4%), Šumadija (11,1%) e la regione di Bačka Meridionale (4,7%), mentre le percentuali delle altre regioni variano dallo 0,1% al 2,7%.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italo-Serba)
Il Vice Primo Ministro, il ministro dell'Economia e della Digitalizzazione Dumitru Alaiba ha discusso con i rappresentanti dell'Agenzia Multilaterale di Garanzia degli Investimenti (MIGA), che fa parte del gruppo della Banca Mondiale, la questione dell'attrazione degli investimenti in Moldova.
Secondo lui, le autorità moldave non vedono per il momento alcuna minaccia alla sicurezza della Moldova, ma con la guerra nel Paese vicino, la Moldova ha bisogno di strumenti efficaci per garantire gli investimenti.
“La MIGA fornirà garanzie sugli investimenti fino al 95% del valore degli investimenti stranieri nell'industria, nell'agricoltura, nei servizi e in altri settori in Moldova. Le garanzie sugli investimenti garantiranno l'attrazione di progetti innovativi nell'economia. Nonostante i problemi della regione, stiamo trovando nuovi modi per sostenere l'economia, attrarre investimenti e creare nuovi posti di lavoro ben retribuiti", ha sottolineato Alaiba.
L'Agenzia Multilaterale di Garanzia degli Investimenti (MIGA) è un membro del Gruppo Banca Mondiale. Il suo compito è quello di facilitare gli investimenti diretti esteri (IDE) nei Paesi in via di sviluppo, fornendo garanzie (assicurazione contro il rischio politico e servizi di miglioramento del credito) a investitori e finanziatori stranieri.
(Contributo editoriale a cura della Camera di Commercio Italiana in Moldova)